08/09/2026
Oggi, 08 Settembre 1841, nasce Antonín Dvořák, all’anagrafe Antonín Leopold Dvořák a Nelahozeves, nel 1841 (Morirà a Praga il 1º maggio del 1904), noto musicista e compositore ceoco, dal notevole eclettismo e dalla grande inventiva, le cui opere spaziano tra le forme più diverse, dalle nove sinfonie, tra cui risalta sicuramente la “Sinfonia Dal Nuovo Mondo”, Op. 95, B178 (cfr. secondo la classificazione di Jarmil Burghauser in “Antonín Dvořák. Thematic Catalogue. Bibliography. Survey of Life and Work”, Export Artia Prague, Cecoslovacchia, 1960) che abbracciano modelli classici come Beethoven e Brahms al poema sinfonico, più influenzato da Wagner.Insieme a compositore ceco, conosciuto in particolare per il poema sinfonico "La Moldava", il secondo in un ciclo di sei che intitolò La mia patria (1874-1879) e per l'opera La sposa venduta del 1866, inoltre, considerato il padre della musica ceca, Bedřich Smetana ed al compositore, musicologo, teorico della musica e studioso del folklore ceco, ritenuto uno dei massimi compositori dell'inizio del XX secolo ed è noto in particolare per la sua Sinfonietta, la Messa Glagolitica e per i suoi lavori operistici (cfr. Hans Hollander, "Janáček", Londra, 1963), Leoš Janáček, Dvořák sarà considerato uno dei massimi protagonisti della musica boema del XIX secolo, noto soprattutto, come accennavamo, per le sue composizioni sinfoniche, sebbene influenzato dalla musica tedesca, di Brahms e di Wagner in particolare, con un linguaggio spontaneo ha trovato spesso ispirazione dai canti popolari e di osteria della sua terra, fondendoli con maestria sinfonica e con un sapiente uso del colore orchestrale (cfr. Giacomo Manzoni, Guida all'ascolto della musica sinfonica, Milano, Feltrinelli, 1967, SBN RAV0060361).Infatti, molte delle sue composizioni inoltre mostrano uno spiccato gusto per la musica folkloristica ceca, sia per quanto riguarda la parte ritmica sia per le forme melodiche ed uno dei più significativi esempi di questo interesse per la musica popolare della propria terra sono senz’altro le due raccolte di danze, le “Danze slave per pianoforte a 4 mani”, op. 46 ed op. 72, scritte nel 1878. Inoltre Dvořák scrive opere, come la celebre “Rusalka”, musica da camera, soprattutto quartetti d'archi, fra cui spicca sicuramente “l'Americano” ed anche composizioni per pianoforte.Antonín Dvořák nasce a Nelahozeves, cittadina vicino a Praga, allora nel Regno di Boemia, parte dell'Austria-Ungheria (ora Repubblica Ceca) e qui trascorre la maggior parte della sua vita. Battezzato con rito cattolico nella chiesa di Sant'Andrea, dimostrerà per tutta la vita una fervente fede cristiana, caratteristica che, unita all’amore incondizionato per la sua terra e per le sue tradizioni, prima fra tutte quella musicale, sarà riferimento continuo nella sua produzione musicale.Il padre, macellaio, si diletta anche a suonare un tipico strumento austriaco a corda, lo zither, detto anche cetra da tavola, facendo apprezzare la musica al giovane Antonín fin dalla tenera età e, sebbene avrebbe preferito che il figlio seguisse le sue orme nell’impresa di famiglia, asseconda il grande e precoce talento del giovane musicista che inizia così a studiare violino, prima in un corso di studi formali nella piccola località di Zlonice, comune mercato della Repubblica Ceca facente parte del distretto di Kladno, in Boemia Centrale e poi, dal 1857, alla Scuola per Organo di Praga, dove si diploma, per poi cominciare a guadagnarsi da vivere lavorando da esecutore, al violino ed alla viola, e come insegnante di musica.Durante gli anni ’60 del XIX secolo ricopre il ruolo di viola principale dell'Orchestra del Teatro Provvisorio Boemo, spesso sotto la direzione del celebre compositore ceco appena nominato, Smetana. Dvořák, in questo periodo, compone due delle sue prime composizioni di rilievo, nel 1865, la “Prima Sinfonia in Do minore”, B9 e “Cipressi”, ciclo di canzoni per voce e pianoforte, ispirato dall'angoscia per un amore non corrisposto. Successive sono le composizioni che gli apriranno le porte, grazie ad una borsa di studio statale, alla piena libertà di abbandonare i “ranghi” dell'orchestra e di dedicarsi a tempo pieno alla composizione: il “Quartetto n. 4 in mi minore”, B19, composto tra il 1869 ed il 1970, l'opera “Alfred”, del 1870, la cantata “Hymnus”, del 1873 e, soprattutto, la “Terza Sinfonia in mi bemolle maggiore”, op.10, B34, sempre del 1873, che risentono