Camusac Cassino Museo Arte Contemporanea

Camusac Cassino Museo Arte Contemporanea CAMUSAC - Cassino Museo Arte Contemporanea Fondazione no profit Il museo resterà chiuso nei seguenti giorni festivi: 24-25-26 / 31dicembre -1 gennaio

La pagina è dedicata a fornire informazioni sul Museo d'Arte Contemporanea di Cassino e su tutti gli eventi e le manifestazioni promossi.

Con il finissage di ieri 12 giugno 2026 salutiamo la mostra, ma con la presentazione del volume fotografico Brunella Lon...
13/06/2026

Con il finissage di ieri 12 giugno 2026 salutiamo la mostra, ma con la presentazione del volume fotografico Brunella Longo - Terra Felix, epifanie nel cuore del Regno di Napoli (1735-1825), Dario Cimorelli editore, a cura di Bruno Corà e Aldo Iori, ridiamo ufficialmente una nuova forma a questo viaggio. Con l'occasione ringraziamo tutti i presenti.

Con il finissage di ieri 12 giugno 2026 salutiamo la mostra, ma con la presentazione del volume fotografico Brunella Lon...
13/06/2026

Con il finissage di ieri 12 giugno 2026 salutiamo la mostra, ma con la presentazione del volume fotografico Brunella Longo - Terra Felix, epifanie nel cuore del Regno di Napoli (1735-1825), Dario Cimorelli editore, a cura di Bruno Corà e Aldo Iori, ridiamo ufficialmente una nuova forma a questo viaggio. Con l'occasione ringraziamo tutti i presenti.

Rocco Pangaro (Rose, 1950) è artista e docente di Anatomia Artistica all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, di cui è ...
10/06/2026

Rocco Pangaro (Rose, 1950) è artista e docente di Anatomia Artistica all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, di cui è stato direttore dal 1998 al 2012. Dagli anni ’70 sviluppa una ricerca originale basata sull’uso di superfici specchianti, collocandosi tra pittura, scultura e installazione ambientale.

La sua poetica considera l’opera non come oggetto statico, ma come dispositivo che si completa nella relazione con lo spettatore e lo spazio. Gli specchi, spesso frammentati o parzialmente dipinti, riflettono chi osserva e trasformano continuamente l’opera in base a luogo, luce e presenza. Il tema del “Present” ricorre come invito al qui e ora. La sua ricerca dialoga anche con lo “stadio dello specchio” di Lacan, usando la frammentazione come metafora dell’identità contemporanea.

Attraverso specchi rotti, materiali opachi, cristalli, pigmenti e superfici riflettenti, Pangaro crea lavori in continua mutazione. Nelle installazioni ambientali lo spettatore diventa parte attiva, muovendosi nello spazio. Al centro della sua pratica vi è l’idea di trasformazione: l’opera registra e rielabora costantemente spazio, tempo e presenza umana, rendendo la realtà una costruzione dinamica.

L’opera SENZA TITOLO è una tela a rilievo blu dal carattere scultoreo, mutevole con la luce e il punto di vista. Frammenti luminosi interrompono il monocromo, evocando riflessi e profondità. Il colore rimanda all’infinito e alle prime esperienze visive dell’artista: un fiume limpido in cui la luce scorreva specchiandosi. Questa visione richiama il “panta rei”: il tempo come flusso ininterrotto. L’opera unisce così materia e immaterialità, fondendo pigmento, luce e memoria.

