Amici della psicoanalisi - Conegliano

Amici della psicoanalisi - Conegliano Gruppo di dialogo libero tra persone interessate alla psicoanalisi e alla sua diffusione locale

Incontro di maggio 📢📣Nell’incontro di maggio abbiamo affrontato insieme il capitolo V dell’analisi sul bundling e le sue...
07/06/2026

Incontro di maggio 📢📣

Nell’incontro di maggio abbiamo affrontato insieme il capitolo V dell’analisi sul bundling e le sue conseguenze e devo dire che non ci capivo niente. La svolta è stata nel momento in cui siamo arrivati a parlare del feticista e del fatto che si attacchi agli oggetti perché non accetta l’assenza del fallo nella madre perché tutto ruota attorno a un processo di identificazione con lei. Il bambino o la bambina si identifica con la madre e, come lei, desidera l’oggetto fallico. Da qui nasce una forma di godimento che si fissa sugli oggetti e che finisce per escludere l’altro. Dopo questa illuminazione ho capito perché Lacan criticasse i metodi usati da alcuni analisti e il fatto che trattassero l’atto del parlare come un semplice movimento, mettendo tutto sul piano dell’immaginario ed escludendo la parte simbolica. Lacan aveva capito che, affrontando la psicoanalisi in questo modo, si finiva per creare soltanto una relazione tra a e a’, cioè tra l’io e l’altro. Con questo modello non c’era spazio per far uscire l’inconscio, perché la parola non veniva ascoltata ma considerata soltanto come un movimento e, di conseguenza, trattata come un oggetto. È proprio per questo che sosteneva che stesse venendo meno la funzione del padre.

Immagine: Schema L - Jacques Lacan, Il Seminario. Libro IV, p. 6

Report dell'incontro di aprile 📢📣Continuano le riflessioni sulla relazione tra la cessazione della fobia nella bambina e...
24/04/2026

Report dell'incontro di aprile 📢📣

Continuano le riflessioni sulla relazione tra la cessazione della fobia nella bambina e l'introduzione nella situazione familiare di una figura paterna, un terzo elemento che interrompe la fusione immaginaria tra madre e bambina. L'angoscia della bambina scaturisce da una duplice delusione: la scoperta che è priva del fallo e la fragilità della madre che non appare più come figura di riferimento dotata di una potenza fallica. La bambina si confronta con la propria mancanza percependo di non poter contare più sulla madre come garante del fallo. Viene meno quindi una certa rappresentazione simbolica, questa è forse la vera fonte di angoscia. La fobia è quindi il tentativo di dare forma e struttura a questa angoscia spostandola su un oggetto circoscritto, mentre ciò che è in gioco potrebbe risultare insopportabile. Il padre non colma la mancanza: fa ve**re meno ogni pretesa di saturazione della mancanza all'interno di un rapporto duale totalizzante. La mancanza, come è intesa da Lacan, non è colmabile: è strutturale. "Colmare": può forse essere un modo di stare nel legame con l'Altro? Non si tratta di avere e dare qlc di reale ma di occupare il posto di chi è chiamato a essere ciò che dovrebbe colmare, ciò che dovrebbe rispondere a una mancanza percepita nell'Altro, nell'illusione fallimentare di saturarla. "Metterci del proprio", sentirsi chiamati a farsi oggetto per l'Altro. Ma quel posto non è sostenibile. La funzione paterna segnala che la madre stessa è mancante e desidera anche altro, impedendo al bambino di identificarsi con ciò che dovrebbe colmare tale mancanza. Il soggetto scopre che c'è spazio per un desiderio proprio!

