Antonella Cuppari

Antonella Cuppari PhD in Educazione nella Società Contemporanea
Danzatrice
Scrittrice

17/05/2026

"Siamo esposti a più storie di qualsiasi generazione venuta prima di noi, eppyre ci sentiamo meno raccontati, meno inseriti in una narrazione che ci prevede e ci seguirà.

Nasciamo dentro storie già iniziate e viviamo come personaggi che non hanno scritto l'inizio del proprio racconto e non ne scriveranno la fine.

Qyello che ci manca è una voce che dica il nostro nome, che ci inserisca in una trama piùgrande e ci riconosca come personaggi di una storiw che non abbiamo inventato noi e non finirà con noi."

Maura Gancitano, "Animali narrativi", Marsilio NODI, 2026

| AL DI LA' DEL FIUME |C’è un mio contributo sul nuovo numero di Animazione Sociale (387/2026). Parlo del potere, spesso...
14/05/2026

| AL DI LA' DEL FIUME |

C’è un mio contributo sul nuovo numero di Animazione Sociale (387/2026). Parlo del potere, spesso sottovalutato, della scrittura (anche professionale) nel dare forma alle storie che ci vengono affidate ogni giorno.

Racconto, in particolare, le riflessioni nate durante il percorso di scrittura poetica con un gruppo di caregiver familiari che ho accompagnato da novembre ad aprile presso la Libreria Mascari5, nell'ambito del progetto "TRA-ME e TE: intessere storie e relazioni dopo una cerebrolesione acquisita" promosso da Cooperativa Sociale La Vecchia Quercia in collaborazione con Consorzio Consolida e finanziato da Fondazione comunitaria del Lecchese.

Un'esperienza intensa, di cui vi lascio un frammento poetico:

Al di là del fiume
è come la neve nelle sue forme
fiorisce in pieno inverno verso la luce:
la pace avrà l’ultima parola.

Questa poesia rimane per me una metafora potente.
C'è un fiume da attraversare, la neve con la sua forma apparentemente solida, un fiorire inatteso nel pieno dell'inverno, qualcosa che torna a fluire.
"Attraversare il fiume", dunque, non già per abbandonare gli strumenti del lavoro sociale, quanto per tenere aperto uno spazio vivo in cui l'esperienza non sia interamente assorbita dalle categorie operative.

Il laboratorio si è concluso ma il gruppo è vivo: le parole circolano, cambiano destinazione, tornano nella vita quotidiana.
Qualcosa resta in cammino anche se il percorso insieme è finito: la storia che non è ancora stata scritta.

Per chi interessato il numero è acquistabile sul sito della rivista (link al primo commento).

PERCHE' SI PERDE L’INFANZIA?Non lo so, a volte succede piano, per piccole distrazioni.Ad alcuni però accade all’improvvi...
12/05/2026

PERCHE' SI PERDE L’INFANZIA?

Non lo so, a volte succede piano, per piccole distrazioni.
Ad alcuni però accade all’improvviso o troppo presto.

SEMBRA DOLOROSO. E COSA SUCCEDE DOPO?

Si crea una seconda pelle, prima però c’è solo dolore.
L’infanzia esonda quando non sta più nella pelle.
Senza pelle diventa mostruosa e terribile.
Presto o tardi, comunque, l’infanzia sarebbe andata perduta.
Ma la differenza la fanno i mostri.
E il tempo che si rimane senza pelle.

MA COME SI FA A VIVERE SENZA PELLE?

È mostruoso, perché non sai più chi sei.
Senza pelle non c’è più dentro e non c’è più fuori.
Sei solo corrente.

E QUANDO SI FORMA LA NUOVA PELLE?

Ti ricordi quando una volta ti sei messa a girare così forte che sei caduta e ti sei tagliata il ginocchio con la bottiglia rotta da papà?
Ti ricordi quanto sangue è uscito?
Ti ricordi la mamma che ti ha messo il cerotto, e poi un altro, e poi un altro ancora fino a quando il taglio ha smesso di sanguinare?
Ti ricordi la crosta rossa e poi marrone e poi quando si è staccata ed è comparsa quella nuova pelle dura e spessa?

