Accademia Culturale Lariana

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13/06/2026

Ho scritto una serie di tre articoli sull’Africa occidentale. Il primo è uscito oggi su HuffPost Italia.

Il motivo è semplice: quello che sta succedendo lì non è una notizia di nicchia. È una delle tendenze più preoccupanti nei diritti umani a livello globale, e lo è in modo sistematico, non episodico.

Dal dicembre 2024 a oggi: Mali, Burkina Faso e Niger hanno criminalizzato per la prima volta i rapporti tra persone dello stesso sesso. Il Senegal ha raddoppiato le pene a 10 anni e criminalizzato la “promozione”. Il Ghana ha approvato (manca solo la firma del Presidente) una legge che punisce anche chi non denuncia una persona LGBTI alle autorità.

Cinque paesi. Una fascia geografica precisa. Una logica politica riconoscibile.

Ho visitato la Nigeria nel 2023 e il Benin nel 2025, dove ho formato attivisti LGBTI da tutta l’Africa occidentale e centrale, acquisendo una prospettiva più profonda.

Il secondo e il terzo articolo entreranno nell’analisi: chi c’è dietro, perché proprio questa regione, e cosa significa per il resto del mondo.

Il primo è qui 👇
🔗 https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/06/13/news/africa_occidentale_nuova_frontiera_dellomofobia_di_stato_cosa_sta_succedendo-22127155/

25/05/2026

Il Porto Franco di Trieste non è mai stato abolito. Nemmeno dopo la guerra.

Né dopo l'Unità d'Italia, né dopo due guerre mondiali, né dopo il cambio di sovranità. Un istituto giuridico nato nel 1719 è ancora oggi richiamato in atti ufficiali. E quasi nessuno lo sa.

Tutto parte dall'imperatore Carlo VI d'Asburgo. Il 18 marzo 1719 firma la patente di Porto Franco di Trieste: le merci entrano, sostano, vengono lavorate e riesportate con regole doganali che il resto d'Europa non ha. Non è un privilegio simbolico — è un meccanismo economico preciso, pensato per fare di Trieste il grande scalo commerciale dell'Impero.

Ma la storia del Porto Franco comincia in realtà due anni prima. Il 2 giugno 1717, Carlo VI proclama la libera navigazione nell'Adriatico. Nelle carte conservate all'Archivio di Stato di Trieste, quella data viene considerata la premessa giuridica di tutto quello che viene dopo. Il 1719 non è l'inizio: è il compimento.

Avanza di due secoli. Siamo nel 1947, e l'Italia ha appena perso la guerra. Il Trattato di Pace di Parigi viene firmato il 10 febbraio. All'interno c'è l'Allegato VIII: tutela esplicitamente la continuità del Porto Franco, stabilisce principi di libera accessibilità e non discriminazione, e lo incardina in un trattato internazionale vincolante. Non è una nota a margine — è un impegno tra potenze.

Sette anni dopo, con il Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954, Trieste passa sotto amministrazione civile italiana. Anche qui, il regime speciale del porto non viene toccato. L'Italia si impegna a mantenerlo in armonia con quelle regole. In altri termini: il cambio di sovranità non scalfisce il meccanismo.

Oggi il Porto di Trieste ha ancora aree soggette a un regime doganale speciale. Le merci in certe zone possono restare sospese da dazi e IVA, essere lavorate e riesportate secondo logiche che il resto del territorio italiano non conosce. Non è un museo storico — è un istituto che le autorità portuali, nazionali ed europee continuano a disciplinare, non ad abolire.

Trieste ha un regime extradoganale firmato da un imperatore nel 1719, riconfermato da un trattato di pace nel 1947 e da un memorandum internazionale nel 1954. È ancora lì.

In breve:
Il Porto Franco di Trieste nasce con la patente di Carlo VI del 18 marzo 1719, preceduta dalla libera navigazione adriatica del 2 giugno 1717
L'Allegato VIII del Trattato di Parigi (1947) e il Memorandum di Londra (1954) lo riconfermano come impegno internazionale vincolante
Ancora oggi alcune aree del porto operano con regime doganale speciale: merci esentate da dazi e IVA fino all'importazione effettiva

25/05/2026
25/05/2026

Luna, una giovane leonessa bianca ospitata in uno zoo della Corea del Sud, ha conquistato milioni di persone online grazie al suo aspetto rarissimo e ai suoi occhi chiarissimi, quasi argentati. 🦁🤍

Le immagini della leonessa sono diventate virali proprio per la particolarità del suo mantello, che la rende diversa dalla maggior parte dei leoni conosciuti.

