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Blog Not Found Gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio. L’uomo creativo osserva le cose vecchie con occhio nuovo. [cit.] Creativity from the World.

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16/03/2020

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Ognuno faccia la sua parte.
09/03/2020

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"Coronasutra" by Diego Cusano
05/03/2020

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“How To Survive A Deadly Global Virus”, il progetto fotografico di Max Siedentopf  sulla psicosi
26/02/2020

“How To Survive A Deadly Global Virus”, il progetto fotografico di Max Siedentopf sulla psicosi

11/02/2020

Margaret Hamilton, Rita Levi Montalcini, Maria Sibylla Merian, Valentina Tereshkova, Samantha Cristoforetti, Wang Zhenyi, Ipazia, e Margherita Hack. E questi sono solo pochissimi dei nomi delle donne che hanno reso grande la scienza, lavorando per il bene della società del passato e futuro.

Oggi, in occasione dell' , vogliamo fermarci a ricordare tutti i nomi delle donne che hanno contribuito al progresso, impegnandoci per un futuro che non veda più il binomio ragazze/donne e come innaturale.

*Illustrazione di Valerio Buonicore per Bossy

27/01
27/01/2020

27/01

: TUTTI A CASA, SIETE INNOCENTI
LA VERSIONE POP DELL’OLOCAUSTO

di Fabiana Boi

Potremmo dare la colpa ai tempi stretti, quasi impossibili, della comunicazione dei giorni nostri e adottare anche noi la versione pop, stress free dell’Olocausto, una foto di Auschwitz e una frase come per non dimenticare lo sterminio nazista e andare tutti a casa, tana libera tutti, i cattivoni erano Hi**er e i Nazisti.

La versione pop della Shoah è proprio questo: immagini ad effetto e una risposta facile alla domanda che chiunque si pone. -Come è stato possibile? – Beh, Hi**er era il demonio. Finito, è rassicurante, noi siamo diversi, la nostra società non sarebbe mai capace di rendersi colpevole di cose simili.

Il massimo che resta il 28 Gennaio sono le polemiche sulle Foibe.

La realtà è un’altra ed è ben più inquietante: la Shoah, catastrofe in ebraico, non è semplice, è qualcosa di complesso che è stato permesso da circostanze complesse, ma questo non rende impossibile che si ripeta.

Anzitutto togliamoci dalla testa che un uomo solo o un’elite possa uccidere 15 milioni di persone senza la collaborazione di tantissimi individui e che tutti i Nazisti fossero mostri assetati di sangue.
La cosa agghiacciante è che la maggior parte dei Nazisti erano persone normali, con famiglie e amici che amavano sinceramente, animali cui erano affezionati e sentimenti umani: individui che, inseriti in una macchina statale in cui ognuno aveva un piccolissimo compito da svolgere, hanno permesso alla grande catastrofe di succedere.

Dal macchinista del treno, agli operai che costruivano chilometri su chilometri di binari, al burocrate che copiava sul registro dei nomi, tutti erano convinti di stare svolgendo semplicemente il proprio lavoro. Uno semplicemente guidava, l’altro copiava nomi. Copiare nomi non ha mai ucciso nessuno, ecco, neppure costruire infrastrutture.
Persino chi accompagnava le persone a morire nelle camere a gas non aveva sensi di colpa: le stanze venivano chiuse e si attivava un interruttore. Tanti esperimenti dopo il 1945 ci hanno dimostrato quanto sia facile demandare la responsabilità.

Se uniamo piccole azioni da svolgere all’innata spinta a decolpevolizzarsi degli esseri umani, e le inseriamo in uno Stato che rende legale togliere gradualmente diritti a chi è diverso per un qualsiasi motivo si produce un meccanismo in cui il diverso non è più umano.
I diversi erano tanti: la priorità assoluta era eliminare la popolazione ebraica. Poi venivano le popolazioni slave, gli oppositori politici, gli uomini omosessuali, i Rom e i Sinti, le minoranze religiose e la grande categoria degli asociali, che includeva lesbiche, pr******te, e malati di mente. Per le donne lesbiche, le agenti segrete straniere e le oppositrici politiche, le pr******te e le donne sterili in alcuni casi la destinazione era il campo esclusivamente femminile di Ravensbruck.

Noi stiamo facendo gli affari nostri in casa nostra, gli immigrati ci rubano il lavoro, questi clandestini andrebbero lasciati morire in mare, gli omosessuali vanno curati!

Un’altra cosa agghiacciante di cui ci si vuole dimenticare è che l’intolleranza verso la popolazione ebraica è roba antica in Europa, non era una caratteristica esclusivamente tedesca. L’odio verso chi professava l’Ebraismo era, ed è ancora, alimentato da leggende che oggi chiameremmo complottiste: gli Ebrei sono i più ricchi del mondo, hanno persone ai vertici di tutti gli stati più importanti, manipolano l’informazione e hanno in mano tutto! Vi ricorda qualcosa?

La terza realtà agghiacciante è che le persone che si decise di uccidere venivano da tutta l’Europa: persone in altri paesi si adoperarono per scrivere le liste dei nominativi di chi deportare, per rastrellare e mettere sui treni quelle persone. Insomma, tanti collaborarono e la logica dice che è ovvio, viste le dimensioni del fenomeno.

Volete sapere l’ultima e più sconvolgente realtà, che le riassume tutte? La Shoah pop non è mai esistita, neanche i mostri. Esistono solo esseri umani che, nelle condizioni adatte, sono capaci di rendersi colpevoli di crimini terribili senza sentirsi tali. Persone normali hanno permesso il rastrellamento e l’uccisione di 6 milioni di persone di fede ebraica, facendo il proprio lavoro e poi tornando a casa. Non importa il lavoro fosse rispondere al telefono o sparare in un campo, un lavoro vale l’altro, “eseguivo solo gli ordini”, la sera si tornava a casa serenamente.
E’ esistito solo un lungo processo in cui uno Stato, convinto di lavorare per il benessere della cittadinanza, ha gradualmente alienato i diritti di persone che non rispecchiavano determinati canoni, fino a privarle della dignità umana. La cittadinanza si è abituata piano piano a ignorare persone non più considerate umane, mentre dall’altro lato faceva il proprio lavoro. L’Olocausto è stato possibile per questo.

Il mostro dice frasi come gli Ebrei se la sono cercata perché non si sono mai voluti integrare, quella gonna è troppo corta e lei ha cercato lo stupro, gli omosessuali non si devono poter sposare, i mendicanti sono ad ogni angolo di strada e devono andarsene.

Non ho nulla contro di loro, ma…

Niente ma. Sono passati settant’anni dal 1945, non sono così tanti da renderci estranei all’accaduto. La generazione sopravvissuta allo sterminio è anziana e ha parlato tanto, tramite ad esempio Liliana Segre e Pietro Terracina, per ricordarci che le persone normali e i mostri sono la stessa cosa e costringerci a ricordare.

I mostri non esistono, esistono solo persone normali.

“Il guaio del caso Eichmann era che uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano ne’ perversi ne’ sadici, bensì erano, e sono tutt’ora, terribilmente normali.”
H. Arendt, La banalità del male.

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