Abbandurbex

Abbandurbex Esplorazioni urbex e cimiteriali di Lady Urbex e Angelo Fatiscente �

07/09/2026

In rigoroso silenzio comincio la mia nuova esplorazione cimiteriale in un bellissimo monumentale. Questa è la prima galleria che ospita sepolture recenti. Buon viaggio ☠️👻⚰️

04/09/2026

ORESTE NANNETTI

L'Art Brut del più famoso internato in un Ospedale Psichiatrico

Due graffiti di 180 metri oer 2 e di 102 metri per 20 centimetri, incisi con la punta metallica della fibbia di una divisa da internato, abbracciano le pareti e il passamano della scala dell'ex ospedale psichiatrico di Volterra.

Sono questi gli stupefacenti numeri di colui che forse fu uno dei maggiori esponenti dell'Art Brut in Italia nel Novecento: Oreste Fernando Nannetti.

L'Art Brut, traducibile in "Arte grezza" in italiano, fu una definizione coniata nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet, atta ad indicare una produzione artistica che deroga dalle norme estetiche convenzionali e viene eseguita da autodidatti, da internati, da pazienti psichiatrici o, in genere, da individui dotati di talento ma completamente a digiuno di tecnica artistica.

Ne è un esempio il Postino che, a fine '800, costruì Le Palais Ideal, un castello di sassi ammirato anche da Picasso.

Una vita travagliata e triste come poche, quella di Oreste Nannetti: nato a Roma alla fine degli anni Venti, figlio di padre ignoto, a soli sette anni fu affidato ad un'opera di ca**tà, e a dieci ricoverato in una struttura per persone affette da problemi psichici.

Dopo una lunga degenza ospedaliera per una grave forma di artrite degenerativa, nel 1948 fu processato per oltraggio a pubblico ufficiale e fu contestualmente giudicato incapace di intendere e di volere, finendo in vari nosocomi della capitale fino alla definitiva collocazione nell'ospedale psichiatrico di Volterra, dove visse sino alla morte.

(Continua nel primo commento)
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Vi porto con me in un agghiacciante viaggio nella memoria, visiteremo una mostra che rappresenta la vita nei manicomi di persone sfortunate, entrando nelle loro stanze, leggendo le loro lettere originali e tradotte (mai spedite né consegnate) che troveremo lungo il percorso e ascolteremo e vedremo alcuni filmati infelici.

Visitate la mostra a Cologna Veneta, a cura di I LUOGHI DELL'ABBANDONO cell. 3408603748

🚶‍♀️🌍📸📝 ON THE ROAD

03/09/2026

PELLAGRA (p4)

Con zelo, passione e un'infinità di dati e aneddoti raccolti e sapientemente snocciolati a vantaggio della propria teoria, Lombroso spiega che è possibile rinvenire di frequente nei chicchi di mais i segni della malattia 《la quale meglio si distingue da un certo color bigiastro, dal sapore amaro, da un odore viroso, e dalla presenza frequente di cellule di fermento》.
Lombroso somministrava alle sue cavie (cani e pulcini) - e successivamente a una quarantina d'individui in piccolissime dosi - una tintura oleosa ricavata 《da cereali poco sani》, che assunta provocava sintomatologie rilevanti che spesso conducevano alla morte dell'ospite. La "pellagrozeina", la sostanza tossica contenuta nel mais, si produceva secondo Lombroso a causa della pioggia che s'infiltrava nei magazzini e in generale per l'azione dell'umido nelle varie fasi di lavorazione.
Ma se i "popolani" erano soliti chiamare il mais con l'appellativo funereo di "grano della pellagra", perché continuavano a mangiarne?
《Per suprema necessità; per mancanza di altro alimento》annotava Lombroso.
E come rispondere ai critici secondo cui la pellagra era presente anche in assenza di un abuso di mais?
Esisteva una "pellagra ereditaria" che si trasmetteva secondo lo scienziato al pari delle modificazioni corporee.
Al fine di scongiurare il deterioramento del mais Lombroso propose una serie di misure, su tutte l'acquisto di magazzini meccanici che avrebbero permesso una ventilazione continua del cereale, ma anche evitare la raccolta del mais nel suo stato embrionale. (Continua nel primo commento).

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Vi porto con me in un agghiacciante viaggio nella memoria, visiteremo una mostra che rappresenta la vita nei manicomi di persone sfortunate, entrando nelle loro stanze, leggendo le loro lettere originali e tradotte (mai spedite né consegnate) che troveremo lungo il percorso e ascolteremo e vedremo alcuni filmati infelici.

