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Subaltern studies Italia rassegna di studi culturali - una nuova narrazione dei subalterni nella forma del collettivo di ricerca

L'indagine parte dal principio gramsciano e demartiniano secondo cui i manufatti, le strutture abitative e le pratiche s...
14/10/2026

L'indagine parte dal principio gramsciano e demartiniano secondo cui i manufatti, le strutture abitative e le pratiche simboliche delle classi popolari non sono residui arcaici o folklorici passeggeri, ma tracce di iniziativa autonoma e resistenze culturali elaborate dai gruppi subalterni dentro le maglie dell'oppressione di classe e del latifondo.
- Il primo tassello operativo dello studio — «Persistenze subalterne: guida metodologica alla ricognizione etnologica sul campo» — traduce la cornice teorica in uno strumento rigoroso di ricerca sul terreno. Nel tessuto urbano e rurale dei centri del Mezzogiorno, l'indagine sul campo viene definita nei suoi criteri di rilevazione.
- La ricerca etnologica sul campo non punta alla contemplazione nostalgica del passato rurale, ma allo svelamento della struttura materiale delle relazioni sociali e di lavoro che hanno prodotto quelle forme comunitarie. Il ricercatore sviluppa le coordinate per trasformare la ricognizione sul campo in un atto di restituzione storica alla comunità.

“Più che indicare una frattura o un distacco netto nei confronti del passato, sta qui a significare, in una sorta di ritorsione epistemolo...

L’articolo di Guido Liguori sulla prematura scomparsa dello studioso gramsciano Peter Thomas su il manifesto di oggi. Pe...
13/10/2026

L’articolo di Guido Liguori sulla prematura scomparsa dello studioso gramsciano Peter Thomas su il manifesto di oggi.
Peter Thomas è autore del celebre “The Gramscian Moment: Philosophy, Hegemony and Marxism” del 2009, edito da Brill e nel 2010 da Haymarket Books, mai tradotto in italiano.
📖 Peter Thomas ha condotto una rigorosa battaglia filologica contro le letture "edulcorate" o meramente culturaliste di Gramsci. Contro l'idea che la "guerra di posizione" fosse un ripiegamento ‘riformista’, Thomas ha dimostrato filologicamente che essa costituisce la forma specifica della strategia rivoluzionaria in Occidente: una prassi che attraversa la società civile per decostruire gli apparati egemonici delle classi dominanti.
- Il lavoro di Peter Thomas ha fornito un supporto decisivo alla metodologia dei Subaltern Studies: il subalterno non è una categoria sociologica statica, ma una condizione di frammentazione definita dalla dominazione. Il compito della teoria non è "rappresentare" il subalterno, ma offrire gli strumenti per la sua ricomposizione in soggetto egemonico. Se Ranajit Guha e i Subaltern Studies indiani hanno attinto a Gramsci per analizzare l'insorgenza e la "dominazione senza egemonia" nei contesti coloniali, l'opera di Thomas mira a restituire al paradigma gramsciano l'ossatura leninista dell'organizzazione e dell'intellettuale collettivo, evitando che la critica postcoloniale possa scivolare nell'idealismo o nel frammentarismo post-strutturalista.(cfr. “‘SUBALTERNIST’, il problema dell’interpretazione di Gramsci”, sul nostro blog link commento 1).

Un nodo teorico e politico fondamentale della critica contemporanea alle sovrastrutture del capitale è l'incompatibilità...
12/10/2026

Un nodo teorico e politico fondamentale della critica contemporanea alle sovrastrutture del capitale è l'incompatibilità irriducibile tra la reale emancipazione delle soggettività e la logica del sistema neoliberale.
Assumere il "posizionamento te***ne" significa riconoscere la specificità del Sud Italia come spazio attraversato storicamente dalle dinamiche del "colonialismo interno" e dalla subordinazione economica all'assetto industriale del Nord. Tuttavia, la valorizzazione del margine — nella lezione di bell hooks — evita ogni deriva isolazionista: la condizione subalterna del Mezzogiorno diventa il luogo politico da cui costruire un'alleanza sistemica con i "Sud del mondo", smascherando la falsa neutralità delle democrazie occidentali e riaffermando la centralità dell'autodeterminazione dei popoli contro ogni forma di imperialismo e oppressione. /

