01/09/2026
Negli Anni Sessanta e Settanta, Vittorini espone in diverse gallerie di Lucca. La San Michele, la Fillungo e la galleria 33. In questultima, nel 1969, vennero esposte dopo oltre trent'anni di oblio, una prima raccolta delle sue rarissime incisioni. Dalla metà degli Anni Trenta, l'artista aveva abbandonato tale tecnica, che aveva caratterizzato i due decenni precedenti. Non a caso, figurava con 5 opere, uno dei pochi, sul prestigioso volume di Cesare Ratta, dedicato agli acquafortisti italiani. Il gallerista Macchi di Pisa, che aveva ricomposto questa prima raccolta, anche se con un numero limitato di opere, visto l'interesse, da buon commerciante fece ricostruire in seguito, due delle lastre perdute. Pensate in origine come omaggi, per occasioni celebrative legate al Vittorini, o per divulgare la sua abilità in questa tecnica, anche se la qualità non era delle migliori, furono vendute in un discreto numero di copie. La prima "I Profughi", riconoscibilissima per la scarsa qualità di riproduzione rispetto all'originale, fu destinata a una cartella d'incisioni "Dino Carlesi per sette artisti". Quella del "Duomo di Pisa", ebbe un tale successo in quella città, che dopo la prima serie di 50 pezzi, ne fu realizzata una seconda dello stesso numero. Si differenziano per la numerazione, una in numeri convenzionali, l'altra in numeri romani. Rispetto alla lastra originale, cambiano leggermente le dimensioni, ma soprattutto ci sono alcuni dettagli aggiunti in seguito. Vittorini aveva principalmente stampato su richiesta, le tirature raramente raggiungono la decina. Con questa operazione furono messe sul mercato, più acquaforti, di quante Vittorini ne avesse stampate complessivamente in tutta la sua vita. Ne abbiamo copie in collezione, perché ritengo, per le finalità dell'esposizione permanente, il dover documentare tutti gli aspetti legati all'artista. Ovviamente non hanno il solito valore delle altre incisioni.