Reg. Log. "Giordano Bruno"

Reg. Log. "Giordano Bruno" Reg. log."G. Bruno" Or di Casarano

“Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia.” — G. Bruno

In questa Epifania, lasciamoci guidare dalla stella cometa, simbolo dell’intuizione divina, lungo il cammino della trasf...
06/01/2026

In questa Epifania, lasciamoci guidare dalla stella cometa, simbolo dell’intuizione divina, lungo il cammino della trasformazione interiore. I tre Re Magi — Melchiorre, Gaspare e Baldassarre — non sono solo pellegrini, ma archetipi viventi dell’Opera alchemica: Melchiorre, con il suo dono d’oro, incarna la Rubedo, il compimento e la realizzazione spirituale; Gaspare, con l’incenso, rappresenta l’Albedo, la purificazione e la luce dell’anima; Baldassarre, con la mirra, simboleggia la Nigredo, la morte dell’ego e l’inizio del viaggio. Che la tua Epifania sia un risveglio dell’anima, un passaggio sacro attraverso le tenebre verso la luce, fino alla fioritura dell’essere. 🌿🌿🌿

TFA 🌿🌿🌿
23/10/2025

TFA 🌿🌿🌿

IL SIGNIFICATO DI SILENZIO IN MASSONERIA In Massoneria abbiamo appreso che il silenzio sia e vada imposto all’Apprendist...
24/09/2025

