25/04/2026
La seconda tappa è iniziata da Coreggia, unica frazione di Alberobello, che conserva un’identità tutta sua, fatta di piccole tradizioni e di un legame forte con la terra. Ci siamo fermati per approvvigionarci al panificio “La Trullesa”. La proprietaria ci ha spiegato che ormai, oltre ai clienti tradizionali, si fermano qui tanti camminatori, di ogni parte del mondo, attratti da questi luoghi. Abbiamo quindi attraversato tutto il piccolo paese, fermandoci incantati dinanzi ad una bellissima chiesetta-trullo.
Usciti dal borgo siamo poi entrati in un meraviglioso bosco. Il percorso qui diventa sentiero e segue la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese.
Si cammina all’interno di una vegetazione che ci dona ombra, segnata da macchie di piccoli fiori di vari colore: dal giallo del tarassaco e delle calendule, al pervinca ed alla malva degli omonimi fiori, al rosso dei papaveri e dei ranuncoli. Si cammina in silenzio accompagnati del vociare degli uccelli.
Seguendo il tracciato della Ciclovia si percorre la storia dell’acqua in Puglia: il nostro acquedotto, un’opera straordinaria, centenaria, che ha cambiato il destino di un’intera regione.
Il percorso scorre lineare, quasi ipnotico, accompagnato dal ritmo costante dei passi. Poi, all’improvviso, il paesaggio si apre.
Il Ponte di Cecca compare come sospeso tra cielo e terra. Da qui lo sguardo si allunga fino al Canale di Pirro, alla Selva di Fasano e alle verdi colline che disegnano l’orizzonte. È uno di quei punti in cui ci si ferma non per stanchezza, ma per necessità: quella di osservare.
E forse anche di immaginare.
Perché proprio qui nasce la leggenda di Cecca, una presenza silenziosa che, secondo il racconto popolare, veglierebbe ancora su un misterioso tesoro nascosto sotto il ponte. E in un cammino, certe storie trovano sempre il modo di farsi spazio.
Superato Monte Tondo, il percorso devia verso la diramazione dell’acquedotto in direzione Locorotondo. La ciclovia lascia spazio a strade altrettanto affascinanti, tra contrade e scorci rurali, fino a Contrada Polaccio, dove una breve sosta diventa quasi un rituale: acqua, silenzio e il tempo che rallenta.
L’arrivo è lento, come dovrebbe essere. Locorotondo appare poco alla volta, arroccata sulla Murgia dei Trulli, con la sua storia antica e il suo equilibrio perfetto tra uomo e paesaggio.
In questa giornata, il cammino assume un significato in più. Non solo attraversare luoghi, ma ricordare che ogni conquista grande o piccola nasce sempre da un percorso. E allora sì, il 25 aprile si cammina. Perché camminare, in fondo, è uno dei modi più semplici e profondi per dare valore alla libertà.
Il 𝐂𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐍𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 – 25 Aprile 2026
II tappa: Alberobello – Locorotondo (16 km)