11/10/2026
Duomo di Todi (PG)
Il Duomo di Todi (Concattedrale della Santissima Annunziata), che domina Piazza del Popolo dall'alto di una imponente scalinata, racchiude nella sua facciata e nella sua controfacciata un ricchissimo patrimonio di arte, storia e singolari curiosità.
La splendida facciata a cortina quadrata, in pietra bianca e rosa tipica del romanico umbro-lombardo, è un'opera d'arte dinamica, modificata dal XIII al XVI secolo. Il monumentale portale maggiore è incorniciato da ricchi intagli in legno di noce e quercia. La curiosità risiede nella sua realizzazione distanziata nel tempo: i quattro pannelli superiori furono scolpiti da Antonio Bencivenni da Mercatello (1513-1521), mentre i sei pannelli inferiori vennero aggiunti più di un secolo dopo, nel 1639, da Carlo Lorenti.
Completato tra il 1515 e il 1523, il rosone centrale è considerato un capolavoro assoluto dell'architettura rinascimentale umbra, descritto storicamente per la sua incredibile finezza "condotta con la delicatezza di un merletto o di una trina". Osservando i cornicioni, gli archetti pensili e le pareti esterne laterali, si nota un fitto repertorio di droleries medievali: sculture in rilievo che raffigurano creature mostruose, mascheroni, draghi e animali misteriosi con una funzione apotropaica (per scacciare il male). Nel 1951 la cuspide del campanile fu completamente abbattuta e rimossa. Il motivo? Il peso enorme della struttura originaria metteva in serio pericolo la staticità dell'intera torre campanaria.
Entrando nel Duomo e voltandosi indietro, l'intera parete della controfacciata è occupata da un immenso e spettacolare affresco che cattura immediatamente lo sguardo del visitatore: Il "Giudizio" Ispirato alla Sistina, opera di Ferraù Fenzoni, detto "il Faenzone" del 1596. L'opera è un esplicito e maestoso omaggio al Giudizio Universale di Michelangelo nella Ca****la Sistina.
Riprende fedelmente l'impostazione michelangiolesca nei volumi anatomici, nel dinamismo dei corpi e nelle figure centrali del Cristo Giudice e della Madonna protesa in un atteggiamento di intercessione. Oltre al valore artistico, l'affresco aveva un forte intento ammonitore: i fedeli, uscendo dalla chiesa dopo la messa, si scontravano visivamente con la rappresentazione dell'Inferno e del Paradiso come ultimo monito morale prima di rientrare nella vita quotidiana della piazza.
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