Galleria Nazionale della Puglia "G. e R. Devanna"

Galleria Nazionale della Puglia "G. e R. Devanna" Il Museo ha sede a Bitonto (Ba), in via Gian Donato Rogadeo, 14. E quanto detto finora vale anche per le molte opere inedite.

Nell’ambito regionale l’apertura di una Galleria Nazionale, in un territorio che fin qui non ne aveva, definisce una più viva identità regionale che travalica però i confini locali per inserirsi in un contesto più ampio grazie alla consistenza del patrimonio della collezione. La Galleria comprende al suo interno una cospicua serie di opere: da Pietro Negroni al “Maestro dell’Annuncio ai pastori” d

a Vaccaro a Giaquinto e a Bardellino, da Solimena a Luca Giordano, ben rappresentando gli artisti napoletani e meridionali in genere. E tuttavia il patrimonio della Galleria valica i confini dell’antico Regno di Napoli con esempi finissimi dell’arte bolognese, genovese, marchigiana, veneta, romana: da Lanfranco a Maratta, da Beinaschi a Mario de’ Fiori si può dire che la raccolta costituisca, soprattutto per il Seicento e per il Settecento, una notevole antologia e un importante strumento di studio dell’arte italiana. Ma non soltanto: la presenza di opere di artisti come Le Sueur, Poussin, François Verdier, van Swanewelt e, per giungere al Novecento, di Beatrice Wood e Joseph Stella conferisce alla raccolta un carattere di apertura internazionale. La grande varietà stilistica e cronologica delle raccolte, punto di forza del Museo, offre infatti infinite possibilità di ricerca, di studio e di confronto accanto alla possibilità di organizzare esposizioni temporanee che raccolgano, insieme alle opere di proprietà del museo, piccoli nuclei omogenei provenienti da altre collezioni, nell'intento di proporre nuove linee di ricerca e di studio. La presenza di un vasto patrimonio di bozzetti e disegni preparatori potrà consentire di indagare i modi della progettazione, nel passaggio da questa alla realizzazione definitiva, da parte degli artisti; nel contempo avrà senso lo studio delle differenze tra i bozzetti presenti in Galleria e le versioni definitive delle grandi pale d’altare: un esempio per tutti è quello del bozzetto per Il martirio di Sant’Erasmo di Poussin; sebbene non tutti gli studiosi siano concordi in relazione all’effettiva paternità dell’opera, tuttavia è da ritenere un punto di forza della collezione quello di poter sottoporre all’attenzione della critica opere di incerta collocazione storica. Un museo dunque, che apre con una connotazione di museo aperto: aperto al confronto con gli studiosi, aperto nel rivedere attribuzioni incongrue, aperto nel costante e vitale rapporto con il pubblico. The opening of a National Gallery is such a breakthrough for the Apulia Region, since there was none until a few years ago. The art work shown not only represents the local identity, but goes beyond the Region’s borders in showing masterpieces from different countries. The Gallery hosts a relevant collection of paintings by well-known artists, such as Negroni, Vaccaro, Giaquinto, Solimena and Giordano: all of them accurately representing the trends of the “Kingdom of Naples”, as Southern Italy was best known in the past. However, the Gallery also includes pieces by artists from Central and Northern Italy, such as Lanfranco, Maratta, Beinaschi and De’ Fiori. It can be said that this collection is a useful handbook for discovering what the art was like in Italy between the 17th and the 18th century. Moreover, the presence of paintings by Le Sueur, Poussin, Verdier, Beatrice Wood and Joseph Stella, makes the collection more attractive to international visitors. The great variety of styles in this Gallery, typical of different centuries, provides on one hand plenty of matter for research and study of art; on the other hand, it makes possible the setting of temporary exhibitions with similar pieces from various collections. Sketches and drafts let the visitors explore the work between design and outcome, just as the artists intended it: this is useful, for instance, for studying altarpieces such as the Martyrdom of Saint Erasmus by Poussin. Not all researchers agree whether this altarpiece is actually by Poussin or not; nevertheless, it remains an asset of the Gallery for critics to evaluate. In conclusion, this can be considered an open museum: open to debate, open to revising incorrect attributions, and open to a constant, thriving relation with public.

A Napoli Cesare Fracanzano fu allievo di Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, e qui continuò a lavorare anche dopo il...
31/08/2026

A Napoli Cesare Fracanzano fu allievo di Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, e qui continuò a lavorare anche dopo il trasferimento in terra pugliese. Tra i principali committenti di Fracanzano vi furono i conti di Conversano, Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona e sua moglie Isabella Filomarino, che lo richiamarono in città per completare il prestigioso cantiere della chiesa dei SS. Medici, lasciato incompiuto dal pittore napoletano Paolo Finoglio, a causa della sua scomparsa. La Famiglia di satiri - come attestato negli inventari - si trovava proprio nelle sale del loro grande castello pugliese.

Il soggetto dionisiaco è piuttosto ricorrente in età barocca, inserendosi largamente nell’intrico di motivi tematici che caratterizzano quella stagione. Dioniso, nella mitologia più antica, è il dio che muore e rinasce, legato ai cicli della terra, un'ambivalenza che coniuga l'atmosfera apparentemente allegra e la violenta malinconia.

Il maestro Ribera irromperà sulla scena napoletana proprio con il suo Sileno ebbro, ora esposto al Museo di Capodimonte, raffigurato disteso a terra, n**o, con un corpo flaccido, pesante e brutalmente realistico, restituendoci una scena di cruda e carnale umanità in cui l'energia vitale dell’ebbrezza si affianca alla fine dell’esistenza. Un tema che diventa anche mezzo per dare forma visiva alle forze invisibili, caotiche e misteriose che governano l'animo umano.

🎨 Cesare Fracanzano, Famiglia di satiri, 1665/1650, olio su tela, in deposito dal Castello svevo di Bari, inv. 24. M357-1.1

La mostra Barocco. Allegorie del sensibile è stata l’occasione per approfondire la conoscenza della grande tela, da poco...
27/08/2026

La mostra Barocco. Allegorie del sensibile è stata l’occasione per approfondire la conoscenza della grande tela, da poco acquisita dalla Galleria Nazionale della Puglia, del pittore pugliese Cesare Fracanzano. Lo stupore che essa suscita per la sua qualità si coniuga con la curiosità di conoscerne il significato nella sua misteriosa messa in scena.

All’interno di un paesaggio selvatico si svolge un’intima scena familiare. Guardate il gesto così confidenziale della satiressa, dal dolce e luminoso incarnato, che cerca di togliere la p**a al marito. Una famiglia di satiri, creature mitologiche con il busto di fattezze umane, zampe e orecchie caprine, dedite al culto del dio Dioniso, qui richiamato dai tralci di uva verso cui il satiro, dalla resa così naturalistica, protende lo sguardo.

Una delle letture più accreditate sul significato del dipinto è il richiamo ai sensi: le azioni svolte dalle figure e le loro pose rimanderebbero a vista, udito, olfatto, gusto, tatto. Sapreste indovinarli? Scrivetelo nei commenti! Badate bene che uno di loro ne rappresenta due. La soluzione è nel link al primo commento, ma provate prima di curiosare!

🎨 Cesare Fracanzano, Famiglia di satiri, 1646/1650, olio su tela, cm 205,7 x 255,8, in deposito dal Castello svevo di Bari, inv. 24. M357-1.1

Qualche giorno fa abbiamo assistito all’inaugurazione dei XX    , ammirando l'imponente immagine dell’Atleta di Taranto,...
25/08/2026

Qualche giorno fa abbiamo assistito all’inaugurazione dei XX , ammirando l'imponente immagine dell’Atleta di Taranto, la cui leggendaria tomba, risalente al V secolo a.C., è esposta presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto - MARTA.
Così, il nostro sguardo non poteva non ricadere sul nostro Discoforo di Andrea Appiani, dipinto esposto presso la sala dell’Ottocento e del Primo Novecento in Galleria.

Tra gli artisti più importanti del Neoclassicismo lombardo, Appiani, dopo aver meditato sulla produzione di età greca e romana, iniziò a creare delle composizioni che non ricopiavano, ma interpretavano le opere antiche. Il Discoforo (1806 ca.) è la riproduzione dipinta della celebre scultura del Discoforo, o Discobolo stante, dello scultore policleteo Naucide di Argo.

La figura dell'atleta, dalle forme armoniche e nella posa chiastica, è inserito in uno sfondo neutro che ne risalta la bellezza. Nel dipinto, i valori di equilibrio e perfezione dell’arte classica rivivono attraverso il mito dell’atleta antico, esempio di disciplina e lealtà.

Il richiamato nel nome dei Giochi di Taranto significa rispetto dell'altro, condivisione, scambio. Così come nell’antica Grecia le competizioni sportive riuscivano a interrompere le guerre per celebrare la pace, così l’arte e lo sport continuano a essere il linguaggio universale che unisce i popoli.
In bocca al lupo a tutti gli atleti partecipanti ai Giochi del Mediterraneo!

E, naturalmente, vi aspettiamo in Galleria!

🖼 Andrea Appiani, Discoforo, 1806 ca., olio su tela, Galleria Nazionale della Puglia, inv. 108

Tra il Seicento e il Settecento, gli artisti specializzati nel genere della natura morta si dilettavano nell’accostare s...
24/08/2026

Tra il Seicento e il Settecento, gli artisti specializzati nel genere della natura morta si dilettavano nell’accostare sulle stesse tavole elementi vegetali e i più disparati animali. Osservando questi dipinti, si ha l’impressione di scorgere le reali abitudini alimentari dell’epoca, con i cibi ritratti fedelmente e legati alle cadenze stagionali.

In Galleria sono conservate opere di Maestri meno noti, ma indubbiamente di notevole rilievo. Ne è un esempio la raffinata Natura morta del piacentino Felice Boselli, che accosta funghi, trote e una tartaruga; o ancora l’analogo dipinto del francese François Habert, nel quale accanto ai pesci compaiono un cavolfiore, un limone sbucciato, cipolle e lumache. Infine, il cremonese Pietro Martire Alberti ci offre un trionfo dell’orto, unendo un cespo d’insalata e un mazzo di asparagi a carciofi e cetrioli.

Un itinerario tra arte e gastronomia che invita l'osservatore a riscoprire il gusto e il dettaglio del passato.

🎨 Felice Boselli (attr.), Natura morta con pesci, frutta e tartaruga, 1680-1690, olio su tavola, cm 25,5 x 33, Bitonto (BA), Galleria Nazionale della Puglia "G. e R. Devanna", inv. 56
🎨 Pietro Martire Alberti, Natura morta con carciofi, lattuga e asparagi, 1620-1630, olio su tela, cm 47 x 60, Bitonto (BA), Galleria Nazionale della Puglia "G. e R. Devanna", inv. 57
🎨 François Habert, Natura morta con pesci e cavolfiori, 1640-1660, olio su tavola, cm 21,5x 29,5, Bitonto (BA), Galleria Nazionale della Puglia "G. e R. Devanna", inv. 160

Dietro questa composizione si nasconde la mano di Michelangelo Cerquozzi, una figura chiave della pittura romana del Sei...
21/08/2026

Dietro questa composizione si nasconde la mano di Michelangelo Cerquozzi, una figura chiave della pittura romana del Seicento. Nonostante fosse soprannominato “Michelangelo delle Battaglie” per la sua abilità nel dipingere scene di guerra, qui l’artista sceglie di soffermarsi sul silenzio di una natura morta.

La tavola raccoglie i frutti della terra: uva, cardi, un grande cesto di mele e gli azzeruoli. Questi ultimi sono frutti simili a mele in miniatura, originari dell’Asia Centrale, che un tempo erano molto comuni sulle tavole italiane, ma che oggi sono quasi dimenticati.
Nel Seicento, scene come questa non erano solo decorative. Rappresentavano la vanitas: l’idea che la vita sia passeggera. Il dettaglio fondamentale per comprendere questa simbologia sono le due farfalle che volano sopra la cesta.

Con la loro esistenza brevissima, che a volte dura un solo giorno, le farfalle diventano il simbolo perfetto della fragilità umana e della fugacità del tempo. Cerquozzi ci invita così a osservare la bellezza della natura, ricordandoci quanto essa sia effimera.

🖼 Michelangelo Cerquozzi detto Michelangelo delle Battaglie, Cesto di frutta con mele, cardo, uva su un tavolo di marmo, 1630 ca., olio su tela, cm 102 x 144, Collezione privata

L'affermarsi del genere autonomo della natura morta in Italia coincide con l’arrivo a Roma di uno dei più grandi artisti...
17/08/2026

L'affermarsi del genere autonomo della natura morta in Italia coincide con l’arrivo a Roma di uno dei più grandi artisti della storia dell’arte, Michelangelo Merisi da Caravaggio. Vincenzo Giustiniani, mecenate appassionato della sua arte, così scriveva: «il Caravaggio disse che tanta manifattura gli era a fare un quadro buono di fiori, come di figure», in aperta rottura con la tradizione ancorata ai modelli tardo-manieristi, e in direzione di un naturalismo deflagrante.

A Roma, in una nuova temperie culturale, caratterizzata dall’affermazione del collezionismo scientifico, della nascita dell’Accademia dei Lincei, furono due i centri propulsori del genere sulla scia di Caravaggio, la bottega del Cavalier d’Arpino – nella quale il Merisi fu impegnato come specialista di fiori e frutti e fu attivo il misterioso Maestro di Hartford – e la cosiddetta accademia dei Crescenzi, alla quale parteciparono figure di grande rilievo come Bartolomeo Cavarozzi o Pietro Paolo Bonzi.

A Napoli, sempre al seguito della rivoluzione caravaggesca e in un ambiente culturale e filosofico permeato dalle idee di Bernardino Telesio, Giordano Bruno e Tommaso Campanella, vi fu un imponente sviluppo del genere: il suo avvio fu segnato dall’attività di Luca Forte, ancora intrisa di elementi naturalistici.

Ma tanti sono gli artisti napoletani e romani, i quali – nei decenni successivi - hanno ampiamente contribuito allo sviluppo di questo genere. Si pensi, a Giovan Battista Recco, Giuseppe Ruoppolo, Paolo Porpora, Mario de’ Fiori e Andrea Belvedere.

Questi ultimi sono in mostra in Galleria, venite a scoprirli!

🖼 Ignoto pittore del XVII secolo, Natura morta con coppa di frutta, fetta di zucca e uc***lo, 1610-1630, olio su tela, cm 40 x 56, Bitonto (BA), Galleria Nazionale della Puglia, inv. 59

  è il momento perfetto per un viaggio nell'arte!🏛 La Galleria Nazionale della Puglia sarà aperta anche il 15 agosto, co...
12/08/2026

è il momento perfetto per un viaggio nell'arte!

🏛 La Galleria Nazionale della Puglia sarà aperta anche il 15 agosto, con il consueto orario infrasettimanale.

🖼 Per l'occasione vi proponiamo di visitare le sale al pianterreno dedicate al pugliese, riallestite per offrire al pubblico una selezione di paesaggi, nature morte e vedute di interni, tra i quali sarà possibile ammirare, per la prima volta, l'inedito 𝑰𝒏𝒕𝒆𝒓𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒕𝒆𝒔𝒔𝒊𝒕𝒓𝒊𝒄𝒊 del pittore bitontino Gaetano Spinelli.

🎨 Datato 1905, il dipinto racchiude gli elementi caratteristici della sua pittura: l'amore per le scene di vita quotidiana, le dense e pastose pennellate date a macchie che delineano, con i loro guizzi, le figure e lo spazio, e soprattutto la calda luce estiva e meridiana, che le infiamma di bagliori e accende di vita.

☀ ...E nella canicola assolata della piena estate, quale momento migliore del Ferragosto per ve**re in galleria a contemplare la lentezza silenziosa delle tessitrici?

🖼 Approfittatene anche per ammirare la temporanea 𝑩𝒂𝒓𝒐𝒄𝒄𝒐. 𝑨𝒍𝒍𝒆𝒈𝒐𝒓𝒊𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒆𝒏𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆, a cura della direttrice, dott.ssa Carla Scagliosi, prorogata fino al 18 ottobre 2026!

Vi aspettiamo per vivere insieme un Ferragosto all'insegna della !

🕣 Orario di apertura: dalle 8.30 alle 19.15 (ultimo ingresso 18.30)
🎟 Biglietti acquistabili online o presso la galleria:
- Ingresso singolo 6 euro
- Museo Card 7 euro (ingressi illimitati per 6 mesi)
Salvo agevolazioni e gratuità previste dalla normativa vigente.

ℹ Info e contatti:
☎ 080099708
📧 [email protected]

Ministero della Cultura Direzione regionale Musei Puglia

𝐒𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐯𝐨𝐢!A partire dal 𝟏𝟓 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, le sale del piano terra dedicate al 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐠𝐥𝐢𝐞𝐬𝐞 saranno pr...
10/08/2026

𝐒𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐯𝐨𝐢!

A partire dal 𝟏𝟓 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, le sale del piano terra dedicate al 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐠𝐥𝐢𝐞𝐬𝐞 saranno pronte ad accogliervi con una 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐬𝐞𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐞 provenienti dalla collezione e dai depositi della 𝐆𝐚𝐥𝐥𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚.

E non è finita qui! Le sorprese estive continuano! Seguiteci per scoprire tutte le novità e restare sempre aggiornati!

📍 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟮 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 si rinnova l'appuntamento con  , l'iniziativa del Ministero della Cultura che consente l'ingres...
31/07/2026

📍 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗮 𝟮 𝗮𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 si rinnova l'appuntamento con , l'iniziativa del Ministero della Cultura che consente l'ingresso ogni prima domenica del mese nei musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali.

✨ Quale giornata migliore della prima domenica del mese a ingresso gratuito per ve**re a trovarci in Galleria, godersi il fresco delle sale espositive e le visite guidate gratuite alle mostre in corso?
Mentre vi aspettiamo, anche noi ci adeguiamo al del momento e lo facciamo attraverso uno dei tesori dei nostri depositi!

"𝐁𝐑𝐔𝐂𝐈𝐀𝐑𝐄 𝐓𝐑𝐎𝐈𝐀 𝐄̀ 𝐒𝐓𝐀𝐓𝐎 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐁𝐑𝐔𝐂𝐈𝐀𝐑𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐎 𝐈𝐍𝐓𝐄𝐑𝐎"
Chi ha visto il film avrà ascoltato queste parole, pronunciate da a al termine del turbinoso viaggio che lo riporta a Itaca.

⚔ Gli episodi dell’inganno del cavallo, della città espugnata, le uccisioni, i palazzi dati alle fiamme, il caos, la violenza ritornano alla mente quando guardiamo il disegno raffigurante 𝑰 𝒈𝒓𝒆𝒄𝒊 𝒆𝒔𝒑𝒖𝒈𝒏𝒂𝒏𝒐 𝑻𝒓𝒐𝒊𝒂 di 𝐅𝐢𝐥𝐢𝐩𝐩𝐨 𝐒𝐩𝐚𝐝𝐚, caratterizzato da un tratto veloce, nervoso ma puntuale e una bicromia resa dal solo acquerello ocra sulla carta bianca.

✍️ Spada costruisce una quinta teatrale delimitata dalle 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 ormai in distruzione, mentre i palazzi in fiamme fanno da fondale alle violenze perpetrate dai greci. A sinistra un soldato è in procinto di abbattere il 𝗣𝗮𝗹𝗹𝗮𝗱𝗶𝗼, il simulacro ligneo di Atena, per privare la città della protezione divina della dea; 𝗮𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝗽𝗶𝗲𝗱𝗶, 𝗲𝘀𝗮𝗻𝗶𝗺𝗲, 𝗶𝗹 𝗿𝗲 𝗣𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼, cinto da corona e riverso tra i corpi straziati dei troiani, incarna la fine irreparabile di una stirpe e di un regno tanto florido quanto desiderato. 𝗔 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗱𝘂𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗱𝗮𝘁𝗶 si stringono, uno guarda la macabra scena, l'altro con gli occhi rivolti al cielo e le mani incrociate sembra invocare il perdono degli dei, gli stessi di cui stanno infrangendo le leggi e di cui ora teme la collera.

Tornano in mente le scene finali del film in cui, al termine della sua costellata di incontri, perdite, speranze, lotte, tempo sospeso, Odisseo comprende che la guerra vinta grazie al suo ingegno – così eroicamente cantato – ha violato per sempre la legge di . Aver bruciato T***a significa aver distrutto la bellezza creata dagli dei, nonché un intero mondo, una civiltà, compresa la sua casa.

🕐 Il museo osserverà il consueto orario di apertura domenicale: 8.30 - 13.30 (13.00 ultimo ingresso).

ℹ Info e contatti:
☎ 080 099708
📧 [email protected]

🖼 Filippo Spada, 𝐼 𝑔𝑟𝑒𝑐𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑢𝑔𝑛𝑎𝑛𝑜 𝑇𝑟𝑜𝑖𝑎, 1790-1810, penna a inchiostro nero e acquerello su carta bianca, Bitonto, Galleria Nazionale della Puglia "G. e R. Devanna", inv. 263.

Indirizzo

Via Gian Donato Rogadeo, 14
Bitonto
70032

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 19:15
Martedì 08:30 - 19:15
Mercoledì 08:30 - 19:15
Giovedì 08:30 - 19:15
Venerdì 08:30 - 19:15
Sabato 08:30 - 19:15
Domenica 08:30 - 13:30

Notifiche

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