Castello Normanno Svevo

Castello Normanno Svevo Castello storico nel Cosentino. Un luogo di cultura e storia.

13/03/2017
13/03/2017

La storia di Cosenza

La storia della citta' di Cosenza si perde nella notte dei tempi. Si hanno tracce di un primo insediamento di un popolo nomade, gli Itali, nel 900 a.c. Agli Itali, intorno al 600 a.c., successero i Bretti o Brutii, popolo bellicoso che gia' da allora dimostrava la sue indole guerriera resistendo a Sibari-Magna Graecia nel 311 a.c., che nel pieno dello splendore, aveva occupato la Sila per il patrimonio boschivo. Dal 270 a.c. viene tenuta sotto il pesante giogo dei Romani i quali scendevano fin qui a rifornirsi del pregiato legname della Sila per costrire le proprie navi. Pare che in questo periodo la citta' prese il nome di Consentiam, o citta' del consenso. La pressione dei Romani era cosi' forte che spinse i cosentini ad allearsi, nel 218 a.c. ad Annibale, con il quale combatterono la seconda guerra punica. Ma dopo la vittoria dei Romani a Zama (202 a.c.) Cosenza viene distrutta e rasa al suolo dal Console Valerius Flaccus e poi riedificata. Iniziava cosi' un periodo florido e tranquillo che durava fino alla venuta del cristianesimo, che con il trionfo della religione cristiana, rompeva la decadenza pagana dei romani.
Circondata da sette colli, Pancrazio, Vetere, Guarassano, Venneri, Gramazio, Triglio, Mussano, Cosenza e' bagnata da due fiumi, il Crati ed il Busento. Il Busento confluisce nel Crati ai piedi del colle Pancrazio. dove la leggenda vuole che vi sia sepolto, con il suo cavallo e tutte le ricchezze, il Re Alarico, re dei Visigoti arrivato a Cosenza intorno al 409 d.c. e ivi morto di malaria. La tomba del Re Alarico (ed il tesoro) viene ancora oggi cercata da studiosi di tutto il mondo. Da quell'epoca in poi e' un susseguirsi di eventi storici e drammatici, dai terremoti che l'hanno distrutta varie volte alle dominazioni che si sono susseguite. I Longobardi nel 589 d.c., i Saraceni nel 863 d.c., di nuovo rasa al suolo nel 957 d.c., ritorna ai Bizantini. Nel 1059 arrivano i Normanni lasciando le loro tracce nel castello. E' la volta degli Svevi con l'imperatore Federico II che vi soggiorna fino al 1270, ricostruisce il castello sulle rovine di quello normanno, e costruisce, nel 1150, il grande Duomo di Cosenza. Nel 1283 inizia la lunghissima dominazione sp****la iniziata con gli Aragonesi e terminata con i Borboni nel 1734. Con l'arrivo dei Francesi e successivamente dei Piemontesi si produce, purtroppo e imprevedibilmente, l'azzeramento di ciò che di buono i calabresi avevano saputo fare.
In particolare i piemontesi, comportandosi non diversamente da altri colonizzatori, hanno spostato impianti industriali ed artigianali (per l'acciaio, la seta e il tannino: industrie fiorentissime) nelle regioni del nord lasciando di contro inalterati gli equilibri latifondiari. In altre parole hanno tolto a chi potevano (gli artigiani) e a chi non c'era più (i Borboni) per lasciare ai potenti (i baroni) secondo la "migliore" tradizione politica che prevede che ci si tenga buoni i forti per averne in cambio favori. In tali condizioni i calabresi, poveri e comunque sottomessi, hanno sviluppato quella cultura assistenzialistica che purtroppo conosciamo bene.
Nel seguito Cosenza, sviluppatasi nel tempo sul colle Pancrazio, ha poi trovato, durante il ventennio fascista (1922-1944), lo sbocco naturale per la sua crescita, non piu' dettata da norme di sicurezza che la costringevano a ad arroccarsi sul colle, lungo il letto del fiume Crati. Dei vari passaggi storici che Cosenza ha osservato se ne ricorda traccia nelle opere monumentali che ancora oggi possiammo ammirare. Tra tutte svetta dall'alto del colle Pancrazio, quasi a testimoniare presenza della storia nei secoli, il castello Svevo Normanno del 1100-1200. Castello a pianta normanna con torri esagonali.

