28/08/2026
PELLAGRA (p2)
Nel dialogo intitolato "La Pellagra e la Libertà", pubblicato nel 1885 dal giornale popolare e satirico il Pellagroso, la malattia è descritta con fattezze umane.
È comodamente assisa nel bel mezzo di una piazza sopra un sacco di granturco, intenta a divorare avidamente enormi fette di polenta: "La sua faccia è quello che su può dire di orrendo, gli occhi prospicienti e senza moto, denti lunghissimi, collo lungo, capelli scarmigliati, colore giallo giallognolo, figura sparuta, vesti cenciose, mani lunghe, magre, scrostate, il tutto mette ribrezzo".
La Libertà con le ali dorate e la spada in mano le chiede:《Di che Paese sei?》. Pellagra risponde:《Il mio paese è dove c'è molto oro, molta ignoranza e tanta miseria》.
MONOFAGISMO E PAZZIA
Individuata, riconosciuta e descritta in Italia già alla fine del Settecento, la pellagra conobbe il suo picco di diffusione nella seconda metà del secolo successivo. Da allora si attenuò a mano a mano fino a scomparire quasi del tutto negli anni venti del Novecento. Era dovuta al cosiddetto "monofagismo maidico " da parte delle classi rurali povere. A spiegarne il significato è lo storico Alberto De Bernardi secondo cui il granturco divenne a un certo punto 《l'unica, reale forma di remunerazione del lavoro contadino o, in ogni caso, pressoché l'unico prodotto alimentare cui i lavoratori della terra potevano accedere, in virtù dei modestissimi livelli di reddito》. Il nome "pellagra" era dovuto ai principali sintomi attraverso cui il morbo si manifestava: pelle ruvida, desquamata e piena di macchie rossastre. Per via di tali eruzioni cutanee in Spagna, dove probabilmente venne identificata per la prima volta, la pellagra era nota come mal de la rosa. In Italia era più semplicemente la "malattia delle tre D": dermatite, diarrea, demenza. I primi eritemi comparivano sulle parti del corpo esposte al sole estivo, cui facevano seguito lesioni bollose, ulcere e cicatrici. Disturbi e infiammazioni interessavano lingua, gengive, faringe, stomaco e intestino. Tutto era accompagnato da dolore durante la deglutizione, vomito e diarrea. C'era poi quella che lo storico della medicina Franco Lupano definisce 《compromissione della sfera psichica, caratterizzata da ipereccitabilità, manifestazioni neurasteniche e melanconiche, con quadri depressivi anche assai gravi che possono portare al suicidio》. Lo stato di demenza conclamata con allucinazioni e deliri portava i pellagrosi al ricovero in manicomio.
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Visitate la mostra a Cologna Veneta, a cura di I LUOGHI DELL'ABBANDONO cell. 3408603748
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