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LA GRANDE PIRAMIDE DI GIZA... "DIAMO I NUMERI"La grande piramide di Giza è senza alcun dubbio un'opera straordinaria e m...
27/01/2025

LA GRANDE PIRAMIDE DI GIZA... "DIAMO I NUMERI"

La grande piramide di Giza è senza alcun dubbio un'opera straordinaria e meravigliosa. Per questo motivo non mancano le teorie stravaganti che mettono in dubbio la paternità dell'edificio ritenendo gli antichi Egizi incapaci di tale impresa. Uno degli argomenti utilizzati è il grande numero di blocchi che la compongono, circa 2 milioni e 400 mila. Si fa notare che dividendo il numero dei blocchi per 20 anni (il periodo stimato di costruzione della piramide, anche se alcuni archeologi lo ampliano a 30 anni), sarebbe stato necessario posare un blocco ogni 4 minuti circa, lavorando 365 giorni all'anno e 24 ore ogni giorno! La cosa, messa giù così, è ovviamente non credibile.

Hanno dunque ragione i fautori delle c.d. teorie alternative? Sono stati gli antichi alieni? Oppure una civiltà umana antichissima dotata di tecnologie ancora oggi inconcepibili? Calma ragazzi. Il calcolo riportato sopra è corretto, ma in esso manca un elemento essenziale: il numero degli operai coinvolti a vario titolo nella costruzione della piramide.

Proviamo quindi a rifare i conti, stando pure molto larghi e aiutandoci con quanto l'archeologia sperimentale ha testato sul campo. Cominciamo con il dire che il 99% dei blocchi è di calcare (una pietra relativamente facile da lavorare) il cui peso medio si aggira attorno a 2,5 tonnellate, pari a un metro cubo di calcare.

Prove sperimentali hanno dimostrato che per l'estrazione di un blocco grossolanamente sbozzato (quali sono i blocchi di Giza) servono da 1 a 3 giorni di 8 ore e una squadra dai 3 ai 5 cavatori. Dunque, calcolando il tempo massimo occorrente (in modo da compensare gli imprevisti e le lavorazioni ben più onerose dei blocchi di granito delle 2 camere interne, che comunque assommano all'1% del totale) abbiamo: 5 X 8 X 3 = 120 ore per estrarre un blocco.

Ora dedichiamoci al trasporto dei blocchi dalle cave al sito di costruzione. Sappiamo che gli Egizi utilizzavano due aree di cava. La prima era ubicata nella stessa piana di Giza, a poche centinaia di metri dal luogo dove venne edificata la piramide. L'altra, quella di Tura, si trovava a pochi chilometri sull'altra sponda del Nilo. Le barche egizie potevano trasportare 2 o 3 blocchi per viaggio, ma vogliamo ancora una volta essere super prudenti e quindi calcoliamo un blocco a viaggio. I giorni di navigazione erano 2 o 3, Calcoliamo dunque, sempre esagerando, 72 ore per il trasporto. Inoltre attribuiamo lo stesso tempo per il trasporto dei blocchi provenienti dalle cave poste nelle immediate vicinanze della piramide, anche se in realtà in quel caso le ore impiegate saranno state sicuramente meno.

A questo punto occupiamoci del tempo impiegato per la posa in opera dei blocchi. Questo è l'aspetto più complicato da calcolare, perché non conosciamo esattamente le tecniche utilizzate. Tuttavia possiamo partire da alcuni dati acquisiti ed evidenti. Più si sale in altezza e minori diventano le dimensioni dei blocchi e il loro numero. Nei primi sette strati della piramide vi è metà del peso complessivo della stessa. Dunque in basso maggior lavoro ma posa più facile. In alto posa chiaramente più difficile ma meno blocchi da posare (e minor peso). Per questo motivo attribuiamo lo stesso tempo medio di posa ai blocchi. Prove sperimentali hanno dimostrato che per il trascinamento e il sollevamento di un blocco di calcare sono necessari dai pochi minuti a qualche ora (in base alla distanza, al numero degli operai impiegati, alla pendenza). Di nuovo stiamo molto larghi e calcoliamo una settimana di lavoro di 8 ore al giorno per la posa di ogni blocco, dunque 40 ore.

