Centro Culturale “Mario e Luigi Sturzo”

Centro Culturale “Mario e Luigi Sturzo” Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Centro Culturale “Mario e Luigi Sturzo”, Centro culturale, Via Giovanni Burgio, 41, Caltagirone.

Il Centro Culturale "Mario e Luigi Sturzo", istituito con atto pubblico sin dal giugno 2013,per raccogliere, pubblicare gli scritti di Mario e Luigi Sturzo e di altri studiosi nel campo delle discipline umanistiche,in particolare alla sociologia e storia

𝙈𝙊𝙉𝙎𝙄𝙂𝙉𝙊𝙍 𝙈𝘼𝙍𝙄𝙊 𝙈𝙀𝙎𝙎𝙄𝙉𝘼, 𝙄𝙇 𝘾𝘼𝙉𝘾𝙀𝙇𝙇𝙄𝙀𝙍𝙀 𝘿𝙀𝙄 𝙎𝙊𝙁𝙁𝙀𝙍𝙀𝙉𝙏𝙄𝙌uesto ritratto di Monsignor Mario Messina rappresenta un framment...
15/06/2026

𝙈𝙊𝙉𝙎𝙄𝙂𝙉𝙊𝙍 𝙈𝘼𝙍𝙄𝙊 𝙈𝙀𝙎𝙎𝙄𝙉𝘼, 𝙄𝙇 𝘾𝘼𝙉𝘾𝙀𝙇𝙇𝙄𝙀𝙍𝙀 𝘿𝙀𝙄 𝙎𝙊𝙁𝙁𝙀𝙍𝙀𝙉𝙏𝙄

𝙌uesto ritratto di Monsignor Mario Messina rappresenta un frammento prezioso di storia locale e di profonda devozione sacerdotale. Attraverso i miei ricordi emerge la figura di un uomo che è stato contemporaneamente un pilastro istituzionale della Curia Vescovile e un'anima vicina agli ultimi, capace di unire il rigore del Cancelliere alla dedizione totale del Cappellano d'ospedale.
​​Nell’aprile del 2017, all'età di 88 anni, si spegneva Monsignor Mario Messina. Cancelliere storico della Curia Vescovile, cerimoniere dei vescovi e indimenticato direttore e animatore di Radio Vita, la sua figura rimane impressa nella memoria collettiva come quella di un autentico maestro della comunicazione e, soprattutto, come un Pastore interamente dedito al sollievo dei sofferenti.
​​Prima dell'avvento di Monsignor Messina, la storia dell'assistenza spirituale negli ospedali cittadini era frammentata. Anticamente, sia all'ospedale degli uomini retto dai Fatebenefratelli (attivo fino al 1870), sia in quello delle donne di San Giorgio (chiuso con l’apertura del San Francesco di Paola nell'antica piazza), non esisteva un vero e proprio cappellano: erano le singole parrocchie ad assistere spiritualmente i degenti. Più di recente, i sacerdoti assegnati all'ospedale erano spesso anziani, seppur buoni e dediti. Tra i pochi predecessori giovani si ricorda Don Costantino Lamagna, che per circa due anni offrì le sue energie giovanili tra lo studio, l'insegnamento e il conforto agli ammalati.
𝙇𝙖 𝙨𝙫𝙤𝙡𝙩𝙖 𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙪𝙣 𝙢𝙤𝙙𝙚𝙧𝙣𝙤 𝙚 𝙨𝙩𝙧𝙪𝙩𝙩𝙪𝙧𝙖𝙩𝙤 𝙘𝙖𝙥𝙥𝙚𝙡𝙡𝙖𝙣𝙖𝙩𝙤 𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙣𝙚 𝙣𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙖𝙣𝙣𝙞 𝘾𝙞𝙣𝙦𝙪𝙖𝙣𝙩𝙖.
​​Ordinato sacerdote il 29 giugno 1952 dal Vescovo Monsignor Pietro Capizzi, Don Mons. Mario Messina, venne immediatamente destinato alla Curia Vescovile come aiutante di Don Paolino Bellomo, allora cancelliere e segretario del Vescovo. Da quel momento, Don Mario non si staccherà più dagli uffici curiali, diventando negli anni il Cancelliere per antonomasia, figura di eccezionale e riconosciuta competenza giuridica e amministrativa.
​Ma il Signore aveva in serbo per lui anche un'altra, fondamentale missione. Nell'ottobre del 1954, Monsignor Capizzi lo chiamò e gli disse testualmente:
​«Questa sera lei andrà a dormire in ospedale».
​Con l'arguzia e l'obbedienza che lo contraddistinguevano, il giovane sacerdote domandò soltanto se dovesse portarsi il materasso da casa. Le Suore di Ca**tà, tuttavia, avevano già preparato tutto. Da quella sera trascorsero quasi 65 anni: Padre Messina pernotterà sempre in ospedale, celebrando ogni mattina la Santa Messa all'alba per andare incontro alle esigenze del personale religioso e infermieristico in servizio.
​​Accanto al letto dei malati, Monsignor Messina si rivelò un pastore d’anime dotato di straordinaria amabilità e tatto sacerdotale, collaborato nel tempo da figure come Padre Nicolino Renda, dalle buone suore e da Monsignor Nicotra.
​Nonostante i gravosi impegni curiali e il ruolo di Cerimoniere vescovile – ricoperto con eccezionale decoro per circa tre decenni – la sua cura per la pastorale ospedaliera non venne mai meno. Prediligeva la celebrazione della Messa domenicale nella graziosa e artistica chiesetta dell'ospedale, che amava adornare personalmente con tappeti e stoffe di raso, invitando spesso a celebrare il Vicario Generale, Monsignor Giuseppe Nicotra, mantenendo sempre alto il decoro della liturgia anche nel luogo del dolore.
​A quasi un decennio dalla sua scomparsa, il ricordo di Monsignor Mario Messina resta quello di una "tribù" – la sua Radio Vita – e di una vita intera spesa come sacerdote, tra i registri della Curia e le corsie d'ospedale, lasciando un vuoto incolmabile ma un esempio intramontabile di fede e servizio.

