07/02/2026
8 FEBBRAIO 1999
Il titolo che “il Giornale” aveva dato a quella pagina scritta, con la consueta bravura, da
Giancarlo Perna, era: “Tatarella: “Mai stato fascista”. Sottotitolo: “Il consigliere di Fini:
M’iscrissi al Msi solo perché era il partito più anticomunista”. L’occhiello dice: “Lavoro per il
superamento del Polo. Alle Europee An e Forza Italia si presentino separate, così crescerà tutto il
centrodestra”. Ecco il testo.
di Giancarlo Perna
“Di fronte alla scena di sapore boccaccesco, il primo istinto è stato filarmela con discrezione. Ero appena entrato nei locali del gruppo di AN a Montecitorio per questa intervista a Pinuccio Tatarella,il capogruppo. Inquadrati da una finestra, due maschi adulti si facevano le coccole. Sono Tatarella e l’onorevole Paolo Armaroli, dinoccolato professore di Diritto pubblico a Genova. Erano ai preliminari e mi sembravano consenzienti. Pinuccio teneva la mano alzata verso le labbra del compagno e Paolo si chinava a baciarla con trasporto. I due sfacciati hanno continuato a moineggiare in mia presenza. “Baciala tre volte al giorno”, ingiungeva Tatarella. “Anche dieci,presidente”, rispondeva solluccheroso l’altro.
“Che succede? Fate del sadomaso”, chiedo. “Succede che quando il referendum spazzerà via la quota proporzionale, Armaroli non sarà più rieletto a Genova. Dipenderà da me trovargli un collegio sicuro. E’ in mano mia e deve baciarla” dice Pinuccio. “Sì, padrone”, dice Armaroli. La bacia e ribacia e mi raccomanda: “Tienilo buono, trattalo bene”.
“Buontemponi”, dico per dire una parola come un’altra. Ma Tatarella dice sarcastico: “Cioè seguaci di Teodoro Buontempo (un compagno di partito di cui Pinuccio è avversario, ndr). E’ il suo onomastico, auguri (ieri, domenica, era San Teodoro, ndr)”. Armaroli ridacchia e mi dice. “Non farci caso, Pinuccio è intellettualmente onesto. Sparla anche di sé”. “Dove sono capitato”, penso io mentre Tatarella mi precede nel suo studio.
Non stavamo a tu per tu da alcuni anni e ho notato l’accentuazione di alcune sue caratteristiche.
Vette insuperabili che ha raggiunto il suo disinteresse per l’estetica. Chiusa la parentesi degli abiti scuri come vicepresidente del consiglio di Berlusconi, Pinuccio è tornato all’antico. Marroni, rossi,blu e tocchi di giallo si mescolano dalla cintola in su. Il giù si decifra poco. Mi sembra di riconoscergli i pantaloni di dieci anni fa, già decennali all’epoca, ora con dieci anni di più. Quando i suoi amici parlano di questo o dei suoi modi da orco a tavola o del suo umorismo un po’ stercorario,c’è sempre uno che dice: “Però è molto intelligente”. “Fallo pure scemo” ribatte un altro.
Fin qui però, niente di nuovo. Quello che mi ha impressionato è l’evoluzione della sua furba e proverbiale prudenza. Forse a causa della sua esperienza come assessore alla Cultura del Comune di Bari, il suo spirito si è talmente affinato da essere inafferrabile. L’intervista ne risente. Diffida di ogni domanda, temendo trabocchetti. Risponde solo con battute, che però non afferro. Gli ho detto più volte: “Beato chi la capisce!”. “Questa è l’abilità”, mi ha risposto lui. “Ma il lettore non apprezzerà”, ho osservato io, “Problema suo Perna. Io parlo all’inclito, non all’incolto”, ha detto lui.
“Non è con questo spirito che si fa un’intervista”, ho obiettato. “L’ha chiesta lei, non io”, ha
replicato. Siccome era vero, me la sono presa in saccoccia.
- Da un po’ non si fa sentire…
“Silenzio operoso”.
- E’ in fase meditativa o prepara qualcosa?
“Voglio portare il Polo oltre il Polo. Per farlo, è bene parlare poco”.
- Un nuovo slogan: Oltre il Polo. Che significa?
