Velate, centro tra i più antichi della provincia di Varese, è collocato ai piedi di Santa Maria del Monte. La citazione più antica di questo paese compare in una pergamena del 922 che definisce Santa Maria del Monte come "Santa Maria del Monte Velate". In epoca romana Velate era già un centro abitato; di quell'epoca rimangono oggi i resti di un edificio gallo-romano in un parco privato, monete del
l'imperatore Claudio ed attrezzi di metallo, conservati al Museo Civico di Villa Mirabello. Il luogo era strategicamente importante: lo confermano le torri di segnalazione e di avvistamento presenti nel territorio. Il possesso dell'alta Valle Olona, presso la Rasa, permetteva il controllo del transito verso Luino, l'alto Verbano ed i valichi alpini; la cima rocciosa del "Monte di Vellate", l'attuale Sacro Monte, rappresentava un singolare baluardo ed un punto di vedetta sul vasto orizzonte. In epoca longobarda l'insediamento militare velatese comprendeva le fortificazioni di Santa Maria del Monte, del Monte San Francesco “in pertica" e di Masnago. Sul finire del X secolo Velate dipendeva politicamente da Varese e nel 1045 un suo cittadino, Guido Dei Valvassori Di Velate divenne arcivescovo di Milano. Nel XII Velate fu terra di contesa tra Varese e Milano, desiderosi di controllare il territorio attraverso la nomina dell'Arciprete di Santa Maria del Monte. Alla fine del XIII secolo anche Velate entrò a far parte del Ducato di Milano. Già nel corso del Duecento era stata fondata sul monte che sovrasta Velate una piccola chiesa dedicata a San Francesco in seguito affiancata da un convento di Anacoreti Ambrosiani. Durante il XIV secolo il "Monte sopra Velate" divenne un luogo di intensa spiritualità: a condurre vita eremitica erano soprattutto donne dette "selvatiche" ma anche dame di illustri natali come Caterina Moriggia da Pallanza e Giuliana Puricelli di Verghera fondatrici del Monastero delle Romite Ambrosiane. I Visconti e gli Sforza, signori di Milano, che venivano a cacciare nel nostro territorio, si legarono al Santuario Mariano, fondato secondo la tradizione dallo stesso Sant'Ambrogio. Promossero perciò i lavori di trasformazione e valorizzazione della primitiva chiesa di Santa Maria del Monte e contemporaneamente anche l'antica chiesa di Santo Stefano in Velate venne ricostruita. Con l'imperatore Carlo V° lo stato di Milano venne ceduto al figlio Filippo II° di Spagna e Velate ne seguì le sorti; venne poi acquistato nel 1538 da Francesco Girani e restò feudo di questa famiglia fino all'acquisto dal conte Vitaliano Visconti (1577). Carlo Borromeo compì in questo periodo due visite pastorali a Velate nel 1574 e nel 1578 precisando delle "ordinationi" riguardo le chiese del territorio. La separazione netta di Velate dal santuario di Santa Maria Del Monte si attuò in maniera definitiva nel corso del '500; nel 1605 i Velatesi cercarono di sottrarsi alla richiesta di offerte per i lavori della Fabbrica del Rosario (le cappelle del Sacro Monte) anche perché la nuova strada verso il santuario escludeva Velate dalla via dei pellegrini diretti al Santuario. La Fabbrica del Rosario, con la presenza di manodopera qualificata influì tuttavia positivamente sull'economia e sull'arte locale: le dimore storiche di Velate vennero ampliate ed abbellite e la parrocchiale di Santo Stefano fu radicalmente trasformata. Nel corso del 600 il paese continuò a far parte della "Fraccia Superiore di Varese" e dal 1647 il feudo passò ai Visconti Borromeo; in questo periodo il passaggio di truppe arruolate tra la popolazione svizzera rappresentava un incubo costante per gli abitanti della zona (le terrificanti statue di terracotta che raffigurano soldati delle milizie seicentesche nelle cappelle del Sacro Monte ci fanno rivivere il terribile effetto che essi potevano produrre sui contemporanei). Il secolo XVIII vide il passaggio dello Stato di Milano dagli Asburgo del ramo spagnolo a quelli del ramo austriaco i quali indissero un nuovo censimento catastale: le belle mappe di Velate con una immagine ben dettagliata del nostro borgo risalgono a questo periodo. Quel censimento, noto come il "Catasto di Maria Teresa" permise una vasta serie d'interventi burocratici amministrativi che cambiarono il volto della