11/07/2024
Ho saputo, al rientro dal lavoro, che due giorni fa se ne è andato Silvano Tartarini, è morto. Quest’ultima parola l’ho scritta in onore delle nostre telefonate sempre condite da una schiettezza leggera. Silvano era un poeta, nel senso che scriveva versi, scriveva anche di narrativa. Non è bene vantarsi, ma io so a memoria tre pagine di un suo racconto, lo dico perché è stato un dono reciproco, fra artisti da niente, un attore e uno scrittore.
Era un amico mio e di Fabiana da tanti anni, io mi sono avvicinato alla nonviolenza grazie a loro due, mi ricordo ancora la frase che lui pronunciò e che mi convinse a considerare questa opzione
rivoluzionaria, ma non ve la dirò non serve ora.
Silvano impersonava bene il tipo di quelli che stan sempre “con qui chi ciapa”(con quelli che le prendono). Abbiamo condiviso molti progetti con lui all’interno dei Berretti Bianchi, alcuni andati
bene altri no, sempre con generosità.
Adesso temo che la sua capacità di mantenere congiunte poesia e pratica nell’azione quotidiana si disperderà in maniera invisibile come acqua nell’acqua.
La sua storia con la Versilia è corposa e la trovate sui giornali del luogo, mi preme ricordare una delle sue ultime partecipazioni, a metà agosto del 2022, presso “la casa del Berlingaio” a Stazzema,
un festival di poesia per rispondere al domanda : “può la lingua della Poesia tornare ad essere mediatrice di Bellezza, riscoprendo valori condivisi?”
Silvano metteva in mostra i suoi difetti, in questo era molto onesto, “disarmante”. Chissà cosa avrebbe pensato di questa definizione, credo che ne avrebbe tratto spunto per scherzare sulle doti
dell’attivista nonviolento.
Mi mancheranno le sue telefonate, di solito era lui che mi chiamava, e tutte le volte ridevamo di gusto sulle sue battute o sui miei commenti.