13/03/2017

Storia dei sette colli di Cosenza

Lungo la sponda destra del fiume Crati, partendo da nord e seguendo il percorso orario, ci viene davanti, per primo, il colle Triglio. Su tale altura si ergeva anticamente un tempio, dedicato ad una mitica triade, formata da Jano, Carnesena e Minerva. Simbolo rispettivamente di potenza, libertà e avvedutezza, esse non avevano in origine alcuna rappresentazione plastica. In seguito, gli dei prendevano la forma di un pesce, la triglia, abbondante nel nostro paese, per cui al colle fu dato il nome di Trilia, divenuto in seguito Triglio. .Segue il Mussano, così chiamato per essere stato il centro del culto delle muse. La religione osca ammetteva l’esistenza di un dio unico, a cui l’uomo, fatto di fango, giunge in premio dopo una vita di pene. Qui venivano, in modo particolare, venerate tre dee: Colle 2 Melete, Mneme e Aede, e rappresentanti ognuna la musica, la poesia e il canto. Teogonia non fantastica, né materiale, ma ideologica: aveva canoni precisi, che, in seguito, divennero prassi. L’ Arrivo delle muse greche, già presenti al tempo di Esiodo, servì ad ingentilire i severi costumi indigeni. Furono, invero, ideali di vita: “l’amor proprio, Ponestà, il bello, l’agricoltura, la caccia, la scienza, il valore, il commercio di Colle3terra, il commercio di mare, le arti, le lettere, il diritto di conservare e accrescere i beni”. Viene, quindi, il Venneri: denominato in tal modo dal tempio della dea della bellezza. “La Venere degli Osci non aveva nulla di comune con la Venere Fenicia, il culto, passato nelle isole di Grecia, valse ad aprire templi alla prostituzione;la Venere Marina, che in Roma e in Grecia ebbe scuole di raggiri amorosi, scrive l’Andreotti. E conclude: “Era la Venere di Prassitelem, ovverosia, professione del bello, consacratrice delle nozze, foriere di civiltà, prima istituzione sociale. Non è di secondaria importanza il quarto colle, detto Gramazio (abbreviazione di Crati e mansio = dimora). Su questo colle sono stati rintracciati gli albori della civiltà osca. Il primo colle,’ posto sulla sponda sinistra del fiume Crati, è il Guarassano ‘camente Arassano o Aradisio, dal greco arados = agitazione). La sua presenza testimonia di un’epoca meno mistica e più decisamente fiera e combattiva. Accanto ad esso, si trova il Torrevetere, chiamato così più tardi.
Colle 1 Nella sua gola, i generali romani Quinto Cecilio e Lucio Veturio subirono, il 197 a.C., una tremenda sconfitta. A celebrazione del glorioso evento, il Torrevetere è chiamato anche Turris Veturii (Torre Ventura). E siamo giunti all’ultimo colle: il Pancrazio (dal greco Pan = tutto e kràtos = potenza centro dei vincitori, cronologicamente il meno antico, ma storicamente Il più importante. Verso il 1200 a.C. furono i Bruzi (dal greco Bréttios), che, staccatisi dai Lucani lo popolarono e vi eressero a difesa la Rocca Bretica. sotto questa altura fu costruita, in massima parte, l’antica Consentia presto a capitale. LA sua popolazione si sparse Cosenza-Moneta-Brettia-1024x592su tutti gli altri colli. Sotto il profilo politico, militare economico, religioso e morale, la città raggiunse una considerevole importanza. Usi e costumi della vicina Grecia, dapprima totalmente dissimili, divennero alla fine di casa. La Giostra Vecchia, sede di un bel tempio dedicato a Jano (Giove per i greci), divenne meta di una serie di sport come: il pugilato, la corsa, l’altalena e il disco (pèntathlon).

10/03/2017

Ara dei Fratelli Bandiera

Fu eretta nel 1937 per ricordare i veneziani Attilio ed Emilio Bandiera e sette loro compagni[29] fucilati il 25 luglio 1844 presso il vallone di Rovito dopo essere giunti in Calabria per dare manforte ai patrioti cosentini già giustiziati il precedente 15 marzo.
Ara dei Fratelli Bandiera, collocata nel 1937. Dopo un tentativo di riqualificazione nell'ambito dei festeggiamenti per i 150 anni d'Italia, la zona appare abbandonata e dimenticata dalla cittadinanza. Si tratta di un luogo di assoluta importanza storica, arricchito dalla vista dei monti cosentini e dal vicino acquedotto romano.