🖊️«il femminismo decoloniale situa la propria lotta all’interno della tradizione decoloniale dei popoli oppressi, con l’obiettivo di "depatriarcalizzare le lotte rivoluzionarie".»
🖊️ «rifiutare l’integrazione del femminismo nelle politiche neoliberali e opporsi alla logica dello sviluppo che caratterizza un certo tipo di femminismo che ritiene la propria strada verso l’emancipazione l’unica valida. Il femminismo decoloniale, infatti, custodisce un messaggio di autodeterminazione essenzialmente inafferrabile da parte del sistema capitalistico, dalle sue logiche di sfruttamento e dalle sue economie produttrici di disuguaglianza.»
da C. Fazia - V. Amenta, Femminismo te***ne: per un'alleanza dei margini, Tlon, 2024, e.book, pos.245
📖 Il "femminismo decoloniale" radica la critica di genere nelle dinamiche materiali dei popoli oppressi e dei contesti subalterni.
L'ideologia dello "sviluppo" neoliberale assimila le istanze di emancipazione per trasformarle in merci o strumenti di competizione individuale. Rifiutare tale cooptazione significa affermare che l'uguaglianza non è l'accesso di poche alle posizioni di potere capitalistico, ma la distruzione delle strutture che generano lo sfruttamento di classe, di genere e di razza.

Le «persistenze subalterne» e la memoria del mondo contadino nel MezzogiornoLa lettura etnologica di questi spazi rurali...
08/10/2026

Le «persistenze subalterne» e la memoria del mondo contadino nel Mezzogiorno
La lettura etnologica di questi spazi rurali integrati nei centri abitati del Sud Italia si inserisce pienamente nella riflessione metodologica dell'antropologia filosofica elaborata da Ernesto de Martino e Vittoria De Palma. Di fronte all'avanzata della civiltà industriale e alla conseguente «mutazione antropologica» tematizzata da Pier Paolo Pasolini, le architetture contadine disseminate nel territorio meridionale non figurano come semplici rovine archeologiche.
Queste strutture rappresentano autentiche sopravvivenze rurali: tracce materiali dell'irriducibile resistenza opposta dalla millenaria civiltà campesina all'omologazione urbana. In esse si conservano le «tracce di iniziativa autonoma delle classi subalterne» (Quaderno 25 di Antonio Gramsci), testimoniando una prassi di vita che, pur dinanzi al tramonto delle sue forme egemoni, continua a interrogare il presente e a rivendicare la tutela della memoria storica contro ogni tentativo di annientamento culturale. / ricognizione foto etnoantropologica

Intersezioni tra Gender studies e Subaltern studies nell’intervista rilasciata da Viviana Tortorici sul suo libro “La ci...
07/10/2026

Intersezioni tra Gender studies e Subaltern studies nell’intervista rilasciata da Viviana Tortorici sul suo libro “La città non è neutra - Pratiche di resistenza e nuove cartografie urbane”, Barbieri ed., 2026 ⬇️

Nella storia del Mezzogiorno e del paesaggio agrario italiano, la casa di campagna e la dimora contadina hanno rappresen...
05/10/2026

Nella storia del Mezzogiorno e del paesaggio agrario italiano, la casa di campagna e la dimora contadina hanno rappresentato per secoli il presidio materiale del lavoro subalterno sulla terra. Con il superamento dei tradizionali contratti agrari — in particolare la colonia parziaria e la mezzadria — e con l'esodo rurale del secondo Novecento, la gran parte di queste strutture è stata abbandonata o inglobata dall'espansione edilizia e dalla speculazione urbana. La loro salvaguardia costituisce oggi un passaggio politico e culturale indispensabile per la tutela della memoria storica, dell'architettura spontanea e dell'identità materiale del territorio. /

IN USCITA A OTTOBRE Subaltern studies Italia 3 / Ferdinando Dubla- Viviana Tortorici “Connessione sentimentale - Saggi s...
01/10/2026

IN USCITA A OTTOBRE
Subaltern studies Italia 3 / Ferdinando Dubla- Viviana Tortorici
“Connessione sentimentale - Saggi su Ernesto de Martino, Vittoria De Palma e bell hooks” , Barbieri ed., ottobre 2026
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IL SEGNO DI CLASSE DELLE RIVOLTE: REGGIO CALABRIA 1971 “Negli anni successivi, alcuni pentiti di 'ndrangheta confesseran...
29/09/2026