CERTO CHE ME LO RICORDO, QUELLA CICATRICE È ANCORA QUI: HA LA FORMA DI UN SORRISO.

Ecco la nuova pelle non è come la pelle d’infanzia.
La pelle d’infanzia è morbida, sensibile: ha sei, sette, otto sensi, forse anche di più.
Rabbrividisce per un non nulla, si accontenta di poco, le basta un po’ di calore appena.

CALORE FA RIMA CON AMORE…

Che c’entra l’amore?

NIENTE, HAI RAGIONE. E LA NUOVA PELLE?

La nuova pelle è fibrosa, resistente.
Resiste per separare il tempo del prima e del poi, il dentro e il fuori.
E lo fa senza alcuna logica. Le interessa solo arginare il danno.

E COSA SUCCEDE AI MOSTRI?

Alcuni mostri rimangono intrappolati dentro.
Altri restano fuori e urlano forte per farsi sentire.

E QUINDI?

Quindi piangono i mostri in esilio.
E piangono i bambini nella loro nuova pelle.
Non c’è pace in chi ha perduto l’infanzia.

Mi piace, dopo aver letto un libro, far dialogare frasi distanti tra le pagine, alla ricerca di un messaggio tutto per m...
12/05/2026

Mi piace, dopo aver letto un libro, far dialogare frasi distanti tra le pagine, alla ricerca di un messaggio tutto per me.
Nell'"Aneddoto dei calchi", di Maria Teresa Rovitto, edito da TerraRossa Edizioni, è tutto risonante, come un radar gentile che sonda la densità buia dell'umano abisso.

"L'archeologia è distruzione: man mano che si scava, si distrugge il contesto.
(...)
I pesci sono fatti solo di interiora quando sono squartati sul marmo e portano il cartello del valore addosso. Per essere mangiati devono mostrare l'interno a comando, quasi come se fosse una garanzia, quasi come se fosse tutto lì quello che sono, la loro mercanzia.
(...)
La scienza inventa strumenti per sondare l'organismo. A volte i codici impongono di denudarsi per poter indagare, come se i medici si aspettino che la pelle sia trasparente, tanto da poter scrutare tra gli organi e le fasce di nervi.
(...)
Perchè siete nere?
Siamo nere perchè col tempo le cose si riempiono di macchie scure.
Nero è il colore che ha lasciato l'acrilico dei tessuti made in Vietnam quando ci sudiamo dentro.
Lavoriamo in nero.
Siamo uno dei nostri organi al buio prima di vedere la luce in sala operatoria.
Siamo nere come una superstizione.
Abbiamo in comune i lutti.
Siamo il buio che resta quando accendiamo la luce."

(citazioni sparse)

Sul bordo dello stagnouna rana dalla bocca largaparla troppo, parlagrandi occhi, grandiche ha da guardare?Quattro occhio...
09/05/2026

Sul bordo dello stagno
una rana dalla bocca larga
parla troppo, parla
grandi occhi, grandi
che ha da guardare?
Quattro occhi
otto occhi
occhi ovunque occhi
stai all’occhio dico
occhio non vede risponde
il cuore duole però e le ossa
di gomma scintillano laggiù
tra i sassi lanciati nello stagno
ne cucio frammenti insieme
a scintille verdi di ninfea
ritrovo il bandolo
un timo atrofico e dormiente
il nodo tira e scioglie i suoi segreti
sono solo parole penso
in equilibrio
su una riga che non c’è

06/05/2026
In questa giornata internazionale della danza il mio pensiero si fa filosofia materiale.La materia conta, dice Karen Bar...
29/04/2026

In questa giornata internazionale della danza il mio pensiero si fa filosofia materiale.

La materia conta, dice Karen Barad in “Meeting the Universe Halfway”. Ora che il suo libro è stato tradotto in italiano da Mimesis, è possibile entrare ancor di più nella materialità del suo pensiero.

La materia con cui è plasmato il mondo, i nostri stessi corpi, non sono uno sfondo passivo su cui agiscono forze culturali e storiche. Cosa ha reso il linguaggio più affidabile della materialità?
La materia non è fissa, il corpo non è dato in pasto a una mente pensante astratta ("il mio corpo"), le parole non sono separate dal mondo che vogliono rappresentare.