fortemente dell’influenza di Richard Wagner, celeberrimo compositore, poeta, regista teatrale, direttore d'orchestra e saggista di Lipsia (cfr. Roger Hollinrake, "The Title-Page of Wagner's 'Mein Leben', in Music & Letters, vol. 51, n. 4, 1970, pp. 415-422"), riconosciuto come uno fra i massimi esponenti del romanticismo è soprattutto noto per la riforma del teatro musicale: diversamente dalla maggioranza degli altri compositori di opera lirica, Wagner, autodidatta, scriverà sempre da sé il libretto e la sceneggiatura per i suoi lavori (cfr. "Richard Wagner", in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana), inoltre le sue composizioni, in particolare quelle del suo ultimo periodo, sono rilevanti per la loro tessitura contrappuntistica, il ricco cromatismo, le armonie, l'orchestrazione e per l'uso della tecnica del Leitmotiv, ovvero di temi musicali associati a persone, luoghi o sentimenti (cfr, Maurizio Giani, "Un tessuto di motivi, Torino, Paravia-De Sono, 1999),oltre ad essere considerato il principale precursore del linguaggio musicale moderno (cfr. Alessandro Romanelli, "Brahms. Il principe della variazione", Schena Editore, Fasano, 1997).Questi splendidi lavori faranno apprezzare molto il giovane compositore ceco al noto compositore, pianista e direttore d'orchestra tedesco del periodo tardo-romantico, a volte è definito, insieme a Johann Sebastian Bach e Ludwig van Beethoven, come uno dei "Tre B" della musica (cfr. Commento originariamente fatto dal direttore d'orchestra del XIX secolo Hans von Bülow), Johannes Brahms ed al noto critico musicale Eduard Hanslick, entrambi allora residenti a Vienna, i quali si interesseranno personalmente affinché fosse assegnata a Dvořák la borsa di studio.Sotto l’ala di Brahms (all'epoca il campione dello schieramento “conservatore” e “classisicta”, contrapposto a Wagner il “progressista”), Dvořák subisce una forte influenza del classicismo, ma allo stesso tempo, assume, come segno distintivo, la presenza di ritmi, melodie e stilemi popolari della tradizione ceca; fra Brahms e Dvořák si stabilisce uno splendido rapporto di amicizia e di collaborazione, tanto che il compositore tedesco segnalerà l’amico ceco al suo editore e musicologo di Bonn, Fritz Simrock, per il quale Dvořák comporrà la prima delle due serie di “Danze Slave”, nel 1878, modellate in effetti sullo stile delle “Danze Ungheresi” per pianoforte a quattro mani del 1852, dell’amico Brahms, che apriranno la strada per la popolarità a Dvořák in tutta Europa.Nel 1884 Dvořák si reca in Inghilterra, dove dirige, con grande successo, il suo “Stabat Mater”, Op. 58, originariamente Op. 28 (cfr. Antonín Dvořák, "Stabat Mater Op. 58., Spartito", Praga, Ed. Bärenreiter, 2000), B.71, per voci soliste (soprano, contralto, tenore e basso), coro e orchestra scritta molto tempo addietro, fra il 19 febbraio e il 7 maggio 1876,Inoltre, il compositore ceco inizia a comporre numerosi lavori per le società corali di Birmingham e Leeds, fra cui la cantata “The Spectre's Bride”, op. 69, del 1885, l'oratorio “Santa Ludmilla”, op. 71, del 1886 ed il “Requiem”, op. 89, del 1891. Altri componimenti diretti al pubblico britannico sono anche la “Settima Sinfonia in Re minore”, Op. 70, del 1885 e, per finire, “l'Ottava Sinfonia in Sol maggiore”, Op. 88, del 1888, commissionate dalla Royal Philharmonic Society, società musicale britannica, costituita nel 1813, originariamente formata a Londra per promuovere gli spettacoli di musica strumentale (cfr. "Spartiti o libretti di Royal Philharmonic Society", su International Music Score Library Project, Project Petrucci LLC).Dvořák si trasferisce a New York nel 1892, su invito di una ricca dama dell’alta società, Jeannette Thurber, per assumere, fino al 1895, la direzione del Conservatorio Nazionale: la signora Thurber è difatti una dei membri fondatori dell'istituto musicale e desidera ardentemente che il Conservatorio possa essere diretto da una così rilevante personalità in grado di dare nuovi impulsi per la creazione di una scuola di "nazionale", nuova ed autenticamente americana. Interessante è far notare che Dvořák, per poter accettare l’incarico, impone la seguente categorica condizione: gli studenti nativi americani ed afro-americani, dotati di talento, ma privi dei mezzi economici, sarebbero dovuti essere ammessi gratuitamente (un primissimo esempio del manifesto, di stampo tutto americano del "need-based financial aid").
