I politici italiani si azzuffano per la legge elettorale e il Capo dello Stato esorta al contegno, per le altissime cariche istituzionali. Intanto, ogni cinque o sei secondi un bambino muore di fame o di malaria e altri accidenti da noi curabili con pochi spiccioli. Ho delle perplessità. D’altronde la gente comune non conta nulla. Chi lo dice? Purtroppo, la gente comune. La politica è l’arte del p
ossibile. Cosa sia possibile lo decide sempre qualcun altro, anche se recentemente e sempre più spesso neanche lui lo sa più. Il globo terracqueo ha problemi globali, com’è giusto che sia, dai cambiamenti climatici alla grande depressione economica. Al contempo, nel piccolo, ci si arrabatta, ci si raccomanda per un posto di lavoro, anche precario, e s’implora la banca per la concessione di un mutuo “prima – casa”, quest’ultima subito tassata. La vita continua. Le persone non si salutano. Non hanno tempo oppure sono molto riservate. Ci si consola con gli svaghi. Le occasioni culturali non mancano: il teatro, le grandi esposizioni d’arte, i musei, le conferenze, le r e t r o s p e t t i v e. Se di cartello, ci sono le code ai botteghini. Quelli che ci capiscono qualcosa sono pochi, e qualcuno di loro si chiede a cosa serva, i più annuiscono, compiaciuti. Abbiamo una grande tradizione: siamo la culla della Civiltà Classica. Per fortuna ogni tanto ci si trova in compagnia, generalmente per una bella mangiata. Ci si diverte. Distrarsi è diventata una necessità, prima ancora che un dovere. I furbi e i timidi non si lamentano. La pubblicità alza il tiro, ce la mette tutta, ma chi ci gode è sempre di meno. La scienza e il progresso, tuttavia, avanzano, come le contrapposizioni religiose e gli xenofobi. La famiglia rimane il nucleo portante della società, assicura il Papa, che di famiglie e di fenomeni paranormali pare intendersi. Ogni problema ha il suo specialista, non c’è nulla che non abbia la sua dottrina dedicata, anche se capire perché il prezzo della benzina aumenti o cosa si metta in tavola, resta un mistero. Nonostante la penuria ogni tanto si fa qualche bella vacanza. Con occhi spalancati si assorbono paesaggi mozzafiato, si rimirano verdi e azzurri, si fotografa forsennatamente, prima che scada la MasterCard o che, per qualche astruso maleficio, tutto scompaia. Tornati a casa, ci si abbraccia a lungo. Si era vista un po’ di campagna. La situazione è confusa, la Grecia forse esce dall’euro, e forse anche la Spagna e forse chissà. La situazione sociale è esplosiva ma non manca chi vede “segnali incoraggianti”. La ripresa ritarda ma la pazienza non ci fa difetto. Innumerevoli, nel frattempo, gli arrestati per concussione ma volevano solo arrotondare. Non tornavano i conti. Oggi va di moda l’introspezione, parlare da soli evita penose discussioni e arrabbiature, per quanto dopo un po’ si finisca per essere in disaccordo anche con se stessi. Ogni tanto qualcuno ha un’idea ma non sa cosa farsene, a parte i soldi. Ogni tanto, un bel libro regala emozioni. Si sogna, anche se per interposta persona. Ogni tanto un poeta dice:
Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l'abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo, un posto più sincero
dove magari un giorno molto presto
io finalmente possa dire questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo. Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi. Ogni tanto.