𝙙𝙤𝙩𝙩. 𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙤 𝘿'𝙐𝙧𝙗𝙞𝙣𝙤
𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙡𝙞𝙨𝙩𝙖/𝘾𝙖𝙩𝙩𝙤𝙡𝙞𝙘𝙤

𝙇𝘼 𝙎𝙑𝙊𝙇𝙏𝘼 𝙉𝙀𝙇𝙇𝘼 𝙏𝙐𝙏𝙀𝙇𝘼 𝘿𝙀𝙄 𝙋𝙄𝙐' 𝘿𝙀𝘽𝙊𝙇𝙄​𝙄l rientro in Italia di Papa Leone XIV al termine del viaggio apostolico in Spagn...
15/06/2026

𝙇𝘼 𝙎𝙑𝙊𝙇𝙏𝘼 𝙉𝙀𝙇𝙇𝘼 𝙏𝙐𝙏𝙀𝙇𝘼 𝘿𝙀𝙄 𝙋𝙄𝙐' 𝘿𝙀𝘽𝙊𝙇𝙄

​𝙄l rientro in Italia di Papa Leone XIV al termine del viaggio apostolico in Spagna non ha segnato una pausa nelle attività del Sommo Pontefice, ma l’inizio di un capitolo di profondo rigore e purificazione per la Chiesa universale, concretizzatosi nell'immediata approvazione del nuovo statuto della Pontificia Commissione per la tutela dei minori. Questo atto di portata storica, i cui contenuti sono stati formalizzati e pubblicati in via sintetica nel Bollettino della Santa Sede attraverso un rescritto firmato dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, configura un potenziamento strutturale e legislativo senza precedenti, volto a rafforzare l’impegno globale nella protezione dei fanciulli e delle persone vulnerabili, contrastando con fermezza la piaga della pedofilia. Non si tratta di un semplice adempimento burocratico, bensì di una precisa volontà operativa che centralizza l'azione ecclesiale imponendo l'adozione di linee guida standardizzate in ogni singola diocesi del pianeta, superando le resistenze locali e istituendo canali diretti per l'accoglienza e l'ascolto delle vittime. Questo decisivo giro di vite normativo affonda le sue radici nella teologia più pura e nel mandato originario di Gesù Cristo, Figlio del Creatore e Padre universale venuto nel nostro mondo, il quale nel Vangelo non solo ha indicato i bambini come modelli per l'accesso al Regno dei Cieli, ma ha espresso parole di severità inaudita contro chiunque osi scandalizzare o ferire i più piccoli. La missione della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, nella sua vocazione intrinsecamente universale, esiste proprio per prolungare nel tempo lo sguardo di protezione e la tenerezza del Redentore attraverso un afflato globale che unisce l'intera comunità dei credenti, dimostrando che la tutela dei minori non è un'agenda politica mutuata dal mondo civile, ma un imperativo teologico fondante del servizio ecclesiale verso le famiglie e verso tutto il Popolo di Dio. L'approvazione di questo statuto offre così un pilastro fondamentale per consolidare il rapporto di fiducia con le comunità, affinché ogni parrocchia e realtà pastorale sia riconosciuta come una casa sicura e inviolabile, tracciando una linea netta e irrevocabile per il futuro che restituisce appieno alla Chiesa il suo autentico ruolo di custode dei piccoli di Dio e delle persone vulnerabili.

𝙙𝙤𝙩𝙩. 𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙤 𝘿'𝙐𝙧𝙗𝙞𝙣𝙤
𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙡𝙞𝙨𝙩𝙖/𝘾𝙖𝙩𝙩𝙤𝙡𝙞𝙘𝙤

𝙇𝙀𝙂𝘼 𝙄𝙉 𝙁𝙊𝙍𝙏𝙀 𝘾𝙍𝙄𝙎𝙄​𝙉el partito della Lega le placche tettoniche si sono mosse, spaccando via Bellerio. C'è un travaglio...
15/06/2026