IL SIGNIFICATO DI SILENZIO IN MASSONERIA

In Massoneria abbiamo appreso che il silenzio sia e vada imposto all’Apprendista, per agevolare la sua assimilazione dei principi e dei costumi che ci distinguono. Un apprendimento lento e graduale attuato nell’osservazione e nell’ascolto di Tavole e scambio di opinioni dei Fratelli più anziani.
Per ogni Libero Muratore il silenzio consiste nell’astenersi dal parlare inutilmente, per il semplice piacere narcisistico di sentire la propria voce o di manifestare la propria presenza, anche quando si è coscienti di non essere in grado di aggiungere alcunché di rilevante alla trattazione corrente. Occorre però aggiungere che si tratta del silenzio del cuore, consistente nel far tacere le passioni ed i giochi esasperati dell’immaginazione, nonché il pensiero foriero di utilità o costruttività nei confronti degli eventi, delle cose e degli esseri. Anche questo è un aspetto compreso nell’esclusione dei metalli dal Tempio, requisito indispensabile per l’instaurazione della sacralità rituale, ovvero per la consacrazione dello stesso Tempio.
Cos’è dunque il silenzio? Una semplice condizione ambientale che possiamo creare e mantenere? Oppure si tratta di una condizione surreale, simile a quella descritta da certi professionisti subacquei arrivati a descrivere stati d’animo sperimentati nel silenzio assoluto degli abissi? Quegli stati d’animo particolari definiti in successione con termini come timore, paura, sgomento, quiete, calma, distensione, contemplazione, riflessione e meditazione, per culminare in esaltazione, una condizione simile alla beatitudine se non addirittura alla felicità?
Un antico proverbio cita che “A forza di tenere aperta la bocca, si sono chiuse le orecchie”, un detto che nasconde una profonda verità.
La parola è il mezzo ordinario di comunicazione fra gli esseri umani, è il veicolo d’ogni affetto che sottintende la relazione analitica. Proprio perché esprime e provoca questi affetti la parola, certe parole, acquistano in particolari circostanze significati particolari. Un valido psicanalista, Nacht, ammonisce che “come la parola unisce accomunando gli uomini, per l’inconscio dell’individuo può diventare quanto separa più profondamente”.
Nell’analisi psicoanalitica si è constatato che il silenzio non implica assenza di comunicazione, in quanto può originare un tipo primordiale, preverbale di comunicazione. Perché un paziente sotto esame possa arrivare al silenzio, occorre che lo psichiatra lo anticipi in questa condizione, perché bisogna instaurare un rapporto funzionale tra i due, affinché si percepisca l’altro come parte, seppur separata, della propria personalità, addirittura della propria coscienza.
Ho voluto esporre questo accostamento perché credo che quanti si siano posti sulla “strada del ritorno”, abbiano necessariamente organizzato sedute psicoanalitiche per sé stessi. All’inizio si è avuta la sensazione di ignorare del tutto l’altro racchiuso in noi, la parte che imponeva comportamenti e ritmi che non ci erano congeniali, che ci ponevano in uno stato di disagio. Si crea dapprima il silenzio, che origina sensazioni particolari, paragonabili allo stato di sonno, di inerzia, simile forse allo stato di morte. Si è bersagliati ed oppressi dalla necessità di uscirne, per cui il pensiero corre presto al desiderio della rinascita. Ma rinascita implica aver prima subito la morte, o perlomeno la perdita della coscienza, ovvero il decesso psicologico. È proprio la psiche che rifiuta la morte.
Eppure l’intera natura è caratterizzata dalla rinascita, dal morire pressoché quotidiano, come quotidiano è il rinnovarsi delle cellule del corpo fisico. È però psicologicamente che occorre essere disposti al mutamento, sempre che non si voglia isterilire, vegetare, invecchiare anzitempo o vivere comatosamente. Il mutamento psicologico è molto più importante di quello fisico, tant’è che suicida è colui che si uccide perché non sa morire psicologicamente per poi ricostituirsi su basi rinnovate.
È nel crogiolo del silenzio del Terapeuta, nell’Atanor alchemico, che la parola dell’Io cosciente si scopre come fantasma, proiezione deformante della realtà. Qui si tratta di rendersi interamente disponibili ad accogliere aspetti profondi ed a fondersi con essi. Uno stato di silenzio veramente realizzato stabilisce comunicazione con l’oggetto del silenzio, attraverso il contatto con il proprio Io interiore realizzato a livelli profondi. Questo può essere prodotto e realizzato con tecniche particolari di rilassamento e concentrazione, che producono un primo tangibile vantaggio costituito dalla possibilità di vivere il sogno in stato di veglia, dall’immediatezza della sua produzione, senza particolari elaborazioni e distorsioni, in condizione di vigile concentrazione che consente la pronta comprensione anche dei suoi aspetti più arcani. Ognuno di noi sa certo quanto sia importante approfondire la comprensione della propria personalità. Se pensiamo che nel sogno si vivono aspetti racchiudenti il lato psicotico della personalità normale, si capirà meglio perché parlavo di vantaggio. Comunque questi aspetti, proprio perché sono considerati normali, vengono tenuti dissociati, per cui possono portare a vari stati di disagio. Invece il sogno vissuto in stato di veglia porta ad un’ampia integrazione di questi aspetti, con conseguenti benefici morali e fisiologici.
