08/02/2023
SANREMO
Ieri purtroppo mi sono ricordato del perchè Sanremo ha cominciato a parlare solo marginalmente di musica in mezzo a tutto ció che da quando i social hanno invaso la nostra quotidianità sta fondendo la realtà con i meme. E no, il moralismo non abita la mia casa, così come il bigottismo. Sul vestito non ho avuto alcuna reazione, forse mio zio sì, mia nonna, o quella parte di societá che ancora si imbarazza quando arriva la scenetta in camera da letto nella fiction in prima serata. Sono talmente abituato quotidianamente come tutti da post e immagini che sfido chiunque a dire di essersi scandalizzato se non per il fatto che l’abbia fatto a Sanremo e non in una cornice che a noi risulterebbe la normalità tipo su Instagram (dove 60 milioni di occhi già l’hanno vista in qualsiasi versione di se stessa).
Con tutte le buone intenzioni del mondo, Chiara scusami ma nun gne a faccio. Ora, non ho idea se sia colpa del fatto che i numeri gargantueschi che queste persone fatturano, gli introiti ciclopici che queste persone generano, o il seguito spropositato di individui che li seguono ci dia l’impressione che queste persone abbiano davvero qualcosa in più da offrire, oltre alla loro abilitá di saper vendere se stessi. Spoiler: su certi aspetti, forse, non ne hanno.
E qui arriviamo alla sagra della banalità. Se dovessi esprimere una sintesi del discorso di Chiara Ferragni, mi dispiace, l’unica parola sarebbe questa.
Un mero selfie verbale, autocelebrativo e spolverato di banalità sul self love e sulle donne che devono "lavorare" il doppio. Mi ha restituito le stesse vibe delle dediche di C’è Posta per Te (ciao Maria tvb sia chiaro). Che per caritá sarebbe pure apprezzabile l’intento, lei si commuove per davvero e la trovo ingenuamente conscia e convinta di mandare un messaggio positivo, se non fosse che l’unica sensazione trasmessa è stata di aver comprato il suo monologo al mercatino dell’usato.
Ho visto lo stesso messaggio veicolato in modo commovente e toccante tantissime volte, e tantissime volte l’ho condiviso. Mi sono sentito colpevole ascoltando Paola Cortellesi, mi sono indignato per le donne afgane, ho appoggiato le cause di Angelina Jolie, e ho pianto con i libri di Margaret Mazzantini.
Rivedersi in queste parole, prese qua e là da post motivazionali incollati con il nastro adesivo (sul punto del “suora” “tr*ia” mi sono quasi strozzato con la birra), purtroppo per me denota il fatto che ci siamo disabituati ad emozionarci per davvero. Puoi migliorare chiare’, anche perchè le intenzioni ce so’. Sono certo di questo.
Nel nome del Meme, di Salmo e dello Spirito Blanco, amen.