𝙇𝙀𝙂𝘼 𝙄𝙉 𝙁𝙊𝙍𝙏𝙀 𝘾𝙍𝙄𝙎𝙄

​𝙉el partito della Lega le placche tettoniche si sono mosse, spaccando via Bellerio. C'è un travaglio continuo tra due anime ormai distanti. Da un lato il potere romano dello storico segretario Matteo Salvini; dall'altro i governatori del Nord – Fontana, Zaia e Fedriga – unanimi nel constatare il naufragio della riforma della governance. I presidenti di Regione pretendono il modello federale sul calco tedesco Cdu-Csu con una vicesegreteria forte per il Settentrione. Ma Salvini non cede, rifiutando di abbandonare quella vocazione nazionale che oggi è solo un fardello.
​In questo vuoto si consuma un gioco d'azzardo a tre "personaggi in cerca d'autore", dove lo spazio vitale è rimasto solo per due:
​-Salvini scommette sulla continuità della linea identitaria-nazionale;
​-Zaia punta sul pragmatismo del buon amministratore, e non farà il numero due a lungo;
​-Vannacci corre nei sondaggi per un motivo semplice: rappresenta la novità. Intercetta la rabbia di chi cerca la rottura, al di là delle sue singole posizioni discutibili.
​Il cortocircuito definitivo è però geografico e si consuma in Sicilia, nel governo di Renato Schifani. Qui la narrazione del rinnovamento leghista si scontra con la realtà: alleanze di puro potere e figure apicali con pesanti conti aperti con la giustizia tra indagini e inchieste per corruzione. Si rincorre la "purezza" di Vannacci al Nord e si baratta il simbolo con i logori potentati del Sud.
𝙄𝙡 𝙥𝙚𝙨𝙤 𝙣𝙚𝙡 𝘾𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤𝙙𝙚𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙚 𝙞𝙡 𝙗𝙞𝙫𝙞𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝟮𝟬𝟮𝟳
​Oggi la Lega vive una forte emorragia di consensi: le ultime statistiche la attestano a un preoccupante 5,6-5,7%, insidiata da Forza Nazionale che sale al 4,8%.
​Nel contesto del centrodestra, la Lega rischia di perdere lo status di azionista di minoranza determinante, schiacciata dall'egemonia di Fratelli d'Italia e dal recupero delle forze moderate. Quali sono gli scenari verso le elezioni politiche del 2027?
​La marginalità politica: Se la forbice con gli alleati continuerà a ridursi, il Carroccio non potrà più dettare le condizioni dell'agenda di governo, subendo le scelte della coalizione. ​Il rischio scissione o commissariamento: Arrivare al 2027 con questi numeri renderà inevitabile la resa dei conti interna. I governatori del Nord potrebbero decidere di staccarsi per salvare i territori, lasciando a Roma una sigla svuotata del suo motore economico.
​Il tempo delle risposte sta per scadere: senza una svolta radicale, la strada verso il 2027 rischia di trasformarsi in un vicolo cieco.

𝙙𝙤𝙩𝙩. 𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙤 𝘿'𝙐𝙧𝙗𝙞𝙣𝙤
𝘿𝙞𝙧𝙚𝙩𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙚𝙙𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞𝙖𝙡𝙚

𝙂𝙄𝙊𝙍𝙉𝘼𝙇𝙄𝙎𝙈𝙊 𝘾𝘼𝙏𝙏𝙊𝙇𝙄𝘾𝙊𝙌uale società vogliamo? Il coraggio della verità e la via del soprannaturale. Di fronte allo scenar...
12/06/2026

𝙂𝙄𝙊𝙍𝙉𝘼𝙇𝙄𝙎𝙈𝙊 𝘾𝘼𝙏𝙏𝙊𝙇𝙄𝘾𝙊

𝙌uale società vogliamo? Il coraggio della verità e la via del soprannaturale. Di fronte allo scenario di un’umanità in cui sembrano prevalere l’oscurità e il male, avverto il bisogno profondo di fermarmi. Come giornalista cattolico, sento che il mio non è un mestiere, ma una responsabilità davanti a Dio e agli uomini. Oggi più che mai, siamo chiamati ad attraversare questo tempo difficile e a chiederci – senza maschere, con totale onestà – quali persone e quale società vogliamo essere. Questa domanda risuona come un’eco corale nel mio cuore, amplificata dalle parole vibranti e accorate che Papa Leone XIV ha pronunciato nell’omelia della veglia di preghiera allo stadio Olimpico di Barcellona, a conclusione della sua tournée. Il Pontefice ha parlato con il cuore in mano, implorandoci: «Dobbiamo rinnovarci: in quale direzione vogliamo andare e quale società vogliamo costruire?». Per rispondere a questo interrogativo, la mia mente torna alle pagine universali di un grande maestro, Don Luigi Sturzo, e al suo capolavoro: La vera vita. Sociologia del soprannaturale. Sturzo ci ricorda che la vera vita è quella che corrisponde alle nostre aspirazioni più profonde, la sintesi più alta delle nostre potenzialità. È la vita dello spirito, l'unico spazio in cui possono pacificarsi le nostre intime discordanze e contraddizioni, e dove anche il dolore trova conforto e superamento. Questa vita nel soprannaturale è il dono gratuito con cui Dio ci eleva, ci nobilita e ci chiama a consorzio con Lui, facendoci entrare nel Suo grande mistero. Se guardiamo il mondo con gli occhi dello spirito, lo strazio della guerra che non finisce diventa un grido intollerabile. Una pace che non è pacifica perché non è voluta, preparata da tempo da chi ha rifiutato il disarmo e non ha creduto nel diritto e nella buona volontà, preferendo arroccarsi nel pretendere il torto altrui. Per noi cristiani non può bastare la rassegnazione. Occorre una grande fede per comprendere che anche ciò che è permesso da Dio avviene per la nostra edificazione e conversione. Ma la guerra deve terminare, perché ha perso ogni senso. Mentre la moltitudine soffre, c’è chi si arricchisce materialmente. Ma è un arricchimento cieco, privo di luce spirituale, che lascerà dietro di sé gravissime responsabilità morali e colpe di omissione davanti al tribunale di Dio e alla storia degli uomini. In questo abisso, la nostra attività di giornalisti cattolici si rivela tanto delicata quanto difficile. Ma è proprio qui che dobbiamo ritrovare la nostra vera forza morale. Questa forza non deve mai diventare un potere, una potenza della parola o un’ostentazione del nostro modus. Non siamo chiamati ad andare contro qualcuno o contro qualcosa per logiche di fazione. Non sono un santo, e lo dico con tutta l'umiltà di cui sono capace, ma sento dal profondo del cuore che la nostra missione è metterci interamente al servizio dell'umanità. Il nostro compito è volere il bene in senso assoluto: promuovere la fraternità, la solidarietà e la giustizia. Solo deponendo l'orgoglio della nostra penna e offrendola come strumento di pace e di verità, potremo aiutare le menti a ritrovarsi e a camminare insieme verso quella società.

𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙤 𝘿’𝙐𝙧𝙗𝙞𝙣𝙤
𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙡𝙞𝙨𝙩𝙖/𝘾𝙖𝙩𝙩𝙤𝙡𝙞𝙘𝙤

11/06/2026

TG PEGASO DEL 11/06/26

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𝙄𝙇 𝘿𝙀𝙎𝙀𝙍𝙏𝙊 𝘿𝙀𝙇𝙇𝘼 𝙍𝙀𝙎𝙋𝙊𝙉𝙎𝘼𝘽𝙄𝙇𝙄𝙏𝘼'​𝘾altagirone, un tempo fulcro culturale ed economico del Calatino, si trova oggi a fare ...
11/06/2026

𝙄𝙇 𝘿𝙀𝙎𝙀𝙍𝙏𝙊 𝘿𝙀𝙇𝙇𝘼 𝙍𝙀𝙎𝙋𝙊𝙉𝙎𝘼𝘽𝙄𝙇𝙄𝙏𝘼'

​𝘾altagirone, un tempo fulcro culturale ed economico del Calatino, si trova oggi a fare i conti con una crisi d’identità e di prospettive che non è più possibile ignorare. Il tema della disoccupazione giovanile rappresenta lo snodo cruciale per il futuro della comunità, una vera e propria emergenza sociale di fronte alla quale è necessario, una volta per tutte, fare chiarezza. È tempo di mettere i soggetti istituzionali e politici di fronte alle proprie precise responsabilità. Troppo spesso, infatti, questi attori si riempiono la bocca con l'ambizione di una città di respiro provinciale, per poi guardarsi bene dall'assumere le decisioni necessarie nelle sedi competenti. Il risultato è un sistematico rinvio degli impegni alla successiva scadenza elettorale, un gioco di palazzo in cui a perdere, puntualmente, sono i cittadini.
​In questo scenario di declino, appare evidente il paradosso di una classe politica che usa il nome di Luigi Sturzo – storico prosindaco di Caltagirone – per pura retorica, svuotandone completamente l'insegnamento. Si evoca Sturzo come una figura astratta, dimenticando che la sua azione politica era l'esatto opposto dell'assistenzialismo odierno. Sturzo non predicava la sussistenza passiva, ma realizzava progetti produttivi di valorizzazione civile, solidarietà e cooperativismo concreto, partendo dal basso, dalle mani callose dei contadini e degli operai. Sotto la sua guida nacquero decine di consorzi, associazioni di lavoratori, banche e istituti di credito pensati per sostenere l'economia reale, oltre a scuole sussidiarie che diedero lustro e cultura alla città. Fu grazie alla sua visione pratica e industriale che Caltagirone visse una stagione di avanguardia, basti pensare all'attivazione dell’officina elettrica che portò la prima luce pubblica in città, prima fra tutti i centri della Sicilia. Sturzo fu un santo, un politologo, ma soprattutto un amministratore da prendere come esempio. È del tutto inutile, quindi, che odierni arrivisti cerchino di conquistare lo scranno comunale se sono privi di quel senso pratico, industriale e imprenditoriale. La politica deve essere servizio, ma un servizio inteso in senso produttivo, capace di generare sviluppo per il bene della comunità.
​Il bilancio attuale descrive invece una realtà che ha smarrito quella lezione e ha perso quasi tutto. È svanita l’azione di interconnessione territoriale, è scomparso lo sport nelle scuole ed è stato smantellato lo sport in generale. Persino il piano strategico del Comune – lo strumento nato con l'obiettivo di favorire il passaggio dalla fase di avvio dello sviluppo locale al consolidamento delle strutture produttive, delle infrastrutture e dei servizi – si è rivelato un fallimento. Al posto dello sviluppo, oggi l'unico verbo coniugato è "disoccupazione". La città sconta la mancanza di un consorzio efficiente e vive il paradosso di un’area industriale ridotta a un deserto, priva persino di un mercato ortofrutticolo. Caltagirone fa acqua da tutte le parti: anche il turismo rimane relegato a una marginalità tale da non riuscire mai a penetrare davvero nel tessuto sociale ed economico locale.
​A questo si unisce la carenze di iniziative concrete rispetto allo sviluppo tecnologico e produttivo, insieme a un’evidente insufficienza nell'approccio al marketing e alle tecniche di espansione dei mercati. Le piccole e medie imprese di formazione recente, che avrebbero un disperato bisogno di sostegno per consolidare la propria dimensione imprenditoriale, vengono lasciate a se stesse. In questo vuoto, l'erba alta, i rifiuti e il degrado urbano diventano lo specchio visibile di un quadro inaccettabile. La città ha bisogno di lavoro, di opportunità e di una classe politica fatta di veri e propri "politici imprenditori" – figure qualificate che abbiano già dimostrato sul campo di saper creare occupazione e benessere. Senza il lavoro e senza l'impresa, la comunità perde la propria identità, perde i propri giovani e, di conseguenza, vede morire le proprie infrastrutture.
​Al posto dell'economia reale, il territorio assiste alla proliferazione di associazioni di un finto volontariato, dedite all'inserimento dei migranti o al recupero di varie categorie sociali, attività di cui tuttavia non si conoscono mai i reali risultati operativi. Si tratta di un sistema assistenziale che serve unicamente a far sopravvivere piccoli gruppi di potere, configurandosi come una vera e propria forma di perversione e delinquenza politica. Infine, a subire i colpi di questa paralisi è anche il patrimonio culturale: è stato azzerato il rafforzamento delle strutture culturali permanenti, lasciando nell'abbandono le ville storiche, le "ville dei gattopardi" e l'area del museo di Villa Patti in via Santo Stefano.
​Caltagirone non può più permettersi di essere un palcoscenico per passanti della politica che cercano gli elettori nei viuzzi solo a ridosso delle elezioni per riempire un vuoto. Senza una svolta radicale, che rimetta al centro la concretezza del fare e la dignità del lavoro sul modello sturziano, il declino rischia di diventare irreversibile.

𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙤 𝘿'𝙐𝙧𝙗𝙞𝙣𝙤
𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙡𝙞𝙨𝙩𝙖

𝙉𝙀𝙇𝙇’𝙀𝙍𝘼 𝙂𝙇𝙊𝘽𝘼𝙇𝙀, 𝙐𝙉𝘼 𝙇𝙄𝙉𝙂𝙐𝘼 𝘿𝙄 𝙇𝙄𝘽𝙀𝙍𝙏𝘼'𝙡’𝙀𝘿𝙄𝙏𝙊𝙍𝙄𝘼𝙇𝙀 𝙙𝙚𝙡 𝟭𝟭 𝙂𝙞𝙪𝙜𝙣𝙤 𝟮𝟬𝟮𝟲𝙇’italiano non ha la forza d’urto geopolitica del...
11/06/2026

𝙉𝙀𝙇𝙇’𝙀𝙍𝘼 𝙂𝙇𝙊𝘽𝘼𝙇𝙀, 𝙐𝙉𝘼 𝙇𝙄𝙉𝙂𝙐𝘼 𝘿𝙄 𝙇𝙄𝘽𝙀𝙍𝙏𝘼'
𝙡’𝙀𝘿𝙄𝙏𝙊𝙍𝙄𝘼𝙇𝙀 𝙙𝙚𝙡 𝟭𝟭 𝙂𝙞𝙪𝙜𝙣𝙤 𝟮𝟬𝟮𝟲

𝙇’italiano non ha la forza d’urto geopolitica dell’inglese, non ha la spinta demografica del cinese, non viene usato nelle transizioni commerciali o della burocrazia internazionale ma, nonostante, le cicliche profezie funeree esercita tuttora una sottile e fortissima attrazione globale.
Infatti, l’italiano è parlato da oltre 68 milioni di persone come lingua madre, ma il dato più sorprendente risiede oltre i confini nazionali: sono milioni le persone che nel mondo lo parlano come seconda lingua o scelgono spontaneamente di studiarlo. Non si tratta di numeri figli di una necessità impositiva, bensì di una scelta culturale. Chi studia l’italiano oggi nel mondo lo fa per attrazione: per il richiamo dell’arte, della musica, della letteratura e di un umanesimo che mette la persona al centro. Questa forza magnetica non nasce dal nulla, ma da una precisa profondità storica. Fin dalle sue origini, con Dante Alighieri, la lingua italiana si è strutturata non come espressione di un impero centralizzato o di un potere coloniale, ma come uno straordinario spazio di pensiero, di bellezza e di policentrismo. La sua eredità culturale è talmente universale da dialogare costantemente con il mondo, offrendo una sponda a chi cerca un’alternativa all’omologazione. Definire l’italiano una lingua di libertà, significa riconoscere la sua capacità di accogliere l’altro senza schiacciarlo. In un’epoca che tende a misurare il valore di ogni cosa solo in termini di profitto e di potere, l’italiano dimostra che esiste un altro modo per restare vivi, rilevanti e profondamente amati nel mondo: essere, semplicemente, una via d’accesso alla bellezza e alla libertà dello spirito.

𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙤 𝘿’𝙐𝙧𝙗𝙞𝙣𝙤
𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙡𝙞𝙨𝙩𝙖/𝙥𝙚𝙙𝙖𝙜𝙤𝙜𝙞𝙨𝙩𝙖

09/06/2026

L'EDITORIALE del 08/06/26 ''CALTAGIRONE RISORGI!'' a cura di Franco D'Urbino.

