Palazzo Bocchi - Bologna

Palazzo Bocchi - Bologna Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Palazzo Bocchi - Bologna, Arte, Via Goito 16, Bologna.

Palazzo Bocchi , voluto dall'umanista Achille Bocchi e progettato da Jacopo Barozzi da Vignola nel 1545, fra i tanti bei palazzi bolognesi è tra quelli che nei secoli più hanno suscitato e tuttora suscitano interrogativi.

     "Achillis Bocchii Bonon. Symbolicarum quaestionum, de vniuerso genere, quas serio ludebat, libri quinque."SERIO LUD...
10/03/2021



"Achillis Bocchii Bonon. Symbolicarum quaestionum, de vniuerso genere, quas serio ludebat, libri quinque."

SERIO LUDERE, ET SERIOSISSIME IOCARI è un motto antico che riacquista una sua centralità nella cultura rinascimentale, e ancor prima nell’umanesimo.
Ne parla Gianfranco Marrone in un articolo del 2015 [Doppiozero: https://www.doppiozero.com/rubriche/15/201507/serio-ludere]

Scriveva Marsilio Ficino chiudendo il suo commento alla Repubblica di Platone: «È proprio dei sapienti iocari et studiosissime ludere». Ma iocus e ludus si accompagnano senza inciampo, senza sussulti.
"Serio ludere" è invece un ‘gioco’ linguistico più vicino a un ossimoro, corteggia questo concetto.
In un tempo in cui la follia è avvertita come minaccia presente, non più latente, "serio ludere" può essere solo oggetto di rievocazione nostalgica per Baldesar Castiglione.
Negli ultimi anni del Quattrocento Hieronymus Bosch compone la sua "Nef des Fous". L’Elogio della follia di Erasmo è del 1509.
I disegni euristici di Leonardo si soffermano a lungo sui dettagli fisiognomici dei deformi e dei folli, e infine gli studi verranno riversati nella pazzia bestialissima, la Battaglia di Anghiari.

Contrastare la follia significherà innanzitutto indagarla e rappresentarla. Sottoporla a ‘ironia’, combinazione di riso e pianto come nella coppia di opposti Democrito ed Eraclito in Bramante.

Il tema del ‘filosofo che piange e ride’ per un identico motivo, è un topos letterario antico; ben noto all’Orazio delle Epistole, così caro ad Achille Bocchi da volere una sua ludica esortazione a far da contrappunto – sulla facciata del suo Palazzo – all’invocazione compunta del Salmo 120.

È possibile riemergere dall’età presente, da un’instabilità angosciosa, armandosi di un logos capace di comprehendere e superare? Un nuovo linguaggio, connubio di ratio e oratio, può adempiere a questo compito. E la più consapevole meditazione umana risiede in una filologia che fa tutt’uno con l’ermeneutica filosofica.
L’esigenza di osservare e superare il conflitto tra logos e pathos, nell’uomo e nel mondo – intus et extra – passa attraverso una ri-forma della spiritualità che coinvolge ratio e oratio.

ACHILLIS BOCCHII BONON. SYMBOLICARVM QVÆSTIONVM, De vniuerso genere, quas serio ludebat, LIBRI QVINQVE.BONONIAE, Apud So...
10/03/2021

ACHILLIS BOCCHII BONON. SYMBOLICARVM QVÆSTIONVM, De vniuerso genere, quas serio ludebat, LIBRI QVINQVE.
BONONIAE, Apud Societatem Typographiae Bononiensis. MDLXXIIII.

Edizione del 1574, frontespizio.

Ciascuna delle 151 Quaestiones si compone di un testo in versi dovuto allo stesso Bocchi, e da un'incisione di GIULIO BONASONE.
A PROSPERO FONTANA oltre che ad si deve il progetto iconografico delle Quaestiones e della sede dell' .
Le incisioni della seconda edizione, stampata nel 1574, vennero ritoccate da AGOSTINO CARRACCI.