La comunicazione verbale presuppone la dualità soggetto oggetto. Il bimbo ha potuto apprendere l’uso del linguaggio solo riconoscendo il diverso da sé, entrando così in rapporto con il mondo esterno. Da quel momento si è trovato a sperimentare una molteplicità di desideri, che rappresentano l’inseguimento illusorio dell’oggetto unico identificato sotto apparenze diversificate, in quanto annulla la separazione preesistente. È evidente che la realtà esterna suscita un grande bisogno di possesso che il mondo della molteplicità può solo in parte rinnovare senza mai saziare. Ciò che l’uomo vuole si trova però al di là di queste molteplicità. Egli può trovare riposo solo dall’unione stretta con l’oggetto, tanto da implicare una vera fusione con esso. Così liberato dal bisogno di avere, grazie a quest’unione, trova finalmente la quiete rappacificandosi nella gioia di essere.
È un grande bisogno di unione funzionale, ovviamente diretto ad un ordine di conoscenza squisitamente spirituale, che caratterizza i grandi mistici, i grandi iniziati, i Maestri che conosciamo attraverso la storia e la Tradizione. Per cui l’evangelica necessità del ritorno alla condizione infantile per aver accesso al Regno dei Cieli, acquista l’evidente significato di “fare silenzio, non aver desideri, passando così dalla condizione d’avere a quella di essere”.
Realizzare il silenzio non è né facile né infantile, specie nel corso di questa nostra esistenza, satura di rumori di varia natura, esterna ed interiore. Mentre non è facile la soppressione di quelli esterni, risulta ancor più difficoltosa l’eliminazione degli interni, dovuti a sensazioni, sentimenti e pensieri. Un esempio forse banale ma significativo evidenziante questa difficoltà, è noto a quanti abbiano sperimentato con successo la concentrazione. Ci si accorge dapprima che il ronzio della mosca come lo scricchiolio d’un mobile siano percepiti come il rombo di un cannone. Al contrario piccoli ed insignificanti pensieri ed emozioni acquistano particolarmente grande importanza.
Per conseguire il vero silenzio, che nulla ha da spartire con il silenzio di chi tace perché ha la mente vuota o perché teme di sbagliare, occorre sforzarsi di praticare, di operare ogni giorno. Se parliamo non possiamo udire. Bisogna far tacere le nostre voci, spogliarci dei pregiudizi e trovare la capacità di ascoltare con mente e cuore assolutamente liberi.
Le tecniche di concentrazione sono innumerevoli, ma la più diffusa e certo quella Yoga. Infatti il termine sanscrito Yoga significa unione, non solo con il divino, ma integrazione con sé stessi, col proprio Io interiore, ovvero con la nostra componente spirituale e creativa. Lo Yoga distingue quattro diversi stati di coscienza:
1) Stato di veglia
2) Stato di sogno
3) Stato di sonno profondo
4) Stato Turiya, che è l’unione dei primi tre.
A parte le modalità e le difficoltà di realizzazione, risulta evidente che ad ogni stato di coscienza corrisponde un livello di silenzio. Quanto più si riesce a raggiungere livelli di coscienza profondi, tanto più creativa diventa la condizione di silenzio acquisita. La parola crea comunicazione mentre il silenzio crea comunione. Evidente la differenza.
Lo stato di meditazione può essere definito condizione psico fisiologica di attività passiva e di quiete creativa. Non si tratta di una definizione oscura o contraddittoria, trattandosi di una parte della mente che viene mantenuta sospesa, in attesa passiva del materiale che le perverrà da un’altra parte che, in apparenza, costituisce la componente attiva. Solo apparentemente però, poiché in realtà è proprio l’atteggiamento di attesa che si dimostra in certo qual modo attivo, stimolando l’emergere (passivo) ed il fluire del materiale associativo.
Il vero silenzio ha come base questa contraddizione di opposti, tipica dell’essere umano, perché il semplice rilassamento porta inevitabilmente al sonno. Il voler restare svegli ad ogni costo fa perdurare lo stato cosciente, non consentendo allo stato cosciente stesso di arrivare al silenzio. Il segreto sta nel saper oscillare continuamente tra uno stato di veglia ed uno di sonno, fino a trovare un equilibrio stabile tra le due opposte condizioni. Analizzando lo sviluppo umano, si nota che esso non è altro che un continuo progresso dal sonno. Da quello quasi continuato del neonato si va verso un progressivo risveglio della coscienza, alla crescita dell’Io corrisponde sempre una diminuzione della necessità di dormire.
L’iniziato è anche definito risvegliato, perché ha la capacità quasi mai sfruttata di restare sempre sveglio, anche nel sonno, anche se questa è una condizione essenzialmente diversa dal semplice essere sveglio. È un vero salto di qualità, un vivere contemporaneamente a due livelli diversi. Questa necessità di equilibrio fra due opposti è stata espressa nella Tradizione iniziatica con vari simboli. Uno dei più conosciuti è il Caduceo ermetico, rappresentazione grafica della teoria indù della Kundalini, l’energia sessuale che, destata con opportuni esercizi, risale lungo la colonna vertebrale lungo due opposti canali che si incrociano nei centri sottili, appunto come il caduceo.