L’opera MANI è una scultura in resina dorata che raffigura solo le mani, separate dal corpo e proiettate nello spazio come tracce di un gesto. Non è una semplice rappresentazione, ma la cristallizzazione di un movimento. L’opera attiva il rapporto con lo spettatore e trasforma lo spazio di attraversamento in parte integrante del lavoro: le mani evocano un’esperienza percettiva aperta, in cui chi osserva entra nel percorso dell’opera.

www.camusac.com

Mimmo Paladino (Paduli, 1948) è un artista, pittore, scultore e incisore italiano. Dopo gli esordi negli anni ‘70 tra fo...
06/06/2026

Mimmo Paladino (Paduli, 1948) è un artista, pittore, scultore e incisore italiano. Dopo gli esordi negli anni ‘70 tra fotografia e arte concettuale, torna alla pittura figurativa sviluppando un linguaggio personale fatto di simboli arcaici, maschere, animali, teschi e figure enigmatiche. Negli anni ‘80 estende la ricerca a scultura, incisione e installazioni in bronzo, legno e pietra. Influenzato dai viaggi in Brasile e legato alla propria terra d’origine, intreccia costantemente nei suoi lavori la cultura e le tradizioni del Meridione in un nomadismo culturale che trasforma l’arte in contemplazione del mistero umano.

Paladino opera per sottrazione, valorizzando il silenzio e l’antinarrazione. Elimina il pathos sentimentale e concepisce l’arte come ricerca di segni e linguaggio più che come racconto, evocando significati aperti e profondi. Rifiuta letture univoche, allegoriche o simboliche, spesso attraverso titoli enigmatici o la loro assenza.

TESTIMONI (1992) appartiene a una serie di sculture caratterizzate da figure ieratiche, asessuate e prive di gambe, colte in atteggiamento meditativo. In quest’opera in bronzo, la figura principale è affiancata da un alter ego, separato da un pannello a forma di U troncata. Sul secondo busto compare un motivo vegetale a Y che evoca l’iconografia del martirio di San Sebastiano, reinterpretata in chiave archetipica. I segni geometrici assumono un valore esoterico, richiamando il mito dell’androgino e dell’uomo cosmico tra tradizioni egizie, sciamaniche e alchemiche. L’opera riflette l’alienazione dell’uomo contemporaneo, suggerendo una ricomposizione dell’identità attraverso l’amore e l’idea di homo totus.

RABANUS MAURUS è una serie di 8 serigrafie ispirata all’enciclopedia medievale “De universo” dell’Abate Rabano Mauro (Codice Casinense 132 di Montecassino). Paladino non illustra il testo, ma lo reinterpreta con simboli arcaici, maschere, numeri e croci, creando un dialogo tra sacro e profano, passato e presente. La serie unisce linguaggio e conoscenza, rispecchiando il costante interesse dell’artista per le radici culturali della propria terra.

www.camusac.com

KARPÜSELEER, SENZA TITOLO, 1989, vetrocemento frantumato,installazione Estratto da: Ancora qualcosa sui Quadri logici (1...
03/06/2026

KARPÜSELEER, SENZA TITOLO, 1989, vetrocemento frantumato,
installazione

Estratto da: Ancora qualcosa sui Quadri logici (1991)
in “Titolo” n. 7 – inverno 1991

"Qui, in particolare, avviene la sostituzione della parola diretta con l’immagine del suo referente più prossimo: il linguaggio binario, alla base dell’utilizzo del computer.
Il quadro logico ha questa intenzione evidente: porre lo spettatore di fronte ad uno scarto di natura logico-visiva che dovrebbe scaturire dal raffronto contemporaneo delle due superfici osservate. A seguito di questa operazione ha luogo lo sdoppiamento del quadro: non una sola superficie viene ad essere considerata; ciascuna vive e si determina in virtù
dell’altra. Come in un dialogo, il primo interlocutore frappone la propria tesi in quella più debole dell’altro.
Questi lavori hanno, ancora, un intento segreto; se consideriamo il destino antropologico di questo tentativo è possibile chiedersi: l’uomo del nostro tempo è in grado di osservare, con il solo ausilio delle proprie acquisizioni culturali, queste superfici e sovrapporle mentalmente, riconoscendone la struttura ed il senso logico? Oppure, molto più semplicemente, questo invito dovrà attendere ulteriori sedimentazioni e conferme, rivelando una sincera scommessa con il futuro?"