«E di qui è che, nel formare i simboli, alcuni si vagliono delle cose accadute, che sono state vere, et altri delle fint...
10/03/2021

«E di qui è che, nel formare i simboli, alcuni si vagliono delle cose accadute, che sono state vere, et altri delle finte, come di favole di poeti, applicate però queste e quelle all’uso universale della vita; e nell’una e l’altra maniera non mancano uomini che gli hanno usati con molta lode. E tra gli altri, allargando assai questa invenzione, si sono in ciò serviti grandemente alcuni degli apologi di Esopo, commendati molto dagli autori per essere vaghi, onesti e molto efficaci per fare con diletto impressione negli animi, massime de’ fanciulli, applicando i modi e maniere degli animali [p. 464] ai costumi e nature degli uomini; a imitazione del quale altri di poi hanno da sé stessi composto et imaginatosi altre favole e ragionamenti d’animali, tutte però dirizzate al vivere virtuoso, sì come tuttavia si leggono non senza frutto e dilettazione.»

Card. GABRIELE PALEOTTI, "Discorso intorno alle imagini sacre e profane", 1582, Cap. ###XV. "Delle pitture dei simboli".

Quando il Cardinale pubblicò il suo celebre "Discorso", l’autore delle "Symbolicarum Quaestionum de universo genere", , era già scomparso da vent’anni. Ma la temperie nella quale era stata concepita la sua opera fornì fuoco e alimento alla vita culturale bolognese anche nel secondo Cinquecento.
Lo stesso Gabriele Paleotti, già alto prelato, era stato amico del ‘semiologo’ Phileros (soprannome accademico di A. Bocchi) , nonché sodale dell’Accademia Bocchiana. Aveva frequentato quella Studiosa Cohors, e quel palazzo così singolare che la racchiudeva, proteggendo la libertà di espressione dei suoi membri da insidie e delazioni.

http://memofonte.accademiadellacrusca.org/pdf/5.pdf

«…Nella casa famosa di Achille Bocchio, entro scomparti in stucco, nelle volte di due stanze a basso, varie figure rappr...
10/03/2021

«…Nella casa famosa di Achille Bocchio, entro scomparti in stucco, nelle volte di due stanze a basso, varie figure rappresentanti Virtù e Deità, designando [disegnando] per l'istesso molti de’ rami che occorsero nell’erudito libro delle sue simboliche Quistioni, intagliate da Giulio Bonasone».

Così lo storico dell'arte Carlo Cesare Malvasia [Felsina pittrice, Bologna, 1678; ed. cons. 1841, I, p. 176], nella vita "Di Prospero Fontana e di Lavinia sua figliuola", descrive l’opera del pittore e amico di Achille Bocchi nelle ampie sale del nuovo palazzo. La decorazione costituisce un continuum dell’ideazione di molti disegni e simboli – dello stesso Prospero - già presenti nelle Symbolicae Quaestiones, la cui editio princeps data al 1555, e dove già si era dimostrato «intelligentissimo di favole e di storie» (Malvasia). La costruzione del palazzo, iniziata nel 1545, continuò almeno fino al 1560, restando tuttavia parzialmente incompiuta ancora alla morte di Bocchi (1562).

PROSPERO FONTANA (Bologna, 1512-1597) - Figure mitologiche nel soffitto del salone dell’Accademia. Palazzo Bocchi, Bologna.

L’epigrafe in ebraico presenta una particolarità su cui val la pena soffermarsi.Adonai è il vocativo canonico che rende ...
09/03/2021

