25/11/2025
Essere 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚 significa imparare molto presto che cos’è la violenza e sapere che, proprio per il fatto di essere donna, potresti esserne vittima. Allo stesso tempo, però, ti viene insegnato a minimizzarla: a perdonare certi comportamenti perché “in fondo gli piaci”, a non avere paura perché “non tutti gli uomini sono così”, ad adattarti a una realtà che troppo spesso considera normale ciò che normale non è.
Ma se vogliamo davvero prevenire la violenza sulle donne, non possiamo continuare a rivolgerci soltanto alle donne. Dobbiamo interrogarci sul modello di mascolinità che la nostra società trasmette agli uomini: l’idea che le donne siano qualcosa da possedere, da controllare, da considerare un’estensione di sé anziché persone autonome e libere.
Dobbiamo capire che non basta non essere violenti per definirsi “uno dei buoni”. Se si giustifica chi usa violenza, se si minimizzano i suoi comportamenti, se si cerca una responsabilità nella vittima anziché nell’aggressore, si contribuisce comunque a mantenere in vita lo stesso sistema.
In 𝐎𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨 non esistono veri “uomini buoni”. Shakespeare ci mostra come la tragedia non nasca soltanto dalle azioni di chi esercita la violenza, ma anche dall’inerzia, dal silenzio e dalla complicità di chi assiste senza intervenire.
A più di quattro secoli dalla sua scrittura, questa storia continua a parlarci del presente.
Se vuoi approfondire questi temi attraverso il teatro, ti aspettiamo sabato 𝟐𝟗 Novembre alle 𝟏𝟖:𝟑𝟎 presso il Teatro Arpino di Collegno.