Altro simbolo è costituito dall’Androgino ermetico, dal Rebis di Basilio Valentino, in cui natura maschile e femminile, positivo e negativo, materiale e spirituale, sono perfettamente bilanciati.
Vi è un ulteriore simbolo, forse ancor più semplice e noto. In questo gli opposti sono graficamente rappresentati da due segmenti che si incrociano, uno orizzontale esprimente la passività ed il materialismo (squadra) e l’altro verticale esprimente l’attività e la spiritualità (compasso). Si tratta del simbolo della croce, dai molteplici aspetti e significati, comunque ben noto a tutte le scuole iniziatiche.
La psiche può essere paragonata alla superficie dell’acqua di uno stagno. Quando non è agitata si ha uno stato di quiete e di silenzio interiore, il raggio della coscienza la può attraversare ed illuminare in profondità. Al formarsi di un’onda il movimento superficiale può formare un’immagine riflessa, che può diventare chiara e riconoscibile. Quanto più si riesce a raggiungere uno stato di silenzio interiore, tanto maggiore sarà la limpidezza e la possibilità di identificazione e di riconoscimento dell’Io, anche se ovviamente talune reazioni restano determinate da stimoli esterni.
Abituarsi a tollerare l’immobilità ed il silenzio costituisce un modo di liberarsi dall’impiego ripetitivo dei movimenti, del linguaggio e del pensiero, diventando così più genuini e liberi. Il senso di continuità della coscienza è tenacemente legata alla continuità del pensiero, per cui ci sentiamo costretti ad una continua agitazione mentale tale da garantirla. I pensieri affluiscono alla mente senza sosta, in modo disordinato, ed anche se ci sforziamo di ordinarli in modo logico, restiamo sempre schiavi del pensiero. In realtà noi non pensiamo ma siamo pensati. Per porre rimedio a questo stato di cose dobbiamo imporci di inserirci in questo vuoto. È allora che cominceremo a sperimentare il vero silenzio. Con ripetuti tentativi si riuscirà ad ampliare questo spazio e acquisiremo esperienze davvero interessanti. Talune condizioni di tipo mistico ed iniziatico sono ben diverse anche se simili, nella sostanza, ad analoghe manifestazioni psicotiche.
Realizzando di fatto la condizione di silenzio profondo, si può raggiungere uno stato di regressione controllata, che permette una fusione con la cosa contemplata, sia essa un oggetto, un pensiero od un simbolo. È un sistema completamente diverso da quello scientifico, conduce alla conoscenza e presuppone l’osservazione della cosa da parte di un soggetto totalmente distaccato, mai un fondersi tra i due. Un rapporto fusionale consente la penetrazione dentro l’oggetto, un guardarlo dall’interno. Per cui conoscere il fiore è essere il fiore, fiorire come il fiore, godere tanto del calore solare quanto dell’umidità della pioggia. Se ciò avviene, il fiore ci parla, ci rivela i suoi segreti, le sue gioie e le sue pene. Allo stesso modo si possono comprendere tutti i segreti dell’universo, che includono tutti i segreti dell’Io, quel mio Io che ho ricercato ed inseguito poiché ho scisso me stesso in una dualità, inseguitore ed inseguito, l’oggetto e la sua ombra..
La realizzazione di un simile stato di consapevolezza richiede il mantenimento di buona parte di sé stessi in condizione di immobilità spettatrice. Una singolare utopia sarebbe trasformata così in stato di forza dell’Io, tale da consentire di tacere senza dormire, consentendoci di trasformarci da normali individui separati in corpo ed anima, materia e spirito, in un tutt’uno con l’universo.
Non è cosa facile il conseguimento del silenzio sfruttandone i vantaggi, esattamente come è complesso il diventare veri Massoni. Le vie tracciate dai saggi che ci hanno preceduti nella via iniziatica, che hanno lasciato tracce per noi della loro Fede, non sono facili da percorrere. Non potrebbe essere altrimenti, in quanto diversamente non potremmo veramente acquisire merito alcuno per smaltire parte del fardello karmico di cui siamo gravati. Cosa ci distinguerebbe dal resto dell’umanità se così non fosse? Che significato potrebbe avere l’iniziazione?
Riflettiamo su questa differenziazione, su queste difficoltà, sulle enormi soddisfazioni che ci sono però riservate qualora vedessimo realizzati attraverso i nostri sforzi i nostri supremi ideali. Senza dubbio persone amiche, ed ancor più esseri che si amano, realizzando uno stato di silenzio possono raggiungere una comprensione reciproca, un’armonia, una condizione di piacere e di benessere ineguagliabile, incomprensibile da parte di chi non lo abbia mai potuto sperimentare. Appartenendo ad un ordine iniziatico prima o poi lo si sperimenta. In quel silenzio la distinzione tra me e te è annullata, ogni cosa diventa unica con noi stessi, come una voce interiore per cui la mia voce diventa la tua, e la tua è la mia voce: è la Comunione.
La Catena viene così realizzata come sublime esaltazione del silenzio. È la Catena d’Amore, l’unione che origina la Fede comune, da cui scaturisce la Forza dà volontà e perseveranza per conseguire le finalità che sono nostre dall’iniziazione. Una Forza che non svanisce allo scioglimento della Catena perché resta in noi, per aumentare le nostre energie che ci consentiranno di vivere in simbiosi con ideali e principi muratori il messaggio di vera Libertà, Uguaglianza e Fraternità. Le virtù fondamentali per la costituzione di un mondo migliore rappresentato dal Tempio dell’Umanità.

