24/06/2026
Ciò che l’album registrava nel 1986 – l’impossibilità di continuare anche solo a immaginare una politica del rifiuto e l’installazione del lutto come condizione affettiva strutturale – è ancora lo stato cronico in cui versa la nostra esistenza collettiva nel tardo capitalismo del 2026. Ma l’album non si è fermato alla diagnosi. Ha codificato una mentalità specifica: triste, letteraria, goffa, q***r nel senso più ampio, fedele al dolore perché il dolore è la precondizione di ogni vera speranza. Questa sensibilità che, al di là del modo di produzione – sconfessato dagli Smiths stessi nel momento in cui uscì l’album con il passaggio da Rough Trade a EMI – può essere definita “indie”, è stata e continua a essere mantenuta viva, dai Belle and Sebastian ai Magnetic Fields, dai Sundays ai National, così come da ogni pellegrino che ancora oggi si reca al Salford Lads Club, contro una cultura dominante che impone una facciata di positività obbligatoria.
Tratto da
https://hvsr.net/post/2026/the-smiths-the-queen-is-dead?utm_source=substack&utm_medium=email