Visitate la mostra a Cologna Veneta, a cura di I LUOGHI DELL'ABBANDONO cell. 3408603748

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02/09/2026

Torniamo verso l'ingresso. Questo posto, al buio, fa davvero impressione ma anche in pieno giorno non scherza. 🏚🔦🔎📸

01/09/2026

Eccoci nel sotterraneo. Troviamo una giostra molto suggestiva, un trenino, o almeno così sembra. Vederlo lì da solo, al buio, buttato da una parte mette davvero soggezione. 🏚🔦🔎📸

31/08/2026

PELLAGRA (p3)
Il medico mantovano Achille Sacchi nel 1878 descrisse con dovizia di particolari lo stato del pellagroso e l'ultima fase in cui 《si manifesta la pazzia,che può prorompere subitanea e vestiretutte le forme, dal gaio e loquace esaltanento maniaco alla più cupa e feroce lipemania con tendenza al suicidio, all'incendio, all'omicidio 》.
All'inizio dell'Ottocento un tale Mattio Lovat, pellagroso ricoverato nel manicomio di San Servolo a Venezia, fu preso da un delirio di natura religiosa che lo portò prima a evirarsi e poi a inchiodarsi a una croce in una calle di Venezia.
DUE TEORIE
Mentre i contadini si spegnevano tra indicibili patimenti nell'impotenza dei medici condotti, il dibattito tra i vari studiosi in merito alle cause della pellagra e ai possibili rimedi si fece man mano più acceso, specie nell'ultimo trentennio dell'Ottocento, cioè nel momento di maggiore diffusione della malattia. Già dalla fine del Settecento si sapeva che la pellagra era riconducibile al binomio mais-miseria: il fiorire del morbo s'imputava cioè non solo alle misere condizioni di vita, ma anche al cattivo stato di conservazione del mais. Nel 1847, al nono congresso scientifico italiano, una Commissione per lo studio della pellagra stabiliva che 《debbonsi adottare misure (...) perché la coltura dei campi sia distribuita in modo che lo scarso vitto cittadino non sia tratto da un solo cereale》. Tre decenni più tardi medici e studiosi si dividevano su due linee di pensiero riguardo alle cause della pellagra. La prima, che faceva capo al fisiologo Filippo Lussana (1820-1897), era detta "carenziale", il mais aveva cioè un basso potere nutritivo e, consumato da solo per periodi prolungati, portava alla denutrizione e al deperimento fino alla morte. (La seconda teoria continua nel primo commento).

Visitate la mostra a Cologna Veneta, a cura di I LUOGHI DELL'ABBANDONO cell. 3408603748

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🏚🔦🔎📸
29/08/2026

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28/08/2026

PELLAGRA (p2)

Nel dialogo intitolato "La Pellagra e la Libertà", pubblicato nel 1885 dal giornale popolare e satirico il Pellagroso, la malattia è descritta con fattezze umane.
È comodamente assisa nel bel mezzo di una piazza sopra un sacco di granturco, intenta a divorare avidamente enormi fette di polenta: "La sua faccia è quello che su può dire di orrendo, gli occhi prospicienti e senza moto, denti lunghissimi, collo lungo, capelli scarmigliati, colore giallo giallognolo, figura sparuta, vesti cenciose, mani lunghe, magre, scrostate, il tutto mette ribrezzo".
La Libertà con le ali dorate e la spada in mano le chiede:《Di che Paese sei?》. Pellagra risponde:《Il mio paese è dove c'è molto oro, molta ignoranza e tanta miseria》.
MONOFAGISMO E PAZZIA
Individuata, riconosciuta e descritta in Italia già alla fine del Settecento, la pellagra conobbe il suo picco di diffusione nella seconda metà del secolo successivo. Da allora si attenuò a mano a mano fino a scomparire quasi del tutto negli anni venti del Novecento. Era dovuta al cosiddetto "monofagismo maidico " da parte delle classi rurali povere. A spiegarne il significato è lo storico Alberto De Bernardi secondo cui il granturco divenne a un certo punto 《l'unica, reale forma di remunerazione del lavoro contadino o, in ogni caso, pressoché l'unico prodotto alimentare cui i lavoratori della terra potevano accedere, in virtù dei modestissimi livelli di reddito》. Il nome "pellagra" era dovuto ai principali sintomi attraverso cui il morbo si manifestava: pelle ruvida, desquamata e piena di macchie rossastre. Per via di tali eruzioni cutanee in Spagna, dove probabilmente venne identificata per la prima volta, la pellagra era nota come mal de la rosa. In Italia era più semplicemente la "malattia delle tre D": dermatite, diarrea, demenza. I primi eritemi comparivano sulle parti del corpo esposte al sole estivo, cui facevano seguito lesioni bollose, ulcere e cicatrici. Disturbi e infiammazioni interessavano lingua, gengive, faringe, stomaco e intestino. Tutto era accompagnato da dolore durante la deglutizione, vomito e diarrea. C'era poi quella che lo storico della medicina Franco Lupano definisce 《compromissione della sfera psichica, caratterizzata da ipereccitabilità, manifestazioni neurasteniche e melanconiche, con quadri depressivi anche assai gravi che possono portare al suicidio》. Lo stato di demenza conclamata con allucinazioni e deliri portava i pellagrosi al ricovero in manicomio.

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Visitate la mostra a Cologna Veneta, a cura di I LUOGHI DELL'ABBANDONO cell. 3408603748

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28/08/2026

Prima di andare nei sotterranei torniamo nella hall. Troviamo un sacco di degrado, sporcizia, arredamento sciupato, spaccato e maltrattato. 🏚🔦🔎📸

Video completo del mio percorso all'interno dell'ex manicomio di Cologna Veneta, Verona allestita da I luoghi dell'abban...
27/08/2026

Video completo del mio percorso all'interno dell'ex manicomio di Cologna Veneta, Verona allestita da I luoghi dell'abbandono

Ho percorso le stanze di questo ex manicomio col cuore in gola. P...

Indirizzo

Cologna Veneta
37044

Sito Web

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