01/03/2026
A circa un anno dalla loro inaugurazione, questi spazi innovativi - frutto di tanto lavoro di squadra, immaginazione, tempo di vita e frutto di finanziamenti Pnrr - celebrati perché desiderati con tutte le energie dei nostri sogni, sono stati chiusi, smantellati, murati, improvvisamente, senza preavvisi o postavvisi, sparse le loro membra chissà dove (un migliaio di libri della biblioteca, attrezzature tecnologiche della webradio) per fare spazio ad aule didattiche “tradizionali”.
Tutto ciò succedeva all’indomani dalla fusione, decisa dalla Città Metropolitana di Bari , di due Istituti sparpagliati su cinque sedi, sgarrupate o oggetto di lavori, insufficienti: il Giulio Cesare e il Romanazzi.
Dopo mesi di sgomento, sbigottimento, annichilimento, scoraggiamento, smarrimento, cerchiamo di riprenderci da quest’onda che ci ha sommersi ma non dispersi. E cominciamo a raccontare cosa sta succedendo.
Grazie alla collega D., che ha scritto queste rime:
Vale, Giulio Cesare
C’era una scuola bella e sincera,
si chiamava Cesare, non era chimera.
Tra STEM, progetti e certificati
formava studenti molto preparati.
Aule vive, idee in movimento,
voglia di fare, coinvolgimento.
Tra libri, microfoni e invenzione
cresceva futuro, non solo istruzione.
Poi giunse la grande “operazione”,
parola elegante: fusione.
“È solo unione, state sereni!”
Dissero tutti, con sorrisi pieni.
E infatti è vero, non è successo niente:
solo sparito tutto… silenziosamente.
Nessuna attività, nessun progetto,
tutto ordinato, tutto perfetto.
Le certificazioni? Un dolce ricordo,
come un numero perso su un telefono sordo.
Quattro laboratori smantellati,
cavi raccolti, sogni impacchettati.
Dove si sperimentava con mente accesa,
oggi c’è spazio… per un’attesa sospesa.
La biblioteca, tempio di carta,
ora respira aria un po’ scarsa.
Scaffali svuotati, sedie in disparte:
forse pensare è diventata un’arte.
Le aule web e podcast brillanti,
microfoni vivi, studenti parlanti,
ora sono mute, disciplinate,
finalmente… ben silenziate.
Il laboratorio creativo, colori e invenzione,
troppa fantasia, troppa espressione!
Meglio un’aula neutra e normale:
la creatività è sempre un po’ “irregolare”.
Lo spazio del dialogo, rispetto e confronto?
Troppo vivace, forse un po’ pronto.
Meglio evitare domande insistenti:
il silenzio rassicura i dirigenti.
Si chiama riordino, razionalizzare,
parola distinta per “semplificare”.
Si chiama efficienza, modernità,
anche se poi resta solo metà.
Resta il nome inciso sul muro esterno,
nuovo, lucente, solido ed eterno.
Ma una scuola non vive di firma o timbro:
vive di idee, non di cambio di simbolo.
E così l’operazione è stata esemplare,
lineare, precisa, da manuale da citare.
Nessuno scontro, nessun clamore —
un capolavoro di gestione e rigore:
hanno unito i nomi con grande decoro…
e per non creare più alcun rumore
hanno salvato la forma —
eliminando il cuore.