IL SEGNO DI CLASSE DELLE RIVOLTE: REGGIO CALABRIA 1971
“Negli anni successivi, alcuni pentiti di 'ndrangheta confesseranno il loro coinvolgimento diretto, anche a suon di tritolo, in alcuni episodi della rivolta. Le inchieste giudiziarie hanno accertato l'esistenza, ancor prima dei moti, se non di un vero patto, di una unità d'intenti e di reciproco sostegno tra alcuni clan reggini che cercavano il salto di qualità e il modo per entrare nel sistema di aggiudicazione degli appalti, l'estrema destra di Avaguardia Nazionale, Ordine Nuovo, Junio Valerio Borghese, i servizi deviati e la massoneria impegnati nei loro piani eversivi e nell'attuazione della strategia della tensione, con la mediazione della borghesia professionale e industriale reggina. La rivolta secondo queste ricostruzioni fu la sperimentazione sul campo di questo disegno criminoso. Sta di fatto che la quantità di denaro che arrivò nel reggino con il pacchetto Colombo divenne occasione di arricchimento di alcune famiglie, mentre i giovani, le donne, i disoccupati che generosamente avevano lottato sulle strade e sulle barricate continuarono ad emigrare e a vivere di stenti.” ✍️ Alfonso Perrotta “Maoisti in Calabria”, EBS Print, 2023, - pag.156
- Per la ricostruzione specifica dell'incidente stradale e del ruolo del gruppo della "Baracca", orientato alla ricerca sulle saldature tra neofascismo, apparati deviati e 'ndrangheta prima del viaggio interrotto verso Roma, il riferimento storiografico fondamentale è:
📖 Fabio Cuzzola, Cinque anarchici del Sud: una storia negata, Reggio Calabria, Città del Sole Edizioni, 2001.
⚒️ L'analisi storiografica sulla rivolta di Reggio Calabria del 1971 e sulle sue contraddizioni di classe trova una riflessione pionieristica e radicale nell'opera di Nicola Zitara, intellettuale meridionalista e marxista libertario. Tra i fondatori della rivista e del gruppo di ricerca di , Zitara lesse i fatti reggini non come una mera e indistinta sedizione reazionaria, ma come l'esplosione incontrollata della disperazione bracciantile e proletaria di fronte al fallimento dello sviluppo capitalistico a trazione statale nel Mezzogiorno.
Sulle pagine di , Zitara smascherò il ruolo della borghesia cittadina e delle forze neofasciste, capaci di egemonizzare e deviare il malcontento popolare a causa della ritirata e dell'”opportunismo” dei partiti della sinistra storica.

su Zitara vedi anche sul blog CLASSE e MEZZOGIORNO: NICOLA ZITARA e l’analisi postcoloniale del Sud, con scritti di Luciano Vasapollo [link al commento 1.]

Occorre richiamare la rigorosa distinzione concettuale elaborata da Mao Tse-tung tra il ribellismo spontaneo e non diretto — la semplice insurrezione o rivolta — e la guerra popolare inserita in un processo rivoluzionario guidato dalla teoria e dall'organizzazione di classe.
⚒️ Sulla differenza tra spontaneità e processo rivoluzionario scientifico:
«I compiti di una linea politica corretta consistono nel guidare spontaneamente le masse e non nell'essere trascinati dalla loro spontaneità. Se un partito politico vuole guidare le masse, deve mantenere un legame stretto con esse, ma non deve mai identificarsi con gli elementi arretrati o con le manifestazioni confuse e disorganizzate della protesta.»
(Capitolo IX, "Servire il popolo" / Capitolo XX, "La linea di massa")
⚒️ Sullo scopo della trasformazione strutturale:
«La guerra rivoluzionaria è una guerra di masse; si può combatterla solo mobilitando le masse e appoggiandosi ad esse. Senza una chiara direzione ideologica e senza la costruzione di un vero potere di classe, la sola rivolta si consuma in se stessa o viene cooptata dal nemico.»
(Capitolo V, "La guerra popolare")
☑️ Se inseriamo queste elaborazioni nell'analisi dei moti di Reggio Calabria del 1971, esse confermano la tesi che la rabbia di strada, la barricata e l'insorgenza spontanea delle masse subalterne, se prive di una teoria e di un partito che le orienti verso l'abbattimento dei rapporti di produzione capitalistici, rimangono esposte alla manipolazione delle forze reazionarie e della borghesia compradora, risolvendosi in una dolorosa sconfitta politica.
🔜 “Collegata ai moti, la morte in un incidente stradale di cinque giovani anarchici della Baracca di Reggio Calabria (Angelo Casile, Gianni Aricò, Franco Scordo, Luigi Lo Celso ed Annalise Borth) che sull'autostrada del Sole furono tamponati da un camion guidato da un autista che risulterà poi legato al golpista Junio Valerio Borghese. Stavano andando a Roma per presesentare al giudice Occorsio, poi ucciso da estremisti di destra, un dossier sulla 'Ndrangheta e sui possibili collegamenti con i capi della rivolta di Reggio.”, da Alfonso Perrotta, Maoisti in Calabria, EBS Print, 2023, pag. 156. /

Sul blog: - Un breve confronto tra la “scrittura al buio” di bell hooks e la scrittura dai “margini” delle lettere di Vi...
28/09/2026

Sul blog:
- Un breve confronto tra la “scrittura al buio” di bell hooks e la scrittura dai “margini” delle lettere di Vincenza Castria
- L'omaggio a Rocco Scotellaro e Carlo Levi nella lettera del 1998
- Montescaglioso: una donna leader (R. De Rosa)

Un breve confronto tra la “scrittura al buio” di bell hooks e la scrittura dai “margini” delle lettere di Vincenza Castria L'omaggio a R...

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