19/06/2026
Carlo Ginzburg: decifrare il frammento per restituire soggettività al mondo subalterno
- Nel pezzo pubblicato sull'Unità (link sottostante ⬇️) Filippo La Porta restituisce il ritratto di Ginzburg come "l'ultimo degli storici e storico degli ultimi". La Porta ne evidenzia la straordinaria attitudine a decifrare il frammento, il dettaglio apparentemente insignificante o trascurato dalla grande storiografia ufficiale delle classi dominanti. Il ricordo mette in luce come il metodo microstorico non fosse un mero esercizio di stile accademico, bensì un rigoroso atto di restituzione: l'indagine sui verbali dell'Inquisizione o sui documenti della cultura popolare non mirava a descrivere un'alterità folclorica o pittoresca, ma a svelare un sistema coerente di interpretazione del mondo, radicalmente alternativo e autonomo rispetto all'egemonia delle classi dirigenti.
☑️Il canone storiografico ereditato da Ginzburg: oltre la sottomissione passiva
Per l'attività teorica e di divulgazione di Subaltern Studies Italia, l'eredità metodologica di Carlo Ginzburg rappresenta uno strumento di eccezionale valore, che risponde direttamente alla necessità di rintracciare la soggettivazione delle classi sfruttate.
Il canone storiografico che ereditiamo si articola su tre direttrici fondamentali, strettamente collegate alla prospettiva marxista-gramsciana, dunque alla decifrazione delle "tracce di iniziativa autonoma" (Gramsci, Quaderno 25): Ginzburg risponde perfettamente all'istanza gramsciana. Nei suoi lavori più celebri (come “Il formaggio e i vermi“) lo storico dimostra che i gruppi subalterni non assimilano passivamente la cultura delle classi dominanti, ma la "rielaborano" attraverso il filtro della propria esperienza materiale e delle proprie tradizioni. Il mugnaio Menocchio non è un vaso vuoto riempito dall'ideologia ufficiale, ma un soggetto storico che esprime una propria e autonoma visione cosmogonica.
☑️Il metodo indiziale come arma contro l'invisibilità
Le classi subalterne, per definizione, lasciano scarse tracce scritte dirette; la loro storia è quasi sempre registrata dai tribunali, dai proprietari terrieri o dagli apparati dello Stato che le hanno represse o catalogate [si pensi anche alle “sottomissioni“ analizzate da de Martino nel Mezzogiorno, come già da Ranajit Guha per l’India coloniale ( vedi commento 1.)]. Ginzburg ci insegna a leggere questi documenti ufficiali "a contropelo", cercando negli scarti, nelle contraddizioni dei verbali e negli indizi marginali la voce autentica e non addomesticata del subalterno.
☑️La circolarità culturale e il rifiuto del populismo
Il canone di Ginzburg esclude ogni concessione al populismo romantico o all'antropologia astratta ed estetizzante. Egli teorizza una "circolarità" tra cultura e cultura , ma ne svela il carattere conflittuale. Per i Subaltern Studies, questo significa sottrarre il proletariato e il bracciantato all'oggettivazione statistica o sociologica liberale, per restituire loro la dignità di soggetti coscienti, capaci di farsi storia pur dentro le maglie della dominazione.
🔜L'eredità di Carlo Ginzburg si configura dunque come un canone rigorosamente scientifico e militante, indispensabile per rimuovere l'impedimento alla prassi e per documentare la storica e ininterrotta resistenza delle classi oppresse.
Ebbe l’intuizione che è la gente comune il motore del mondo. Rigoroso fino all’ultimo, declinò l’invito di Giuli: “No grazie, siete nazisti”