(i report sono redatti dal recorder dell'incontro, che cambia ogni volta)

Immagine: Sandro Botticelli
Nascita di Venere, 1485

Report dell’incontro di Febbraio 📢📣“Per ora, nessun bisogno essenziale necessita di essere colmato dall'articolazione de...
06/04/2026

Report dell’incontro di Febbraio 📢📣

“Per ora, nessun bisogno essenziale necessita di essere colmato dall'articolazione del fantasma fallico, dato che il padre c'è e, per questo, basta. Basta a mantenere fra i tre termini della relazione madre–bambino–fallo uno scarto sufficiente affinché il soggetto non debba, per mantenerlo, dare qualcosa di sé, metterci del suo” (J. Lacan, Il Seminario. Libro IV, p. 70).
A partire da questo punto, nell’ultimo incontro abbiamo ripercorso l’osservazione di una fobia in una bambina. Il sogno in cui un cane tenta di morderla la terrorizza e diventa il centro della sua fobia. Essa non nasce dopo la scoperta della differenza tra maschi e femmine, ma compare dopo un evento preciso: l’assenza della madre per circa un mese. Quando la madre torna, non è più come prima: appare debole, malata, “acciaccata”. Un cambiamento fondamentale, perché la madre non viene più percepita come una figura forte ma come qualcuno che può mancare ed essere fragile.

Abbiamo collegato questo aspetto all’idea iniziale che quando la distanza tra i tre elementi - madre, bambino e fallo - non è sostenuta, il bambino può trovarsi in difficoltà, come se dovesse rispondere da solo a questa mancanza. In questo caso, la fobia può essere vista come un modo per gestire l’angoscia: il cane che morde appare una forma concreta per rappresentare questa paura.
Insomma la fobia della bambina non nasce direttamente dalla scoperta della differenza sessuale, ma dal cambiamento della madre, che non appare più come una figura di riferimento stabile. Questo produce angoscia, e la fobia è un modo per affrontarla.

In seguito, l’introduzione nella vita della bambina di una figura paterna - il nuovo compagno della madre - ha probabilmente permesso di ottenere quello scarto necessario nella relazione madre–bambino–fallo, favorendo la guarigione dall’episodio fobico.
Siamo alla fine del capitolo IV del Seminario. Lacan rilancia l’approfondimento di alcune questioni alla prossima volta. Anche la nostra conversazione rimane aperta sul rapporto tra la nuova situazione familiare e la cessazione della fobia, consapevoli che il bambino incontra il padre nella misura in cui la madre lo introduce come colui che limita il suo desiderio.

(i report sono redatti dal recorder dell'incontro, che cambia ogni volta)

Foto: Stefano Tacca

Evviva!! Abbiamo dichiarato un Cartello! 💥E cosa c'è di così straordinario?Per ca**tà, nulla di straordinario. Ma siamo ...
02/04/2026

Evviva!! Abbiamo dichiarato un Cartello! 💥

E cosa c'è di così straordinario?
Per ca**tà, nulla di straordinario. Ma siamo molto contenti che il nostro desiderio deciso e il lavoro che ne è conseguito abbiano portato alla costituzione di un Cartello, che lunedì scorso abbiamo dichiarato alla Scuola Lacaniana di Psicoanalisi del Campo Freudiano.

Ci troviamo regolarmente una volta al mese da febbraio 2023 e ci siamo dati un nome: Amici della psicoanalisi - Conegliano. Siamo persone interessate alla psicoanalisi, e non siamo tutti “psi”; ci piace conversare tra noi in modo semplice e libero 🤓 A settembre abbiamo deciso di cominciare un lavoro sul Seminario IV di Jacques Lacan - La relazione oggettuale.

Titolo del Cartello
Il tour dell’oggetto

Partecipanti e temi individuali
Tiziana Vanzella - Madre, donna e fallo
Manuel Dal Cin - Oggetto reale, oggetto simbolico e mancanza
Michela Zanella - Tra madre e figlia: preservare il posto della mancanza
Stefano Tacca (più-uno) - Analisi e triade madre bambino fallo

Report dell'incontro di gennaio 📢📣Nel nostro ultimo incontro abbiamo esplorato il concetto di frustrazione secondo Lacan...
11/02/2026

