21/03/2026
«Ilaria, fai un mestiere pericoloso, stai attenta!» Lei mi rispose,
accarezzandomi e dandomi un bacio: «Non ti preoccupare, sono tranquilla»
ma che vuol dire essere tranquilli? E oggi, noi, quanto dobbiamo a Ilaria?
Ilaria è stata ammazzata. Ma ci ha insegnato che essere tranquilli vuol dire accettare qualcosa per cui valga la pena pagare tutto. E allora il prezzo non è più morire. Il prezzo è vivere senza senso.
Questo fu l'ultimo incontro che Ilaria ebbe con un suo caro amico prima di partire per la Somalia senza mai più far ritorno.
Sono passati trentadue anni da quel 20 marzo del 1994 in cui a Mogadiscio Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, amico giornalista e operatore, furono trucidati da un commando somalo nei pressi dell'ambasciata italiana...
Le piste che Ilaria stava seguendo convergevano verso un sistema preciso e strutturato, verso un circuito internazionale in cui i rifiuti tossici prodotti nei paesi industrializzati non venivano smaltiti secondo le regole, ma “spostati”. Sparivano e riapparivano in territori fragili come la Somalia.
In cambio scorrevano denaro, favori, ma soprattutto armi destinate a gruppi locali, dentro un paese già devastato dalla guerra civile. Un carnaio laido e violentissimo: scorie in entrata e conflitto alimentato in uscita.
Dentro questo sistema, secondo ciò che emergeva dalle sue verifiche, non c’erano solo intermediari oscuri o trafficanti ma ombre molto più alte: contatti, coperture, possibili connessioni con ambienti legati ai servizi e a settori istituzionali italiani.
Aveva ragione il suo amico...Il lavoro di Ilaria stava diventando estremamente pericoloso. Talento investigativo, coraggio leonino e quella voglia di far emergere la verità costano il sacrificio umano di chi decide di lavorare tra le fiamme dell'inferno.
Ciao Ilaria, io non mi sono mai dimenticato di te e di ciò che mi hai insegnato.