03/05/2020
Comincia la "fase due" e si torna piano piano alla normalità, almeno speriamo: anche diraderà i video di approfondimento e divulgazione musicale. Ci siamo tenuti compagnia in questo periodo difficile e siamo restati uniti, continueremo a farlo stando sul divano, ma non posso non unirmi alle rivendicazioni e lotte di Assolirica, AGIS e tanti altri.
Chi lavora nello spettacolo è sicuramente mosso dalla passione, dall’amore per la cultura, dalla bellezza ma è comunque un professionista che rilascia un servizio e come tale deve essere riconosciuto. Spesso siamo bistrattati, a molti viene chiesto “ma qual è il tuo lavoro?”, come se anni di studio, ricerca, perfezionamento non fossero anche fatica, sudore, sangue e rinunce affettive ed economiche. E per noi è la norma aspettare mesi, a volte anni, per pagamenti dovuti e spesso pietiti. Vedere passare davanti persone con la metà del curriculum o esperienza ma amici di Tizio “tanto, è solo una istituzione culturale, che danni vuoi che faccia”. Sentirci dire che non dobbiamo lamentarci, mai, ma che al contempo guai se deroghiamo all’ideale romantico dell’artista che vive di stenti in cantina reinventandoci perché la nostra è una croce e delizia che, più che destino, sembra una condanna.
I colleghi cantanti, musicisti, macchinisti, tecnici, pianisti accompagnatori, attori e tutti in questo momento non hanno tutele e non hanno diritti: il settore non ripartirà prima di dicembre ma, sembrerà strano, a loro (e a me) l’affitto viene chiesto comunque, come le tasse o il conto al market. E ad oggi il futuro è più nero del solito.
Come sarebbe stata l’isolamento senza le opere in TV? Senza i video che tanti artisti ci hanno regalato? Senza musica, cinema, teatro? Senza romanzi o poesie da leggere (amici scrittori, anche voi siete fra i “è una passione mica un lavoro”). Chiedetevelo, fatelo per loro, per me. Almeno oggi.
A volte bisogna fare silenzio per sentire meglio.
A performance by William Marx of John Cage's 4'33. Filmed at McCallum Theatre, Palm Desert, CA. Composer John Adams wrote the following in The New York Times...