27/02/2020
Matteo Favi nasce a Milano il 28/04/1972.
Si diploma al "Primo Liceo Artistico Statale di Milano", instaurando un rapporto di amicizia con il maestro di disegno e mentore Carlo Filosa, vincitore della biennale di Venezia nel 1976.
Il Filosa negli anni dell'Accademia a Roma frequenta i circoli di Pasolini, Elsa Morante e Moravia e lì conosce Renato Guttuso, con il quale instaura un rapporto di amicizia che lo porta a diventare piuttosto assiduo nello studio romano dell’artista.
Nel 1993 lascia l'Accademia di Brera e si occupa di grafica pubblicitaria e illustrazione, collaborando con testate della Mondadori e iniziative grafiche della Regione Lombardia; la pittura rimane comunque il suo mezzo favorito di espressione artistica e continua a coltivarla, frequentando assiduamente lo studio di Carlo Filosa.
Inevitabile la contaminazione pittorica del maestro Filosa, evidente soprattutto nella scelta dei colori, forti e accesi.
Se Filosa è, a detta dello stesso Favi, il primo ispiratore della sua pittura, è altresì innegabile il legame dell’artista con l’espressionismo europeo, da Munch a Kirchner e Kokoschka, mentre le figure tribali di alcune sue tele ci ricordano i volti che popolano la pittura di Basquiat. E non è solo nelle figure la somiglianza con il pittore americano: li accomuna un’urgenza di dipingere che si rivela nel gesto pittorico, materico, denso, deciso, e nella creazione incessante, espressione concreta del travaglio interiore che solo nell’arte trova sollievo.
Come per ogni artista, inscindibile è il legame di Favi con la sua biografia: se a un periodo di maggiore travaglio psicologico corrisponde una pittura più caotica ed immediata, dove il soggetto e la cura del segno pittorico sono sacrificati all’urgenza di buttare fuori da sé i mostri che tormentano l’io interiore, con il recupero di una dimensione più serena i quadri di Matteo diventano più “ragionati” e riflettono un maggiore equilibrio tra tecnica ed ispirazione.
I carboncini e i soggetti rappresentati nelle ultime opere di Favi testimoniano il ritorno dell’artista alla rivisitazione del figurativo in chiave espressionista.