V.'.M.'. Francesco R.'.L.'. "G. Bruno" Or di Casarano

In questa Galleria d’Arte di Napoli, dove il silenzio dialoga con la bellezza e ogni opera diventa ponte tra visibile e ...
19/08/2025

In questa Galleria d’Arte di Napoli, dove il silenzio dialoga con la bellezza e ogni opera diventa ponte tra visibile e invisibile, il nostro pensiero vola a Giordano Bruno, spirito indomito, martire del libero pensiero e guida immortale dei cercatori di verità.
Il suo fuoco non fu cenere, ma scintilla che ancora oggi arde nei cuori di chi osa guardare oltre il velo delle convenzioni, per abbracciare l’infinito.
A lui dedichiamo il nostro cammino interiore, fatto di Luce e Conoscenza, di fede nella libertà dello spirito e nell’eterna ricerca del divino che abita in ogni uomo.
Ogni pietra, ogni colore, ogni forma che incontriamo in questo tempio dell’arte ci ricorda la sua voce che risuona oltre i secoli: “L’universo è infinito, e l’uomo è chiamato ad elevarsi in esso come scintilla immortale.”
In memoria di Bruno, fratello di luce, rinnoviamo il nostro giuramento: non smettere mai di cercare, non smettere mai di ardere, non smettere mai di servire la Verità, che sola rende liberi. TFA 🌿🌿🌿 Fr.'. Cosimo Scialpi 🌿🌿🌿

Napoli non è mai soltanto Napoli, è ventre che custodisce segreti, è altare e crocevia dove la materia diventa spirito, ...
18/08/2025

Napoli non è mai soltanto Napoli, è ventre che custodisce segreti, è altare e crocevia dove la materia diventa spirito, ed è in questo respiro che Totò, il Principe Antonio de Curtis, va oltre l’attore e la maschera comica, diventando un iniziato capace di parlare la lingua nascosta dei vicoli. Nella sua risata c’era il pianto antico di Partenope, nel suo sguardo malinconico l’eco di un sapere che appartiene ai silenzi delle catacombe e non ai palcoscenici. Totò non fu soltanto principe della risata ma sacerdote invisibile di una Napoli esoterica che rivela attraverso la farsa ciò che il cuore umano non osa dire a voce alta. E proprio qui nasce una riflessione che sento appartenermi: i rapporti umani, nel tempo, hanno bisogno di spingersi oltre le maschere, hanno bisogno di diventare autentici. Autenticità non significa mostrarsi perfetti, ma permettere a ogni incontro e a ogni viaggio di trasformarci, di metterci di fronte al cambiamento e al confronto. È in questo processo che anche i caratteri più orgogliosi e più duri trovano, per mezzo della convivialità e dello scambio sincero, il coraggio di rivelare senza vergogna la propria parte vulnerabile, quella parte umana che troppo spesso nascondiamo per timore di sembrare deboli. E invece proprio quella fragilità, condivisa e accolta, è il vero toccasana che scioglie e livella ogni conflitto sterile. Totò lo sapeva bene: ridendo smascherava i giochi di potere, trasformava la miseria in dignità e ricordava a tutti che il vero oro non è quello che si accumula, ma quello che nasce dall’autenticità dei legami e dalla capacità di riconoscersi, uno di fronte all’altro, senza difese e senza maschere.

