07/12/2019
Ieri pomeriggio Squonk - Piccoli al Teatro Coppola, la rassegna di spettacoli e laboratori dedicata all'infanzia, ha pubblicato il manifesto della terza edizione realizzato da Noemi Vola. Mamme e papà seguite la pagina per essere aggiornati sul programma.
Pochi mesi fa abbiamo chiesto a Noemi Vola di dare vita al manifesto della terza edizione di Squonk! Piccoli al Teatro Coppola. Il giorno stesso in cui lei ha accettato la nostra proposta, abbiamo invitato amici e parenti a casa per la gioia. I festeggiamenti sono durati circa diciotto giorni e tantissime sono state le chiamate ricevute, soprattutto dalla zona del New Jersey e dalla città di Malmö. Giunti al decimo giorno di festeggiamenti, alcuni degli invitati, increduli, hanno cominciato a ingerire dei colori a pastello. Noi, ancora oggi, fatichiamo a crederci. Ecco come ha immaginato questa mostruosa ma docile belva di nome Squonk. E se quasi nulla sapete su questo strano animale leggete la fiaba circolante sul suo conto.
CRUNCH! SCRASH! SQUONK! Ovvero brevi note semiserie su temporali fortuiti, strampalate creature e altre improbabili storie.
La mattina dopo la burrasca, una creatura di straordinarie dimensioni, simile alla balena più grossa al mondo, fu spinta sulla spiaggia vicina alle vecchie mura della città. Quello che a prima vista sembrava essere il più comune tra gli animali marini in realtà possedeva delle orecchie pelose simili a quelle di un maiale, un c***o a spirale sulla fronte e una folta pelliccia da orso, un cranio abnorme e incurvato, zampe squamate sepolte sotto la sabbia e gli occhi non saprei dire se somiglianti a quelli di un lupo grigio del Messico settentrionale o della parte occidentale del Texas. La notizia di questo colossale animale circolò in tutte le strade e le piazze della città in poco tempo. L’equipaggio di un peschereccio diede per primo la notizia a un venditore di bottoni sulla spiaggia, che a sua volta comunicò il fatto a un coltivatore di orologi da terra, il quale disse tutto a una bambina incontrata per strada, che a tavola ne parlò ai genitori. Pare che la voce fosse giunta perfino alle orecchie del sindaco, il quale era però troppo impegnato a costruire forbici affilate in grado di tagliare più in fretta i nastri rossi da cerimonia per occuparsi della faccenda. Eppure sulla spiaggia nel frattempo si raccoglieva una folla esorbitante di persone: in ordine sparso giungevano scienziati, troupe televisive, domatori di topi, giornalisti, cercatori di scarafaggi, critici d’arte, f***e di curiosi, soldati, chiunque fosse interessato a capire quali vantaggi si potevano trarre dalla presenza della strana creatura arenata. Questi rimasero amaramente delusi quando fu chiaro che a causa dell’orrenda fattezza e imponenza del mostro nessuno avrebbe potuto cavarci fuori nulla di buono. Gli unici che esultarono della sua presenza furono i bambini, che divertiti dalla faccenda iniziarono ad arrampicarsi sulla testa della belva e ad esplorarne l’intera massa. Con disinvoltura e audacia scivolavano lungo il ventre e gli arti del mostro per poi infilarsi nelle narici grandi almeno il triplo di ognuno di loro, come in una giostra, noncuranti delle urla preoccupate dei genitori che cercavano disperatamente di acciuffarli. Trascorsero tre giorni e la spiaggia, nonostante ospitasse ancora l’immenso animale, era questa volta deserta, perché era stato posto divieto a tutti i bambini di avvicinarsi a quel luogo e l’interesse degli adulti era ormai sfumato. Alcuni mesi dopo, quando tutti si erano ormai dimenticati della belva, tornai sulla spiaggia ma del bizzarro animale non era rimasto più nulla, eccetto alcune impronte sulla sabbia. La leggenda narra che il mostro, quando fu certo che tutti si fossero dimenticati di lui, abbandonò la spiaggia per rintanarsi in un vecchio e dimenticato teatro, lontano dal tran tran cittadino. Sembra che da allora ogni notte tutti i bambini, troppo allegri per rimanere quieti sotto le coperte, segretamente fanno visita a questo essere deforme e orripilante, cui hanno dato il nome di Squonk. Risate, versi, grugniti e urla di divertimento provenienti da quelle mura giungono a tutte le abitazioni della città, protraendosi fino al sorgere del sole. Ma si sa, una leggenda è una leggenda … e noi, di certo, non ci crederemo.