società lombarda. Dal catasto emerge che la zona di Velate era coltivata prevalentemente a vigna e che questa coltivazione non era finalizzata solamente all'autoconsumo, ma era oggetto di commercio soprattutto con gli abitanti della Confederazione Elvetica. Vi erano, inoltre, "selve fruttifere" ai margini delle strade principali e coltivazioni a "terrazze"; il bosco copriva le restanti zone scoscese. Nel 1786 dopo la morte di Maria Teresa il territorio lombardo venne diviso in otto intendenze politiche e l'Alto Milanese divenne una provincia indipendente da Milano con capoluogo Varese. Da questo momento il governo cercò di controllare la vita spirituale dei sudditi interferendo nelle "cose" di religione. Quest'autonomia da Milano durò poco: alla morte di Giuseppe II avvenuta nel 1790 ,il suo successore, Leopoldo II nel 1791 soppresse le intendenze provinciali ed il territorio varesino tornò a far parte del contado di Milano. Tuttavia continuarono le ingerenze del governo sulla vita ecclesiastica. Nel 1797 l'esercito francese sconvolse ulteriormente la Lombardia; nel 1801, durante la Repubblica Cisalpina, l'Alto Milanese fu inserito nel "dipartimento del Lario" e Velate, con Varese entrò a far parte della provincia di Como sotto cui restò fino al 1927 . A Velate ,in questo periodo si sviluppò la bachicoltura, settore che s'integrava bene con gli impegni stagionali legati alle altre attività (coltivazione della vite, raccolta di castagne, taglio del bosco). Nella zona aumentò il numero dei gelsi e tra l'800 e il 900 numerosi abitanti ristrutturarono le loro cascine per adattarle all'allevamento dei bachi. La bachicoltura richiedeva l'impegno di ogni membro della famiglia e la scuola chiudeva per pochi giorni per permettere ai ragazzi di occuparsi del lavoro dei "bigatti". Contemporaneamente (dalla fine dell'800) anche Velate, come Varese, divenne un centro climatico di soggiorno estivo, cosa che comportò la variazione della rete viaria: venne aperta la "strada comunale di Velate" (l'odierna via Saffi) e la via Lanfranconi, che era l'unica strada di transito per l'attraversamento del borgo e per la salita verso il Sacro Monte, divenne un percorso secondario; la piazza del comune (piazza Santo Stefano) venne ampliata nel 1853. Secondo un'inchiesta del 1880 faceva parte, insieme ad altri 25 comuni, del mandamento di Varese. In questo periodo Velate era una realtà strettamente agricola, con la maggior parte del suolo caratterizzata da bosco ceduo. Il patrimonio zootecnico era esiguo. Mentre nella città di Varese si sviluppavano varie tipologie d'industrie, Velate restò ai margini del cambiamento economico e sociale della città, ma le fornì manodopera. Nel 1888 venne costituita a Velate una “Società Di Mutuo Soccorso". Alcuni edifici evidenziano la volontà di adeguarsi alle nuove esigenze urbane: alla sede del Comune (oggi sede dell'ufficio postale) si affiancò, nel 1886, la nuova facciata della chiesa di Santo Stefano; in Piazza Cordevole venne collocato il nuovo teatro (oggi sede del Circolo Famigliare), in piazza Rizzi si pose il lavatoio pubblico e si creò il nuovo ingresso neobarocco della villa Giulini, in piazza Zambeletti venne eretto il monumento ai caduti, in via Paradiso trovò sede l'Asilo infantile. Nel 1905 nacque il Corpo Musicale Edelweiss e il 16 gennaio 1908 venne costituito da 18 soci il Circolo Famigliare . Un vero "boom" edilizio interessò nella Belle Époque le aree usate per le coltivazioni: sono di questo periodo le nuove ville borghesi come villa Zambeletti. Si crearono inoltre due nuove strade di lottizzazione: la via Montanara e la via Dora. All'istituzione della Provincia di Varese nel 1927, data in cui la città si distaccò dalla giurisdizione di Como, alcuni comuni del circondario di Varese vi si aggregarono come appunto Velate. L'aggregazione fu accolta a Velate in modo negativo; così l'ultimo podestà di Velate, il comm. Giulio Zambeletti precisò in una delibera il parere contrario della cittadinanza ed il parroco Don Leopoldo Campiglio registrò la notizia dell'avvenuta fusione solo il primo ottobre del 1930. L'annessione di Velate a Varese portò ad una pausa dello sviluppo del paese che divenne, tuttavia, un'oasi lontana dalle vie di traffico più intenso.