11/06/2012
Il signor Veneranda si fermò all'ingresso dell'autostrada Milano -Torino.
"Torino" disse il signor Veneranda al bigliettaio.
Il bigliettaio guardò il signor Veneranda e poi si guardò attorno nel piazzale deserto dove non sostava nemmeno un'automobile.
"Ma..." balbettò il bigliettaio, "e la macchina?"
"Che macchina?" domandò il signor Veneranda, stupito.
"L'automobile," disse il bigliettaio, "lei non ha l'automobile?"
"Io no," disse il signor Veneranda, "io non ho l'automobile. Perché? Cosa c'è di strano? C'è tanta gente che non ha l'automobile e perché la dovrei avere io? Le pare che io abbia la faccia di uno che dovrebbe avere l'automobile?" "Io non so," balbettò il bigliettaio, "ma se lei vuole andare a Torino con l'autostrada, dovrà pure avere un'automobile." "Io non vado a Torino con l'autostrada," disse il signor Veneranda. "Non posso andarci appunto perché non ho l'automobile. E poi cosa dovrei andare a fare a Torino?"
"Non so... è lei che ha detto Torino," balbettò il bigliettaio che non sapeva cosa dire.
"Io ho detto Torino, certamente" disse il signor Veneranda, "questo non lo nego. Ma tutti possono dire Torino quando vogliono, le pare? Non capisco perché quando uno dice Torino dovrebbe, secondo lei, andarci in automobile."
"Va bene, ma allora lei, che cosa vuole da me?" balbettò il bigliettaio sempre più confuso.
"Io niente," disse il signor Veneranda. "Ho detto Torino come potevo dire Roma o Genova o un'altra città. Le dispiace?"
"No, ma... senta, se lei non entra in autostrada con l'automobile, mai lasci in pace," brontolò il bigliettaio.
"Eh, accidenti!" gridò il signor Veneranda perdendo la pazienza, "adesso dovrò comprarmi un'automobile per far piacere a lei! Ma sa che è un bel tipo? Ma guarda che razza di gente!"
E il signor Veneranda voltò le spalle al bigliettaio e si allontanò brontolando.
Il signor Veneranda incontrò per via un suo conoscente.
"Oh!" disse il conoscente del signor Veneranda al signor Veneranda. "Come sta?"
"Come?" chiese il signor Veneranda.
"Come sta?" ripetè il conoscente del signor Veneranda.
"Ma, veramente non saprei," disse il signor Veneranda che non capiva
"Come, non saprebbe?"
"Dal momento che lei non mi ha detto di chi parla, io non posso mica sapere come sta. Chi? I miei parenti stanno tutti bene, grazie, i miei amici quasi tutti, eccetto Tommasino che ha il raffreddore. Lei intendeva forse Tommasino?"
"Io no, io..." balbettò il conoscente del signor Veneranda.
"Lei no, lei, come faccio io a sapere di chi vuol parlare se non si spiega? Voleva intendere quel signore lì che passa? Io non so mica come sta, non l'ho mai visto, ma se lo vuole sapere si fa presto!"
"Ehi, signore" gridò il signor Veneranda al signore che passava, "come sta lei?"
"Bene, grazie" rispose il signore levandosi il cappello gentilmente.
"Ecco," disse il signor Veneranda battendo un colpo sulla spalla del conoscente. "È contento, adesso? Sta benone. E anche tutta la famiglia?" chiese ancora il signor Veneranda.
"Benone tutti, grazie" rispose il signore voltandosi e salutando.
"Ha visto?" disse il signor Veneranda. "Stanno tutti bene."
"Ma io..." balbettò il conoscente del signor Veneranda.
"Senta, se lei non intendeva parlare di quel signore lì, poteva dirmelo chiaramente prima; io ho cercato di accontentarla. Benedetto uomo," mormorò il signor Veneranda crollando il capo e allontanandosi, "che bisogno c'era di rivolgersi a me? Non poteva arrangiarsi da solo?"