L’epigrafe in ebraico presenta una particolarità su cui val la pena soffermarsi.
Adonai è il vocativo canonico che rende proferibile in ebraico il Nome ineffabile composto da quattro lettere, il tetragramma divino יְהוָה, Hyud Hehi Vav Hehi.
Nell’epigrafe posta al lato destro dell’ingresso notiamo una sorta di croce greca che non solo sovrasta il tetragramma יְהוָה, ma lo scinde a metà; simmetrica e gemella di quella posta sopra il vocabolo latino REX, anch’esso incipit, nell'iscrizione che si srotola come un papiro fin oltre l’angolo del Palazzo, lungo tutta la cornice di Via Albiroli.
Lo stratagemma della ‘croce’, che evita l’esposizione e possibile profanazione del Nome divino, è forse l’indizio di uno scrupolo devozionale di dotta ispirazione rabbinica: secondo il parere espresso da David Cassuto - una risposta al quesito postogli da Lucio Pardo (già Presidente della Comunità Ebraica di Bologna) - architetto di fama e già vicesindaco di Gerusalemme, non si tratterebbe di una zlav (croce cristiana), ma di una havdalah (ebr. הַבְדָּלָה ‘separazione’), inserita per ‘de-sacralizzare’ il Nome divino iscritto all’esterno e potenzialmente ‘esposto’ agli insulti del profano volgo.
Pare improbabile che quest’aggiunta sia dovuta solamente all’accortezza del pur prudente Achille Bocchi.
Una spiegazione - quella fornita da David Cassuto - che parrebbe plausibile: il Nome divino sarebbe stato così adeguatamente preservato da quel rischio di ingiuria e profanazione insito nell'essere esposto oltre la soglia della sinagoga.
Una precauzione assai simile si adotta trasportando i rotoli della Torah dalla Sinagoga all’abitazione o al laboratorio dello scriba che deve restaurarli. Prima del tragitto, prima di oltrepassare lo spazio sacro esponendosi a un ambiente impuro, il rotolo deve essere reso pasùl, ossia fasullo, ‘in-adatto’ all’uso liturgico.
La Torah è concepita non solo come raccolta ordinata di prescrizioni rituali e di narrazioni storiche, ma anche come un'ininterrotta serie di nomi divini, dalla quale trae origine tutta la creazione: nel suono arcano di questo unico Nome, le lettere trascendono il limite provvisorio delle parole e mostrano intatta tutta la loro forza creativa.
Un Sefer Torah da cui manchi una sola lettera, o una parte di questa, è pasul cioè non adatto all'uso. Ove venisse a mancare una lettera nel testo o un singolo individuo venisse meno alla sua funzione, ne verrebbero compromessi l'equilibrio del testo e l’armonia del cosmo.
Il rotolo della Torah viene reso pasùl versando delle gocce di cera su alcune parole così da fargli assumere una qualità ‘degradata’: una sorta di travestimento, di velatura di ciò che è puro, di ‘separazione’ (havdalah, ebr. הַבְדָּלָה ) di ciò che è sacro da ciò che è profano. Proprio in virtù di questo accorgimento ‘de-sacralizzante’ si renderà vano ogni tentativo di profanazione: qualunque ingiuria non sortirà alcun effetto sacrilego su un oggetto ‘degradato’ e non ‘integro’. Solo lo scriba incaricato potrà rimuovere la cera, restituendogli l’integrità in ambiente protetto.
Analogamente, il Nome del Signore non è certo ‘integro’ sulla facciata di palazzo Bocchi.
Un’identica ‘croce greca’ è stata aggiunta anche sull’incipit dell’iscrizione latina, su ‘REX’, apparentemente senza un significato preciso, eccetto quello di salvaguardare l’euritmia e simmetria architettonica dei due elementi.
Si avrebbe così la conferma di un sincretismo irenico dell’Accademia bocchiana, inconciliabile con i rigori di un’Inquisizione italiana allora agli esordi, ma già intransigente.
Papa Paolo III non potrà infine eludere le pressanti sollecitazioni che gl’impongono di istituire un’inquisizione italiana. Il Sant’Uffizio non sarà tuttavia mai paragonabile all’Inquisizione sp****la.
Il fatto che questa epigrafe sia sopravvissuta per oltre quattro secoli intatta, appena sfiorata dalle ingiurie del tempo, sta a dimostrare la cultura realmente ecumenica della città di Bologna, fortificata dallo stretto legame con l’Alma Mater, e la tolleranza di cui si è fatto portavoce lo stesso Arcivescovado.