Monumento ai martiri

Fu eretto in piazza XV Marzo nel 1878 in onore dei protagonisti dei moti risorgimentali del 1844, per volontà dello scultore Giuseppe Pacchioni, uno dei superstiti del gruppo dei Bandiera. La statua di marmo bianco stringe con il braccio sinistro la bandiera raccolta e con la mano destra (oggi mutila) ed ha il capo cinto da una corona d'alloro che simboleggia l'Italia libera. La lapide sul piedistallo riporta un'iscrizione di Giosuè Carducci e i nomi dei patrioti del 14 marzo e del 25 luglio 1844.

Monumento a Michele De Marco

Il busto bronzeo su base di granito, sito in piazza XXV Luglio, ritrae il poeta satirico cosentino Michele De Marco detto Ciardullo.
Michele De Marco, in arte "Ciardullo", nacque a Perito, una frazione di Pedace, in una famiglia appartenente alla locale borghesiaintellettuale, dove la cultura e l'arte in particolare, erano un dono e un'antica consuetudine. Ricevette i primi insegnamenti e un grande sostegno per il suo futuro cammino nel mondo della poesia e del teatro dal padre Vittorio e dallo zio Pietro. Suo padre Vittorio, di professione avvocato, scrisse versi libertini in vernacolo pubblicati con lo pseudonimo di Crautu Gervinu, e poeti sono anche i due figli di Ciardullo: Francesco (Ciccio) e Raffaele (Lulluzzo).

Monumento ai caduti del lavoro

Inaugurata nel 1974 in piazza Bonaventura Zumbini, raffigura un operaio mutilato che sorregge un compagno esanime. L'opera, in ferro e bronzo, fu realizzata da Cesare Baccelli ed è circondata da un'aiuola con alcune specie arboree.

Monumento alla Pace

Collocata originariamente in piazza Kennedy e poi spostata in viale Mancini, l'opera di Cesare Baccelli e Benito De Luca, anch'essa risalente al 1974, è composta da lamine metalliche saldate tra loro che rappresentano due colombe con le ali spiegate.

10/03/2017

Statua di Bernardino Telesio

La statua è ubicata nel cuore del centro storico, in piazza XV Marzo e fu realizzata da Achille Orsi nel 1914. La statua bronzea ritrae il filosofo cosentino mentre regge un libro e una penna, attributi della sua attività di studioso. Sul piedistallo in granito della Sila sono applicati dei bassorilievi che riportano alcune fasi della vita di Telesio, in particolare l'arresto patito in giovane età e l'insegnamento della filosofia.
Posta in origine al centro di piazza XV Marzo, traslocata nel periodo fascista nell’attuale piazza XX settembre (la piazza dell’ex stazione ferroviaria) e riportata poi, verso la fine degli anni settanta, nella sua sede primitiva, la statua raffigura il cosentino più famoso di tutti i tempi, il filosofo “Bernardino Telesio” seduto, con un libro poggiato sulle gambe, in atteggiamento meditativo. L’opera in bronzo, realizzata nel 1914 dallo scultore Achille D’Orsi (1845-1933), poggia su un poderoso piedistallo di granito silano. Ai lati sono incisi due bassorilievi: “L’arresto di Telesio giovane” e “Telesio che insegna la sua filosofia“.
Bernardino Telesio (Cosenza, 7 novembre 1509 – Cosenza, 2 ottobre 1588) è stato un filosofo e naturalista italiano, iniziatore della nuova filosofia della natura rinascimentale. Trassero ispirazione dalla sua dottrina Giordano Bruno, Cartesio, Francis Bacon, Tommaso Campanella.
Telesio iniziò i suoi studi nella città natale di Cosenza con lo zio Antonio Telesio (1482-1534), dotto umanista che lo portò a Milano nel 1518, e poi a Roma nel 1521, dove soggiornarono fino al 1527, l’anno del saccheggio dei lanzechinecchi di Carlo V che lo imprigionarono. Liberato da Bernardino Martirano, amico del capo dei lanzichenecchi Filiberto d’Orange, Telesio si recò a Venezia e successivamente a Padova nella cui università studiò filosofia con Geronimo Amaltea e approfondì gli studi in matematica, astronomia e filosofia morale con Federico Delfino fino al 1535 anno in cui conseguì il dottorato.
Nell’Università di Padova dove ancora si contrastavano averroisti e alessandrini sulla interpretazione di Aristotele, Telesio cominciò a elaborare la sua critica alla fisica aristotelica sviluppando quell’interesse per lo studio della natura a cui dedicò tutte le sue opere.