𝘾𝙤𝙣𝙨𝙞𝙜𝙡𝙞𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙖𝙡𝙚: 𝙡𝙪𝙣𝙚𝙙𝙞' 𝟴 𝙂𝙞𝙪𝙜𝙣𝙤𝘼ll’ordine del giorno: il riconoscimento di quattro debiti fuori bilancio; l’approva...
08/06/2026

𝘾𝙤𝙣𝙨𝙞𝙜𝙡𝙞𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙖𝙡𝙚: 𝙡𝙪𝙣𝙚𝙙𝙞' 𝟴 𝙂𝙞𝙪𝙜𝙣𝙤

𝘼ll’ordine del giorno: il riconoscimento di quattro debiti fuori bilancio; l’approvazione dello schema di convenzione con il Comune di Comiso, ente capofila della Cuc Trinacria Sud, per l'affidamento del servizio di cattura, ricovero e mantenimento cani di proprietà comunale per tre anni; la ratifica di tre deliberazioni della Giunta municipale riguardanti altrettante variazioni di bilancio l’una per il finanziamento, da parte della Regione, del Progetto Interreg Italia-Tunisia, l’altra per la prosecuzione dei rapporti di lavoro a tempo determinato e parziale (24 ore settimanali) del personale in servizio al Comune e proveniente dalla ex Ipab di Caltagirone, l’altra ancora per l’intervento di riqualificazione della Villa comunale; la richiesta – primo firmatario Aldo Grimaldi - di convocazione straordinaria ed urgente del Consiglio sulle problematiche della gestione Sie Spa e sulle determinazioni dell’ATI; la mozione – primo firmatario Luigi Failla - riguardante l’intitolazione di una piazza o di una via alla memoria del senatore Francesco Parisi; la mozione – primo firmatario Stefano Marchese – inerente le misure straordinarie di sostegno al commercio locale e di rilancio economico del centro storico; la mozione – primo firmatario Aldo Grimaldi - per la modifica del regolamento di polizia urbana con l’inasprimento delle sanzioni per la mancata pulizia dei fondi rustici e delle aree incolte.

𝙁𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣 𝙂𝙞𝙖𝙘𝙤𝙢𝙤 𝙈𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤𝙧𝙚 𝘼𝙥𝙤𝙨𝙩𝙤𝙡𝙤 𝟮𝟬𝟮𝟲𝘿𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙛𝙚𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙨𝙩𝙖𝙢𝙥𝙖 𝙨𝙫𝙤𝙡𝙩𝙖𝙨𝙞 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙞𝙡 𝙎𝙖𝙡𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙀𝙥𝙞𝙨𝙘𝙤𝙥𝙞𝙤 𝙚𝙢𝙚𝙧𝙜𝙚 𝙞𝙡 𝙥𝙧...
08/06/2026

𝙁𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣 𝙂𝙞𝙖𝙘𝙤𝙢𝙤 𝙈𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤𝙧𝙚 𝘼𝙥𝙤𝙨𝙩𝙤𝙡𝙤 𝟮𝟬𝟮𝟲

𝘿𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙛𝙚𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙨𝙩𝙖𝙢𝙥𝙖 𝙨𝙫𝙤𝙡𝙩𝙖𝙨𝙞 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙞𝙡 𝙎𝙖𝙡𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙀𝙥𝙞𝙨𝙘𝙤𝙥𝙞𝙤 𝙚𝙢𝙚𝙧𝙜𝙚 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙤𝙜𝙧𝙖𝙢𝙢𝙖 𝙪𝙛𝙛𝙞𝙘𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙞 𝙛𝙚𝙨𝙩𝙚𝙜𝙜𝙞𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞 𝟮𝟬𝟮𝟲 𝙞𝙣 𝙤𝙣𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣 𝙂𝙞𝙖𝙘𝙤𝙢𝙤 𝙈𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤𝙧𝙚 𝘼𝙥𝙤𝙨𝙩𝙤𝙡𝙤. 𝙏𝙧𝙖 𝙡𝙚 𝙥𝙧𝙞𝙣𝙘𝙞𝙥𝙖𝙡𝙞 𝙣𝙤𝙫𝙞𝙩𝙖' 𝙨𝙥𝙞𝙘𝙘𝙖𝙣𝙤 𝙞𝙡 𝙧𝙞𝙣𝙣𝙤𝙫𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙊𝙩𝙩𝙖𝙫𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙛𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙚, 𝙥𝙚𝙧 𝙡𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙨𝙨𝙞𝙢𝙖 𝙚𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙞𝙣𝙫𝙤𝙡𝙜𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙋𝙖𝙧𝙧𝙤𝙘𝙘𝙝𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣 𝙑𝙞𝙣𝙘𝙚𝙣𝙯𝙤 𝙙𝙚’ 𝙋𝙖𝙤𝙡𝙞, 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙚𝙡𝙚𝙗𝙧𝙖 𝙞𝙡 𝟲𝟬° 𝙖𝙣𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙪𝙖 𝙛𝙤𝙣𝙙𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚.

