31/03/2023
Oggi ci ha lasciato un grande artista, ma anche un grande uomo che ha vissuto una vita intensa.
Giulio Siorpaes nasce a Cortina d’Ampezzo il 18 gennaio 1929 da Eugenio Siorpaes e Giuseppina Piacentini, nella frazione di Majon, quarto di dieci fratelli.
Dopo aver frequentato per quattro anni le scuole elementari, è costretto a lasciare Cortina per trasferirsi con la famiglia in Austria, ad Hallein, piccola città vicino a Salisburgo. Il padre infatti, assolutamente contrario all’obbligo di iscriversi al partito fascista, che gli avrebbe permesso di trovare un lavoro, preferisce emigrare fiducioso di poter trovare impiego.
Nel 1942 Giulio entra in collegio a Rufach, dove gli insegnanti si dimostrano molto esigenti. In realtà però il corso di pittura dal vero lo affascina e lo coinvolge completamente. Di questi anni infatti sono rimaste molte opere a tempera e matita che dimostrano la particolare abilità e precisione nella descrizione dei paesaggi, che gli permisero di ottenere il primo premio in un’esposizione collettiva svoltasi all’interno del collegio.
L’anno seguente, il 1943, lo vede allievo della Scuola di Belle Arti nel corso di scenografia.
Nel 1944 partecipa al suo primo concorso di pittura e disegno dove ottiene rispettivamente il terzo e secondo premio e vende i suoi primi lavori, guadagnando pochi ma sospirati denari.
Ma dopo alcuni mesi le lezioni vengono sospese perché tutti i docenti vengono richiamati alle armi e gli studenti cooptati nelle fabbriche. Sono mesi di duro lavoro nell’allestimento di carri armati , nel frattempo la famiglia si era trasferita a Zill, sul confine tra Austria e Germania, e il ritorno a casa la sera era visto come un miraggio. La casa distava solo pochi chilometri dal Nido dell’aquila, lo chalet-fortezza di Hi**er, e tutta la famiglia Siorpaes potè assistere al bombardamento che la rase al suolo.
Il 1945 lo vede partecipare all’Esposizione Nazionale di Praga e all’Accademia di Vienna, dove purtroppo però venne sospesa la mostra e i dieci quadri inviati non gli vengono mai restituiti.
Sono anni molto difficili per Giulio e per tutta la famiglia.
Il 26 settembre 1946 decidono di partire per ritornare verso l’Italia. Dopo alcune ore di treno arrivano a Gris, paesino vicino al Brennero e da lì iniziano il loro cammino a piedi con il terrore di essere fermati e rimandati indietro. Con un po’ di fortuna riescono a proseguire e dopo molte ore giungono alla linea di confine dove domina il Catinaccio: finalmente possono riabbracciare con uno sguardo le loro amate montagne, e quello sguardo carico di gioia non abbandonerà più Giulio che continuerà a restituirlo nei suoi dipinti.
Raggiungono Vipiteno solo il giorno dopo e su un vagone merci, Dobbiaco, dove salgono sul trenino delle Dolomiti che li porterà all’agognata meta.
Il ricordo di quella traversata e dell’arrivo in una notte limpida e con la luna piena è ancora viva nei ricordi di Giulio.
Uno dei primi impieghi è presso la ditta Foto Ghedina che gli affida il compito di dipingere e ritoccare le fotografie con pastelli.
Nel 1948 inizia il lavoro di fotografo per la medesima ditta: l’amore per il paesaggio, le montagne, i boschi e i cieli ampezzani gli permettono di cogliere con occhio d’artista le inquadrature migliori.
Nel 1950 è richiamato alle armi nel gruppo di Artiglieria di Montagna Gruppo Belluno.
Il 1951 è l’anno del congedo e del suo primo lavoro come accompagnatore esperto di montagna e allievo maestro di sci in Svizzera, d’estate riprende a lavorare per Foto Giuseppe Ghedina come fotografo paesaggista.
È soprattutto l’anno del suo incontro con Lidia che sposerà nel 1955.
Nel 1970 inizia la loro attività al rifugio Son Forca sul monte Cristallo. Contemporaneamente Giulio partecipa al I° corso di maestro di sci e in breve tempo ottiene il brevetto di I°grado e per lungo tempo quello sarà il suo mestiere.
In tutti questi anni però non dimentica i pennelli e, come ricorda nel suo diario, dal 1977 ricomincia a dipingere assiduamente.
Sceglie di fare veramente quello che ama.
Il paesaggio che lo circonda è fonte continua d’ispirazione, il Becco di Mezzodì, le Cinque Torri, le Tofane, Il Cristallo, l’Antelao, sono accarezzati dalla sua mano intelligente, i prati, i boschi, i ruscelli, la neve con i suoi colpi di luci e di ombra diventano il soggetto di centinaia di opere.
Grazie Giulio !