“Dopo il referendum, organizzerò la convergenza tra quelli che votano Polo e quelli che l’ultima volta hanno votato Ulivo”.
- Pensa di prendere voti a D’Alema, si è montato la testa?
“Lei non mi ha capito”.
- Lei parli più chiaro?
“Voglio riprendermi i voti di chi nel 1996 ha votato Ulivo, ma che nel 1994 aveva scelto Polo”.
- Quali voti?
“Quelli di chi non vota, ormai il 25% degli elettori, e dei centristi dell’Ulivo”.
- A quali centristi pensa?
“I voti di Dini, commercianti, tabaccai, sindacati autonomi. Una bella fetta di moderatismo che alle prossime elezioni lascerà Dini. Parte andrà al PPI, parte a Prodi. Parte tornerà con noi. Il Polo deve prepararsi ad accoglierli”.
- Come?
“Mi lasci finire. Accanto ai diniani e ai non votanti, ci sono i delusi della sinistra, gli orfani di
Bossi, le liste civiche sterili. La politica di Oltre il Polo va fatta localmente. Ogni regione ha
problemi specifici che la gente chiede di risolvere”,
- Oltre il Polo significa risolvere questioni pratiche?
“Certo. Il suo cervello comincia a schiudersi. Grazie a Dio. Ormai, il voto è mobile. Non ci sono preclusioni ideologiche. I partiti devono offrire soluzioni. I cittadini scelgono il partito che presenta le migliori. Il modello è quello del “partito dell’offerta”, per dirla all’americana”.
- In chiaro: dopo la trasformazione del MSI nella più moderata AN, andare avanti sulla stessa
strada?
“Non c’è altro da fare. Il Polo cresce se va al centro e il centro si impone se sta col Polo”.
- Rifà la Sibilla?
“Pensi all’UDR. Buttiglione, Mastella, lo stesso Cossiga abbandonarono il Polo per l’Ulivo,
calamitati dall’idea sbagliata di ba***re la sinistra dal centro. Noi li ammonimmo: “Badate che il centro, nel centrosinistra, sarà guidato dalla sinistra. E’ proprio quello che è accaduto con D’Alema a Palazzo Chigi”.
- Se invece il centro si alleasse alla destra?
“Sarebbe lui a guidare il Polo. E’ nella natura delle cose. O, che è lo stesso, se il Polo diventasse più centrista, tornerebbe a essere maggioranza”.
- Ho l’emicrania. Se ci ho capito qualcosa, col nome magniloquente di Oltre il Polo lei vuole rifare un corpaccione tipo DC.
“Capire non è il suo forte. Chi deve comprendere ha compreso”.
- Sta facendo qualcosa di concreto per realizzare il suo Oltre il Polo?
“Prima delle politiche del 1996, presentai un progetto di Oltre il Polo a Berlusconi, Fini, Casini e Letta”.
- Letta? E’ il noto capo di qualche partito?
“Quello dell’Armonia. Siamo simili”.
- Che fine fece il progetto?
“Convinto di fare il bis del 1994, il Polo lo mise in frigidaire. Lo attuò invece D’Alema che fece Oltre la Sinistra, cioè l’Ulivo. E vinse”.
- Basta, ci rinuncio.
“Sarà meglio, non è all’altezza.”
- Sa che penso di Fini, di cui le i passa per il consigliere?
“Mi aspetto un’altra sciocchezza”.
- E’ l’ombra di Berlusconi, che è l’ombra di se stesso. L’ombra di un’ombra.
“Se Fini concorda con Berlusconi, lo si accusa di essere una fotocopia. Se ha idee diverse come è normale, si dice che il Polo è spaccato. Di qui, la mia strategia per le Europee di giugno: ognuno per conto proprio. Libera concorrenza tra AN e FI, ma per raccogliere voti e aumentare il fatturato generale del Polo”.
- Bravo chi la capisce !
“Libertà oggi, per l’unità di domani. Vinte le elezioni, il Polo dovrà poi collegarsi per l’elezione al Quirinale e per le riforme”.
- Se AN dovesse superare FI ci sarà la resa dei conti tra Fini e Berlusconi?
“Se AN dovesse avere successo, il Polo sarebbe più forte”
- Ma Berlusconi sarebbe ancora il leader della destra?
“Nessuno contesta la primazia berlusconiana”.
- Finge di non capire. Se Fini fosse il più forte perché dovrebbe rinunciare alla leadership del Polo?
“E’ stato lo stesso Berlusconi a dire: “Al momento opportuno decideremo”. Che deve dire di più?”.
- Berlusconi niente. E’ lei che dovrebbe dire qualcosa. Ma è peggio che parlare a un sordo.
“Dissimulare, è l’arte politica. Lo insegna Machiavelli”.
- Basta, Tatarella. Me ne vado.
“Arrivederci”.
- E’ tosto lei, perdinci. E’ tutto quello che le è rimasto della sua antica durezza fascista?
“Mai stato fascista. Sempre stato nazionalista, cattolico, democratico”.
- Non era missino, di grazia?
“Mi iscrissi al MSI perché era il partito più anticomunista. Non ci stavo per il fascismo, ma per l’anticomunismo. Dunque, per eccesso di democraticità”.
- Ma sentilo! Fini, il suo pupillo, ha detto che Mussolini è stato il più grande politico del secolo…
“Non ricordo”
- Vigliacco! Lei non è d’accordo?
“Per me Mussolini appartiene alla storia del Novecento. Lo dicono anche gli storici di sinistra. Sono in buona compagnia”.
- A furia di fare il furbo lei distilla acqua fresca. C’è ancora feeling tra Fini e D’Alema?
“In una democrazia bisogna avere due bussole. Se è in gioco l’interesse nazionale, anche gli opposti
devono dialogare. Se invece si fa solo politica, è buona regola ricordarsi che la parola serve a nascondere il pensiero”.
- Dice che il flirt era un’invenzione giornalistica?
“In politica, bisogna diffidare delle apparenze”.
- Rimpiange che Di Pietro stia dall’altra parte?
“Mi dispiace che non si sia trovata un’intesa con lui, subito dopo la vittoria del 1994. Allora, il Polo vinse per l’ondata di reazione scatenata dalle inchieste di Di Pietro. L’alleanza con lui era in quella logica. Oggi la questione Di Pietro è superata”.
- Ma, stando al suo ragionamento, se Di Pietro era in quella logica, non lo era Berlusconi che da Di Pietro è stato inquisito?
“In astratto, si può pensare che se avessimo messo più cura nell’agganciare il PM, Berlusconi non avrebbe avuto guai”.
- Ossia, se Di Pietro fosse entrato nel Polo….
“Il Polo sarebbe ancora al governo”.
- Prodi quasi piangeva quando fu interrogato dal PM Di Pietro. Oggi vanno a braccetto. Che ne pensa?
“E’ il tempo dei matrimoni impossibili: Cossutta e Cossiga, Mastella e Bossi. Anche i matrimoni tra i gay sono riconosciuti”.
- Dove?
“A Bologna, la città di Prodi. Prodi si sarà fatto influenzare”.
- Chi al Quirinale?
“Se faccio nomi li brucio”.
- Figurarsi se non si nascondeva dietro un dito!
“Auspico che si scelga il Capo dello Stato con l’accordo di tutti i partiti. Avremmo un nuovo
Einaudi al di sopra delle parti. Altrimenti, avremmo un burattino nella mani di chi lo ha eletto”.
- Ultime tre domande. La prima: ergastolo a Priebke. E’ d’accordo?
Tatarella sbianca. Si stende sul sofà dove era seduto e mormora: “Le altre due quali sono?”.“Se è giusto l’esilio di Craxi e se auspica il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi”, dico.“Tutte e tre leggere! Cominciamo dall’ultima”, dice comatoso.
- Dica.
“Il destino di Berlusconi si concorda con Berlusconi. Parola di un suo amico, di un amico del Polo e di un fanatico di Oltre il Polo”.
- Bravo chi la capisce!
“Lui capirà”.
- Craxi?
“E’ già in Italia. Scrive, telefona, faxa, consiglia. Il suo ritorno fisico è nell’ordine naturale delle cose. Io lo auspico”.
- Priebke?
“Rispetto tutte le sentenze”.La normale prudenza è una virtù celeste. Quella di Tatarella, l’anticamera dell’inferno.
Giancarlo Perna
“Il Giornale” (8 febbraio 1999