05/09/2026
C è ( ancora ) chi dice NO!!
Riprendiamo e condividiamo il pensiero del giornalista di Lira Tv Antonio Esposito,che così si è espresso ieri venerdì 4 settembre sul derby Salernitana - Cavese.
Divieti, restrizioni, trasferte vietate e disposizioni che arrivano a poche ore dalla partita. A quarantotto ore da Salernitana-Cavese, il derby è già finito dentro il solito copione dell’emergenza ordine pubblico. Ma una domanda è inevitabile: che derby è senza la tifoseria rivale? Salerno e Cava sono due città praticamente attaccate, unite da rapporti quotidiani di lavoro e di vita, ma divise da una storica e forte rivalità calcistica. Una rivalità che, salvo rarissime eccezioni, non sfocia in violenza. Gli idioti vanno individuati e perseguiti, senza sconti. E oggi, con i sistemi di videosorveglianza, colpire i singoli responsabili è possibile. Non è invece accettabile penalizzare migliaia di persone perbene. E poi le contraddizioni: le disposizioni definitive sulla vendita dei biglietti, fidelity card compresa, arrivano soltanto all’antivigilia. E il derby si gioca alle 15, con temperature oltre i trenta gradi. Si pensa all’ordine pubblico, ma qualcuno pensa anche alla salute dei tifosi? A Salerno e Cava le forze dell’ordine sono preparate. Eppure il rischio è quello di vederle presidiare sediolini vuoti, perché la soluzione più semplice diventa impedire il confronto tra le tifoserie. E la politica? Silenzio. Nessuno sembra voler affrontare il problema delle restrizioni e delle reti che ancora imprigionano la Curva Sud Catello Mari di Cava, con i tifosi costretti per protesta a spostarsi in un altro settore. Da tempo, inoltre, ai tifosi metelliani vengono vietate tutte le trasferte, una vergogna. A Salerno da qualche settimana c’è un nuovo Questore. L’auspicio è che possa aprire una nuova stagione, insieme alle altre istituzioni: derby con entrambe le tifoserie sugli spalti, come accade per Roma-Lazio, Milan-Inter o Torino-Juventus per fare qualche esempio. Perché il calcio si può e si deve governare. Ma svuotare gli stadi non significa governarlo. Significa semplicemente rinunciare al calcio.
Foto Ecopress