10/03/2017

Statue e monumenti commemorativi

Monumento ai Caduti in guerra

Progettato dall'architetto Nino Bagalà e realizzato dallo scultore Clemente Spampinato, fu inaugurato il 9 maggio 1936 da Vittorio Emanuele III per commemorare i militari morti durante la prima guerra mondiale. Sorge in piazza della Vittoria, nella Villa Nuova, e si compone di un basamento circolare a gradoni in granito della Sila sul quale si innestano tre imponenti parallelepipedi rivestiti di travertino bianco. Le gradinate di raccordo fra i parallelepipedi sono pure in pietra bianca.
Nel 1924 fu bandito dal Comune di Cosenza il primo concorso, aperto a tutti gli artisti italiani, per la realizzazione del monumento ai caduti della città, la cui costruzione era prevista nella parete esterna del Castello (Brutium, A. III (1924), n. 4, p. 4). Nello stesso anno risulta che i bozzetti presentati per il concorso furono 6 (Britium A. III (1924), n. 8, p. 4). Nel 1925 venne però bandito un secondo concorso, che prevedeva la costruzione del monumento, non più presso il Castello, ma in una piazza della città (Brutium, a. IV (1925), n. 5, p. 4). Sempre nel 1925, lo scultore Ermanno Germanò, collocò nel portico del Liceo di Cosenza, un suo monumento realizzato per onorare gli studenti caduti per la Patria (Brutium A. IV (1925), n. 5, p. 4), che subì molte critiche. L'attuale monumento ai caduti presente nella città di Cosenza, fu realizzato tra il 1935 e il 1936 e inaugurato il 24 maggio del 1936, alla presenza del Principe di Piemonte Umberto di Savoia. L'opera fu progettata dall'architetto di Palmi Nino Bagalà e scolpita dallo scultore Clemente Spampinato. Sul monumento sono riportate numerose iscrizioni che ricordano, sulla stele, i nomi dei caduti per la Patria, mentre nelle lapidi poste sulla base, i testi di importati documenti legati alla Grande Guerra: il proclama del re Vittorio Emanuele alle truppe combattenti, del 24 maggio 1914; la parte finale del ?Bollettino della Vittoria?, del 4 novembre 1918, che rappresenta il documento ufficiale con cui il generale Diaz, comandante supremo dell'Esercito Italiano, annunciò la vittoria dell'Italia e la disfatta nemica nella prima guerra mondiale; e alcune frasi tratte dai discorsi di Mussolini. Riferimenti Bibliografici: L. Palmieri, Cosenza e le sue famiglie attraverso testi, atti e manoscritti, Tomo I, Cosenza, Pellegrini Editore, 1999, p. 60; Enciclopedia dei comuni della Calabria, con guida storico-turistica, a cura di Donatella Guido, Vol. I, Provincia di Cosenza, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2002, p. 49.

10/03/2017

FONTANE A COSENZA
• Fontana dei 13 canali, Centro storico
• Fontana di Giuno, Corso Mazzini
• Fontane musicali, Via Arabia
• Fontana del Balilla, Piazza Crispi - 1934
• Fontana dei Leoni, Via Montegrappa
• Fontana della Venere, Villa Vecchia
• Fontane di Piazza Europa
• Fontane di Largo Salvatore Perugini, Via Caloprese
• Fontane di Piazza Loreto
• Fontana di Piazza dei Bruzi

Indirizzo

Via Del Castello
Cosenza
87100

Orario di apertura

Martedì 09:30 - 18:00
Mercoledì 09:30 - 18:00
Giovedì 09:30 - 18:00
Venerdì 09:30 - 18:00
Sabato 09:30 - 18:00
Domenica 10:00 - 18:00

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