14/04/2022
Bersani ha ragione.
Diamoci una regolata anche in Europa.
La parola negoziato è scomparsa dai radar, non la pronuncia più nessuno, cancellata dal vocabolario di queste settimane.
Putin non fa nessun passo indietro e non accetta alcuna tregua nonostante una richiesta fatta “de visu” dal cancelliere austriaco, primo leader europeo a recarsi a Mosca dopo lo scoppio della guerra, e continua la sua terribile offensiva nel Dombass, mietendo vittime su vittime.
Zelensky arriva a dichiarare persona non grata il presidente della Repubblica Federale tedesca, il socialdemocratico Stenmeier, uno dei leader di quell’Europa in cui ha chiesto di entrare subito.
L’ambasciata Ucraina in Italia protesta contro la scelta di far aprire la via Crucis del venerdì santo a una cittadina russa ed a una cittadina Ucraina come segnale inequivocabile di un’aspirazione di pace.
La Svezia e la Finlandia accelerano la richiesta di ingresso nella NATO abbandonando la tradizione neutralista e per reazione la Russia aumenta i contingenti militari al confine.
Il Presidente Biden parla di genocidio e viene - giustamente aggiungo - corretto da Macron che gli raccomanda ancora una volta di abbassare i toni della polemica perché le parole durante una guerra sono come pietre.
Stiamo correndo rapidamente verso il punto di non ritorno.
Una guerra lunga che incendierà l’Europa, il pezzo di mondo più esposto dal conflitto ucraino.
Stanno emergendo gallerie degli orrori che lasceranno ferite insanabili.
Uno schiaffo all’umanità intera.
La strategia dell’occidente non può essere soltanto arginare la guerra prolungandola all’infinito.
Se vedo come si muove il primo ministro Boris Johnson capisco che questo è l’obiettivo e mi preoccupo.
Perché significa che la politica ha disertato.
E quando questo accade - soprattutto in Occidente - una volta su due finisce male.