Report dell'incontro di gennaio 📢📣

Nel nostro ultimo incontro abbiamo esplorato il concetto di frustrazione secondo Lacan. Nel senso comune la frustrazione evoca un bisogno non soddisfatto, un ideale infranto, una convinzione che viene meno. Lacan, invece, sposta completamente il piano: la frustrazione essenziale non riguarda la mancanza di oggetti reali. Il bambino, infatti, non è semplicemente un organismo che necessita di oggetti reali per sopravvivere; ciò che struttura la sua esperienza è la risposta della madre, e quindi il modo in cui la mancanza viene simbolizzata. Quando la madre non risponde immediatamente al bisogno, non è l’oggetto a mancare, ma si crea una distanza che apre al simbolico. Il bambino non cerca solo latte, cure o oggetti materiali; ciò che chiede davvero è la parola della madre, cioè una risposta che lo riconosca. L’essenziale non è ciò che la madre dà, ma il fatto che risponda.
L’Altro materno appare agli occhi del bambino come onnipotente. È la madre, infatti, che ha il potere di far apparire e scomparire gli oggetti, di rispondere o non rispondere, di essere presente o assente. Dal punto di vista del bambino, la madre è una potenza che può tutto.
Il gioco del fort‑da mostra in modo esemplare come il bambino trasformi l’assenza della madre in un gioco, cioè in una rappresentazione simbolica. Il bambino tramite l'oscillazione tra presenza e assenza simbolizza la mancanza della madre/oggetto. Il gioco gli permette di padroneggiare simbolicamente la potenza della madre che può apparire e scomparire. La frustrazione nasce proprio qui, non come mancanza di oggetti ma come mancanza di risposta alla domanda, che è sempre una domanda d’amore. Se la madre soddisfacesse ogni bisogno senza lasciare spazio alla mancanza, impedirebbe al bambino di formulare una domanda e quindi di entrare nel linguaggio. L'importante non è quindi l’oggetto dato ma la risposta. Ed ecco la confusione, tipica dei genitori, tra la domanda d’amore e la richiesta di oggetti. In mancanza di tempo o disponibilità, i genitori spesso “tappano il buco” con regali o attenzioni materiali, rimanendo però fuori dal vero scambio. L’oggetto rischia così di diventare un modo per colmare artificialmente la mancanza, ma la mancanza non si colma. Stare nella mancanza significa accompagnare l'Altro nella sua mancanza, senza riempirla, senza annullarla, è questo forse il vero gesto d’amore? Amare significa quindi accettare che l’Altro manchi, accettare che io stessa sia mancante e non cercare di colmare questo vuoto?

(i report sono redatti dal recorder dell'incontro, che cambia ogni volta)

Foto: Stefano Tacca

Report dell’incontro di dicembre 📢📣In questo incontro abbiamo ripreso insieme il capitolo III del seminario IV, intitola...
27/12/2025

Report dell’incontro di dicembre 📢📣

In questo incontro abbiamo ripreso insieme il capitolo III del seminario IV, intitolato “Il significante e lo Spirito Santo”. La lettura si è rivelata impegnativa a livello individuale, ed è stato utile affrontarla in modo condiviso. Abbiamo preso i sottotitoli come linee guida, partendo dal primo: “L’immagine del corpo è il suo significante”, e utilizzandolo come introduzione. Qui Lacan sembra fare una critica alla Dolto, che all’epoca aveva fatto una conferenza sull’immagine del corpo. Lacan sostiene che l’immagine del corpo non sia un oggetto.
In realtà questa sarebbe un’autocritica, poiché nello stadio dello specchio aveva parlato dell’immagine del corpo come oggetto. Si tratta di una virata, in cui Lacan fonda l’oggetto nella dimensione simbolica e non in quella immaginaria. Le immagini acquistano valore perché se ne può parlare.
Abbiamo trovato fondamentale questo cambiamento e l’importanza che Lacan dà ai residui. Rende l’approccio più fertile su ció che non va (gli scarti).