𝘾𝘼𝙇𝙏𝘼𝙂𝙄𝙍𝙊𝙉𝙀 – Presso il Salone dell’Episcopio si è svolta questa mattina la conferenza stampa di presentazione delle celebrazioni in onore di 𝙎𝙖𝙣 𝙂𝙞𝙖𝙘𝙤𝙢𝙤 𝙈𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤𝙧𝙚 𝘼𝙥𝙤𝙨𝙩𝙤𝙡𝙤, Patrono della Diocesi e della città. A illustrare il programma dei festeggiamenti è stato il Vescovo, 𝙈𝙤𝙣𝙨. 𝘾𝙖𝙡𝙤𝙜𝙚𝙧𝙤 𝙋𝙚𝙧𝙞, affiancato da 𝙙𝙤𝙣 𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙚𝙨𝙘𝙤 𝘿𝙞 𝙎𝙩𝙚𝙛𝙖𝙣𝙤, vicario della I Foranìa, e dal parroco della Basilica di San Giacomo, 𝙙𝙤𝙣 𝙎𝙖𝙡𝙫𝙖𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙂𝙖𝙡𝙡𝙤. Alla conferenza ha preso parte anche l’architetto 𝘾𝙡𝙖𝙪𝙙𝙞𝙤 𝙇𝙤 𝙈𝙤𝙣𝙖𝙘𝙤, assessore del Comune di Caltagirone. Nel corso dell’incontro, il Vescovo ha presentato il calendario delle celebrazioni, frutto di un’attenta programmazione e di una costante collaborazione tra il clero del vicariato e le istituzioni civili. È stato sottolineato come ogni scelta organizzativa sia stata pensata per valorizzare la partecipazione della comunità ecclesiale e civile, nel pieno rispetto della tradizione e della profonda devozione che la città nutre verso il suo Santo Patrono.

Tra le principali novità dell’edizione 2026 figura il 𝙧𝙞𝙣𝙣𝙤𝙫𝙖𝙩𝙤 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙤𝙧𝙨𝙤 𝙣𝙚𝙡 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙘𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙖𝙘𝙘𝙤𝙢𝙥𝙖𝙜𝙣𝙚𝙧𝙖' 𝙞𝙡 𝙥𝙖𝙨𝙨𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝙛𝙚𝙧𝙘𝙤𝙡𝙤 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣 𝙂𝙞𝙖𝙘𝙤𝙢𝙤, lungo il quale saranno valorizzate le statio come momenti di preghiera e di riflessione capaci di conferire ulteriore solennità e intensità spirituale alla processione. A ciò si aggiunge il rinnovamento dell’Ottava della festa, il periodo celebrativo che prolunga la solennità di San Giacomo nei giorni successivi alla ricorrenza principale e che da sempre rappresenta un importante momento di partecipazione popolare. 𝘼 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙞𝙧𝙚 𝙙𝙖 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩’𝙖𝙣𝙣𝙤, 𝙞𝙣𝙛𝙖𝙩𝙩𝙞, 𝙡’𝙊𝙩𝙩𝙖𝙫𝙖 𝙫𝙚𝙙𝙧𝙖' 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙞𝙣𝙫𝙤𝙡𝙜𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙪𝙣𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙥𝙖𝙧𝙧𝙤𝙘𝙘𝙝𝙞𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙯𝙤𝙣𝙖 𝙨𝙪𝙙 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖' (𝙎. 𝙑𝙞𝙣𝙘𝙚𝙣𝙯𝙤 𝙙𝙚’ 𝙋𝙖𝙤𝙡𝙞, 𝙈𝙖𝙙𝙤𝙣𝙣𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙑𝙞𝙖, 𝙎𝙖𝙘𝙧𝙖 𝙁𝙖𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙖, 𝙎. 𝙈𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙂𝙚𝙨𝙪'). Al termine della Celebrazione Eucaristica del 29 luglio, è previsto un corteo in auto che, accompagnato dalle autorità civili e religiose e dalle forze dell’ordine, raggiungerà la parrocchia individuata annualmente come sede dell’iniziativa. Questa scelta intende esprimere in modo concreto l’attenzione della Chiesa diocesana verso i quartieri di più recente sviluppo urbano e residenziale di Caltagirone, promuovendo una sempre maggiore integrazione tra la vita di fede e il territorio.

L’iniziativa mira inoltre a favorire una più ampia partecipazione delle comunità parrocchiali, avvicinando la festa patronale alla vita quotidiana delle famiglie e rafforzando il senso di appartenenza dell’intera cittadinanza attorno a una tradizione che costituisce un patrimonio condiviso di fede, cultura e identità. 𝙇𝙚 𝙘𝙚𝙡𝙚𝙗𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙞𝙣 𝙤𝙣𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣 𝙂𝙞𝙖𝙘𝙤𝙢𝙤 𝙈𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤𝙧𝙚 𝙨𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙛𝙚𝙧𝙢𝙖𝙣𝙤 𝙘𝙤𝙨𝙞' 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙪𝙣 𝙖𝙥𝙥𝙪𝙣𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙧𝙚𝙡𝙞𝙜𝙞𝙤𝙨𝙤 𝙙𝙞 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙞𝙢𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙥𝙚𝙧 𝙡𝙖 𝘿𝙞𝙤𝙘𝙚𝙨𝙞 𝙚 𝙡𝙖 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖', 𝙢𝙖 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙪𝙣’𝙤𝙘𝙘𝙖𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙤𝙣𝙚, partecipazione e valorizzazione delle radici storiche e spirituali della comunità calatina.

