05/11/2025
“Lucarie’, scètate!” di Luigi Cervone rappresenta un omaggio filologico ma pregno d’amore a Natale in casa Cupiello, in occasione del suo prossimo centenario.
Il libro si snoda tra narrativa e saggistica, tra esegesi critica e memoria esistenziale, contestualizzando con tangibile realismo non soltanto il substrato storico, sociopolitico, culturale e biografico in cui nacque Natale in casa Cupiello, ma anche i diversi livelli di decifrazione filosofico-letteraria ai quali si presta la sua peculiare struttura dialettica. Ne ricostruisce la travagliata composizione, individua i modi e la misura in cui Eduardo racconta sé stesso e la propria spiritualità, le interpretazioni che ha riscosso e le influenze di Pirandello, fino ad esaminarne con originale acume sia le varie versioni del testo che ogni singolo personaggio, incluso perfino il presepio.
Attraverso il resoconto di un cruento fatto di cronaca giudiziaria del 1929, Luigi Cervone fa rivivere la condizione femminile e il concetto di onore dell’epoca, entrambi infirmati dall’ideologia fascista e dalla morale cattolica protesi a riarmare un patriarcato in evidente crisi, ed entrambi basilari nella drammaturgia del Maestro.
Un intero capitolo è dedicato all’analisi delle due rappresentazioni televisive realizzate da Eduardo - il film in bianco e nero del 1962 e l'indimenticabile versione del 1977 - e delle più note trasposizioni dei nostri giorni: il film di De Angelis del 2020, e la diretta teatrale di Salemme del 2024.
Dopo aver spiegato perché Natale in casa Cupiello non è affatto semplice da intendere e conta affinità persino con la Monnalisa di Leonardo, perché il suo finale non è tragico come sembra e perché non possiamo fare a meno di guardarla anche dopo averla vista tante volte, confidando ai lettori un emozionante e intenso ricordo personale legato alla commedia, Luigi Cervone conclude la parabola del libro come l’aveva incominciata, dispiegando il cuore della lirica fervente che anima il corpo di questo saggio dotto e rigoroso, ma insieme fluido e appassionante.
La copertina è tratta da un dipinto dell’autore, che è anche un artista figurativo, e la prefazione è firmata da Giuseppe Rocca.