I leoni bianchi, infatti, sono estremamente rari.

Il loro colore non dipende dall’albinismo, come molti pensano, ma da una condizione genetica chiamata leucismo.

Si tratta di una caratteristica che riduce la pigmentazione del pelo senza eliminare completamente il colore naturale della pelle e degli occhi.

Per questo motivo animali come Luna mantengono occhi chiari ma non rossi, e presentano un mantello candido davvero insolito. ✨

Proprio la loro rarità ha reso i leoni bianchi tra gli animali più osservati e fotografati in zoo, riserve naturali e programmi di conservazione.

La storia di Luna continua ad affascinare tantissime persone perché ricorda quanto possa essere sorprendente e unica la natura. ❤️

25/05/2026

Relazioni annuali del Presidente Claudio Uberti e del Tesoriere Nicola Bertoglio. Saluti e interventi di rappresentanti istituzionali, politici e associativi. Intervengono: Maria Grazia Grippo (Presidente del Consiglio Comunale di Torino), Mattia Peradotto (UNAR), Benedetto Della Vedova (deputato di...

21/05/2026
19/05/2026

A Rivalta di Torino, all'interno del Parco del Sangone, è stato inaugurato il "Ponte dell'Arcobaleno", un'installazione in legno dipinta con i colori dell'iride e ispirata alla celebre leggenda del Rainbow Bridge. Questo spazio simbolico, arricchito da una passerella e da un portale verde immersi nella natura, è nato per offrire ai cittadini un luogo pubblico e raccolto in cui elaborare il lutto e commemorare gli animali domestici scomparsi.

Durante la cerimonia, molti partecipanti hanno dato inizio a una memoria collettiva lasciando sul parapetto ricordi personali come medagliette e fotografie, trasformando l'opera in un importante riconoscimento sociale del profondo legame affettivo tra umani e animali.

16/05/2026
19/02/2026

🗓️ 70 ANNI FA: NASCEVA IL PARTITO RADICALE
Nel febbraio del 1956, a Roma, si tenne il primo convegno nazionale del Partito Radicale di Mario Pannunzio.

Nato da intellettuali come Ernesto Rossi, Nicolò Carandini, Leo Valiani, rappresentava l'anima più coraggiosa del liberalismo italiano: laico, europeista, antifascista, difensore dello Stato di diritto.

Attraverso il settimanale "Il Mondo", costruirono una cultura politica che cambiò l'Italia più di tanti governi:
🇪🇺 Europeismo federalista - L'Europa come progetto di libertà, non solo economia
⚖️ Stato di diritto - Libertà di stampa e garanzie costituzionali
🏛️ Laicità radicale - Separazione totale tra Stato e Chiesa
🌍 Antinazionalismo - Contro ogni chiusura autarchica

Negli anni '60, Marco Pannella aggiunse alla cultura la mobilitazione nonviolenta. Le battaglie furono decisive: divorzio, ab**to, obiezione di coscienza, depenalizzazione droghe leggere, abolizione finanziamento pubblico ai partiti.

Oggi quell'eredità è più urgente che mai, poiché sono necessarie per la sopravvivenza della democrazia liberale.

L'eredità di Pannunzio ci insegna che le minoranze determinate possono cambiare la storia, ma solo solo se privilegiano i valori comuni rispetto alle divisioni tattiche.

Ho scritto un articolo per riflettere su quest'eredità e sulla necessità di recuperarla: https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/02/16/news/dal_partito_radicale_di_pannunzio_a_pannella_lurgenza_politica_di_recuperare_leredita_radicale-21214098/

L'eredità di Pannunzio e Pannella non è nostalgia: è la risposta alle sfide di oggi.

Indirizzo

Via Anzani 28
Como
22100

Orario di apertura

Lunedì 20:00 - 23:45
Giovedì 20:00 - 23:45

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