03/01/2021
Ormai sono sicura che ci sia un destino che definisca il succedere della vita. Se riconosci il flusso della tua esistenza, sei grado di creare la realtà che veramente desideri. Se vivi in un modo non consono, la vita ti può stravolgere, come è successo a me anni fa. Lo stress che stavo vivendo mi ha travolto facendomi entrare in coma per due mesi e mezzo. Posso dirti che è stato un momento meraviglioso. Ho visto e sentito delle cose così belle, che non volevo più andare via.
Sono tornata però e ho deciso di fare quello che desideravo sin da bambina, ma non ho fatto mai: scrivere.
La mia vita è stata talmente affascinante da poterci elaborare un romanzo. Ho anche inventato qualcosa, ma quello che ho scritto è quasi tutto realmente accaduto. Di personaggi inventati, ce n'è solo uno. Tutti gli altri sono persone che realmente hanno vissuto l'esperienza insieme a me. Qualche persona reale l'ho calata in un ambiente inventato. Insomma un bella combinazione.
Riporto di seguito una parte di racconto, scritto quando mi sono svegliata dal coma:
Mi svegliai in ospedale.
Una luce soffusa bianca mi riempiva gli occhi.
Ero sdraiata su un letto, vidi delle persone in divisa che lavoravano tranquillamente. Altri letti mi
circondavano. Non sapevo perché fossi lì, ero solo rammaricata di aver lasciato qualcosa di
stupendo. Andai via ancora, non so per quanto tempo. Riaprii di nuovo gli occhi, nuovamente mi
apparve la stessa sala bianca, di nuovo vidi qualche persona in giro e altri letti. Lentamente stavo
riprendendo conoscenza.
La prima azione fu toccarmi i capelli, ma con la mano percepii solo la testa quasi rasata e non la
folta e lunga chioma riccia che avevo. Poi, poco prima di scomparire di nuovo, avvertii una lunga
treccina di capelli in fondo al capo, sulla nuca, come se l’avessero lasciata in ricordo di com’ero. I
contatti con il mondo esterno si confondevano con i sogni, intersecandosi tra loro in un moto
continuo.
Iniziò così, la mia nuova vita.
Prima avevo terrore della morte. La vivevo come un evento spaventoso con il quale terminava
l’esistenza. Avevo la sensazione che il tuo Essere scomparisse. Dopo il coma, la visione cambiò,
perché ebbi la fortuna di vedere cosa c’era dopo.
Appena ebbi la consapevolezza di essere tornata qui, su questa Terra, cercai di tornare indietro,
perché quello che avevo appena vissuto era meraviglioso.
Concentrai tutta me stessa, trattenni il respiro e tentai di ripercorrere il sentiero appena lasciato.
Dopo tantissimi attimi sospesi nel nulla, aprii gli occhi e vidi il soffitto bianco dell’ospedale che mi
osservava dall’alto.
Forse non ho provato nel modo giusto, pensai.
Provai di nuovo, in modo talmente forte da lasciarmi esausta, ma ancora, quando aprii gli occhi,
c’era sempre il soffitto bianco che stava sopra di me.
Tentai una terza volta. Presi il poco di energia nascosta ancora da qualche parte, chiusi gli occhi e,
con tutta la determinazione del mio cuore, cercai di tornare per rivivere come anima e spirito per
sempre. Dopo attimi interminabili di incommensurabile sforzo, mi accorsi di essere rimasta
immobile nel letto.
Il soffitto bianco continuava a guardarmi e mi ricordava che non potevo fare più nulla per tornare
indietro. Almeno non subito.
Il romanzo lo stamperanno tra una ventina di giorni. Ti farò sapere.