03/09/2026
La torre
Come mi è stato giustamente fatto notare nel post precedente, è vero che il termine «torre» veniva originariamente usato per entrambe le strutture: i latini, infatti, utilizzavano un'unica parola per indicare qualsiasi costruzione sviluppata in altezza.
In seguito, con la trasformazione dell'Impero in impero cristiano e la comparsa delle abbazie, si è pian piano fatto strada il termine «torre sacra» o «torre campanaria», fino a quando, nel pieno del Medioevo, le tipologie si sono articolate e diversificate secondo tre distinti ambiti d'uso:
La torre laica e militare: manteneva uno scopo strettamente difensivo, di avvistamento e di ostentazione del potere. Nelle città medievali le torri gentilizie erano simbolo di prestigio e roccaforti per le lotte frazionali, mentre le torri cittadine servivano alla sorveglianza del territorio.
La torre sacra (il campanile religioso): legata in modo esclusivo alla vita liturgica. La sua elevazione rispondeva alla necessità di far propagare il suono il più lontano possibile, scandendo il tempo sacro (le ore canoniche), richiamando i fedeli alle funzioni e accompagnando i momenti cruciali della vita della comunità ecclesiastica.
Il caso misto: la torre civico-militare con campana (come la Torre dell'Arengo): rappresenta un'interessante sintesi tra le due tipologie. Nasce infatti come struttura di massima sicurezza, prigione e caposaldo militare atto alla sorveglianza e all'interdizione di truppe in assetto da battaglia, provvista delle tipiche merlature modellate per ospitare gli archibugieri. Tuttavia, dal momento in cui il Fioravanti riuscì a collocare la grande campana al suo interno, la torre divenne a tutti gli effetti una sorta di «campanile civico». In realtà, la sua funzione era ben diversa da quella ecclesiastica: il suono non serviva a scandire le preghiere, ma a rispondere a esigenze civili e militari, suonando a stormo per adunare i cittadini, dare l'allarme in caso di attacco, segnalare incendi o convocare i consigli del Comune.
Ma perché la torre dotata di questo strumento è stata infine chiamata «campanile»? La risposta risiede nelle campane stesse, il cui nome deriva dai vasi, o meglio, dai catini in terracotta o bronzo,prodotti originariamente in Campania, la cui forma venne poi scelta e perfezionata per la fusione delle campane.