24/07/2026
GIOCO ESTIVO: se la Sardegna fosse una terra indipendente che costituzione potrebbe avere? Un gioco di fantasia, ma che può essere utile per fare qualche ragionamento e qualche riflessione.
Proviamo a immaginare una moderna “Carta de Logu”, da discutere e raffinare con i commenti di chi vorrà giocare con noi.
Iniziamo con I PRINCIPI FONDAMENTALI, ovvero, l’insieme dei valori che costituiscono la base su cui una comunità si riconosce e si identifica. Non può esserci una Nazione se non ci sono dei valori condivisi, sedimentatisi nella storia. I valori vengono prima dello Stato.
Articolo 1
I VALORI FONDANTI E LA SOVRANITÀ
1) La Sardegna è una Repubblica democratica fondata sulla libertà, sul rispetto dell’individuo e sulla solidarietà sociale. Non è accettabile né riconosciuta alcuna discriminazione basata sulle differenze di genere, di lingua, di razza, di religione, di costume, di opinione politica e di condizione fisica, economica e sociale.
In questo primo comma si sancisce qui il concetto di "Repubblica democratica". I due termini che compongono la locuzione si configurano l’uno come il rafforzativo dell’altro e nel suo complesso l’espressione indica la forma di governo nella quale tutte le cariche pubbliche si riconducano direttamente o indirettamente al consenso del popolo.
Nello stesso comma, però, si stabilisce anche il valore fondamentale e inderogabile dell’uguaglianza, intesa come stessi diritti e stessi doveri per tutti. Su ciò si deve basare l’ordinamento dello Stato. In questo modo si pone l’individuo al centro del progetto statuale: l’uomo viene prima dello Stato.
Il principio di uguaglianza va considerato inviolabile, vale a dire che nessuna legge lo può infrangere o sopprimere e che nessuna persona può metterlo in discussione.
Attenzione, però: "uguaglianza" non significa "egualitarismo" che è quella dottrina politica e sociale che spinge il principio di eguaglianza fino a stabilire una parità reale e concreta tra tutti i cittadini. Non è questo che prevede la nostra Costituzione immaginaria, perché le diversità tra le persone (il loro diverso talento e le loro differenti aspirazioni) non vanno considerate come un problema, ma semmai viste come una ricchezza sociale. L’egualitarismo, come è stato ampiamente dimostrato nel corso della Storia, porta inevitabilmente a un’omologazione sociale e all’applicazione di limiti ai cittadini. Questo non è accettabile, perché in contrasto con i principi di libertà e rispetto. Ogni donna e ogni uomo deve essere libera e libero di realizzarsi in base alle proprie qualità e aspirazioni, purché lo faccia rispettando i diritti che valgono per tutti. In qualche caso eccezionale, quando si possano creare pericolosi squilibri sul piano economico e culturale, lo Stato può intervenire per evitare lacerazioni nel tessuto sociale che impediscano l’armonico sviluppo collettivo e pregiudichino le aspirazioni dei singoli.
La fermezza del non riconoscere né accettare alcuna forma di discriminazione implica che lo Stato non solo deve rispettare il principio enunciato, ma deve anche proteggerlo dalle violazioni provenienti da qualunque parte. Inoltre esso è riconosciuto in capo a tutti coloro che si trovano nel territorio dello Stato.
Pur proponendosi come una costituzione assolutamente laica, la Carta de Logu, fa suoi i principi cristiani del “rispetto” verso il prossimo e della “solidarietà sociale”, ponendoli come prima ed efficace forma di protezione e garanzia del cittadino.
2) Il potere sovrano appartiene al Popolo Sardo che lo esercita per mezzo dei suoi rappresentanti, di referendum e suffragi di indirizzo, secondo le forme e i limiti stabiliti dalla Carta de Logu.
Il secondo comma sancisce il concetto di "Sovranità", inteso come potere supremo di governo, che appartiene esclusivamente al popolo nella sua globalità. La Sovranità può essere esercitata solo nei modi e nelle forme previste dalla stessa Carta de Logu, quindi mai in contrasto con i valori ivi stabiliti.
Curiosa la previsione che oltre al referendum, tra e forme di cosiddetta "democrazia diretta" (cioè senza intermediazione di delegati parlamentari), sia previsto anche il "suffragio di esercizio", che possiamo immaginare come un voto popolare che non si pronuncia sull'abrogazione o sulla proposizione di norme o di una legge, ma tenda a fornire al legislatore un indirizzo politico al quale uniformare future leggi.
Aspettiamo i vostri commenti. Alla prossima.