19/11/2022
Scrivono di noi :
Riscoprire Lisistrata.
Ci sono opere che stanno nascoste nella coscienza collettiva. Le abbiamo lette da ragazzi e siamo stati colpiti dagli aspetti più immediati, meglio se giocati su doppi sensi facili. Ma la Lisistrata di Aristofane è molto più di questo. E la compagnia Teatro, che la sta ri-portando in scena in questi giorni a Bussoleno, l'ha capito perfettamente. Intanto ha capito che la storia è senza tempo, attuale negli anni '20 del secolo scorso, dove è ambientato questo allestimento, come oggi. E i luoghi comuni sono gli stessi: le donne sono seducenti, gli uomini sono arrapati; le donne sognano la loro casa, i figli, la cura di sé e della famiglia, gli uomini sono forti (spettacolare la mimica dell'attore che ammassa i tronchi davanti all'acropoli), aggressivi, vogliono la guerra, la competizione, lo scontro; le donne sono maliziose, gli uomini espliciti... Insomma, con tutto che il teatro per sua natura semplifica, i cliché vi sono proprio tutti. E certo, nel 411a. C., Aristofane non si proponeva di fare un'opera femminista: per lui la possibilità che le donne governassero una città era più o meno credibile come l'idea che gli asini potessero volare. Però ha usato il paradosso per comporre un'opera contro la guerra. E la tesi, ben evidenziata dagli attori della compagnia di Bussoleno, è che forse l'umanità dovrebbe riconoscere in sé non solo il lato "maschio" della forza e della sfida, ma anche quello "femminile" della conservazione della vita e della cura reciproca. Solo così si evita l'autodistruzione.
Lisistrata usa una metafora significativa e "femminile", quella della lana, che prima va strattonata e sbattuta, ma poi va raccolta in gomitoli... Ovvero, prima o poi la pace va fatta.
La compagnia ha dovuto anche reinventare alcuni aspetti tecnici: il prologo, l'oracolo e la voce della divinità , efficacemente rappresentati da un distinto signore che emette sentenze (e chi non ne ha incontrato almeno uno?), i cori contrapposti resi dai protagonisti stessi, la folla delle donne risolta con maschere vocianti e col balletto, l'acropoli ovvero una postazione rialzata rispetto al pavimento della scena... Il teatro è appunto questo: rappresenta l'essenziale e stimola l'immaginazione del pubblico. Nel caso del teatro comico, si parte da concetti semplici da recepire, divertenti e magari un po' sguaiati, per indurre una riflessione su contenuti molto più seri e impegnativi. Aristofane era un maestro in questo e non è stato tradito dagli attori. Ho trovato magistrale il monologo conclusivo della protagonista e assolutamente appropriata la sintesi finale rappresentata dalla citazione di Brecht fatta da una voce fuori campo:
"La guerra che verrà non è la prima.
Prima ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente faceva la fame.
Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente".
Applausi convinti!