Tutto è relazione e l'universo è un fenomeno dinamico ed emergente.

Per questo amo fare e disfare ricerca.
Per questo amo perdermi e ritrovarmi in questo assurdo, inconcludente, farsi e disfarsi del mondo, che nella danza trova la sua massima espressione.

La danza non si può com-prendere, è già oltre.
Vedere danzare e sempre un danzare con, anche se solo con i neuroni specchio.
Improvvisare è dare forma all'improvviso presente e poi dimenticarsene per aprirsi al continuo divenire che siamo.

Buona giornata internazionale della danza a tutt3.

E' stato appena pubblicato GEOGRAFIA DEL BENESSERE: TURISMO LENTO, SOSTENIBILITA' E SPIRITUALITA' NELLA VALORIZZAZIONE D...
28/04/2026

E' stato appena pubblicato GEOGRAFIA DEL BENESSERE: TURISMO LENTO, SOSTENIBILITA' E SPIRITUALITA' NELLA VALORIZZAZIONE DEI TERRITORI, volume collettaneo curato da Carmen Bizzarri, Davide Clemente, Tiberio Graziani e Kiran Shinde.

Il volume esplora la geografia del benessere come campo critico e interdisciplinare capace di ripensare in profondità il rapporto tra turismo, territori e qualità della vita. In esso è presente un capitolo scritto a quattro mani con Lucia Caprinali a partire dall'esperienza del progetto "Tourism OPen UP" promosso da Consorzio Consolida, insieme a cooperativa sociale Tikvà ed Euricse.

Al centro dell’articolo vi è l’idea che il turismo possa diventare una pratica comunitaria di apprendimento e trasformazione, nella quale le imprese sociali possono agire come mediatori territoriali, attivando relazioni, saperi locali e processi di co-progettazione capaci di generare valore condiviso.

Sociale è anche questo.






BenessereTerritoriale

| TO GROW OLD |In inglese invecchiare si dice “to grow old”. C’è evoluzione nell’invecchiare ed è un qualcosa che accade...
23/04/2026

| TO GROW OLD |

In inglese invecchiare si dice “to grow old”. C’è evoluzione nell’invecchiare ed è un qualcosa che accade ad ogni età. Difficile rileggere le traiettorie di vita togliendosi le lenti dell’ageismo, senza cadere in visioni romanticizzate dell’invecchiamento da un lato e, dall’altro, prendendo le distanze da un adultocentrismo che vede nell’infanzia un periodo preparatorio all’età adulta e nell’invecchiare solo decadimento. Di questo e altro si è parlato alla conferenza “Research Diversity in an Ageing Society”, organizzato dalla European Society for Research on the Education of Adults presso la Mykolas Romeris University a Vilnius (Lituania). Oggi pomeriggio ho avuto la possibilità di portare l’esperienza che, come Consorzio Consolida insieme ad altri partner del nostro territorio e del Canton Ticino, stiamo portando avanti all’interno del progetto SAFE AT HOME.
“Safe at Home” è un progetto finanziato dal programma Interreg Italia-Svizzera, nell’ambito della Cooperazione Territoriale Europea (CTE). L’obiettivo è garantire parità di accesso all’assistenza sanitaria e promuovere la resilienza dei sistemi sociosanitari, con particolare attenzione alle aree discoste. La cura domiciliare di persone anziane con bisogni di cura è un sistema complesso fatto di biografie, pratiche quotidiane, relazioni, servizi, territori, in cui si intrecciano autonomia e dipendenza, protezione e controllo, responsabilità pubbliche, familiari e comunitarie.

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Post scriptum. Ci sono tutti questi discorsi interessantissimi e poi ci sono io che, quando dico a mio figlio che fa la terza media di stare tranquillo se non ha le idee chiare sul suo futuro perché nemmeno io ancora so cosa voglio fare da grande, ricevo come risposta: “eh ma’, la tua si chiama crisi di mezza età.”

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Bergamo
24129

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