De André racconta l'Atalanta

De André racconta l'Atalanta Pagina ATALANTINA nata per unire due delle mie più grandi passioni: l'Atalanta e Faber.

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Via Del Campo
Bergamo

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“E’ una storia un pò complicata”

⏰Tempo di lettura: 2 minuti. Mi farebbe molto piacere lo leggesse più gente possibile.

“De André racconta l’Atalanta” è una pagina ATALANTINA nata per unire due delle mie più grandi passioni: L’Atalanta e Fabrizio De André. Nasce nel 2017 come un innocente gioco, a puro titolo personale e con il semplice scopo di RACCONTARE i magici colori nero-azzurri attraverso i magici versi del mio artista preferito. Magia mescolata a magia quindi. Niente di più e niente di meno. Da allora però la pagina è notevolmente e inaspettatamente cresciuta e continua a farlo, ogni giorno di più, grazie a voi. Per questo motivo ritengo doveroso provare a spiegarvi quello che mi passa per la testa e cercare anche di rispondere ai frequenti (e più che leciti) messaggi critici che ricevo, come ad esempio: “Ma cosa c’entra De Andrè con l’Atalanta?”, “lascia stare Faber”, “Fabrizio era genovese e genoano”, ecc. ecc.

Sono passati ormai vent’anni dalla morte di Fabrizio, che ancora oggi coi suoi testi e i suoi eccessi è fonte d’ispirazione per tutti - sia per chi lo ascolta da sempre, sia per chi lo approccia per la prima volta-. Nella mia testa (ho preso liberamente spunto dalla pagina “De André racconta la Serie A”) Faber – in vita grande tifoso del Genoa – incontra il calcio, la poesia incontra lo sport popolare e nel mio caso specifico la mia amatissima Dea. La pagina si basa sul fenomeno del “pastiche”, definito dal vocabolario Treccani come “composizione risultante dalla giustapposizione di brani di opere diverse di un solo autore o di più autori che utilizzano stili e linguaggi diversi”. Per fare questo mi diletto nella contaminazione ossia la giustapposizione di due contenuti culturali percepiti come diversissimi, decontestualizzati e semplicemente accostati l’uno all’altro. Il pastiche qui non implica alcuna riscrittura o imitazione, ma una semplice operazione di copia/incolla, in cui tanto l’immagine quanto i versi chiedono al loro fruitore di essere capiti l’uno attraverso l’altro e viceversa. In questo processo avviene quindi un doppio processo di contaminazione, dove ciò che i due elementi si scambiano non è soltanto il reciproco significato, ma, prima di tutto, gli attributi e gli atteggiamenti culturali propri dei rispettivi contesti di origine. Il calcio assume la profondità e la poetica che solitamente si attribuiscono a Faber, mentre le canzoni vengono a loro volta “dissacrate” e portate a descrivere qualcosa di solitamente percepito come mondano e futile. In questo gioco di rimandi entrambi gli elementi vengono riconfigurati: il mio pastiche non vuole essere un semplice processo metaforico o didascalico. Non c’è un elemento che ne spiega un altro, in quanto ciò che viene meno è proprio lo scarto e la distanza “gerarchica” tra le due parti. Riassumendo, quindi, con i miei post intendo abbattere le vecchie barriere e i confini tra cultura percepita come “alta” e “bassa” proprio come faceva in vita il “borghese” De André cantando gli ultimi e gli esclusi. Cerco sempre di evocare un preciso immaginario in maniera tale da sovvertirlo: i mondi di De André sono pieni zeppi di cattive strade dove sui marciapiedi vivono pr******te, ubriaconi, fannulloni, zingari, transessuali, omosessuali e delinquenti: gli ultimi, insomma. Io mi limito semplicemente a capovolgere quell'immaginario provando a far diventare ultimi quella categoria di persone che solitamente invece noi tutti consideriamo privilegiate, ricche e famose, avvicinandole così alla nostra sfera di convenzione dell’umano: le “spoglio” dalle vesti di personaggi pubblici per vestirle con quelle di reietti ed emarginati, così che anche noi – così distanti da loro – riusciamo ad immedesimarci nella dimensione poetica che si crea.

L’ultimo mio intento, non meno importante dei precedenti, è infine quello di consentire a più persone possibile – magari raramente interessate al cantautore genovese – di avvicinarcisi e di approfondirlo.