LAVINIA FONTANA (Bologna, 1552 - Roma, 1614)Sposalizio mistico di Santa Caterina - olio su rame, cm 44 x 35,5.Collezione...
08/03/2021

LAVINIA FONTANA (Bologna, 1552 - Roma, 1614)
Sposalizio mistico di Santa Caterina - olio su rame, cm 44 x 35,5.
Collezione privata.
(verso)

GIULIO BONASONE (1498 - Bologna 1576)
Progetto per la facciata di a Bologna, bulino
mm. 595 x mm. 452; mm. 435 x mm. 347.
(recto)

Si tratta di un recente, duplice ritrovamento della Prof.ssa Donatella Biagi Maino. Il dipinto di Lavinia è in realtà il 'verso' di una preziosa matrice in rame, incisa da Giulio Bonasone per realizzare all'acquaforte il 'progetto' di Palazzo Bocchi, poi realizzato da Jacopo Barozzi detto il Vignola nel 1545.

Il rinvenimento apre una nuova affascinante prospettiva sulla vita e sui rapporti fra gli artisti e gli intellettuali a Bologna nel Cinquecento, e può fornire l’occasione per una riflessione sugli ideali ecumenici che avevano animato Achille Bocchi, improntati al dialogo, al confronto e alla valorizzazione delle diversità.

Che la matrice in rame sia da considerarsi unicamente un utile ‘reimpiego’ è oggetto di discussione e resta da dimostrare. Si fa largo l’ipotesi che la Pittrice, forse esortata dallo stesso Cardinale Gabriele Paleotti (sodale dell' ) oltre che dal celebre padre Prospero, abbia voluto in questo modo mettere al sicuro un oggetto che l’Inquisizione avrebbe potuto sequestrare.

Particolare dell'epigrafe ebraica: i caratteri gemmati nella facciata di  , ricavati in blocchi di arenaria alti 70 cm, ...
02/03/2021

Particolare dell'epigrafe ebraica: i caratteri gemmati nella facciata di , ricavati in blocchi di arenaria alti 70 cm, creano effetti chiaroscurali di grande impatto visivo.
I motivi che hanno indotto Achille Bocchi a scegliere questo stile, questi caratteri, possono essere molteplici. Ad esempio, la valorizzazione di un’eccellenza locale. È verosimile tuttavia che la scelta possa essere stata condizionata anche da un parere autorevole, quello di un rabbino, forse sodale dell’Accademia Hermathena.
Gli esempi di iscrizioni in caratteri ebraici dello stesso periodo rinascimentale non sono rari in edifici e monumenti cristiani, ma si tratta in ogni caso di arte sacra.
L’iscrizione in caratteri gemmati voluta da Achille Bocchi conserva tutto il fascino e l’importanza attribuibile ad un hapax: un’epigrafe ebraica voluta da un laico, un non ebreo, recante un monito anche per non ebrei. Che siano capaci di intendere non solo la lingua, non solo il significato simbolico ma anche un più profondo richiamo alla libertà di dialogo, all’integrazione, contro ogni forma di integralismo religioso o zelo fanatico. "Sic Monstra Domantur". Così ci si desta da quel sonno della Ragione che genera mostri.

Incisione raffigurante il gruppo scultoreo dell'  con il motto "SIC MONSTRA DOMANTUR" (Giulio Bonasone).Fonte: Achillis ...
01/03/2021

Incisione raffigurante il gruppo scultoreo dell' con il motto "SIC MONSTRA DOMANTUR" (Giulio Bonasone).
Fonte: Achillis Bocchii Bonon. Symbolicarum quaestionum, de vniuerso genere, quas serio ludebat, libri quinque.

Il rilievo era collocato nel cantone dell'edificio, ben visibile a chi si trovasse a passare di lì. Ancora oggi se ne intravvede qualche traccia.

Indirizzo

Via Goito 16
Bologna
40126

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