KARPÜSELEER, SENZA TITOLO, 1989, vetrocemento frantumato,installazione Ancora qualcosa sui Quadri logici (1991)in “Titol...
03/06/2026

KARPÜSELEER, SENZA TITOLO, 1989, vetrocemento frantumato,
installazione

Ancora qualcosa sui Quadri logici (1991)
in “Titolo” n. 7 – inverno 1991

«In un rapporto con l’altro l’intelligibilità
è il saper dire ciò che l’altro tace»
(M. de Serteaux)

L’attenzione teorica che per me si risolse nella intuizione e realizzazione dei primi quadri logici, nel 1983, procedeva da quelle osservazioni intorno alle proiezioni dell’arte concettuale, soprattutto italiana, che ho avuto occasione di studiare ed approfondire prima e durante gli anni trascorsi all’Accademia di Belle Arti di Perugia, all’epoca diretta da Nuvolo,maestro e artista esemplare. Il mio atteggiamento nei confronti dell’arte colta non poteva non essere di tipo analitico, data la natura della ricerca ed avendo io stesso alle spalle un discreto bagaglio di studi scientifici. L’interesse primario era divenuto, così, esclusivo verso la cosiddetta pittura analitica che si tradusse ben presto in quello che oramai considero il mio bisogno più naturale: la creazione o, se si vuole, la realizzazione dell’oggetto indagato. Ciò che venne
stabilito in quel fecondo periodo degli anni ’60 e ’70 e che determinò senza dubbio una nuova configurazione nel campo delle arti visive fu la comparsa di proposizioni e dichiarazioni che accompagnavano e concludevano le opere degli artisti (Paolini, Boetti, Pistoletto, per fare alcuni nomi). Molto spesso l’uso della parola si rivelava determinante e caratterizzava fortemente l’opera, quasi sostituendosi al suo apparire, ingenerando nell’osservatore una richiesta davvero insolita per l’arte: la deduzione ‘logica’ del messaggio artistico, l’opera a decantazione alchemica (per esempio: Giovane che guarda Lorenzo Lotto di G.Paolini). Lo studio che contemporaneamente stavo compiendo sui linguaggi artificiali mi portò, diciamo così, ad ‘intercettare’ questo messaggio che proveniva dai lavori dell’arte concettuale. Si trattava, per me, di affrontare questo viaggio parallelo di osservazione e riproposta.
Così provai a tradurre sulla ‘tela’ ciò che tuttavia era possibile rappresentare in sintesi e graficamente di quelle espressioni. Qui, in particolare, avviene la sostituzione della parola diretta con l’immagine del suo referente più prossimo: il linguaggio binario, alla base dell’utilizzo del computer.
Il quadro logico ha questa intenzione evidente: porre lo spettatore di fronte ad uno scarto di natura logico-visiva che dovrebbe scaturire dal raffronto contemporaneo delle due superfici osservate. A seguito di questa operazione ha luogo lo sdoppiamento del quadro: non una sola superficie viene ad essere considerata; ciascuna vive e si determina in virtù
dell’altra. Come in un dialogo, il primo interlocutore frappone la propria tesi in quella più debole dell’altro.
Questi lavori hanno, ancora, un intento segreto; se consideriamo il destino antropologico di questo tentativo è possibile chiedersi: l’uomo del nostro tempo è in grado di osservare, con il solo ausilio delle proprie acquisizioni culturali, queste superfici e sovrapporle mentalmente, riconoscendone la struttura ed il senso logico? Oppure, molto più semplicemente, questo invito dovrà attendere ulteriori sedimentazioni e conferme, rivelando una sincera scommessa con il futuro?
D’altra parte queste opere sono tuttora abbastanza inedite, nonostante questa intuizione sia stata favorita già da un bel po’. Sono comunque abituato a rincorrere il mio lavoro qua e là, e questo testo ne è la conferma, anche a causa di una fin troppo evidente, odierna, disattenzione verso le attività di pensiero rivolte alle arti visive, dopo i disastri, volontari e non, inflitti da un decennio votato al consenso immediato e non contemplativo della creatività. I quadri logici sottendono, oltretutto, un tentativo come questo: quello di oltrepassare l’apparenza delle cose e cioè, trovandosi di fronte proprio alla immediatezza ed evidenza di questi piani, scoprire a poco a poco, con la forza del pensiero deduttivo, ciò che è invece situato in profondità.
Dopotutto questo fu il grande merito delle straordinarie intuizioni dovute alle avanguardie, non solo pittoriche, del nostro tempo. La recente trasformazione della civiltà industriale ha posto in evidenza il mito della macchina e dei meccanismi, via via sempre più complessi, di cui si sono fatte carico, tra l’altro, molte opere letterarie che hanno dato vita a svariati movimenti artistici: basti pensare a tutto ciò che è stato detto sulle ‘macchine celibi’ da
Raymond Roussel, padre del surrealismo. L’attenzione rivolta ai macchinari ha stimolato la maggior parte delle indagini artistiche di quest’ultimo secolo. Sarà bene ricordare a questo punto le teorie che dettero vita al ‘cubismo’strettamente legate a quella visione frammentata e discontinua propria del mondo
dei meccanismi e di cui si può ipotizzare, infine, una diretta derivazione in quella che oggi è considerata la scienza cibernetica. Il cubismo rappresentava la realtà simulandone le
infinite relazioni e riportando sulla tela, e cioè su una superficie piana, l’idea della percezione di tutti o dei molti piani possibili osservati. Nei quadri logici mi accorsi che era avvenuto qualcosa di simile: mi trovavo di fronte alla rappresentazione, sempre su una superficie piana, del pensiero o, come suggerivo prima,
del suo referente ideografico. Ebbene, io credo legittimo affermare che questa scoperta abbia a che fare un po’ con tutto questo.