Proprio durante questo periodo al Conservatorio, Dvořák incontra e stringe subito amicizia con l’afro-americano Harry Burleigh, che successivamente si rivelerà un importante compositore statunitense. Il loro rapporto si rivela molto produttivo per entrambe le parti: così come Dvořák può insegnare le basi della composizione a Burleigh, in cambio l’amico può far conoscere il mondo, del tutto nuovo, degli spiritual tradizionali americani a Dvořák, il quale ne rimane affascinato.
Durante l'inverno e la primavera del 1893, mentre si trova ancora a New York, Dvořák scrive quella che diventerà la sua opera più celebre, la “Sinfonia n. 9”, detta “Dal nuovo mondo”, Op. 95, la nona ed ultima sinfonia del compositore ceco, ma pubblicata dall'autore come Sinfonia n. 5 perché le prime quattro sinfonie sarebbero state dallo stesso non considerate e pubblicate postume (cfr. Gianluigi Mattietti, "Sinfonia n. 9 in Mi minore "Dal Nuovo Mondo", op. 95, su flaminioonline.it), a proposito della quale il compositore stesso dice, al momento della composizione, di essersi ispirato ad elementi dalla musica americana, quali spiritual e musica nativa americana, cosa che però in seguito però ritratterà; il primo movimento è caratterizzato da un assolo di flauto che ricorda sicuramente brani gospel e spiritual come “Swing Low, Sweet Chariot” ed il secondo movimento ricorda talmente la struttura dei canti afro-americani da essere stato poi rivestito con il testo per diventare il brano “Goin' Home”.Durante il periodo negli Stati Uniti, il compositore ceco scriverà anche due delle sue opere da camera più famose: il già citato, “Quartetto per archi in fa maggiore”, op. 96 (detto l’“Americano”) ed il “Quintetto d'archi in mi bemolle maggiore”, op. 97, durante un breve soggiorno, nell'estate del 1893, nella comunità di lingua ceca a Spillville, Stato dell’Iowa.
Negli Stati Uniti Dvořák ha anche l’occasione di assistere all'esecuzione di un concerto per violoncello del compositore, violoncellista e direttore d'orchestra irlandese, ricordato soprattutto per le sue operette e le sue commedie musicali che, dal 1890 fino alla prima guerra mondiale, riscuoteranno grande successo a Broadway, Victor Herbert, performance che trova entusiasmante sia per la composizione sia per le enormi possibilità che la combinazione di violoncello e orchestra riesce ad offrire; così anche Dvořák comincia a comporre il “Concerto per violoncello in Si minore”, tra il 1994 e 1895, uno dei concerti per violoncello più suonati e registrati ed anche l'ultimo dei concerti di Dvořák, dedicato ad un suo amico, il violoncellista Hanuš Wihan, ma eseguito per la prima volta a Londra nel 1896, dal violoncellista inglese Leo Stern (cfr. New York Times, 12 September 1904, su query.nytimes.com.); largamente riconosciuto come uno dei più grandi capolavori di Dvořák (cfr. Jonathan Del Mar, Kassel, "Antonín Dvořák", Concerto for Violoncello and Orchestra B minor op. 104", Bärenreiter, 2011), in cui si uniscono gli elementi "americani" delle sue composizioni, ritrovabili anche nella "Sinfonia Dal Nuovo Mondo" e la matrice classica europea originaria delle sue composizioni (cfr.) Jan Smaczny, "Dvořák cello concerto", Cambridge, Cambridge University Press, 1999, ISBN 978-0-521-66903-0). Da questo momento, la forma “concerto” di Dvořák sarà considerata una delle migliori del suo genere, il quale crescerà in popolarità sempre e, ad oggi, sempre più è frequentemente eseguito. Ricordiamo che Dvořák avrebbe lasciato incompiuta un'analoga composizione, il Concerto per violoncello e orchestra in la maggiore (1865), che sarà completata e orchestrata dal compositore tedesco Günter Raphael tra il 1925 e il 1929 e dal compositore, direttore d'orchestra e musicologo ceco, Jarmil Burghauser nel 1952.Un altro fondamentale luogo che non si tralasciare per comprendere a pieno la personalità artistica e le composizioni di Dvořák è la cittadina di Lužany, dove l'architetto e mecenate Josef