08/09/2021
LA COLLEZIONE PER PASSIONE
➡️ INAUGURAZIONE SABATO 11 SETTEMBRE ORE 18.00 PRESSO LA CASA DELLA FANTASIA DI SARMEDE
di Duilio Dal Fabbro
Questa è una storia da raccontare che parte da lontano. Una storia originale, la mia, consolidata in tanti anni di ricerche, di passione per l’arte e per il collezionismo. Un “contagio” iniziato verso la fine degli anni Sessanta, quand’ero ancora un giovane rappresentante nel settore commerciale. Sono nato nel 1948, lo stesso anno in
cui, nella nostra chiesa parrocchiale di Ca****la Maggiore, apparve un affresco dipinto da Luigi Cillo, allora ventottenne, nella parete di fronte all’altare maggiore dove in origine si trovava l’organo. Il tema era quello dell’Ascensione, un murale complicato e irregolare di trentacinque metri quadri. Ardua impresa per qualsiasi artista, impensabile per un giovane pittore che dipingeva da soli otto anni. Luigi Cillo, in seguito alla collaborazione con Pino Casarini nel 1946 per la stesura degli affreschi nel Duomo di Sacile, si sentiva pronto e motivato a realizzare il suo primo capolavoro a dimostrazione di una maturità fuori dal comune. Accettò la sfida con un profondo senso della responsabilità e la consapevolezza di riuscire nell’impresa, proprio nella sua chiesa di appartenenza. Al termine dei lavori l’affresco fu presentato alla comunità e tutti ne furono sorpresi: alcuni ammirati, ma la maggioranza rimase perplessa e disorientata; in generale si aspettavano di vedere delle immagini
tradizionali, non percepivano la sensibilità innovatrice del giovane pittore fuori dal tempo. Il linguaggio di Cillo risentiva pienamente della temperie cubista che in quegli anni dominava in Italia e in Europa. Questo percorso lo si può osservare in alcune soluzioni strutturali della forma, quale l’incanto assorto della Madonna al centro della scena, collocata tra la Maddalena e San Giovanni, figurazioni popolane quali esempi di casariniana memoria, riverenza dovuta al grande maestro, più volte confermata dallo stesso Luigi Cillo. Il resto dell’affresco rivelava ascendenze
rinascimentali e quattrocentesche riferibili a Masaccio, Simone Martini e Piero della Francesca nel loro paesaggio toscaneggiante. Dopo la metà degli anni Settanta, accompagnavo di primo mattino Luigi Cillo nelle nostre memorabili escursioni nelle Dolomiti, in missione per dipingere le montagne più belle del mondo. In questi
viaggi mi citava le stimolanti frasi del suo maestro Pino Casarini: “Cillo, ricordati la nostra attività di pittori frescanti nel momento della nostra scomparsa: l’immortalità ci condurrà per sempre sui sentieri degli antichi maestri del rinascimento”. Luigi Cillo, dopo quella straordinaria esperienza lavorativa, custodì una particolare riconoscenza verso Casarini, qualificato tra i grandi affreschisti del Novecento.
Inoltre si vantava della comune amicizia consolidatasi in occasione della visita del maestro all’affresco di Ca****la Maggiore. Un altro estimatore di chiara fama fu Luigi Coletti, Treviso 1886 – 1961, professore e noto storico dell’arte, chiamato per una valutazione sull’Ascensione, richiesta dalla commissione d’arte sacra della diocesi di Vittorio Veneto. Ora l’affresco, dopo il doveroso restauro e la pulizia avvenuta nell’estate del 2015, ha ritrovato la sua luce originaria coinvolgente per la spiritualità celeste che emana ed al tempo stesso risulta di grande interesse culturale.
Non bisogna dimenticare che il 1948 fu per Cillo un anno straordinario: venne scelto per partecipare alla prima Biennale Internazionale di Venezia del dopoguerra con il dipinto: La Casa Bianca. Nel 1950 lo ritroviamo presente alla stessa Biennale con l’opera Sull’Argine del Carron. Nello stesso anno indaga e scopre nella chiesa della Mattarella di Ca****la Maggiore l’affresco trecentesco L’ultima Cena, sotto l’intonaco dell’antica parete che componeva l’originaria chiesetta. L’anno successivo, su invito, manda il dipinto Figura alla prima Biennale di San Paolo in Brasile. Di conseguenza nel 1952 parte per questa nazione dove rimane otto anni, vivendo un periodo di intensa attività creativa in cui la sua pittura murale e le ceramiche suscitano ammirazione e consensi. Vince nel 1954 il primo premio all’Esposizione di Arti Plastiche di San Gaetano do Sul. Questo ambito premio gli procura ulteriori committenze: decora il cinema “Vitoria” e il ciclo degli affreschi nella cattedrale di Matriz Vehla, la chiesa più importante di San Paolo.
Dopo questo lungo preambolo, faccio un salto verso la fine degli anni Cinquanta, quando frequentavo la chiesa con mansioni da chierichetto; la mia curiosità per l’arte mi portava spesso ad osservare le opere di arte sacra che ornavano le pareti
e i soffitti della chiesa e capivo già, nonostante una mia ancora acerba passione, ritenevo l’Ascensione il capolavoro più importante da tenere in considerazione.