POSA INSTALLAZIONE "SILENZIO BIANCO"KARPÜSELEER(Karpüseeler, conversazione con G. Bertolino, 1997)«Artista… essere artis...
02/06/2026

POSA INSTALLAZIONE "SILENZIO BIANCO"
KARPÜSELEER

(Karpüseeler, conversazione con G. Bertolino, 1997)
«Artista… essere artista è per me un atteggiamento indotto dal desiderio di conoscenza, di ricerca e di scoperta. L’arte è una verifica costante dell’equilibrio tra risultato e sensibilità. È un territorio spirituale, come la poesia, ed un input cognitivo.»

BUONA FESTA DELLA REPUBBLICA🐴🎺🥁✈️🐕 POSA INSTALLAZIONE "SILENZIO BIANCO"KARPÜSELEER(Karpüseeler, conversazione con G. Ber...
02/06/2026

BUONA FESTA DELLA REPUBBLICA🐴🎺🥁✈️🐕

POSA INSTALLAZIONE "SILENZIO BIANCO"
KARPÜSELEER

(Karpüseeler, conversazione con G. Bertolino, 1997)
«Artista… essere artista è per me un atteggiamento indotto dal desiderio di conoscenza, di ricerca e di scoperta. L’arte è una verifica costante dell’equilibrio tra risultato e sensibilità. È un territorio spirituale, come la poesia, ed un input cognitivo.»

Achille Pace (Termoli, 1923 – Roma, 2021) è stato un pittore italiano del secondo Novecento e docente di Decorazione Pit...
29/05/2026

Achille Pace (Termoli, 1923 – Roma, 2021) è stato un pittore italiano del secondo Novecento e docente di Decorazione Pittorica a Roma, città in cui visse dal 1935. Iniziò a dipingere nel 1943, ma la svolta avvenne dopo il soggiorno in Svizzera del 1955, dove approfondì l’espressionismo di Die Brücke, il segno di Paul Klee e le geometrie di Cézanne. Dal 1960 il suo nome si lega al Premio Termoli: grazie alla sua guida e al sostegno di critici come Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli, la manifestazione costruì una delle più importanti collezioni pubbliche di arte contemporanea oggi custodite al MACTE. Nel 1997 fu nominato Accademico dei Virtuosi al Pantheon.