Per l’edizione 2026 sarà la 𝙋𝙖𝙧𝙧𝙤𝙘𝙘𝙝𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙎𝙖𝙣 𝙑𝙞𝙣𝙘𝙚𝙣𝙯𝙤 𝙙𝙚’ 𝙋𝙖𝙤𝙡𝙞 ad accogliere le celebrazioni dell’Ottava. La scelta assume un significato particolarmente rilevante poiché coincide con la conclusione dell’Anno Giubilare indetto dalla comunità parrocchiale in occasione del 𝟲𝟬° 𝙖𝙣𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙨𝙪𝙖 𝙛𝙤𝙣𝙙𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 Si tratta di una circostanza che conferisce all’iniziativa un valore pastorale e comunitario ancora più profondo, in sintonia con l’obiettivo di rendere la festa di San Giacomo un autentico momento di comunione per la Città e per l’intera Diocesi, capace di coinvolgere le diverse realtà ecclesiali del territorio senza perdere il legame con le proprie radici storiche, culturali e devozionali. 𝙇𝙚 𝙘𝙚𝙡𝙚𝙗𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙧𝙞𝙣𝙘𝙞𝙥𝙖𝙡𝙞, 𝙙𝙪𝙣𝙦𝙪𝙚, 𝙨𝙞 𝙨𝙫𝙤𝙡𝙜𝙚𝙧𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙩𝙧𝙖 𝙞 𝙢𝙚𝙨𝙞 𝙙𝙞 𝙡𝙪𝙜𝙡𝙞𝙤 𝙚 𝙖𝙜𝙤𝙨𝙩𝙤 𝙨𝙚𝙘𝙤𝙣𝙙𝙤 𝙞𝙡 𝙨𝙚𝙜𝙪𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙘𝙖𝙡𝙚𝙣𝙙𝙖𝙧𝙞𝙤:

𝟮𝟰 𝙡𝙪𝙜𝙡𝙞𝙤 – 𝟮𝟬:𝟬𝟬
• Corteo del clero, dei sindaci e delle autorità dei Comuni di tutta la Diocesi, con i gonfaloni, dalla Cattedrale alla Basilica di San Giacomo per la recita dei Primi Vespri.

𝟮𝟱 𝙡𝙪𝙜𝙡𝙞𝙤 – 𝙤𝙧𝙚 𝟮𝟭.𝟬𝟬
• Processione per le vie: Stella (Statio davanti chiesa della Stella a cura della parrocchia San Giacomo), S. Stefano, S. Pietro (Statio davanti chiesa di S. Pietro o S. Francesco di Paola a cura dell’Unità Pastorale), Roma, Duomo, P.zza Municipio (Benedizione), V. Emanuele e rientro in Basilica.

𝟮𝟵 𝙡𝙪𝙜𝙡𝙞𝙤 – 𝙤𝙧𝙚 𝟮𝟬.𝟯𝟬
• Corteo con le autorità civili e religiose e le forze dell’ordine verso la Parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli, sede dell’Ottava 2026, accompagnato dalle autorità civili e religiose e dalle forze dell’ordine.
A seguire
Accoglienza nei pressi della parrocchia ospitante, breve processione e solenne ingresso nella Chiesa parrocchiale

𝟯𝟭 𝙡𝙪𝙜𝙡𝙞𝙤
• Pellegrinaggio della Parrocchia San Giacomo e conclusione del mese dedicato al Santo Patrono.

𝟭° 𝙖𝙜𝙤𝙨𝙩𝙤
𝙊𝙧𝙚 𝟭𝟴.𝟬𝟬
• Processione dalla Parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli alla Parrocchia di S.Anna, con la partecipazione e l’animazione della comunità parrocchiale ospitante (senza Senato civico e banda).
𝙊𝙧𝙚 𝟮𝟬.𝟬𝟬
• Sul sagrato della Parrocchia di S.Anna, accoglienza del Senato Civico e solenne Celebrazione Eucaristica cittadina presieduta dal Vescovo.
𝙊𝙧𝙚 𝟮𝟭.𝟬𝟬
• Tradizionale processione per le vie della città con il seguente itinerario: via Principe Umberto, via G. Arcoleo, Acquanuova, via San Luigi (sosta di preghiera davanti al Santuario, curata dalla Parrocchia Maria SS. del Ponte), via Conceria, via Cappuccini (sosta di preghiera davanti alla chiesa dei Cappuccini, curata dai Frati Cappuccini), piazza I. Marcinò, via Ciancio, via Infermeria, via Taranto, via Principe Amedeo e piazza Municipio, dove si terranno la statio, la benedizione alla città e i tradizionali tre giri. La processione proseguirà quindi lungo via Vittorio Emanuele per fare rientro alla Basilica di San Giacomo.

L’intero programma si colloca in un cammino di fede, devozione e partecipazione che coinvolge l’intera comunità diocesana, rinnovando attorno a San Giacomo Maggiore Apostolo quello spirito di comunione che, da secoli, contraddistingue la Chiesa e la città di Caltagirone, e che continua a esprimersi come segno vivo di identità, appartenenza e unità.

Indirizzo

Via Giovanni Burgio, 41
Caltagirone
95041

Telefono

+39093358955

Sito Web

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