Il teatro-museo Turi Grasso, racconta l'esperienza artistica del maestro a cui e' intitolato, nella continuazione dell'Opera dei Pupi acese... Ancora oggi si effettuano incontri con i pupari e spettacoli per adulti e bambini... prenota al 3478061464.... Dopo aver svolto molteplici lavori sempre nel campo dell’artigianato e dell’arte, all’età di 16 anni si accosta per la prima volta all’Òpra dî Pup
i, assistendo agli spettacoli di via Alessi dove il puparo Emanuele Macrì, notandone l’assiduità e l’interesse, lo volle con sé come manovratore. Si delinea così la vera vocazione di Turi che, al fianco di Macrì, dal quale apprende velocemente tutti i segreti, partecipa a numerose tourneè in Italia e all’estero. Ma, dieci anni dopo, Turi decide di lasciare la compagnia del Macrì e di tentare da solo l’avventura del puparo. Dopo aver costruito i primi Pupi, aiutato dalla moglie Venera, che a tutt’oggi ha il difficile compito di costumista dei Pupi, Turi vuole realizzare il suo sospirato sogno: mettere in scena i Pupi con una sua compagnia. Appronta quindi il banco di manovra, le scene, le quinte, la bocca d’opera e inizia le prime rappresentazioni di piazza in piazza. E proprio dalle piazze deriva il grande successo dei Pupi che si rifanno alla tradizione delle marionette spagnole, approdate casualmente a Napoli, dove il catanese Giovanni Grasso le acquistò nel 1861. Egli le aveva viste recitare prive di armature e se ne appassionò. Le portò in Sicilia, dotandole di armi e corazze e facendone i primi veri Pupi. Si diffusero rapidamente in tutta l’Isola divenendo la principale forma di spettacolo popolare, trattando i temi dell’epoca cavalleresca del ciclo carolingio. Col tempo, si delinearono tre diverse scuole di realizzazione e manovra dei Pupi:
- la scuola palermitana, dove i Pupi misurano circa 80 cm., hanno le ginocchia snodabili e la spada riposta nel fodero
- la scuola catanese, i cui i Pupi misurano circa 140 cm.
- la scuola acese, con pupi alti 120 cm. In queste ultime due scuole, i Pupi vengono costruiti con ginocchia rigide e spada in pugno. Ai Pupi viene dato il movimento dall’alto di un banco di manovra, a differenza di quelli palermitani la cui manovra avviene dallo stesso piano dei Pupi. Turi, da buon acese, realizza i suoi Pupi secondo i canoni della tradizione: la struttura è di legno e ferro imbottita di paglina, l’armatura di rame, interamente sbalzata a mano, le teste di legno scolpite e dipinte con maestria, i costumi di tessuti pregiati, allestiti dalla moglie, completano i Pupi che possono definirsi vere e proprie opere d’arte. Naturalmente la messa in opera dello spettacolo viene accuratamente preparata prendendo spunto dai testi della "Chançon de Roland", dai testi di G. Lo Dico, dalla "Gerusalemme liberata", liberamente rielaborati dal maestro Turi, il quale prepara i copioni, che reciterà da dietro le quinte, dando voce a tutti i personaggi la cui manovra richiede la forza e l’abilità di almeno quattro manovratori. La prima del suo spettacolo, nel 1963, è un vero trionfo che realizza il suo sospirato sogno. Da allora in poi, Orlando, Rinaldo, Agricane, Gano di Magonza, Carlo Magno, Angelica, tutti i personaggi di Turi sono stati ammirati ed applauditi da moltissime persone, rappresentando e tenendo alto il nome della città e del puparo a cui appartengono.