Hlavka ricostruirà addirittura un castello ed il parco prospicente, nel quale risiederà e grazie alla cui moglie, Zdenka Hlavková, pianista e cantante, si trasformerà, proprio durante il soggiorno del compositore ceco, in una sorta di ritrovo per un gran numero di artisti, pittori, scultori, scrittori e musicisti, tra i quali appunto Dvořák, che compone proprio qui l'opera “The Devil and Kate”, tra il 1898 ed il 1899.Inoltre, per la consacrazione della nuova ca****la del castello, l’architetto Hlavka commissionerà a Dvořák la “Messa in re maggiore per soli, coro e orchestra”, op. 86, eseguita per la prima volta l'11 settembre 1897, sotto la direzione del compositore stesso e la Hlavková tra i solisti (cfr. "The 57 persones of Central Bohemia Region - ANTONIN DVORAK", su 57osobnosti.cz). A Lužany verrà data in forma privata la prima esecuzione del Concerto per violoncello n. 2 nell'agosto 1895 (cfr. Jonathan Del Mar, Kassel, "Antonín Dvořák", Concerto for Violoncello and Orchestra B minor op. 104", Bärenreiter, 2011).A Lužany venne data in forma privata la prima esecuzione proprio del Concerto per violoncello n. 2 nell'agosto 1895, uno dei concerti per violoncello più suonati e registrati. Dvořák tornerà, infine, a Praga per dirigere il Conservatorio dal 1901 fino all'anno della sua morte, il 1904; in questo periodo purtroppo si ritrova in tali ristrettezze economiche da dover “svendere” molte delle sue bellissime composizioni per poco. È sepolto nel cimitero di Vyšehrad, parte integrante del profilo di Praga la cui tradizione piuttosto misteriosa è legata a leggende raccolte da Alois Jirásek nel suo libro di antiche leggende ceche (cfr. Umělecké památky Prahy 1. Nové Město, Vyšehrad, Vinohrady (Praha 1). Praha 1998. ISBN 8020006273).A Dvořák verrà intitolato il cratere Dvorák, sulla superficie di Mercurio.Le opere di Dvořák sono organizzate in diversissime forme: le sue nove sinfonie si rifanno a modelli classici come Ludwig van Beethoven e con stilemi musicali comparabili a quelle di Johannes Brahms, ma egli lavora anche nel campo del poema sinfonico e l'influenza di Richard Wagner è evidente in alcune composizioni. Molte delle sue opere mostrano anche l'influenza della musica folkloristica ceca, come accennavamo, sia per i ritmi, sia per le forme melodiche; forse gli esempi più noti sono le due raccolte di Danze Slave (Danze slave per pianoforte a 4 mani, op. 46 e 72, scritte nel 1878).
Oltre alle composizioni già menzionate, Dvořák scriverà anche opere (la più celebre delle quali è Rusalka), musica da camera (compreso un discreto numero di quartetti d'archi, fra cui l'Americano) e musica per pianoforte.
Le composizioni di Dvořák furono catalogate da Jarmil Burghauser in Antonín Dvořák. Thematic Catalogue. Bibliography. Survey of Life and Work (Export Artia Prague, Cecoslovacchia, 1960). In questa catalogazione, ad esempio, la Sinfonia Dal nuovo mondo (Op. 95) è B178 ma , durante la vita di Dvořák solo cinque sinfonie furono largamente conosciute e, tre delle registrazioni più apprezzate di queste sinfonie sono i cicli di Rafael Kubelík con i Berliner Philharmoniker e la Symphonie-Orchester des Bayerischen Rundfunks per la Deutsche Grammophon, Libor Pešek e István Kertész con la London Symphony Orchestra per la Decca Records.I poemi sinfonici di Dvořák sono considerati alcuni dei suoi lavori più originali. Ne scrisse cinque, tutti tra il 1896 e il 1897, e presentano una numerazione Opus sequenziale: Il folletto delle acque, Op. 107; La strega di mezzogiorno, Op. 108; L'Arcolaio d'oro, Op. 109; La colomba selvatica, Op. 110; Canto d'eroe, Op. 111. I primi quattro poemi sono basati sulle ballate del folklorista ceco Karel Erben. Canto d'eroe nasce invece da un'ideazione di Dvořák, e pare sia un lavoro autobiografico (cfr. Edward Rothstein, "Review/Music; The American Symphony Takes On a New Role", in New York Times, 24 marzo 1992).
Auguri
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