16/05/2026
L’ALBERO DELLA “CURANDERA”
🔜L’esordio di Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez «Occhi foresta», edito da Capovolte: l'autrice, nata in Perù, sarà ospite al Salone del libro di Torino domenica 17.
«Come parli bene l’italiano», le dicono sempre tutti. Ma per Lilibell non è così: «No, figli di Dante, io non parlo bene, io imito egregiamente. Fingo. Nascondo e smarrisco». Finché, stanca di camuffare la sua origine straniera, prima ancora a se stessa che agli altri, inizia a dissotterrare «la candela magica che illumina l’alterità»: «il potere rivoluzionario del sapere andino», quello appreso dai racconti della nonna Adela, ritrovata in Perù dopo dieci anni passati in Italia con la madre.
ECCOLA ALLORA seduta al tavolo della cucina mentre si fa guidare dalla voce dell’anziana matriarca attraverso il passato della sua famiglia e della terra che le ha dato i natali, tra creature magiche, sogni di infanzia, passioni, disincanti, ribellioni e riscatti.
È da quella cucina, mentre nonna Adela frigge pesce e platano verde, che si snoda il romanzo d’esordio di Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez Occhi foresta, edito da Capovolte (pp. 148, euro 16), in cui l’autrice, scavando nel passato come suo nonno Octavio faceva nella terra degli antenati alla ricerca di manufatti preispanici, gli huacos, riporta alla luce la vita ancestrale delle Ande: storie di subalternità diventate i frutti della resistenza anticoloniale.
TUTTO RUOTA attorno alla vicenda di Adela, destinata, come ogni figlia femmina, a essere cresciuta come futura moglie e madre: nessun’altra possibilità è ammessa a Sucre, paese andino nascosto a 2500 metri sopra il livello del mare. E lei, soprannominata Ugola Bonita per la sua voce da usignolo, si prepara a quel destino accompagnata dalla sua inseparabile sorella Angelita e dall’adorata nonna Nuna, che insegna come la luna può sciogliere ogni nodo dell’esistenza – bisogna tuttavia esseri capaci di contemplarla – e ha una storia per ogni emozione umana, spiegando come dominare i turbamenti del cuore e come contrastare l’odio e la vendetta con il potere della gentilezza e dell’amore. E, soprattutto, che è orgogliosa di essere chiamata india. «Ribellati sempre, piccola. Il giorno in cui proveranno a ostacolarti o a ferirti, recuerda que ser india no es una verguenza». E ancora: «Noi indios custodiamo miliardi di storie. Hai presente le leggende che ti raccontavo quando eri piccola? Tieni stretti quei ricordi mihija, perché tra le parole di quelle storie brillano le risposte a tutte le cose che non capisci del mondo».
TRA QUELLE STORIE, la preferita di Adela è quella della donna-albero, Suspiro, che con i suoi preziosi unguenti sa curare ogni tipo di male, riparando i cuori rotti e sofferenti. E soprattutto i cuori calpestati delle donne: tú eres perfecta tal como eres, ni más, ni meno, dice alle visitatrici ferite da parole crudeli. E poi scava nel profondo della terra, «lì dove l’uomo ha nascosto la volontà della donna», e con l’indice prende «un po’ di balsamo della liberazione per ungere e ricomporre le anime frammentate» insegnando a tessere relazioni felici. Finché, dovendo tornare da dove era venuta, dal sospiro del cielo, la curandera chiede di essere trasformata in pianta, in modo che le sue foglie possano per sempre alleviare i dolori degli abitanti che vivono ai piedi della sua montagna. Una storia senza lieto fine: quando gli abitanti del villaggio vengono a sapere del potere dell’albero ne strappano tutte le foglie, condannando a morte la pianta.
Ed è proprio dalle storie e dagli insegnamenti di nonna Nuna che Adela attinge la forza di ribellarsi a una storia matrimoniale fatta di violenza e sopraffazione, per poi trasmettere la sua memoria alla nipote Lilibell, e così, racconto dopo racconto, far rinascere l’albero di Suspiro.
✍️Claudia Fanti, da il manifesto