18/06/2026
Il grande vaso blu
Maia. La gatta.
Il sole è entrato dalla finestra andando a riscaldare dolcemente il mio angolino preferito sul tappeto. Mi stavo dirigendo lì, quando l’ho visto: la grande Creatura Docile, altrimenti detto “il cane”. Scondinzolava così forte da rischiare il decollo e tutto perché una mosca aveva osato profanare il mio salotto.
Allora ho cambiato direzione e con un balzo elegante mi sono andata a mettere sull’ultimo ripiano della libreria, la mia fortezza, e l’ho ignorato con la mia solita nonchalance.
Almeno fino a quando la mosca si è andata a posare sul grande vaso blu, un orrendo cimelio che l’umano venera, a mio parere, senza motivo.
Il cane con la grazia di un ippopotamo ubriaco, ha puntato l’obiettivo e si è lanciato. Io, intuendo la catastrofe, ho allungato una zampa per deviare il colpo. Ok, forse ho anche dato una spintarella al vaso perché occupava il mio spazio per lo stretching, ma questo è un dettaglio irrilevante.
Sbam. Cento pezzi di vaso blu sul pavimento.
Il cane ha cominciato a girare su se stesso e a guardare il disastro con sospetto e timore allo stesso tempo.
Io mi sono messa a lavarmi una zampa.
Poco dopo ho sentito il rumore delle chiavi, l’umano era tornato.
Mi sono posizionata sul bordo della mensola, assumendo espressione e posizione di una divinità egizia che assiste al declino dell’umanità.
“Io non c’ero e se c’ero dormivo” diceva ogni fibra del mio essere.
Scraps. Il cane.
Allora, l’Umano era via da circa mille anni. O forse solo qualche ora, non posso essere preciso, non ho l’orologio. Maia mi ignorava come sempre dall’alto del suo trono di libri. All’improvviso ho visto un intruso volante e cosa potevo fare? Dovevo proteggere la casa! Ho saltato, ho abbaiato, ho fatto del mio meglio. Ma, ad un certo punto, sono andato a sb****re contro la libreria e il vaso blu ha fatto prima un volto altissimo e poi, mentre stava per scendere, ho visto Maia che ha tentato di afferrarlo al volo. O forse gli ha dato un colpetto di sotto zampa, non so. Quella è una tipa strana.
Fracasso! Tutto rotto! Oh, noooo, noooo, panico. E adesso? Ho provato a nascondere i pezzi di vaso con il muso sotto il divano, ma stavo facendo solo un gran rumore.
Poi la porta si è aperta ed è entrato l’umano. La gioia di vederlo è svanita in un secondo quando ho visto la sua faccia. Ho abbassato le orecchie fino al pavimento, ho messo la coda tra le zampe e sono diventato il cane più piatto del mondo. “Scusa, scusa, scusa” dicevano i miei occhi.
Annamaria. L’umano.
Una giornata di lavoro infinita, ma finalmente sono a casa e adesso è tempo di divano, un buon libro e magari un bicchiere di vino.
Apro la porta aspettandomi il solito comitato di benevenuto ma mi accorgo che qualcosa non va: c’è troppo silenzio, Scraps non mi sta saltando addosso come se fossi appena tornata dopo anni da una spedizione sull’Everest e Maia non mi guarda fissa come a dire “sei in ritardo di tre minuti sulla tabella di marcia del mio umido”.
Entro in salotto e capisco tutto: il grande vaso blu, l’unica cosa che abbia un certo valore in casa mia, è ridotto ad un puzzle di tremila pezzi sul pavimento.
La scena del crimine parla chiaro: Maia è seduta sulla mensola più alta, immobile e regale, con l’aria di aristocratico distacco di chi pensa “ho una solida difesa legale”.
Scraps invece, è fuso con il pavimento dietro al divano, gli occhi grandi e un senso di colpa così palpabile che potrei affettarlo.
“Chi è stato?” Chiedo con voce ferma.
Maia sbadiglia, Scraps emette un gemito straziante che sembra un’ammissione di colpa in piena regola.
Mi siedo sul pavimento e comincio a raccogliere i cocci, sospirando.
Scraps si avvicina e appoggia piano il muso sul mio ginocchio emettendo un altro piccolo “fiuuuu” che sembra voler dire “perdonami”.
Sento un fruscio: è Maia che scende a rallentatore dalla libreria. Si avvicina anche lei, scavalca un coccio e contro ogni sua rigida politica di cinismo, comincia a strofinarsi contro l’altra mia gamba.
Restiamo lì, tutti e tre seduti sul pavimento circondati dai resti di qualcosa che non tornerà mai più come prima. E mentre stringo con un braccio il cane e gratto il mento della gatta con l’altra mano, mi rendo conto che le cose materiali, per quanto preziose, sono solo oggetti. Possono rompersi in un secondo. Ma l’amore, la lealtà e il calore di quel groviglio di zampe e pelo sono le uniche cose che tengono davvero in piedi i muri della mia casa. I vasi si ricomprano, la complicità di una famiglia si costruisce ogni giorno.
Testo e fotografia di Annamaria Lucarelli per Scrittura a mano, laboratorio online e interattivo di scrittura creativa ℹ️ condotto da Annalisa Falcicchio