27/10/2024
Oggi è andata in scena l’ultima replica di Voyage (o della nostalgia). Teatro al completo, soprattutto in questi ultimi giorni di repliche.
Ringraziamo tutti i nostri spettatori, amici e sostenitori e vi proponiamo una toccante e bellissima recensione di un nostro caro spettatore, don Mario Neva, che rigraziamo di cuore.
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Successo di VOYAGE con Scena Sintetica.
Torna dopo più di quarant’anni il capolavoro di Antonio Fuso. Una intensa metafora dell’esistenza umana vissuta in modo altamente poetico senza orpelli ideologici e didascalici. Ottima l’interpretazione degli attori trascinati da Guido Ubeti, che Albertazzi definì il miglior Arlecchino.
Viene spontaneo affermare, dopo aver assistito all’azione scenica, che il mancato riconoscimento pella critica cittadina è paradossalmente un riconoscimento di grande valore. Teatro allo stato puro quello di Antonio Fuso; il Voyage di Scena Sintetica è un capolavoro, un gioiello, nel piccolo teatro di via Gabriele Rosa sulla salita del Castello. Voyage transita dal gioco iniziale, entra furtivo nella poesia del cielo, del mare e del vento, attraverso nostalgia (νόστος, ritorno, e άλγος, dolore;), conosce la tragedia della morte e l’intensità dell’amore; infine, passa oltre, nel sogno di un viaggio verso Calicut con tanto di lettera d’invito da un impresario teatrale immaginario come la meta: dopo 47 minuti senza pause o cadute di tono, si torna alla vita normale.
Il Voyage è un scena di poesia totale, di bellezza, una metafora dell’esistenza, scevra da intenti ideologici o parenetici. Fuso è pugliese, mediterraneo, un greco, palpita Omero nella sua regia.
Il pre-testo è dato da una commedia dell’arte di Pietro Chiari, l’abate gesuita bresciano che vive alla corte di Venezia, il quale combatte su commissione, almeno fino al 1761 il mitico Goldoni…
Un grande quadro di sfondo sul quale si stagliano i personaggi, con alle spalle l’allusione ai moli di Venezia; costumi ineccepibili; le musiche Guerra (Nome) sono composte ad hoc dal maestro che accompagna punto per punto, con gioco di luce e rumoristica di grande effetto… La scena è dominata da una grande vasca ai cui lati siede il pubblico; nel mare abita il grande spirito e la navigazione avviene con simbolica maestria. Prestazione vivace e significativa degli attori che ruotano agilmente attorno a Guido Uberti, maschera prestigiosa. Guido Uberti ricorda che Voyage fu rappresentato la prima volta a Brescia nell’82, ottenne un grande successo a Roma: ricordiamo anche che fu Albertazzi con Proclemer a sottolinearne il valore affermando di aver visto senza dubbio il miglior Arlecchino.
La bagarre iniziale è prevedibile e descrive la sorte del servo tirato in ballo dalla gelosia nei confronti della moglie che veste i nobili con le parrucche, all’epoca non esisteva, ricorda Fuso, lo shampo, e via di seguito con gli ingredienti che il pubblico si aspetta: il pettegolezzo amoroso, l’infedeltà, il nobile innamorato, la dama che non vuole invecchiare… i proverbi contro le donne e poi il viaggio, da vedere. Molto bravi gli interpreti femminili e maschili, Guido Uberti apre e chiude con molta nostalgia per la rappresentazione di quaranta anni fa…una vita.
Valeva la pena dire due parole dalla parte del pubblico, tutto è così fugace, così inutile, così vero, a cominciare dalle parole e dai gesti.
dmn