27/10/2024
La Puglia è uno stato d'animo!
Mah!
Se senso ha uno è il seguente:
Il ronzio di una mosca in ambiente sterile risuona come quello di un esercito di api nella mia testa. È il telefono che vibra sul comodino e continuerà a tremare col sogno di Eracle. «Con le mani scavo una buca nella sabbia fino a trovare il mare, ci salto dentro, bevuto da una grande bocca scivolo nelle viscere della terra. L’acqua penetra incessante e scolpisce lenta nella roccia amore e sesso, religione e peccato, figure che a dispetto si muovono frenetiche e vestite d’inferno. Soffoco fradicio di sudore tra lo sfiato della valvola di una bombola d’ossigeno riempita oltre il limite. L’allarme mi confonde e mi perdo nel letto dove mi dico che stamattina farò tardi al lavoro. Nella caverna entra un fascio di luce dalla stessa bocca che mi ha mangiato, parlo in inglese con quelle immagini deformate e urlanti, un dialogo che fluisce come la mia discesa. Il mentore coraggioso illumina l’anfratto dove si ergono due colonne che segnano il confine superato solo da Ercole. Mi avvicino con gli abiti appiccicati alla pelle mentre la memoria gocciola come una stalattite per ricordarmi la formazione delle ossessioni nascoste tra le stalagmiti. Entro nell’ignoto e riconosco il serpente tentatore, avvinghiato su se stesso gira come un rapido e io malato di tacofobia a bordo di un vizio malefico. Lo esorcizzo con innumerevoli segni della croce e mi fermo solo quando raggiungo l’illusoria perfezione del segno. Mi avventuro lungo un corridoio stretto senza sfiorare niente e nessuno, scosto con disappunto il braccio di chi, poggiatolo sulla spalla, mi guida. Mi guida o mi attrae, perché raggiungo una lupa con le mammelle ancora piene di latte, quelle da cui mi sono staccato troppo presto e così inesperto per poter cogliere l’invito di Marietta, la benzinaia che, mentre pompo le ruote della bicicletta, dice: “Che bel bambino!”. Sola come la lupa c’è anche Maria Maddalena, falsa penitente che ancora accende le guance dei più innocenti gladiatori, quegli stessi che le ricordano i suoi peccati o essi stessi frutto del suo peccato accarezzato. Mi interrogo sulla possibile falsa verità di duemila anni. Allora in quella solitudine devo mandarci la croce, perfetta se col prete inchiodato. L’ansia attraversa lo stomaco e raggiunge le gambe i cui passi si fanno sempre più lunghi fino al raggiungimento del balcone dove la grotta si fa bianca… Gli squilli del telefono anticipano la sveglia. Philomena mi avvisa del tuo risveglio. Poi, richiudo gli occhi per vedere se il viaggio nelle grotte di Castellana si è concluso o soltanto interrotto». «All’inferno se non si va ci si manda in tutte le stagioni, è il solo luogo trovato dal mare e avulso dal meteo e dal cibo. Dobbiamo mandarci anche le paure».
«Prima di uscire mi fermerò davanti allo specchio per allentare il nodo della cravatta e lasciare il giugulo scoperto».
Bellofatto /Les Flâneurs Edizioni
Domattina ci ritorno