Abbiamo quindi 120 ore per l'estrazione, 72 ore per il trasporto e 40 ore per la posa di ogni singolo blocco. Totale 232 ore per ogni blocco, altro che 4 minuti!

Ora moltiplichiamo 232 ore X 2.400.000 (il numero dei blocchi). Un totale di 556,8 milioni di ore. Dividiamo questo enorme numero per 20 e otteniamo 27,84 milioni di ore lavoro all'anno. Assumiamo che durante un anno i giorni effettivi di lavoro fossero non più di 300 e che le ore di lavoro giornaliere fossero 8. Abbiamo 2400 ore di lavoro annue per ogni operaio.

Ci basterà a questo punto dividere il totale complessivo delle ore lavoro annue per le ore lavoro annue di ogni operaio: 27.840.000: 2400 = 11.600, vale a dire il numero dei lavoratori impiegati per realizzare la grande piramide in 20 anni.

Infine dobbiamo chiederci se tale numero (11.600) di lavoratori sia una cifra realistica se rapportata all'Egitto della IV dinastia. Si stima che all'epoca l'Egitto contasse 1,5 milioni di abitanti, dunque 11600 lavoratori sono meno dello 0,8% della popolazione complessiva. Vogliamo pure arrotondare a 20 mila unità tenendo conto di chi si occupava della logistica, della cucine, dei trasporti via Nilo, dei guardiani? Resta comunque una cifra realistica.

Concludendo, si trattò sicuramente di un'impresa titanica ma alla portata delle capacità dell'Egitto dell'epoca, che era già dotato di un apparato amministrativo e burocratico considerevole ed efficiente. Se poi i tempi di costruzione li aumentiamo di 5 o di 10 anni, il tutto diventa ancora più abbordabile. Pertanto, almeno per quanto riguarda i "numeri", non abbiamo bisogno di inventarci strane ipotesi.

P.S. Per i dati contenuti in questo post sono debitore del video di Archeomilla consultabile al seguente link https://youtu.be/AqYwfBo5Q9g?si=oneUBvFvQT2om-gv

VENERDÌ 26 LUGLIO ORE 21, LIVEELOHIM, ERANO ALIENI?La risposta è no, non scherziamo. Tuttavia è interessante indagare at...
25/07/2024

VENERDÌ 26 LUGLIO ORE 21, LIVE

ELOHIM, ERANO ALIENI?

La risposta è no, non scherziamo. Tuttavia è interessante indagare attorno all'origine di questa credenza e sui motivi per cui fa presa tra non poche persone, anche "insospettabili". Ne discuto in ottima compagnia venerdì 24 luglio alle ore 21 sul canale dell'associazione A.R.I.A.

Ecco il link per seguire la diretta, vi aspetto:

https://www.youtube.com/live/ND9adQYk-d0?si=c0cbRsY6ESkIJQYx

I TETTI DI GOBEKLI TEPE, OVVERO LA RISCRITTURA DI UNA STORIA RISCRITTA, CON NOTE E CONSIDERAZIONI "PICCANTI"L'arcinoto e...
02/04/2024

I TETTI DI GOBEKLI TEPE, OVVERO LA RISCRITTURA DI UNA STORIA RISCRITTA, CON NOTE E CONSIDERAZIONI "PICCANTI"

L'arcinoto e affascinante sito di Gobekli Tepe non smette di regalarci sorprese grazie al lavoro degli archeologi sul campo.

Malgrado si tratti di una scoperta relativamente recente, circa 25 anni, l'interpretazione da dare al sito è già cambiata in maniera radicale.

Dobbiamo in ogni caso essere riconoscenti allo scomparso Klaus Schmidt, l'archeologo tedesco primo responsabile degli scavi, per aver intuito l'importanza del sito, già conosciuto in precedenza ma trascurato. Fu Schmidt a portare alla luce le notevoli strutture monumentali a pianta ovale e le famosissime stele, pesanti fino a 15 tonnellate. Fu sempre lui a datare il sito al neolitico preceramico del Vicino Oriente, attorno al 10 mila a.e.v.

Tuttavia l'archeologo probabilmente si sbagliava su un aspetto cruciale: la vocazione del sito. Schmidt pensava che Gobekli Tepe fosse essenzialmente un centro di culto verso il quale convergevano periodicamente le popolazioni dell'area, ancora nomadi, per praticare riti in occasione di date prefissate durante l'anno. Da qui l'efficace ma inesatta vulgata giornalistica di Gobekli Tepe come il "primo tempio dell'umanità".

Quello che Schmidt non sapeva è che in realtà le abitazioni a Gobekli Tepe c'erano eccome, a pianta ovale o quadrangolare e dotate perfino di stele secondo lo stesso schema delle strutture monumentali anche se in scala minore. Semplicemente sono state scavate negli ultimissimi anni.

Oggi sappiamo inoltre che Gobekli Tepe non rappresenta un unicum, ma fa parte di una rete di siti analoghi, tra cui il non meno importante Karahan Tepe, forse ancora più antico del primo. Ci troviamo quindi di fronte ad una cultura diffusa in una vasta regione dell'attuale Turchia sud orientale.

Non ultimo per importanza, pare proprio che gli edifici fossero dotati di tetti. Se la cosa sembra ovvia e banale per le abitazioni, lo è meno per le strutture interpretate come centri di culto a cielo aperto (si veda la figura 3). Da qui il prevedibile avvio di speculazioni su preistorici centri astronomici, per alcuni addirittura collegati a misteriosi visitatori extraterrestri. Da qui parimenti l'interpretazione di alcune stele, come quella detta "dell'avvoltoio" (si veda la figura 2), come rappresentazione simbolica di corpi celesti e/o porzioni di cielo.

Il punto è che anche le grandi strutture ovali erano dotate tetto (si veda la ricostruzione della figura 1), compresa quella contenente la stele dell'avvoltoio. Diventa difficile quindi continuare a sostenere la tesi del santuario/osservatorio del cielo.

Dobbiamo adesso chiederci come gli archeologi sono giunti a questa rivoluzionaria conclusione. Gli indizi sono molti e convergenti. Qui cito solo i principali. Intanto le pareti e le stele erano intonacate, e se fossero state esposte alle intemperie oggi ne avremmo le evidenze che invece mancano. Inoltre sulla sommità delle stele sono presenti degli incavi che non potevano avere alcuna funzione estetica dal momento che non sono visibili. Essi però hanno una logica funzione pratica se utilizzati come parti di elementi di fissaggio per delle travi. Lo stesso dicasi per alcuni fori presenti sulle stele, che non sembrano avere una relazione con le raffigurazioni presenti. Si pensi inoltre alla disposizione delle stele, più basse nell'area perimetrale e più alte al centro della stanza, coerentemente quindi con delle travi che convergono verso l'alto. Infine, nei siti gemelli sono state trovate ulteriori evidenze. In un caso addirittura il calco di una trave di sostegno bruciata.

Pur con prudenza, possiamo dunque affermare che Gobekli Tepe non era un centro di culto ma un vero e proprio insediamento stanziale o almeno semi stanziale. Quanto ai grandi spazi semicircolari, a questo punto non siamo più affatto certi che si trattasse di "santuari", almeno non nell'accezione che si intende oggi. Certo, è molto difficile interpretare una cultura così antica senza documenti scritti, ma è possibile ipotizzare che nel Neolitico non vi fosse una netta distinzione tra l'area del sacro e quella profana. Gli spazi potevano dunque avere funzioni polivalenti.

Due considerazioni finali. Il caso di Gobekli Tepe dimostra come l'archeologia c.d. ufficiale non respinga affatto nuove interpretazioni, anche al costo di rischiare "brutte figure". Lo fa però di fronte a dati ed evidenze sul campo, non a speculazioni traballanti. Gobekli Tepe e la sua cultura rappresentano infine l'ulteriore conferma che la civiltà non compare dal nulla sul nostro pianeta. Non c'è bisogno di ipotizzare chissà quali interventi esterni per spiegare la "miracolosa" comparsa della civiltà sumera ad esempio. In realtà l'umanità già da millenni "faceva le prove"...

MERANO (BZ) - 14 MARZO 2024 ORE 16IL FALSO NELLA STORIAChe cosa sono i falsi storici? Come e perché nascono? Quali sono ...
13/03/2024

MERANO (BZ) - 14 MARZO 2024 ORE 16

IL FALSO NELLA STORIA

Che cosa sono i falsi storici? Come e perché nascono? Quali sono i motivi che li rendono così persistenti e difficili da estirpare? Ne parlo in una conferenza giovedì 14 marzo a Merano (Bz) alle ore 16 c/o il Centro per la Cultura di Via Cavour 1.

L'evento è organizzato dalla Fondazione Upad e dalla Società Dante Alighieri. L'ingresso è libero. Sarà un piacere per me incontrare chi vorrà partecipare.

I RACCONTI DELLA RESURREZIONE NEI VANGELI, DIVERSI E CONTRADDITORILa resurrezione di Gesù rappresenta il cuore della fed...
10/03/2024

I RACCONTI DELLA RESURREZIONE NEI VANGELI, DIVERSI E CONTRADDITORI

La resurrezione di Gesù rappresenta il cuore della fede cristiana. Senza di essa tutta l'impalcatura crolla. Eppure i 4 Vangeli canonici (non parliamo di quelli apocrifi in cui le varianti sempre più fantasiose abbondano) non riescono ad essere concordi nemmeno nel racconto del supposto evento che sta alla base di questa religione.

Come possiamo facilmente osservare confrontando i testi che ho riportato sotto, le differenze si sprecano.

In Marco le donne che si recano al sepolcro sono 3 e trovano la pietra all'ingresso già spostata. All'interno del sepolcro vi è un giovane vestito di bianco non meglio identifcato.

In Matteo le donne sono soltanto 2. Arrivano al sepolcro e in quel momento un terremoto scuote la terra. Un angelo scende dal cielo e fa rotolare via la pietra posta all'ingresso. Matteo inoltre è l'unico a citare la presenza di soldati posti a guardia del sepolcro.

In Luca il numero delle donne è imprecisato. Esse entrano nel sepolcro e lo trovano vuoto. In quel momento compaiono 2 uomini "in abito sfolgorante".

In Giovanni è la sola Maria di Magdala a recarsi al sepolcro, che trova aperto. Senza entrarvi, corre ad avvertire Pietro e un altro discepolo, che si precipitano sul posto. Nel luogo dove era stato collocato Gesù compaiono 2 angeli, mentre all'esterno si materializza a Maria Magdalena lo stesso Gesù, non riconosciuto in prima battuta dalla donna.

I credenti sostengono che in fondo queste varianti costituiscono solo dei dettagli che non scalfiscono l'essenza del rcconto. A me non sembrano dettagli di poco conto. Soprattutto, se si leggono i racconti della resurrezione a partire dal Vangelo di Marco (non a caso il più antico e il più "asciutto") fino a quello di Giovanni (il più recente) si nota una tendenza all'aggiunta via via si maggiori dettagli sempre più fantasiosi e clamorosi. Interessante anche ricordare come il Vangelo di Marco nella sua prima versione (Codex Sinaiticus e Codex Vaticanus) terminasse addirittura con la sola vista del sepolcro vuoto

Insomma. una semplice analisi del testo ci mostra la progressiva costruzione di un racconto di fantasia a partire da un fatto (forse) reale: il trafugamento notturno di un ca****re. A patto di non voler spegnere l'area del nostro cervello preposta al pensiero razionale: fenomeno che i neuroscienziati riscontrano nelle persone dominate da forti convinzioni religiose.

MARCO 16, 1-6

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui

MATTEO 28, 1-6

Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto

LUCA 24, 1-7

Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea.

GIOVANNI 20, 1-16

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa. Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!»

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NUOVO COORDINATORE LOMBARDO UAAROnoratissimo di essere stato eletto nuovo coordinatore regionale lombardo dei circoli UA...
02/12/2023

NUOVO COORDINATORE LOMBARDO UAAR

Onoratissimo di essere stato eletto nuovo coordinatore regionale lombardo dei circoli UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti).

Un caro saluto ad Alessandro Vailati in occasione del passaggio della staffetta.

Lo so che suona retorico, ma cercherò di fare del mio meglio per la promozione dei valori della laicità e di una visione razionale del mondo che ci circonda. Ne abbiamo bisogno, in Italia più che mai, tra vecche sclerotiche credenze che non mollano (Chiesa Cattolica in primis), religioni di importazione non meno retrograde e nuovi "culti" a cavallo tra complottismo e pseudoscienze.

Di nuovo grazie!

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