29/09/2026
IL SEGNO DI CLASSE DELLE RIVOLTE: REGGIO CALABRIA 1971
“Negli anni successivi, alcuni pentiti di 'ndrangheta confesseranno il loro coinvolgimento diretto, anche a suon di tritolo, in alcuni episodi della rivolta. Le inchieste giudiziarie hanno accertato l'esistenza, ancor prima dei moti, se non di un vero patto, di una unità d'intenti e di reciproco sostegno tra alcuni clan reggini che cercavano il salto di qualità e il modo per entrare nel sistema di aggiudicazione degli appalti, l'estrema destra di Avaguardia Nazionale, Ordine Nuovo, Junio Valerio Borghese, i servizi deviati e la massoneria impegnati nei loro piani eversivi e nell'attuazione della strategia della tensione, con la mediazione della borghesia professionale e industriale reggina. La rivolta secondo queste ricostruzioni fu la sperimentazione sul campo di questo disegno criminoso. Sta di fatto che la quantità di denaro che arrivò nel reggino con il pacchetto Colombo divenne occasione di arricchimento di alcune famiglie, mentre i giovani, le donne, i disoccupati che generosamente avevano lottato sulle strade e sulle barricate continuarono ad emigrare e a vivere di stenti.” ✍️ Alfonso Perrotta “Maoisti in Calabria”, EBS Print, 2023, - pag.156
- Per la ricostruzione specifica dell'incidente stradale e del ruolo del gruppo della "Baracca", orientato alla ricerca sulle saldature tra neofascismo, apparati deviati e 'ndrangheta prima del viaggio interrotto verso Roma, il riferimento storiografico fondamentale è:
📖 Fabio Cuzzola, Cinque anarchici del Sud: una storia negata, Reggio Calabria, Città del Sole Edizioni, 2001.
⚒️ L'analisi storiografica sulla rivolta di Reggio Calabria del 1971 e sulle sue contraddizioni di classe trova una riflessione pionieristica e radicale nell'opera di Nicola Zitara, intellettuale meridionalista e marxista libertario. Tra i fondatori della rivista e del gruppo di ricerca di , Zitara lesse i fatti reggini non come una mera e indistinta sedizione reazionaria, ma come l'esplosione incontrollata della disperazione bracciantile e proletaria di fronte al fallimento dello sviluppo capitalistico a trazione statale nel Mezzogiorno.
Sulle pagine di , Zitara smascherò il ruolo della borghesia cittadina e delle forze neofasciste, capaci di egemonizzare e deviare il malcontento popolare a causa della ritirata e dell'”opportunismo” dei partiti della sinistra storica.
su Zitara vedi anche sul blog CLASSE e MEZZOGIORNO: NICOLA ZITARA e l’analisi postcoloniale del Sud, con scritti di Luciano Vasapollo [link al commento 1.]
Occorre richiamare la rigorosa distinzione concettuale elaborata da Mao Tse-tung tra il ribellismo spontaneo e non diretto — la semplice insurrezione o rivolta — e la guerra popolare inserita in un processo rivoluzionario guidato dalla teoria e dall'organizzazione di classe.
⚒️ Sulla differenza tra spontaneità e processo rivoluzionario scientifico:
«I compiti di una linea politica corretta consistono nel guidare spontaneamente le masse e non nell'essere trascinati dalla loro spontaneità. Se un partito politico vuole guidare le masse, deve mantenere un legame stretto con esse, ma non deve mai identificarsi con gli elementi arretrati o con le manifestazioni confuse e disorganizzate della protesta.»
(Capitolo IX, "Servire il popolo" / Capitolo XX, "La linea di massa")
⚒️ Sullo scopo della trasformazione strutturale:
«La guerra rivoluzionaria è una guerra di masse; si può combatterla solo mobilitando le masse e appoggiandosi ad esse. Senza una chiara direzione ideologica e senza la costruzione di un vero potere di classe, la sola rivolta si consuma in se stessa o viene cooptata dal nemico.»
(Capitolo V, "La guerra popolare")
☑️ Se inseriamo queste elaborazioni nell'analisi dei moti di Reggio Calabria del 1971, esse confermano la tesi che la rabbia di strada, la barricata e l'insorgenza spontanea delle masse subalterne, se prive di una teoria e di un partito che le orienti verso l'abbattimento dei rapporti di produzione capitalistici, rimangono esposte alla manipolazione delle forze reazionarie e della borghesia compradora, risolvendosi in una dolorosa sconfitta politica.
🔜 “Collegata ai moti, la morte in un incidente stradale di cinque giovani anarchici della Baracca di Reggio Calabria (Angelo Casile, Gianni Aricò, Franco Scordo, Luigi Lo Celso ed Annalise Borth) che sull'autostrada del Sole furono tamponati da un camion guidato da un autista che risulterà poi legato al golpista Junio Valerio Borghese. Stavano andando a Roma per presesentare al giudice Occorsio, poi ucciso da estremisti di destra, un dossier sulla 'Ndrangheta e sui possibili collegamenti con i capi della rivolta di Reggio.”, da Alfonso Perrotta, Maoisti in Calabria, EBS Print, 2023, pag. 156. /