Città Vecchia

Città Vecchia Bar, WineBar. All'angolo tra le Vie Pacini e Gemmellaro, nel cuore della città vecchia.

11/08/2017

COMUNICAZIONE DI SEVIZIE.
DA OGGI E FINO AL 21 AGOSTO
CITTA' VECCHIA APRIRA' ALLE 18,00.

11/08/2017

COMUNICAZIONE DI SEVIZIE.
DA OGGI E FINO AL 21 AGOSTO
CITTA' VECCHIA APRIRA' ALLE ORE 18,00.

Gesù piangerà se non sarai accorso numeroso
20/06/2017

Gesù piangerà se non sarai accorso numeroso

13/08/2015

Chiuso per ferie dal 14/08/2015 al 17/08/3015. Riapertura nei giorni 18 e 19 dalle ore 18:00. Dal 20 continueremo con l'orario usuale. Buon ferragosto.

03/08/2012
03/07/2012
11/06/2012

Il signor Veneranda si fermò all'ingresso dell'autostrada Milano -Torino.
"Torino" disse il signor Veneranda al bigliettaio.
Il bigliettaio guardò il signor Veneranda e poi si guardò attorno nel piazzale deserto dove non sostava nemmeno un'automobile.
"Ma..." balbettò il bigliettaio, "e la macchina?"
"Che macchina?" domandò il signor Veneranda, stupito.
"L'automobile," disse il bigliettaio, "lei non ha l'automobile?"
"Io no," disse il signor Veneranda, "io non ho l'automobile. Perché? Cosa c'è di strano? C'è tanta gente che non ha l'automobile e perché la dovrei avere io? Le pare che io abbia la faccia di uno che dovrebbe avere l'automobile?" "Io non so," balbettò il bigliettaio, "ma se lei vuole andare a Torino con l'autostrada, dovrà pure avere un'automobile." "Io non vado a Torino con l'autostrada," disse il signor Veneranda. "Non posso andarci appunto perché non ho l'automobile. E poi cosa dovrei andare a fare a Torino?"
"Non so... è lei che ha detto Torino," balbettò il bigliettaio che non sapeva cosa dire.
"Io ho detto Torino, certamente" disse il signor Veneranda, "questo non lo nego. Ma tutti possono dire Torino quando vogliono, le pare? Non capisco perché quando uno dice Torino dovrebbe, secondo lei, andarci in automobile."
"Va bene, ma allora lei, che cosa vuole da me?" balbettò il bigliettaio sempre più confuso.
"Io niente," disse il signor Veneranda. "Ho detto Torino come potevo dire Roma o Genova o un'altra città. Le dispiace?"
"No, ma... senta, se lei non entra in autostrada con l'automobile, mai lasci in pace," brontolò il bigliettaio.
"Eh, accidenti!" gridò il signor Veneranda perdendo la pazienza, "adesso dovrò comprarmi un'automobile per far piacere a lei! Ma sa che è un bel tipo? Ma guarda che razza di gente!"
E il signor Veneranda voltò le spalle al bigliettaio e si allontanò brontolando.

Il signor Veneranda incontrò per via un suo conoscente.
"Oh!" disse il conoscente del signor Veneranda al signor Veneranda. "Come sta?"
"Come?" chiese il signor Veneranda.
"Come sta?" ripetè il conoscente del signor Veneranda.
"Ma, veramente non saprei," disse il signor Veneranda che non capiva
"Come, non saprebbe?"
"Dal momento che lei non mi ha detto di chi parla, io non posso mica sapere come sta. Chi? I miei parenti stanno tutti bene, grazie, i miei amici quasi tutti, eccetto Tommasino che ha il raffreddore. Lei intendeva forse Tommasino?"
"Io no, io..." balbettò il conoscente del signor Veneranda.
"Lei no, lei, come faccio io a sapere di chi vuol parlare se non si spiega? Voleva intendere quel signore lì che passa? Io non so mica come sta, non l'ho mai visto, ma se lo vuole sapere si fa presto!"
"Ehi, signore" gridò il signor Veneranda al signore che passava, "come sta lei?"
"Bene, grazie" rispose il signore levandosi il cappello gentilmente.
"Ecco," disse il signor Veneranda battendo un colpo sulla spalla del conoscente. "È contento, adesso? Sta benone. E anche tutta la famiglia?" chiese ancora il signor Veneranda.
"Benone tutti, grazie" rispose il signore voltandosi e salutando.
"Ha visto?" disse il signor Veneranda. "Stanno tutti bene."
"Ma io..." balbettò il conoscente del signor Veneranda.
"Senta, se lei non intendeva parlare di quel signore lì, poteva dirmelo chiaramente prima; io ho cercato di accontentarla. Benedetto uomo," mormorò il signor Veneranda crollando il capo e allontanandosi, "che bisogno c'era di rivolgersi a me? Non poteva arrangiarsi da solo?"

09/06/2012

Il signor Veneranda al ristorante

Il signor Veneranda sedette al ristorante.
Il signore mangia? - chiese il cameriere al signor Veneranda.
Certamente - risponde il signor Veneranda.
Spaghetti al sugo, risotto, minestra in brodo? chiese il cameriere leggendo la lista.
Si capisce, disse il signor Veneranda, anche arrosto di vitello, salame, prosciutto, pesce,
ossobuco, filetti, spezzatini, brasato eccetera.
Adesso è inutile che stia qui a fari e l'elenco delle cose che mangio.
Mi piace quasi tutto.
Va bene ma... balbettò il cameriere, stupito, - io vorrei sapere cosa mangia adesso.
Adesso niente, disse il signor Veneranda. -
Ho già mangiato.
Di solito mangio prima di mangiare, dopo mangiato non mangio più.
Lei mangia anche dopo mangiato?
No ma... balbettò il cameriere che non sapeva più cosa dire; - le ho chiesto se mangia e
mi ha detto di sì.
Ma certo che mangio! - esclamò il signor Veneranda.
Tutti mangiano.
Se non mangiassi creperei.
Non capisco perché le fa tanto meraviglia il fatto che mangio.
Non mi fa meraviglia, disse il cameriere mi fa meraviglia il fatto che lei non mangia.
Ma le sto ripetendo che mangio, gridò il signor Veneranda.
Quante volte glielo devo dire?
Allora cosa vuole? gli chiese il cameriere confuso.
Niente - disse il signor Veneranda - assolutamente niente.

06/06/2012

l signor Veneranda si fermò davanti al portone di una casa, guardò le finestre buie e spente e fischiò più volte come volesse chiamare qualcuno. A una finestra del terzo piano si affacciò un signore.

- È senza chiave? – chiese il signore gridando per farsi sentire.
- Si, sono senza chiave – gridò il signor Veneranda.
- E il portone è chiuso? – gridò di nuovo il signore affacciato.
- Si è chiuso – rispose il signor Veneranda.
- Allora le butto la chiave.
- Per fare cosa? – chiese il signor Veneranda.
- Per aprire il portone – rispose il signore affacciato.
- Va bene, – gridò il signor Veneranda – se vuole che apra il portone, butti pure la chiave.
- Ma lei deve entrare?
- Io no. Cosa dovrei entrare per fare?
- Ma non abita qui lei? – chiese il signore affacciato, che cominciava a non capire.
- Io no – gridò il signor Veneranda.
- E allora perché vuole la chiave?
- Se lei vuole che apra il portone non posso mica aprirlo con la p**a, le pare?
- Io non voglio aprire il portone, – gridò il signore affacciato – io credevo che lei abitasse qui: ho sentito che fischiava.
- Perché, tutti quelli che abitano in questa casa fischiano? – chiese il signor Veneranda, sempre gridando.
- Se sono senza chiave si! – rispose il signore affacciato.
- Io sono senza chiave – gridò il signor Veneranda.
- Insomma si può sapere cosa avete da gridare? Qui non si può dormire – urlò un signore affacciandosi a una finestra del primo piano.
- Gridiamo perché quello sta al terzo piano e io sto in strada – disse il signor Veneranda – se parliamo piano non ci si capisce.
- Ma lei cosa vuole? – chiese il signore affacciato al primo piano.
- Lo domandi a quello del terzo piano cosa vuole, – disse il signor Veneranda – io non ho ancora capito: prima vuol buttarmi la chiave per aprire il portone, poi non vuole che io apra il portone, poi dice che se fischio debbo abitare in questa casa. Insomma io non ho ancora capito. Lei fischia?
- Io? Io no… perché dovrei fischiare? – chiese il signore affacciato al primo piano.
- Perché abita in questa casa – disse il signor Veneranda -; l’ha detto quello del terzo piano che quelli che abitano in questa casa fischiano! Be’, ad ogni modo non mi interessa, se vuole può anche fischiare.
Il signor Veneranda salutò con un cenno del capo e si avviò per la strada, brontolando che quello doveva essere una specie di manicomio.

Carletto Manzoni

02/11/2011

Indirizzo

Gemmellaro, 56-60
Catania
95131

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