Credo che l’affresco fosse una fissazione, l’origine di quella mia passione che mi avrebbe portavo verso il collezionismo; in pratica è un’opera che considero virtualmente di mia proprietà, la prima della mia immaginaria collezione personale; non a caso negli anni Ottanta ho trovato il bozzetto secondario: Ascensione con apostoli e angeli del 1947, cm. 55 x 41.5 presentato alla commissione d’arte sacra di Vittorio Veneto. Dopo alcuni anni ho recuperato anche il grande studio: Ascensione di Gesù, uno “stacco d’affresco” del 1947, cm. 214 x 170 che per Cillo era stato l’unico punto di riferimento nonostante le diatribe avvenute durante l’esecuzione dell’affresco contestato. Attualmente queste due opere appartengono alla comunità, nella collezione permanente del comune.
Ricordo che all’età di dieci, forse undici anni, avevo chiesto riferimenti circa il dipinto al parroco, ma le sue risposte, anche insistendo, erano sempre state vaghe o negative, ma io insistevo con le stesse domande; l’ultima volta rimasi sconcertato davanti alla sua risposta inaspettata e alquanto provocatoria: “quell’affresco doveva essere tolto!” Giunto alla maturità avevo capito che tra il parroco e Luigi Cillo c’era una chiara incomprensione che durò tutta la vita, sicuramente dovuta al loro
carattere introverso e scontroso. Dopo il servizio militare cambiò la mia attività lavorativa e, come accennato sopra, diventai agente di commercio: fu il mio traguardo che realizzò la mia ambizione primaria dopo un’infanzia problematica e difficile. Utilissimo è stato l’importante quinquennio scolastico dopo la scuola primaria, indispensabile per l’attività lavorativa e l’indimenticabile periodo del calcio giocato; trovai la serenità e il benessere grazie alla mia professione, favorita dalla svolta legata ai grandi cambiamenti industriali e commerciali. Frequentavo per lavoro quasi tutto il Friuli, le province di Gorizia, Trieste e Pordenone, e alcune zone del medio Cadore. In queste città le attività culturali erano frequenti per cui mi concedevo degli spazi di tempo libero per visitare le varie mostre in programma, sostenendo così la mia radicata passione per l’arte che si sviluppò nell’ambito di un collezionismo locale e, gradualmente, ampliai la visione in campo nazionale e
internazionale. Nel tempo visitai le fiere e molti musei delle città italiane, quindi vennero le escursioni internazionali a San Pietroburgo e New York, le memorabili manifestazioni fieristiche di Bologna, Parigi e Basilea. Nella scorsa estate, infine, ho curato la mostra antologica di Luigi Cillo ad Haapsalu, Estonia, nel Evald Okase Muuseum: “Spirituali emozioni sulla natura”. Queste frequentazioni sono state la “luce” e l’apice della mia passione: miravo al collezionismo di qualità. Ho così cercato di alimentare nuove conoscenze non tanto per capire l’arte, ambizione complicata e difficile da spiegare, ma per affidarmi al gusto personale, di alcuni amici fidati e della mia acquisita esperienza. Ho sempre letto molto, la mia biblioteca contiene un gran numero di libri e cataloghi d’arte e altrettante riviste specializzate. Le mostre che ho allestito e curato personalmente sono state un centinaio a cui si aggiungono molte altre esposizioni alla cui realizzazione ho collaborato attivamente.
Ma non posso, inoltre, dimenticare le esperienze più importanti e appaganti la mia passione per l’arte e la relativa attività, in particolare la conoscenza e il rapporto di lavoro con il prof. Giovanni Granzotto che hanno segnato un periodo molto
importante nel quale ho potuto scoprire un mondo nuovo: il mondo dell’arte e della cultura ai massimi livelli. Grazie all’amicizia e alla collaborazione con il noto critico d’arte, sono stato invitato in molti musei internazionali e nazionali, ho conosciuto i loro direttori assieme ai moltissimi artisti che partecipavano alle diverse esposizioni, in buona parte diventati amici e le cui opere sono presenti oggi nella mia collezione; ho raccolto le loro firme nei relativi cataloghi che conservo gelosamente per gratitudine.
Sacile è sempre stata una zona produttiva, punto di riferimento per la mia attività e nello stesso tempo per la mia passione artistica. Ricordi indelebili di quegli anni, eravamo nella seconda metà degli anni Ottanta, frequentavo assiduamente la Galleria dello Studio GR, prima in Viale Zancanaro, poi nello spazio situato in Piazza del
Popolo, il “salotto” della città friulana. Esperienza fondamentale di crescita culturale e gestionale a favore del mio infinito “tormento”: l’arte e il collezionismo. Ora questa raccolta documenta i risultati del mio percorso da collezionista; opere scelte in base alla mia esperienza e ai consigli “della scuola granzottiana”, a dimostrazione della loro incontestabile qualità, pubblicate ed esposte in più occasioni nelle importanti “cattedrali” nazionali ed europee dell’arte.
Dopo tanti anni di ricerche e acquisizioni, la “Casa della fantasia” di Sarmede accoglie, nelle sue capienti sale espositive, una sessantina di opere della mia collezione personale, per una mostra proposta e voluta dal sindaco Larry Pizzol e dall’Amministrazione Comunale, in collaborazione con la Fondazione Štĕpan Zavřel e del nuovo presidente Uberto Di Remigio, che ringrazio anticipatamente
per l’ospitalità. Questa mostra, che ho voluto curare personalmente con ambizione e oculatezza, ha il merito di porre in evidenza, aprendo diverse prospettive e suggerendo spunti di riflessione, le varie correnti che percorrono parte della pittura italiana e internazionale dalla fine del secondo dopoguerra fino ai nostri giorni del nuovo secolo, per una scelta formale del tutto coerente e compiuta.