29/12/2025
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San Martino ritrova l'Ottocento
Duecento opere in dodici sale: nuovo allestimento per il racconto pittorico di un secolo (e di una scuola) Da Gemito a Palizzi e Pitloo
Fino a qualche anno fa l'800 napoletano, nelle arti figurative, non godeva di grande fortuna critica e di conseguenza collezionistica; troppo schiacciato dalle pesanti eredità sei secoli precedenti, soprattutto il 600, e messo da parte da quelle che sarebbero diventate le avanguardie che iniziavano a fare capolino già dalla fine del secolo.
Assecondando anche il tramonto dei Borbone, venivano considerati fenomeni provinciali le produzioni delle scuole di Posillipo e Resina con i loro rappresentanti. Invece la critica e la storiografia di settore già da qualche anno stanno riabilitando questa fase dell'arte napoletana e campana: così acquista valore aggiunto il nuovo allestimento della sezione dedicata all'800 della certosa di San Martino che aumenta l'offerta espositiva del sito.
Al precedente spazio che custodiva i lavori ottocenteschi se ne aggiunge un altro, al piano superiore, che permette di valorizzare le collezioni relative all'epoca; sono stati allungati anche gli orari di visita, portati fino alle 21 con ingresso gratuito dalle 14.
L'intervento è stato finanziato con un fondo Pnrr.
«Erano ambienti che avevamo trovato, in passato, in condizioni disastrose: ci pioveva dentro» racconta Massimo Osanna, direttore generale dei musei italiani, venuto a salutare la novità che è tra le prime da quando San Martino, Castel Sant'Elmo e villa Floridiana sono state unificate sotto un'unica direzione, quella dei musei nazionali del Vomero che ha conseguito l'autonomia.
« Oggi uno spazio significativo e panoramico si aggiunge all'offerta espositiva: ha premiato la scelta di unire i siti e trasformarli in ente autonomo».
Lo spazio inaugurato affaccia sulla città, con vista su piazza Municipio e la stazione marittima, donando un ulteriore spettacolo agli oltre 200 quadri esposti in 12 sale.
Per un gioco di parole facile, la parte del gigante la fa proprio Giacinto Gigante; oltre a essere esposti i suoi principali lavori l'aggiunta di superfici permette di mettere in mostra, a rotazione, anche la produzione di gouaches e acquerelli (di solito ritenuta minore) del pittore e incisore napoletano di cui San Martino possiede decine di esemplari.
Proprio in uno dei punti più panoramici è collocato «Tramonto a Caserta», tra i più prestigiosi: «Il tratto e l'uso del colore si possono considerare anticipatori dell'impressionismo» è il parere Isabella Valente, docente di storia dell'arte e curatrice della sezione.
Negli ambienti più ampi sono raccolti i dipinti di Teodoro Duclère, Consalvo Carelli, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola e Frans Vervloet oltre le vedute en plein air della Scuola di Posillipo fondata da Anton Sminck van Pitloo:
«Bisogna ricordare che la prima cattedra pensata per il paesaggio fu data proprio a Pitloo dall'accademia di belle arti di Napoli» dice ancora Valente.
Un'altra pagina è dedicata ai linguaggi del realismo e del verismo con le opere di Filippo Palizzi, di Domenico Morelli, tra cui la grande tela «Il mercato dei piccoli schiavi», e di Antonio Mancini con il suo celebre «Prevetariello» al centro di una delle sale. In tema di vezzeggiativi napoletani che diventano titoli di opere, il «Malatiello» di Vincenzo Gemito fa compagnia ad una decina di altre sculture del genio partenopeo in un ambiente a parte.
In riferimento a questo non convince la disposizione dei lavori di Gemito sui blocchi, troppo ingombranti, così come le scelte cromatiche di alcune sale e la povertà dei testi delle didascalie, mentre è indovinata la scelta di esporre gli acquerelli di Gigante dentro antiche dispense che un tempo ospitavano monili e gioielleria, così come l'ironia contenuta in una cartello che presenta, come opera insuperabile, la vista del golfo: «Napoli dal vero» c'è scritto.
Completano il percorso bellissime ceramiche, in particolare quelle della manifattura Tagliolini, e le fotografie della città scattate nella seconda metà dell'800.
Il direttore ad interim dei musei nazionali del Vomero Luigi Gallo sottolinea come «l'800 sia il secolo in cui Napoli cambia volto e immaginario.
Con questo nuovo percorso vogliamo accompagnare il visitatore dentro quella stagione di grandi trasformazioni, attraverso opere che parlano di gusto, di viaggio, di collezionismo e di vita quotidiana».
Nella biglietteria della certosa è stata inaugurata ieri anche la mostra «Dietro il presepe»,
finanziata dalla Regione e in programma fino al 17 marzo 2026: un dietro le quinte delle natività per raccontare il lavoro, le tecniche, i materiali e i processi creativi che precedono la composizione finale, mettendo in luce l'evoluzione dell'arte presepiale napoletana dal Settecento ai giorni nostri; esposti pastori e fondali confezionati da varie botteghe cittadine.
di Giovanni Chianelli