Dagli anni ‘60 Pace sviluppa una ricerca basata sul filo come segno essenziale e mentale, in opposizione alla gestualità emotiva dell’Informale, che nel 1962 contribuì alla nascita del Gruppo Uno insieme a Uncini, Carrino, Frascà, Santoro e Biggi. Disposto su superfici neutre e monocrome, il filo non racconta esperienze personali ma costruisce itinerari. La sua diventa una “metapittura”: non riflessione tecnica, ma pratica etica e mentale del fare artistico. Tela grezza, colore rarefatto e filo di cotone definiscono una poetica povera e antiretorica. Il segno non è decorativo ma simbolico: rappresenta il pensiero, il tempo e la precarietà dell’esistenza (“forma in fieri”). Negli anni ‘70 il filo si fa più libero e compaiono frammenti di tela e strutture fragili, metafore della condizione contemporanea. Per Pace, l’arte non deve stupire con l’eccesso, ma evocare con il minimo: il filo diventa così traccia dell’esperienza umana, unione tra materia, pensiero e spiritualità, un “diario dell’anima”.

In LABIRINTO UNO il filo sostituisce il pennello diventando traccia minimale che unisce segno e materia. Tra geometrie e irregolarità, la fibra diventa metafora dell’Idea e del tempo (divenire e durata). Su uno sfondo quasi monocromo, ritmi e fratture della tela esprimono una memoria “poverista” e un’ontologia frammentata. L’opera trasforma così l’accidente in traccia di verità, creando percorsi labirintici che reinterpretano il mondo e il pensiero.

www.camusac.com

Finissage e presentazione del volumeBrunella LongoTERRA FELIXEpifanie nel cuore del Regno di Napoli (1735-1825)a cura di...
23/05/2026

Finissage e presentazione del volume
Brunella Longo
TERRA FELIX
Epifanie nel cuore del Regno di Napoli (1735-1825)
a cura di Bruno Corà
Venerdì, 12 giugno 2026

In Terra Felix Brunella Longo si impegna a porre in luce le persistenze’ ma anche le ‘sparizioni” di un vasto tessuto di insediamenti architettonici, opere d’arte, giardini, coltivazioni e siti con varie funzioni di vita attiva, sociale e di svago, del territorio campano tra il XVIl e il XIX secolo, epoca di gesta del regno borbonico di Napoli. Anche questo, come ogni viaggio ‘iniziatico”, prende avvio davanti a una “selva oscura” non solo fisicamente esistente ma anche sinonimo di esperienza incognita dell’animo, che si inoltra in luoghi da scoprire e da portare a livello di concreta conoscenza individuale.

In Terra Felix Brunella Longo undertakes to bring to light both the survivals’ and the ‘disappearances’ of a vast fabric of architectural settlements, artworks, gardens, cultivations and sites with various functions of active life, sociality and leisure within the territory of Campania between the eignteenth and nineteenth centuries, in the heroic age of the Bourbon Kingdom of Naples. Like every initiatic journey, this one too starts off before a 'dark forest’. This exists not merely physically, but also as a synonym of the unknown experience of the soul that ventures into places to be discovered and to be brought to the level of tangible individual knowledge.

La partecipazione è libera e gratuita.
Per informazioni: 3351268238 - 3895423261

Indirizzo

Via Casilina Nord, 1, , Https://maps. App. Goo. Gl/vfLSRsr8SrVmw1eV 8
Cassino
03043

Orario di apertura

Martedì 15:00 - 19:00
Mercoledì 15:00 - 19:00
Giovedì 15:00 - 19:00
Venerdì 15:00 - 19:00
Sabato 15:00 - 19:00
Domenica 15:00 - 19:00

Telefono

+393351268238

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Camusac Cassino Museo Arte Contemporanea pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare