25/04/2026
Bisceglie 25 aprile 2026
Lo scambio avviene in tarda mattinata, alle spalle dell’ex piazza del pesce ormai desertificata da un’Amministrazione ottusa. L’auto entra nel vicolo seguita da un motorino, il finestrino del conducente si abbassa, il ragazzo prende la dose, una battuta e imboccando contro mano il vicolo successivo, l’auto si allontana mentre il fattorino completa la consegna. Due anziani, abituati alla scena, commentano in silenzio, con il sorrisetto di chi sa come ormai vanno le cose.
Ma è veramente sicurezza quella che ci manca? Risolveremo con un decreto, con un carabiniere a vigilare ogni strada?
All’apparenza meno evidente, un’altra scena si ripete alla stazione: sulla banchina un gruppetto di ragazzi consuma la noia nello schermo di un cellulare o nella gimcana di una bici elettrica, mentre coetanei, già sul predellino, salutano l’ansia di chi li accompagna, rassicurandola come si può, sul futuro che altrove sarà migliore. Intelligenze che se ne vanno nell’indifferenza dei più.
Come si potrà risolvere questa emorragia di giovinezze?
Con il conforto subdolo di una passeggiata sul lungo mare o dell’ultima pizzeria che, quella sì, usa lievito madre, scambiamo una cartolina per un assegno di mantenimento, nell’illusione che turismo e camerieri sottopagati possano assicurarne la solvenza. Assuefatti e pronti a digerire la parola guerra e ogni altro segno di questo tempo malato, siamo incapaci di tradurre la nostra insoddisfazione, che naturalmente cerca strade diverse per manifestarsi e talvolta esplode o magari rende esplosivo l’intorno. Che so: un colpo di pi***la, un albero che casca e ammazza una bambina, un femminicidio? Emoziona il bel ragazzo che sotto il monumento ai caduti, ci assicura che da oggi in poi saremo tutti più vigili e attenti. Abbiamo gli anticorpi si dice.
Ah se il proposito del giorno dopo imparasse a tradursi prima: a disinnescare prima che esploda la bomba; a potare per tempo l’albero e a liberarlo dall’asfalto che ne fa marcire le radici; ad occupare la Scuola, con figli e insegnanti, per pretendere che assolva i suoi compiti, rispettando le sensibilità, valorizzando i talenti, occupandosi dei più fragili prima che del merito, come don Milani.
Non fermarsi a commentare il corteo che passa sotto casa e scendere per parteciparci o, perché no, promuoverne uno, magari per ribadire che quella gente la, al di la del mare, sta ancora morendo sotto le bombe. E fare tutto questo con la leggerezza dovuta al valore della vita e della felicità, ma anche con la responsabilità che comporta la democrazia. Tradurre speranze e buoni propositi in cultura e politica, in pensiero e azione civile. Sì Politica: cioè in quell’impegno concreto e quotidiano richiesto a ciascuno per perseguire la giustizia, il bene comune. Il terzo valore dimenticato della rivoluzione francese e del Vangelo: la fraternità. Per difendere quella Libertà che non è un prodotto, che non è mai compiuta, mai definitiva, che è ora e sempre Liberazione!
Carlo Bruni
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