Poi abbiamo proseguito seguendo i sottotitoli e passando al secondo: “La centrale dell’Es”. Lacan utilizza l’esempio della centrale idroelettrica dicendo che l’energia viene presa in considerazione solo quando si accumula. In quel momento si può misurare e si misura solo quando la centrale è in funzione. L’Es è un serbatoio di libido e di pulsioni; Non è qualcosa di grezzo, ma è articolato. In quanto inconscio, può diventare io conscio attraverso l’Altro.

Poi ci siamo soffermati sulla novità dello schema delle parallele. A differenza dello schema L, il simbolico (significante) è in alto e l’immaginario (significato) in basso. I due piani non hanno lo stesso valore, è il simbolico che domina sul desiderio e sulla libido.
Poi Lacan introduce nello schema la morte, e proprio per questo abbiamo fatto l’esempio dell’orologio: posso nominare un orologio e farmi capire senza doverlo toccare o vederlo sul tavolo. In questo senso il significante annulla la cosa, e questo ha a che fare con la morte. È l’annullamento dell’oggetto reale. L’oggetto è da sempre perduto, ed è per questo che siamo in continua ricerca. Possiamo dire che il significante di qualcosa può essere di qualcos’altro, e questo è fondamentale perché Lacan tiene conto del fatto che c’è sempre un “non-tutto”: questo è il marchio del significante.

Da qui, passando attraverso il tema domanda ➡️ desiderio, abbiamo considerato che Lacan sia d’accordo sul fatto che il bambino possa essere il fallo. Il bambino diventa il fallo della madre perché la madre cerca di colmare la propria mancanza attraverso di lui; se questo dura a lungo, il bambino può arrivare a credere di essere ciò che serve alla madre. In realtà, la madre non vede il bambino ma l’immagine del bambino.
Questo non è amore: l’amore è dare ciò che non si ha, e questo è possibile quando la madre riesce a sostenere la propria mancanza senza provare a riempirla con il bambino, riconoscendosi anche come donna.

Tutto questo ci ha fatto riflettere sull'importanza di stare sul “campo”, proprio come facciamo nel nostro cartello o come accade quando siamo in analisi. È attraverso l’esperienza sul campo che si riesce a sviluppare quella sensibilità nel capire determinate cose. In analisi parli di cose che ti bloccano per anni, per poi fare la stessa cosa dell’orologio e comprendere che in realtà non ci sono. Le metti tra parentesi.

(i report sono redatti dal recorder dell’incontro, che cambia ogni volta)

Foto: Manuel Dal Cin

Report dell'incontro di novembre 📢📣Alcune frasi del report del precedente incontro sembrano aver lasciato un segno: l’an...
28/11/2025

Report dell'incontro di novembre 📢📣

Alcune frasi del report del precedente incontro sembrano aver lasciato un segno: l’angoscia è mancanza della mancanza. Non è il vuoto ad inquietarci, ma il suo contrario: il troppo pieno che soffoca, l’eccesso che cancella lo spazio del desiderio.
Quando il Reale irrompe, non porta armonia ma saturazione: invade e cancella la distanza che ci permette di desiderare. Lo vediamo nel sintomo del corpo che somatizza un trauma o un lutto, nell’attacco di panico che esplode senza preavviso, nei gesti che si ripetono ossessivamente, nell’evento imprevisto che ci coglie di sorpresa e ci mostra che non tutto è governabile. L’angoscia nasce lì, dove non c’è più né mancanza né desiderio e siamo oppressi dall’idea di qualcosa che possa colmare i nostri buchi.
Desideriamo perché qualcosa ci sfugge, perché non siamo mai interi, mai compiuti. È proprio questa fessura che ci tiene vivi.
Con Lacan, questa logica si precisa ulteriormente: l’introduzione del fallo, del terzo, della mancanza impossibile da colmare, fa sì che l’oggetto non sia più “tutto il mondo dell’Altro”, come il bambino per la madre, ma qualcosa che non coincide mai del tutto con il bisogno.
Per questo dobbiamo rinunciare alla promessa di completezza, che non è che un miraggio dell’immaginario. Non esiste oggetto che possa riempirci: è l’assunzione della mancanza che libera, è il suo emergere che fonda il soggetto. Ed è proprio a partire da una certa assunzione della mancanza che si costituisce il nostro rapporto con la realtà. La realtà diventa accessibile solo quando accettiamo che qualcosa manca, che non tutto può essere padroneggiato.
La mancanza non è un buco da colmare, ma la molla che ci lega al mondo e agli altri. “Acconsentire al rapporto con l’altro è anche acconsentire alla mancanza. Acconsentire a desiderare significa poter affrontare la mancanza” (C. Leguil), poter accogliere il vuoto che ci costituisce.
E allora, cos’è l’oggetto? Forse non è altro che quello che serve a ricordarci l’impossibilità della completezza. È il segno che ci spinge a cercare nel desiderio. La completezza è l’illusione che ci blocca; la mancanza, invece, è il soffio che da spinta alla vita.

