26/01/2026
L'EPISTEMOLOGIA DEL PREGIUDIZIO NELLA STRUTTURA FAVOLISTICA
La favola come dispositivo cognitivo di categorizzazione sociale: un'analisi semiotica e antropologica
La mostra "Le Favole di La Fontaine" di Patrizia Comand, presentata presso la Fondazione FGS nell'ambito della terza edizione di (dis)UMANIZZAZIONE, offre l'occasione per una riflessione approfondita sui meccanismi epistemologici attraverso cui la letteratura favolistica costruisce e perpetua sistemi di categorizzazione sociale.
IL DISPOSITIVO ALLEGORICO COME MACCHINA DI PRE-GIUDIZIO
Jean de La Fontaine (1621-1695), riprendendo la tradizione esopica e fedrana, non si è limitato a creare narrazioni moralistiche: ha costruito un vero e proprio sistema semiotico di corrispondenze tra mondo animale e ordine sociale. Questo sistema opera attraverso quello che Michel Foucault definirebbe un "regime di verità", ovvero un insieme di procedure e istanze che permettono di distinguere enunciati veri da falsi.
La struttura della favola lafontainiana si basa su tre livelli operativi interconnessi:
Livello iconico: gli animali come significanti visivi immediatamente riconoscibili
Livello simbolico: la traslazione metaforica dalle caratteristiche biologiche alle qualità morali/sociali
Livello prescrittivo: la morale esplicita che cristallizza l'interpretazione
Questo schema tripartito non descrive semplicemente la realtà sociale: la costruisce, attraverso un processo che gli studi di psicologia cognitiva identificano come "categorizzazione prototipica". Come dimostrato dalla ricerca di Eleanor Rosch sulla teoria dei prototipi (1973), la mente umana organizza le informazioni attorno a esempi paradigmatici che fungono da centri di categorie concettuali. La volpe diventa il prototipo dell'astuzia, il leone della regalità, l'agnello della mansuetudine.
LA SOCIALIZZAZIONE PRIMARIA E LA SEDIMENTAZIONE DELLE CATEGORIE
Gli studi sociologici sulla socializzazione primaria (Berger & Luckmann, 1966) hanno evidenziato come le strutture cognitive acquisite durante l'infanzia mostrino una resistenza particolare al cambiamento, proprio perché si sedimentano in una fase in cui il pensiero critico non è ancora sviluppato. La favola, destinata tradizionalmente ai bambini, opera in questo momento cruciale della formazione cognitiva.
La ricerca contemporanea sugli stereotipi (Tajfel, 1981; Hilton & von Hippel, 1996) ha dimostrato che questi si costituiscono attraverso un lungo processo di socializzazione e mostrano maggiore rigidità quando profondamente radicati nella cultura. La favola lafontainiana non trasmette semplicemente contenuti: trasmette strutture cognitive, schemi interpretativi che organizzano la percezione della realtà sociale secondo categorie binarie (forte/debole, astuto/ingenuo, nobile/vile).
IL PARADOSSO ROUSSEAUIANO E LA CRITICA ILLUMINISTA
È significativo che già Jean-Jacques Rousseau, nell'Émile (1762), avesse identificato il problema pedagogico delle favole di La Fontaine. Rousseau osservava che dietro l'apparente semplicità narrativa si celava una complessità filosofica e morale che rendeva le favole inadatte ai bambini: questi ultimi non avrebbero potuto cogliere le sfumature critiche e satiriche, interiorizzando invece solo le categorie superficiali.
La critica rousseauiana anticipava intuizioni che la semiotica contemporanea ha formalizzato: la morale esplicita della favola non apre lo spazio interpretativo ma lo chiude, operando quella che Umberto Eco definirebbe una "sovra-codifica" del messaggio. Il lettore non è invitato a interpretare liberamente ma a confermare una lettura già data, già autorizzata, già naturalizzata.
L'INTERVENTO PITTORICO DI COMAND: DECOSTRUZIONE E STRANIAMENTO
Patrizia Comand, formata all'Accademia di Brera e con un percorso che l'ha vista esplorare sistematicamente il territorio dell'allegoria (si pensi alla monumentale "Nave dei Folli" ispirata a Brant), opera una decostruzione visiva del dispositivo favolistico attraverso strategie di straniamento che richiamano tanto il Verfremdungseffekt brechtiano quanto le tecniche di de-familiarizzazione dei formalisti russi.
Le sue opere non "illustrano" le favole: le mettono in scena come costruzioni evidentemente artificiali, rivelando il carattere performativo delle categorie che veicolano. L'uso della maschera, elemento ricorrente nella sua poetica, assume qui una funzione meta-riflessiva: la maschera non nasconde ma rivela il dispositivo retorico, mostra che le figure animali sono sempre state maschere, convenzioni semiotiche per parlare dell'umano senza nominarlo direttamente.
L'esperienza cromatica maturata in contesti culturali altri (particolare l'esperienza centroamericana degli anni Novanta) permette a Comand di introdurre una dissonanza visiva che disturba la ricezione passiva. Il colore non naturalizza ma problematizza, creando tensioni percettive che rispecchiano le contraddizioni ideologiche del testo lafontainiano.
VERSO UNA PEDAGOGIA CRITICA DELLE NARRAZIONI
Il lavoro di Comand si inserisce in un dibattito contemporaneo sulla necessità di decostruire gli stereotipi veicolati dalla letteratura per l'infanzia. La ricerca in ambito educativo (Critical Literacy Studies) ha evidenziato come i testi apparentemente più innocui siano spesso i più efficaci nel trasmettere ideologie normative.
Progetti editoriali contemporanei propongono "contronarrazioni" che sovvertono gli stereotipi tradizionali. Tuttavia, l'operazione di Comand è più radicale: non sostituisce uno stereotipo con un altro, ma rivela il meccanismo stesso della stereotipizzazione, invitando a una consapevolezza metacognitiva delle strutture che organizzano il nostro pensiero sociale.
CONCLUSIONI: IL PRE-GIUDIZIO COME CATEGORIA FILOSOFICA
Nel contesto di (dis)UMANIZZAZIONE e del tema del pre-giudizio, le opere di Comand assumono valore di indagine filosofica. Il pre-giudizio non è semplicemente un errore cognitivo da correggere, ma una struttura epistemologica che precede e rende possibile il giudizio stesso. Come osservava Gadamer in "Verità e Metodo" (1960), i pre-giudizi non sono necessariamente negativi: sono le condizioni di possibilità della comprensione.
La questione diventa allora: come distinguere i pre-giudizi produttivi da quelli limitanti? Come mantenere aperta la possibilità di revisione critica delle categorie che utilizziamo? Le favole di La Fontaine rilette da Comand ci mostrano che il primo passo è riconoscere il carattere costruito delle nostre categorie cognitive, la loro storicità, la loro modificabilità.
Non si tratta di eliminare le categorie – operazione impossibile e forse nemmeno desiderabile – ma di abitarle criticamente, consapevoli della loro natura provvisoria e negoziabile.
Riferimenti bibliografici essenziali:
Berger, P. & Luckmann, T. (1966), The Social Construction of Reality
Foucault, M. (1969), L'archeologia del sapere
Gadamer, H.G. (1960), Wahrheit und Methode
Rosch, E. (1973), "Natural Categories", Cognitive Psychology
Tajfel, H. (1981), Human Groups and Social Categories
📍 Fondazione FGS, Cassano Magnago (VA) 🎭 (dis)UMANIZZAZIONE - III edizione: PRE-GIUDIZIO