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Il 9 settembre 2001 cadeva Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panjshir”, assassinato dai talebani dopo una vita trascorsa...
09/09/2026

Il 9 settembre 2001 cadeva Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panjshir”, assassinato dai talebani dopo una vita trascorsa a difendere l’Afghanistan dalle occupazioni sovietiche e dal fanatismo talebano. Non scelse la fuga, né la resa, restò fino alla fine accanto al suo popolo, guidando l'Alleanza del Nord nei territori settentrionali dell'Afghanistan.

Massoud era la tenacia dell'identità: difendere la propria comunità, la propria cultura e la libertà di decidere del proprio destino.

Ricordarlo significa rendere omaggio a chi, anche quando tutto sembrava perduto, ebbe il coraggio di restare in piedi tra le rovine. Il Leone è morto, il suo esempio vive.

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Il 9 settembre 2001 cadeva Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panjshir”, assassinato dai talebani dopo una vita trascorsa...
09/09/2026

Il 9 settembre 2001 cadeva Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panjshir”, assassinato dai talebani dopo una vita trascorsa a difendere l’Afghanistan dalle occupazioni sovietiche e dal fanatismo talebano. Non scelse la fuga, né la resa, restò fino alla fine accanto al suo popolo, guidando l’Alleanza del Nord nei territori settentrionali dell’Afghanistan.

Massoud era la tenacia dell’identità: difendere la propria comunità, la propria cultura e la libertà di decidere del proprio destino.

Ricordarlo significa rendere omaggio a chi, anche quando tutto sembrava perduto, ebbe il coraggio di restare in piedi tra le rovine. Il Leone è morto, il suo esempio vive.

🖊️ Samuele Lella

Ieri, 27 agosto, è giunta la notizia della morte di Ratko Mladić, criminale di guerra serbo-bosniaco, rinchiuso dal 2011...
28/08/2026

Ieri, 27 agosto, è giunta la notizia della morte di Ratko Mladić, criminale di guerra serbo-bosniaco, rinchiuso dal 2011 nel carcere ONU dell’ Aja.

Conosciuto come “il boia di Srebrenica”, condannato dalla corte penale internazionale nel 2017, è il responsabile del massacro dei musulmani bosniaci di Srebrenica, dell’assedio di Sarajevo e di altri crimini di guerra come deportazioni e pulizia etnica .

All’inizio degli anni ‘90 in quanto ufficiale della JNA (Armata Popolare Jugoslava) ha guidato le operazioni militari contro le forze croate nella regione di Tenin; tra il 1992 e 1996 , l’assedio di Sarajevo, orchestrandone il blocco e il bombardamento che ha causato la morte di oltre 10.000 persone.

Ma il crimine più efferato è sicuramente il genocidio nella cittadina bosniaca di Srebrenica, allora zona protetta dall’ONU, per cui è stato soprannominato “il boia di Srebrenica”: nel giro di pochi giorni, le sue forze hanno rastrellato, deportato e massacrato sistematicamente oltre 8.000 uomini e ragazzi musulmani, seppellendoli in fosse comuni. Una delle pagine più buie della storia d’Europa dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

Dopo la firma degli accordi di pace di Dayton alla fine del 1995, Mladić è stato sollevato ufficialmente dall’incarico, entrando nel 1996 in clandestinità per sfuggire al mandato di cattura internazionale dell’Aja, protetto per anni da frange dell’esercito e della sicurezza in Serbia.

Nel 2017 è poi finalmente arrivata la condanna definitiva all’ergastolo per 10 degli 11 capi d’accusa a lui contestati.

La sua morte chiude così la parabola di uno dei principali responsabili delle atrocità commesse durante le guerre jugoslave, ma non cancella la memoria delle vittime né il peso delle responsabilità accertate dalla giustizia internazionale.

🖊️ Pietro

VERGAROLLA, 80 ANNI DOPOIl 18 agosto 1946 Pola era ancora Italia. Sotto il governo degli Alleati, versava in uno stato n...
18/08/2026

VERGAROLLA, 80 ANNI DOPO

Il 18 agosto 1946 Pola era ancora Italia. Sotto il governo degli Alleati, versava in uno stato non molto diverso da quello di Trieste: sospesa tra la speranza e il timore, ma indubbiamente italiana.

A guerra finita da oltre un anno, ma in una terra che per ancora molto tempo sarebbe stata travagliata, la città era diventata un porto sicuro per gli italiani d'Istria in fuga dalle angherie e dalla persecuzione dei partigiani titini.

Quel giorno d’estate sembrava un giorno di festa. La comunità si era ritrovata sulla spiaggia di Vergarolla per celebrare il cinquantesimo anniversario della Pietas Julia, storica società sportiva nautica simbolo della città e della sua identità italiana con gare di nuoto, vela e tuffi.
Eppure, sulla spiaggia, vicino alla pineta, c’era qualcosa che tutti conoscevano ma nessuno temeva: una catasta di ordigni bellici recuperati dal mare, residuati della guerra; mine mine considerate innocue, il loro disinnesco garantito dagli Alleati.

