03/09/2026
Questa scena mi ha colpito soprattutto per una cosa: per quanto possa essere grande un’epopea come The Odyssey, alla fine tutto può ridursi a un sentimento estremamente semplice: la mancanza di una persona. Penelope ha aspettato Ulisse per vent’anni. Nel frattempo il mondo è andato avanti, ma per lei una parte della sua vita è rimasta ferma lì, in attesa del suo ritorno. Ed è questo che trovo interessante nella scelta di Christopher Nolan: non mostrarci soltanto la grandezza del mito, della guerra e dell’avventura, ma anche quanto tutto questo possa pesare su chi resta a casa. Anne Hathaway riesce a dare a Penelope una rabbia che non nasce dall’odio, ma dall’amore. È una rabbia accumulata negli anni, fatta di assenza, paura, solitudine e di tutto quello che si è costretti a tenere dentro quando non si può fare altro che aspettare. Quando finalmente esplode, non sembra di assistere alla reazione di una regina davanti a una questione di guerra. Sembra di vedere una moglie che, dopo vent’anni, è semplicemente arrivata al limite. Ed è qui che, secondo me, Anne Hathaway fa qualcosa di straordinario. Non recita soltanto la rabbia di Penelope: riesce a far percepire tutto quello che c’è dietro quella rabbia. Il dolore, l’amore, la paura di aver perso per sempre la persona che ama. Per questa interpretazione, personalmente, una candidatura agli Oscar la riterrei assolutamente meritata. Perché alla fine, per Penelope, non conta il mito di Ulisse. Non contano le sue imprese o la gloria che lo accompagna. Conta soltanto l’uomo che ama. E forse è anche questo il modo migliore per raccontare una delle storie più famose e più antiche di sempre.
Credits: mauro_nerds_life