(i report sono redatti dal recorder dell'incontro, che cambia ogni volta)

Immagine: "Verso l'alto" di Wassily Kandinsky, 1929

MANIFESTO DEGLI AMICI DELLA PSICOANALISI Amici della psicoanalisi nasce nella primavera del 2023 dal desiderio di una pe...
26/11/2025

MANIFESTO
DEGLI AMICI DELLA PSICOANALISI

Amici della psicoanalisi nasce nella primavera del 2023 dal desiderio di una persona - che ha fatto un percorso analitico, di cui è stata entusiasta - di continuare diversamente il suo rapporto con la psicoanalisi, condividendo con altri la sua passione.
Il compito del gruppo è parlare liberamente e, dialogando, trovare collegamenti con la psicoanalisi. O, viceversa, partendo da una citazione, un video, una lettura (non necessariamente psi), esprimere il proprio pensiero, individuando collegamenti con la psicoanalisi.
Da questo gruppo può nascere un'associazione, e eventualmente anche un cartel, sul modello di Lacan.
Il gruppo si riunisce nello studio di Stefano Tacca (Via Cadore 2, Conegliano) un venerdì al mese dalle 18.00 alle 19.30. Ad ogni incontro si stabilisce la data del successivo.
La pratica del dialogo libero nel gruppo è possibile in quanto il sapere non è detenuto da qualcuno di "titolato", ma proviene dall'esperienza di ciascuno, favorendo così la possibilità di diffondere l'interesse per la psicoanalisi. Chi inizia viene una prima volta, e decide se continuare la sua partecipazione oppure no. Essendo undici incontri all'anno ci piacerebbe che chi partecipa sia sempre presente, salvo contingenze particolari naturalmente.
Il funzionamento del gruppo è di tipo democratico, pertanto ha una sua evoluzione che emerge dal processo gruppale. Tutti i membri sono pari tra loro. Le persone che l'hanno fondato costituiscono i punti di riferimento: oltre a Stefano, sono Michela Zanella e Manuel Dal Cin.
Non è richiesta alcuna quota per partecipare.
Le comunicazioni esterne avvengono tramite questa pagina e il gruppo Facebook privato, costituito per favorire lo scambio con chi non partecipa agli incontri.

Se condividi quanto espresso in questo manifesto e vorresti provare a partecipare puoi contattare Stefano ☎️ 3490536926

Report dell’incontro di ottobre! 📢📣In questo incontro abbiamo concentrato la nostra attenzione sui primi due capitoli de...
31/10/2025

Report dell’incontro di ottobre! 📢📣

In questo incontro abbiamo concentrato la nostra attenzione sui primi due capitoli del Seminario IV. In particolare, ci siamo soffermati sullo schema proposto da Lacan, supportati anche dal testo di Clotilde Leguil “La mancanza come esperienza fondatrice del soggetto”, tratto dalla lezione tenuta presso l’Istituto Freudiano di Milano il 2 dicembre 2023.
Ci siamo soffermati sulla freccia che collega l’Altro al (Es) S. L’abbiamo letta come il gesto dell’analista che ripete le parole dell’analizzante, mettendo in luce l’effetto che hanno e mostrando come spesso l’analizzante non riconosca ciò che ha appena detto. In questo gesto, l’analista occupa il posto dell’Altro dell’inconscio.
Raccontando episodi della vita lavorativa e privata, abbiamo riflettuto sull’importanza di saper stare nella mancanza, come fa l’analista. È proprio da questo non-sapere che nasce la possibilità di porre domande e far funzionare l’analisi dell’analizzante.
In questo modo la vita diventa più interessante. La mancanza è un motore di vita; infatti, l’angoscia arriva quando la mancanza viene a mancare.
Abbiamo parlato poi dello stadio dello specchio, soffermandoci sulla madre che mostra al figlio la sua immagine riflessa dicendogli “sei tu”. Questo momento fa comprendere al bambino la distanza tra la propria immagine e le tensioni interne, un punto centrale nella relazione soggetto-oggetto.
Abbiamo concluso soffermandoci sull’ossessivo e sulla frase: “è un attore che gioca la sua parte ed esegue un certo numero di atti come se fosse morto”. Da lì è scattato l’esempio di chi dice “decidi tu dove andare/dove portarmi”, per poi lamentarsi della scelta, con l’Altro inconscio che “guarda tutto ciò” e gode. Attraverso un esempio personale, abbiamo compreso che spesso si evita un’azione per paura che l’altro possa “assorbire” la stessa paura, mentre è importante ricordare che l’altro è una persona a sé, con pensieri ed emozioni propri, e perciò bisogna chiedere perché vuole fare una certa cosa.

(i report sono redatti dal recorder dell'incontro, che cambia ogni volta)

Immagine: Schema L - Jacques Lacan, Il Seminario. Libro IV, p. 6

Report dell'incontro di settembre 📢📣Il seminario IV di Jacques Lacan sarà il punto di partenza del nostro "tour dell'ogg...
15/09/2025

Report dell'incontro di settembre 📢📣

Il seminario IV di Jacques Lacan sarà il punto di partenza del nostro "tour dell'oggetto". La lettura della "Presentazione del seminario IV di Jacques Lacan" di Jacques Alain Miller ci ha portati a riflettere sulla questione del figlio come "fallo" nel rapporto con la madre, come colui che viene ad occupare il posto di ciò che manca all’Altro. Il bambino si trova infatti a confrontarsi con una mancanza strutturale della madre: non è mai in grado di colmare quel vuoto, poiché il desiderio materno non trova compimento né nel figlio né in nessun altro oggetto particolare. La domanda che resta sospesa è: come si posiziona il bambino rispetto al desiderio della madre? E soprattutto cosa ne è del desiderio della madre che non trova mai compimento nel figlio? La madre non è mai tutta per il bambino eppure in quell'amore insostituibile il bambino percepisce la possibilità illusoria di essere il centro di uno sguardo che conferisce senso e valore alla sua esistenza. Questo tema risuona molto in me, ora che la vita mi ha posto di fronte alla perdita di mia madre e all'esperienza di radicale assenza che questo avvenimento porta con sé: l'oggetto perduto non è solo lei ma il posto unico che mi era riservato nel suo mondo. Ciò che resta però non è solo dolore e mancanza, il vuoto si può rivelare anche come condizione di apertura, come possibilità di un nuovo rapporto con il desiderio: non più il tentativo impossibile di colmare un vuoto dell'Altro, ma quello di creare spazio in cui dive**re se stessi, essere l'oggetto d'amore per il proprio stesso sguardo.

(i report sono redatti dal recorder dell'incontro, che cambia ogni volta)

Foto: Stefano Tacca

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Via Cadore 2
Conegliano
31015

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