04/03/2026
Oggi il nostro paese è un po’ più triste.
Ci ha lasciati il Dottor Aldo Espro, ma per noi e per tutta Castanea, lui era semplicemente Aldo: un amico, un figlio della nostra terra che il lavoro ha portato a Padova, ma che non ha mai staccato il cuore dalle nostre colline.
❤️ Vogliamo ricordarlo con la poesia che ci regalò, specchio della sua anima: un dono fatto "senza proclami e solo per amore".
Aldo è stato un uomo dalla generosità immensa. Chirurgo d’eccellenza al Nord, è rimasto un ponte instancabile con la sua Sicilia, salvando vite e offrendo un porto sicuro a tanti che in lui cercavano cura e speranza. Nonostante il prestigio della carriera, per lui Castanea era "casa".
Aldo, ci lasci un vuoto grande, ma come hai scritto tu: «...ti rimane il segno dentro il cuore / di quella Notte viva nell’amore.»
Ci stringiamo con immenso affetto al dolore di tutta la famiglia.
❤️Buon viaggio Aldo, professore Espro, e Grazie!
La Gioia del Natale a Castanea.
Al timido pensiero ed ai timori
rispose l’eco dei festosi cori,
sui premiti ferventi dell’idea
di un Presepe vivente a Castanea.
I palpiti fermenti nel paese
eran commisti all’ansia ed alle attese
di quell’evento trepido e sereno,
che ognuno celava accorto dentro il seno.
E dalla voglia forte e prorompente
di un gruppo di ragazzi e della mente,
s’accrebbe ad ogni fola la premura
che vinse la penuria e la paura.
Venne il Natale, e c’era anche la neve
che a fiocchi si posava adagio e lieve
sulle colline amene e sulla villa,
e tutt’intorno l’aria era tranquilla.
Venne Natale, e c’era tanta gente
che dal Rosario andava allegramente,
curiosa e lieta, quieta e senza affanni,
su per le strade verso San Giovanni.
L’antica villa al centro del paese
era il proscenio delle tante attese
fra pini giganteschi e palme alate
fra dolci siepi e selve abbandonate.
Chiaro all’ingresso e semplice il messaggio
di un dono offerto a tutti come omaggio
dalla “Giovanna d’Arco” con ardore,
senza proclami e solo per amore.
Sonante e forte ai pressi del cancello
il suono di una incudine e un martello
del maniscalco alacre alla fucina,
sul ferro incandescente a testa china.
Fresco un ruscello sotto un ponte stretto quieto
digrada verso il suo laghetto,
e ai lati della via angusta e a spanne
la corte di casupole e capanne.
Il pescatore s’adopra alla sua barca,
un nuvolo di reti a destra e a manca,
e non si cura d’altro sulla rena,
muto e pensoso, calmo e senza pena.
Abili mani intrecciano canestri
con movimenti ritmati e destri,
e una fanciulla assorta con impegno
infiora di ricami il suo disegno.
Accanto al focolare un bimbo dorme
e il padre si diletta con le forme,
e dalla creta nascono boccali
con ma**co e beccuccio, e tutte ovali.
Nel forno a bella vista allineati
fragranti pani caldi ed abbronzati,
e la massaia impasta e s’avvicina
attenta al lievitar della farina.
Una ragazza stima il suo corredo
e vola con la mente al suo congedo,
un’altra infila perle a una collana
e un’altra carda il fiocco della lana.
Sul marmo s’arrovella lo scultore
e mira il suo lavoro con fervore.
Rumor di seghe e pialle sulla via
sudor pregnante e tanta maestria.
Il fervido adoprar di quei mestieri
dirada lentamente sui sentieri
del borgo che s’allegra nel lavoro,
facendo di ogni soglia un suo tesoro.
La strada s’allontana dal villaggio
volgendo per la valle a largo raggio.
Lontano si distinguono all’aperto
gli accampamenti regi nel deserto.
I tre Re Magi nella sera quieta
cercano all’orizzonte la cometa,
e scrutano le stelle su nel cielo
con gran dottrina e sapiente zelo.
La sala del monarca in primo piano
fra gli arabeschi d’oro fatti a mano
ed i tappeti dal valente ordito
rifulge di ricchezza in ogni sito.
Fra odor d’incenso e suoni d’oriente
una fanciulla danza allegramente,
discinta nei suoi veli trasparenti
e ratta dagli sguardi dei presenti.
Erode langue molle sui divani
sperduto e avvinto da deliri insani
ed il suo volto infoca e si contorce
alla lascivia indoma che lo molce.
Sdraiati sul triclinio a banchetto
il console Quirino ed il Prefetto
soddisfano la fame e la favella
protetti da soldati a sentinella.
Soldati al trivio assolvono all’intento
del vincolo di Roma al censimento,
ed altri in armi stanno a passeggiar
a guardia della via e del bazar.
Strillano a piena voce i banditori
in un tripudio di merci e di colori,
s’affannano con arte e sul mercato
a svender cianfrusaglie e anche il fiato.
La voce della Legge altisonante
s’avventa dura ed aspra sul viandante,
e il fariseo tuona la sua norma
velata già nel vero e nella forma.
S’ode un belar di capre sull’altura
ed il pastore veglia con premura.
Placide in armonia nello stagno,
anatre infreddolite fanno il bagno.
Si passa fra tuguri ad un porcile,
dai lezzi di una stalla ed un ovile.
Sotto un pagliaio dorme assieme al cane
Il figlio del pastore, fra le lane.
Quando improvviso giungi alla radura
dietro la siepe e la pastura,
t’appare folgorante di splendore
la Grotta di Betlemme e il suo stupore.
Ti resta il fiato in petto a quella Grotta,
fra nenie pastorali e una gavotta.
Il Bimbo dorme lieto e senza posa,
protetto da Giuseppe e la sua Sposa.
Si squarcia a un tratto il velo di mistero
di quell’evento antico e sempre vero,
e ti rimane il segno dentro il cuore
di quella Notte viva nell’amore.
Aldo Espro
Dicembre 1995