Ma alle 14.15 la realtà dimostrò il contrario.
Un’esplosione devastante sconvolse Vergarolla, spazzando via […]

🖋️ Ingrid Skaug

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RINUNCIO AGLI ONORI, MA NON ALLA LOTTA“Ho solo un’ambizione personale: che il giorno in cui si scriverà il capitolo mera...
26/07/2026

RINUNCIO AGLI ONORI, MA NON ALLA LOTTA

“Ho solo un’ambizione personale: che il giorno in cui si scriverà il capitolo meraviglioso della storia di Perón, di me si dica questo: c’era, al fianco di Perón, una donna che si era dedicata a trasmettergli le speranze del popolo. Di questa donna si sa soltanto che il popolo la chiamava con amore: Evita.”

NOI STIAMO CON ROGGEROLa Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di carcere per Mario Roggero, ...
23/07/2026

NOI STIAMO CON ROGGERO

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di carcere per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che, il 28 aprile 2021, durante una rapina nel suo negozio, sparò ai tre malviventi autori del colpo, uccidendone due e ferendo il terzo.

Le sentenze si rispettano. E Mario Roggero, infatti, si è costituito presso il carcere di Fossano.

Ma rispettare una sentenza non significa dover rinunciare a esprimere il proprio giudizio. E questa condanna lascia una profonda sensazione di ingiustizia. A nostro avviso, essa assume anche contorni ideologici che, purtroppo, emergono talvolta nell'operato di alcuni settori della magistratura, i quali, per convinzioni politiche personali, si dimostrerebbero indulgenti nei confronti di criminali conclamati o immigrati clandestini e, al contrario, particolarmente rigorosi con gli italiani perbene che cercano di difendere sé stessi e le proprie famiglie dai delinquenti, molto spesso rimessi in libertà proprio da quelle che vengono definite, e che noi riteniamo tutt'altro che inesistenti, "toghe rosse".

Mario Roggero non è andato a cercare quella situazione. Si è semplicemente ritrovato nel suo negozio, nel luogo in cui lavorava e [...]

Continua a leggere l'articolo sul nostro sito www.maelstrom.blog , al link in bio o nelle storie.

✒️ Andrea Ricciardi

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FARE VERDE CONTRO LA CEMENTIFICAZIONE DI BARICon una frase della celebre “Un albero di trenta piani” di Adriano Celentan...
16/07/2026

FARE VERDE CONTRO LA CEMENTIFICAZIONE DI BARI

Con una frase della celebre “Un albero di trenta piani” di Adriano Celentano, Fare Verde suona la sveglia ai baresi: sempre più alberi sono vittime indifese della violenza cementificatrice di alcune scelte politiche.

“Il cemento ti chiude anche il naso”, perché sempre più grigio prende il posto del nostro verde mentre pochi si esprimono contrariamente. Questo è progresso, queste le scelte amministrative di chi si professa green, sull’altare della modernizzazione delle nostre città.

Plaudiamo all’iniziativa di Fare Verde, che, perseguendo i suoi principi fondativi, continua a dare voce a chi non vota.

https://www.instagram.com/p/DaSKokLoG63/?igsh=MWpuaWN6aWltOXRidA==🇮🇹Conoscere le nostre radici per costruire il futuro.M...
02/07/2026

https://www.instagram.com/p/DaSKokLoG63/?igsh=MWpuaWN6aWltOXRidA==

🇮🇹Conoscere le nostre radici per costruire il futuro.

Mercoledì 15 luglio alle ore 18.30 ci ritroveremo presso la sede UGL di Bari per un momento di approfondimento e formazione dedicato a una figura centrale della storia del sindacalismo nazionale: Filippo Corridoni.

La sua vicenda umana, il suo impegno sociale e la sua visione del lavoro rappresentano ancora oggi uno spunto di riflessione per chi crede nel valore della partecipazione, della solidarietà e dell'identità nazionale.
Un percorso che ci invita a riscoprire le origini di un pensiero sindacale capace di coniugare tutela dei lavoratori, senso di appartenenza e responsabilità verso la comunita.

Un'occasione per confrontarci, approfondire la nostra storia e condividere idee e prospettive per il futuro.

📍Sede UGL Bari - Via Arcivescovo Vaccaro, 45
📆Mercoledì 15 luglio
🕦Ore 18.30

L’eco della battaglia riecheggia ancora!Ai Leoni di El Alamein!🇮🇹---
01/07/2026

L’eco della battaglia riecheggia ancora!

Ai Leoni di El Alamein!🇮🇹

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