Maurizio Cortese.

IL V.I.T.R.I.O.L.L'azione del V.I.T.R.I.O.L nella terra oscura, risulta essere il lavoro più doloroso che l'iniziato dev...
30/07/2025

IL V.I.T.R.I.O.L.

L'azione del V.I.T.R.I.O.L nella terra oscura, risulta essere il lavoro più doloroso che l'iniziato deve compiere

durante la prima fase dell'opera alchemica. Si può osservare la sua azione corrosiva attraverso la tensione che si viene a creare, sia nel momento in cui si viene chiamati all'azione e sia nei momenti di lotta con le proprie emozioni limitanti che derivano dalle proprie insicurezze frutto di schemi imposti dalla società, dalle proprie illusioni e dai pregiudizi in cui l'orgoglio e il bisogno di eccellere per approvazione si antepongono come ostacolo al cammino dell'apprendista. Il primo passo doloroso, ma molto importante è riconoscere a se stessi come punto di partenza, la propria entropia emotiva, pertanto il silenzio che viene chiesto, non è un silenzio punitivo o passivo interpretabile solo come assenza di parola, ma un silenzio introspettivo che in maniera oggettiva, deve condurre l'iniziato ad essere testimone distaccato di fronte al proprio caos, ovverosia è quella profonda presa di coscienza che deve trascendere tutto ciò che accade nella propria mente. A tal proposito mi giunge alla memoria dalle varie tornate di loggia in primo grado sostenute in occasioni importanti di incontro e confronto tra fratelli, il segno simbolico dell'apprendista quando si mette all'ordine con la mano sotto la gola, ciò rappresenta l'atto di "perdere la testa" non tanto nel senso letterale, ma nel senso simbolico da applicare con forza, volontà e determinazione nel momento in cui si compie qualsiasi azione, che non deriva più da pulsioni meccaniche frutto di false zone confortevoli, ma da un'azione vista come esercizio e disciplina che porta a compiere ogni cosa che si ritiene giusta, nella misura. in cui si avverte l'istinto del cuore nell'agire, anche con tutta la paura. Nel momento in cui si decide di agire, non tanto come atto fine a se stesso, ma come atto di responsabilità verso se stessi e gli altri, la mente incomincia a creare un ordine di idee cominciando a sviluppare quella ragione essenziale messa al servizio del bene disinteressato da ogni forma di appagamento personale. La memoria si deve regolare, non più sulle impressioni esteriori del presente, associandosi ad avvenimenti passati sia positivi che negativi, ma come principio ordinatore che grazie alla conoscenza, al confronto tra fratelli e alla guida del Maestro Venerabile, aiuta a percepire le cose per come sono realmente. Tuttavia per imparare a domare le proprie emozioni, bisogna riconoscere le asperità della pietra grezza, ma anche alcune parti vulnerabili di cui è caratterizzata, che richiedono pazienza e diversi metodi di approccio con gli strumenti messi a disposizione durante il lavoro di sgrossatura, quindi se da una parte ci sono azioni da compiere con prudenza se lo si ritiene necessario, dall'altra ci sono invece azioni da compiere con più forza e grinta, il compito è capire quanto agire, come agire e se si è veramente pronti ad agire, dipende da quanto si è disposti ad ammettere e accettare i propri limiti imparando dai propri errori e da quanto si è disposti a spogliarsi dalle giustificazioni dell'ego che ostacolano il vero lavoro, concludo quanto scritto sostenendo che il lavoro iniziatico, consiste nel governare il caos, perché così come il piccolo demone di Maxwell seleziona con intelligenza le particelle per separare caldo e freddo, così L'apprendista deve esercitare la sorveglianza sui propri stati interiori, osservare i propri pensieri senza negarli, misurare le proprie reazioni, custodire ciò che è nobile lasciando passare ciò che è utile. Tutto questo ha un costo energetico di volontà e coraggio,

governare se stessi è l'inizio dell'ordine.

Ho detto.

Fratello:. Maurizio Cortese

Indirizzo

Casarano

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Reg. Log. "Giordano Bruno" pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi